Consigli per gli acquisti.

 

Sono delusa e molto triste per i troppi titoloni e controsensi che ne derivano,da quanto purtroppo apprendiamo dai mass media,in merito alla crisi che ci attanaglia oramai da diverso tempo, senza trascurare nessun settore. Alcuni ne sono più toccati, altri meno; la sostanza purtroppo non cambia. Leggiamo e sentiamo di tutto,ma anche il contrario di tutto. Sono disorientata, cerco di ragionare, anche se non capisco il motivo per cui, prima ci fanno credere che vi è qualche segnale di ripresa, poi ci avvertono mettendoci in allarme, che moltissime persone non riescono nemmeno più a fare una spesa alimentare dignitosa. Cerchiamo il discount meno caro anche se lontano,approfittiamo di tutti i tre per due, possibili ed immaginabili. Stiamo attenti alle offerte di prodotti non di marca, o generici che dir si voglia, un pò come sta succedendo per i medicinali. Non sottovalutiamo il fatto che a volte, i generici o sostituti del prodotto originale, possono dare delle sorprese non gradevoli: mi riferisco in particolar modo ai prodotti alimentari.Io stessa, fino a poco tempo fa non conoscevo nemmeno il costo di un chilo di pane, ora sto attenta alle liquidazioni totali per rinnovo locali,guardo attentamente le tabelle dei distributori di benzina,centellino gli acquisti del superfluