Ma i commercianti non soffrono la crisi?

Vorrei garbatamente rispondere alle prime lettere arrivate, riguardo alla mia proposta di tenere aperti e vivi i negozi più spesso, con orari elastici per tutti, anche se siamo solo a Reggio Emilia e non a Parigi . Non ho mai affermato che i commercianti devono barricarsi dentro al loro negozio, ventiquattro ore su ventiquattro per 365 giorni all’anno, con tutta la loro famiglia come dentro ad un bunker, con tanto di provviste nel freezer. Tenga aperto chi lo vuole e chi desidera farlo,chi pensa sia una buona proposta o chi sa, di essere sulla soglia della chiusura totale del negozio. Si possono fare turni domenicali, le soluzioni sono infinite, la crisi invece resta e ci fa ammalare di nevrosi, diffondendosi a macchia d’olio. Mi pare si venda molto poco, anzi molto nei centri commerciali , dove io non amo andare, ma mi ci rivolgo sovente trovandoli sempre aperti fino a tarda sera, domenica compresa. O non tengono famiglia coloro che vi lavorano con onestà e correttezza? ….Certo che siamo legati al negozietto sotto casa, dove il fruttivendolo ci consiglia la frutta migliore, ed il macellaio ci propone il taglio di carne più adatto per preparare uno stracotto!Da cittadina normale, figlia di contadini che mungevano le mucche a mano, anche il giorno di Natale e quello di Pasqua, ho lavorato anch’io per quasi venticinque anni “sotto padrone”, so che cosa vuol dire rimanere fuori casa anche per dodici ore consecutive. Di conseguenza lontano dalla mai famiglia e dalla mia casa. .. Quando lavoravo nello stimatissimo gruppo Max Mara, appena diplomata, con la lacrima facile e l’emotività alle stelle, ricordo alla signora che si è firmata C. S., che se dovevo andare alla toilette, dovevo avere il permesso del Capoufficio, che non mi solo mi dava i minuti a disposizione, ma mi domandava se era proprio indispensabile. Ricordo anche che in periodi di Campionario si lavorava pure il sabato e la sera, si rimaneva sino a orari impensabili, quasi notte fonda… Non faccio solo shopping, non compero più a rotta di collo, vado a fare la spesa di domenica solo se strettamente necessario, dopo aver corso all’inverosimile tutta la settimana. Vedo che in fila alle casse, non sono l’unica, anzi! Le persone sono tante, anche se si deve rinunciare alla Messa delle 11, che si può recuperare in altra fascia oraria della giornata. Non condivido per niente, anzi mi stupisco molto di come il Vescovo abbia proposta il carrello vuoto alla domenica, proponendolo anche sulle borsine di plastica!Mi sono permessa di dare qualche suggerimento , pur non avendone il titolo, credo però di capire, a buon senso, che se si tiene chiuso al giovedì pomeriggio, nella pausa pranzo, alla domenica, nel giorno dell’Unità d’Italia, poi no n ci si lamenti se veniamo un poco messi da parte e in tanti vanno a fare quei pochi acquisti altrove.. Parlandone insieme, in serenità e costruttività, propositivi ma non aggressivi, seduti a quel famoso tavolo. Io mi sono permessa di dire la mia, pensando anche a chi è contento di fare gli straordinari per pagarsi il mutuo della casa….

Risposta del dottor Davide Nitrosi.

Continuiamo con la riflessione sulle liberalizzazioni, aspettiamo di sentire anche i pareri dei commercianti. Il tema ha un impatto sociale importante e interessa tutti i cittadini: è giusto non ridurlo ad una polemica sterile tra categorie economiche.

Altro che sballo, meglio i balli alla reggiana.

In questa torrida e lunga estate si susseguono senza sosta, da giugno a settembre inoltrato,le feste di paese, le sagre, le tortellate, le grigliate, le gnoccate, le pesche di beneficenza in ogni angolo, borgo,paesino della nostra Pianura e del nostro Appennino Reggiano.Per la delizia dei nostri palati e la croce della nostra linea, ci si ritrova dopo l’estate con qualche chilogrammo in più, ma con il piacere di aver assaggiato tutte e dico tutte, le nostre specialità culinarie, ed alcune volte quelle di altre regioni Italiane.Sono più che d’accordo e in sintonia, con queste feste tipicamente estive, ma mi pare che manchino alcuni ingredienti speciali, da ritrovare e da riassaporare con piacere e con gusto, al pari di una bella costata di manzo alla griglia. Non sono mai riuscita a vedere e a conoscere le nostre tradizioni, riguardo ai balli e ai costumi che indossavamo un tempo, non sento mai la musica con la quale danzavano le nostre nonne.Non scorgo in qualche borgo antico che ben si presterebbe, ragazzi e ragazze in costume tradizionale Reggiano, che ballano e cantano melodie del tempo che fu. Confesso che mi manca molto la conoscenza delle nostre origini dal punto di vista musicale, floreale, ludico. Ambirei molto conoscere le fogge ed i colori degli abiti delle nostre mamme e nonne, quando si “adornavano il capo ed il corpo” per quel dì di festa. Dobbiamo ricordarci che oggi, siamo il frutto di quello che erano i nostri genitori ed i nostri antenati:abbiamo nel nostro sangue e nel nostro DNA le nostre tradizioni,nessuno deve dimenticarlo.Non credo che voi ragazzi d’oggi perdiate credibilità e stima, o vi  sentirete ridicoli agli occhi dei vostri amici, se indosserete gli abiti colorati, festosi e sicuramente allegri, per danzare almeno una volta balli tranquilli, senza l’ausilio di musica assordante nelle orecchie.Balli antichi, puliti e gioiosi per farvi sentire che non esiste solo il rumore. Perciò balli sì, ma senza sballi.

Risposta del capocronista Dottor Davide Nitrosi.

Apriamo le danze, cara lettrice.  Ha ragione,  oltre ad imparare salse e merengue, non sarebbe male conoscere i balli tradizionali Emiliani. Senza però fissarsi troppo e senza negarsi le novità. D’altronde i balli viaggiano con gli uomini.I passi di danza che noi accenniamo vantano una storia assai lunga,hanno percorso giri tortuosi per arrivare fin qui.Magari sono appartenuti ai nostri antenati celti o latini, magari sono arrivati a bordo delle navi saracene o sulle note di polke austro-ungariche.Il ballo è cultura e non ha confini: ieri come oggi.

Giovedì, 20 Agosto 2009.

Le mie collezioni, non certo di farfalle.

Sono stata in passato una maniaca ossessivo compulsiva nei confronti degli acquisti e dell’accumulo di oggettistica di diverse tipologie. Ho iniziato ad avere questa passione/malattia fin da ragazzina,quando iniziai ad interessarmi all’abbigliamento e agli accessori delle soubrette dei programmi televisivi di quei tempi. In particolar modo ero un fan di Raffaella Carrà e delle gemelle Kessler, seguivo le loro performances in bianco e nero alla tivù, le imitavo nei balli ma soprattutto volevo essere vestita come loro. Ricordate quel due pezzi bianco della Carrà, quando ballava il tuca-tuca? Era un piccolo top bianco, che le copriva il seno, lasciando bene in vista la pancia e l’ombelico, completato da un paio di pantaloni anch’essi bianchi a vita bassissima a zampa d’elefante! Mi ero messa in testa di averlo anche io,la mamma me lo cucì, ma il top copriva abbondantemente il pancino, onde evitare colpi d’aria con conseguenti mal di pancia: avevo solo quattro anni e non era il caso di uscire di casa,vestita a caso, con la pancia scoperta! Volevo avere ogni tipo di abito, calzatura, cappello o accessorio, che mi piacesse e che trovavo interessante. Ho avuto e indossato quasi tutto in fatto di abbigliamento: dalla gonna a ruota in tessuto scozzese a quadri, alla mini, dal palazzo pigiama,(copiando quelli di mia sorella in voga negli anni sessanta),ai pantaloni a zampa d’elefante. Poi venne il tempo dei calzoni attillati in pelle nera,che mi facevano trattenere il fiato, facendo trapelare una quarta di reggiseno che in realtà era solo una seconda e mezzo. Mettevano molto in risalto il mitico sedere rotondo e ridanciano, che mi ritrovavo sempre appiccicato addosso, l’unico problema era che una volta indossati, ci volevano poi due amiche per aiutarmi a toglierli. I due armadi e i due comò di casa mia, straripavano dalla gran quantità di indumenti che avevo, tant’è che mamma e papà non sapevano più dove mettere i loro! Continua a leggere “Le mie collezioni, non certo di farfalle.”

Che bello il baratto!

Domotica
Domotica (Photo credit: Giuseppe Bognanni)

Cari amici, come ho più volte scritto e sostenuto,una grossa crisi come quella che stiamo vivendo, può divenire un’ottima occasione di cambiare vita, riappropriandoci di abitudini e consuetudini catalogate come obsolete, ma che tali non sono. Dal momento che siamo i figli dei nostri padri, che discendono a loro volta dai nostri nonni, dobbiamo pur avere da loro imparato, che non è possibile mangiare la carne del vitello ancora in gestazione, nella pancia della mamma. I nostri progenitori non hanno avuto la sfortuna (o fortuna?) di avere dalla loro parte,la tecnologia più raffinata, l’elettronica a livelli superlativi, i mezzi di informazione di ogni tipo, magari venivano a sapere le notizie quando le faccende si erano già concluse. Non sapevano nemmeno che cos’era,quella scienza interdisciplinare, che oggi chiamiamo con familiarità Domotica. Ogni movimento, ogni azione, ogni gesto che compiamo, da quando apriamo gli occhi al mattino, a quando tentiamo di richiuderli la sera, è accompagnato da un mezzo tecnologico, da un medicinale di supporto o da un qualcosa di aritificiale, uno strumento che ci occorre, pare, per continuare a vivere. Senza il quale, parrebbe impossibile, se non utopia allo stato puro respirare, mangiare, dormire, lavorare, amare… Non c’è momento o spazio dove l’avanguardia e le tecnologie non siano entrate nelle nostre vite, accompagnandoci in tutto ciò che facciamo. A partire dai gesti più banali come grattuggiare il formaggio,dove dobbiamo avvalerci di un Robot di ultima generazione, passando per televisori satellitari o computer in grado anche di stirare anche le camicie! Non credo che i nostri avi fossero degli stupidi, tutt’altro! Quello che sono riusciti ad ottenere con le mani, con le braccia, con l’uso più o meno appropriato della parola parlata e scritta a mano, ma soprattutto con l’ingegno ed il cervello, è un patrimonio di risorse non scontato, ed è un vero peccato che noi non possiamo attingerne a piene mani! Rischieremmo forse di venire additati come “cavernicoli” o esseri umani dell’età della Pietra? Non dimentichiamo che se noi,uomini e donne di oggi, possediamo un climatizzatore e altri aggeggi elettronici, lo dobbiamo a loro e ai sacrifici, oculati e mirati che hanno fatto per una vita intera. Mi chiedo se a questo punto dei nostri articolati percorsi,dove abbiamo oramai raschiato il fondo del barile, non sia giunto il momento di rispolverare antiche usanze, come ad esempio il baratto. E’ stata la prima forma storica dello scambio commerciale di beni, senza uso della moneta. Ho avuto l’enorme piacere e soddisfazione, di poterlo sperimentare per la prima volta, a casa mia, durante una merenda pomeridiana tra amiche. Come primo tentativo è stato un successo, ci siamo riproposte di ripeterlo periodicamente.Il momento cruciale dello scambio dell’oggetto,se visto nella giusta ottica e vissuto con lo spirito del risparmio, non è banale e nemmeno puerile. E’ una scuola di vita e di pensiero, già percorsa con successo,da chi ci ha preceduto. Esso è molto gratificante e galvanizzante! La corsa eccessiva al consumismo più sfrenato, che abbiamo compiuto sino ad oggi, pur senza potercelo permettere,ci obbliga a reinventarci e a darci uno stop. Queste scelte, potrebbero penalizzare un poco gli esercizi commerciali, ma rovesciando la medaglia, hanno lo scopo prioritario di farci rallentare la corsa, obbligandoci a rimettere in pratica quanto abbiamo visto e imparato nel corso dei decenni.E’un piccolo escamotage,una goccia di acqua che togliamo da un oceano di debiti, non ci sono dubbi! Sino a quando le geniali menti che ci dirigono, non capiranno che per tutti ci devono essere “oneri e onori”, in egual misura, senza preferenze per nessuno, sino a quel momento bentornato al Baratto e a tutte quelle forme di risparmio oculato, che ci consentano di riacquistare dignità, facendo ritornare bianchi quei conti che ora sono di un rosso acceso.

Fabiana, Canali 26 Novembre 2012.

Il castello delle favole antiche.

Sono tornata stasera felice ed incredula, un anno e’ passato!Impossibile resistere al richiamo dolce e melodico delle voci in lontananza. Mi siete rimaste nel cuore,ombre leggere ed avvolgenti, mi avete regalato attimi di felicita’,pura e incandescente come le vostre anime. Vi risento ancora mentre mi danzate intorno.Pur senza vedervi riesco a toccarvi, mentre le mie mani brillano di luce di stelle mai viste, che non rivedrò più. Mi avete chiamata, ed io rapita dalla bellezza irreale di questo luogo dolce come il cielo, sono corsa per rivedervi ed abbracciarvi ancora.Ora sono qui, vi ascolto. Il cuore batte forte eccitato dalla forza delle vostre presenze. Vi cerco per assaporare attimi indimenticabili bramati da sempre e raramente conosciuti. La notte non è più buia e scura,il fresco venticello mi porta piano piano a danzare con voi, che dolcemente mi tendete la mano e mi insegnate a camminare come si fa con un bimbo. Io, incredula che tutto questo stia succedendo a me,imparo ad ascoltare il silenzio. Non vi conosco,i volti non li distinguo, ma le ombre ed i profumi mi abbracciano. Serena e tranquilla vi seguo. Stupita che possiate avermi scelto, per condurmi lungo cammini a me sconosciuti, dove esiste ancora un mondo tutto da scoprire che piano piano, dolcemente,sparirà,come la magia della favola che sto vivendo questa sera qui con voi.

 

 

 

Dedicata al Castello di LEGUIGNO, estate 2001.

 

 

 

A mia sorella.

…poi volgo lo sguardo oltre le finestre,

oltre la tastiera del mio computer,

osservando con occhi diversi.

Vedo la siepe in fiore, l’acero sta crescendo

colorato di verde smeraldo,

ondeggia sereno, cullato dal vento.

Vedo l’ulivo severo e forte, rassicurante,

le rose sbocciate svolazzano

come signorine leggiadre che fanno ruotare le gonne..

Scorgo il cielo, non e’ più grigio,

ma di un azzurro celestiale,

indescrivibile, sembra

disegnato da un pittore

che ha mischiato ad arte i colori

sulla sua tavolozza.

E ti penso, ti risento vicina

nel lettone della nonna,quando

abbracciata a te ti chiedevo

tata, voltami il cuscino”.

Tu mi rispondi, assonnata, “schiaccia un pisolino”.

E rivedo anche lei, sempre nei campi a lavorare,

e tu a ricoprire quello

che doveva essere il suo ruolo,

con serietà e senso del dovere,

quel ruolo di mamma che per via

di un antico errore,

non ha mai voluto compiere.

Tu maestra sapiente, tu diligente insegnante,

tu sorella maggiore, tu fredda e paurosa anima,

tu sempre con il giusto ma necessario distacco mi hai

amata,facendomi crescere.

Forse non l’hai voluto, forse non lo sapevi,

ma hai creato in me ancora più dipendenza da te,

scambiandoti sempre per nostra madre.

C’è una ragazzina che vuole

scappare e correre

dall’altra parte della strada,

vuole andare lontano

libera come il vento,

vuole rompere le catene.

Sento in lontananza

la flebile voce della nonna che vicina alla fine

dei suoi tormenti, mi chiama

per avere un sorso d’acqua.

Corro su per le vecchie scale di graniglia,

ne rovescio meta’, rischiando di cadere,

le porgo il bicchiere d’acqua, lei mi ringrazia,

con viso scarno e oramai morto.

Scappo dalla Robby per vedere Mauro di nascosto.

Mauro prima cotta terribile della mia vita,

Mauro che sorride sempre a questa bimba

di tredici anni già donna matura,

Mauro che deve sposarsi,

solo tu hai il coraggio e l’onestà di confessarmelo.

Quanto dolore la prima delusione!

Quanta amarezza e lacrime

che solo tu hai saputo

comprendere e consolare.

L’acero sta ancora muovendosi,

oggi con questo vento caldo

non smetterà di danzare.

La siepe è un trionfo di gemme rosse,

dentro ognuna di loro c’è tutto

il mio passato con i protagonisti

che lo hanno rappresentato.

Odo lontano una vocina nota,

dolce e severa allo stesso tempo,

sento sulla mia rosea guancia

una lieve carezza, fatta da mani lisce

e ben curate,ricevo un bacino piccolo ma dolcissimo

che mi fa scendere una lacrima di gioia.

E’ stato l’ulivo a baciarmi, mi sussurra che l’amore

che c’era era ed è reale,l’affetto sincero,

le sgridate per farmi crescere.

I sentimenti si fortificheranno sempre di più,

l’ulivo metterà altri rami e foglie nuove,

il tronco conterrà tutto quanto riusciremo

a darci di buono,mia dolce, cara,

insostituibile ed amatissima sorella.

Penso con tristezza allo sfortunato vincitore.

Tornando in questi giorni dalle vacanze estive,nell’erba di casa mia, rileggo dopo 20 giorni i quotidiani e realizzo con stupore e indignazione, la cifra sconsiderata che il montepremi del Superenalotto ha raggiunto.Penso con molta tristezza allo “sfortunato” vincitore che la intascherà.Penserete di certo che colei che scrive è pazza o invidiosa: nessuna delle due è la risposta giusta e mi spiego meglio. Già il fatto di dover incassare tutti quei soldi, mi metterebbe in una agitazione pazzesca, con attacchi di panico, palpitazioni da infarto e notti in bianco, per il solo fatto di dover comunicare il mio nome alla banca per incassare il bottino. Poi mi fermerei a pensare a tutte quelle persone, che reduci da vincite inverosimili, con nervi non saldi e con l’enorme euforia del momento, in meno di un anno si sono ritrovate non solo ad aver dilapidato in modo sconsiderato la somma vinta, ma anche in una serie di situazioni negative,l’una concatenata all’altra.Tutti noi abbiamo letto di persone ridotte in strada a dover chiedere l’elemosina. Altre si sono rifugiate nel vizio dell’alcool,sino ad arrivare a famiglie sgretolate,divorzi improvvisi e omicidi/suicidi. Continua a leggere “Penso con tristezza allo sfortunato vincitore.”

Dedicata all’ Alicina.

ALICE E’ UNA PERNICE

NATA SENZA LEVATRICE,

SEGUITA DALLA PUERICULTRICE,

CRESCIUTA SENZA INCUBATRICE,

ED E’ UNA BAMBINA ASSAI FELICE.

LO GRIDA LA NICE

CHE FA LA CUCITRICE,

CUCE LE CAMICIE,

LE CUCE TUTTE GRIGIE,

LE METTE IN LAVATRICE

LE ASCIUGA IN ASCIUGATRICE.

CANTANDO SI DICE, CHE

L’HA DETTO ALLA CLEONICE

CHE E’ UNA GRANDE ATTRICE,

E QUESTO LE SI ADDICE.

AD UNA BELLA PITTRICE

CHE SI CHIAMA CLARICE,

LE PARTE UNA CERVICE,

LE ARRIVA ALLA CICATRICE

CHE HA SULLA NARICE,

SCENDENDO FINO ALL’APPENDICE.

L’AMICA DELLA BERENICE,

LO URLA ALLA BEATRICE,

LO SUSSURRA AD UNA MERETRICE,

GRANDISSIMA AMMALIATRICE.

CHE SI FA, MA NON SI DICE.

LO PUOI SCRIVER CON LA VERNICE,

METTERLO IN UNA BELLA CORNICE,

E MENTRE LA TRUCCATRICE

CHE E’ ANCHE CANTAUTRICE,

BENEDICE L’ALICE,

BAMBINA ASSAI FELICE,

LA NICE E LA BERENICE RISTIRANO

QUELLE BIANCHE CAMICIE.20160630_205041.jpg

Composta da mamma dopo il cesareo di ALICEAURORA, mentre alla nursery guardava la bimba lunga solo 48 cm. e piccolina come un coniglietto.La mamma allattava mentra piangeva, la cambiava e piangeva: la bimba invece, rideva, mangiava e dormiva sempre!Beata depressione post partum.

Italiano: Signora che cuce - olio su legno - P...
Italiano: Signora che cuce – olio su legno – Painter: Guido Marzulli (Photo credit: Wikipedia)

img-20160604-wa0005.jpgwp-1461696542487.jpeg( Alice Aurora a 2 anni con i miei genitori)rosa di aprile 2016 002

 

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Quando vincere diventa una condanna.

Frank Vandenbroucke
Frank Vandenbroucke (Photo credit: Wikipedia)

Apprendo con sgomento dai media rimanendo inerme, la notizia dell’ennesima morte, di un grande campione: il ciclista belga Frank Vandenbroucke. E’ stato trovato morto all’età di trentaquattro anni, in una squallida camera di albergo a Saly, nota località balneare del Senegal, a settanta chilometri circa da Dakar. All’apparenza morte per embolia polmonare. Nella realtà e scavando nel profondo, le cause di tale morte fanno parte di un triste e oramai noto corollario che accomuna altri campioni, noti personaggi televisivi del presente e del passato. Da Josè Maria Jimenez detto “EL CHABA”, trentadue anni corridore spagnolo, morto per arresto cardiaco, a Fabrice Salanson (23 anni) morto per infarto nel sonno, Marco Rusconi (23 anni), stessa causa cardiaca, Marco Pantani, (il Pirata). Per dovere di cronaca, anche se nera, vorrei tristemente ricordarvi altri numeri uno: Maradona il super asso del pallone, andato a un passo dalla morte diverse volte, Gianluca Pessotto, ex calciatore della Juventus, salvo dopo un volo fatto per sfuggire alla solitudine che lo attanagliava, nonostante una splendida e innamorata moglie e due bambine (sue parole!). Chris Benoit, canadese, lottatore del Wrestling, disciplina amatissima dai nostri figli in età adolescenziale, spesso imitato per le mosse violente, morto suicida dopo aver ucciso moglie e figlio, stessa fine per Eddie Guerrero, Wrestler messicano, morto all’età di trentotto anni. Gli ingredienti nefasti che accompagnano tutti questi decessi, sono purtroppo sempre gli stessi: alcool, abuso di sostanze stupefacenti, antidolorifici assunti in quantità massicce, per non sentire dolore durante le loro fantasmagoriche performances, doping, depressioni furenti, divorzi, violenze fisiche sui loro cari, desiderio e richieste da parte di manager e allenatori di essere sempre e comunque il NUMERO UNO. Queste povere anime, addestrate a vincere di continuo, a dispetto a volte, dei loro problemi cardiocircolatori o altro, non conoscono nel loro vocabolario il numero due o peggio, il numero tre, quattro, cinque… Continua a leggere “Quando vincere diventa una condanna.”

Ma l’età è un limite per essere madri?

 Ci sono nella vita di ognuno di noi difficoltà pensati da gestire. Argomento d’attualità del quale si sta parlando ad ampio raggio, è quello delle coppie di genitori non più giovanissime.  Sono state prese di recente, decisioni importanti, gravi, da parte degli Organi Competenti: togliere i figli piccoli a genitori molto avanti con gli anni. Coppie, che per come è impostata la nostra società, sarebbero certamente più adatte nel ruolo di nonni. Come se l’età anagrafica avesse un limite per procreare! La storia Biblica ci insegna che Elisabetta cugina di Maria e moglie di Zaccaria, divenne Madre di Giovanni il Battista, in tarda età, ma questa appunto è un’altra Storia.Tutti conosciamo genitori che per motivi di sterilità, dal momento che la vita ha deciso di non regalare loro un figlio naturale,  fanno di tutto per cercare di averne uno proprio. Anche a costo della loro stessa vita. Per proprio figlio si intende una creature, generata dalle carni e dal DNA dei due soggetti, solitamente un uomo ed una donna, che decidono, di comune accordo di mettere al mondo un essere umano. Prescindendo dal fatto, che secondo il mio modesto punto di vista, i figli sono di chi li cresce e li ama, di chi li segue e li educa, di chi dà a loro amore incondizionato sempre e non sono di chi li ha generati. I figli non sono proprietà nostra come un’ automobile a noi intestata, ma sono il dono più prezioso che la Vita ci possa fare. Conosco personalmente donne che si sono sottoposte ad innumerevoli trattamenti contro la sterilità, costosissimi, inefficaci,dolorosi, inutili, dannosi.. donne che hanno messo a repentaglio la loro vita ed il loro corpo per procreare. Hanno dovuto affrontare lunghi viaggi all’estero,con coraggio e determinazione, sempre con ottimismo,anche se al ritorno da ogni viaggio, chiamiamolo della speranza, ogni volta un altro fallimento si aggiungeva al precedente. Nessuno e nulla le ha fatte desistere dal proposito di partorire un bambino, che uscisse dal proprio grembo e dal proprio utero, non da un altro grembo o da un utero “in affitto”. I figli per me mamma e madre, sono la priorità nella mia vita: l’ultima l’ho data alla luce a quarantuno anni e mi sentivo una bambina, anche se ero tra le più “anziane” della Nursery. Ci sono donne single, divorziate, vedove ancora giovani, mamme alle quali è morto un figlio, coppie gay, che farebbero carte false nel senso più vero della parola, per poterne adottare uno. Madri e coppie alle quali questo privilegio raro viene ancora negato dalla nostra Legislatura Italiana. (…..).

Risposta del capocronista Dottor Nitrosi Davide.

Il tema della maternità e della paternità è delicato e personale. Pertanto va trattato con rispetto per tutti: per i padri, per le madri, per le coppie e soprattutto per i bambini. Nella sua lunga lettera (che abbiamo come dovuto tagliare per questioni di spazio) lei citava anche il caso delle coppie gay. E’ impossibile commentare le sue osservazioni senza banalizzare, in così poche righe. Mi auguro che lei possa dare il via ad un dibattito fra i nostri lettori: credo che l’argomento sia degno.

Sant’Elisabetta
Maria in visita ad Elisabetta, affresco di Giotto, Cappella degli Scrovegni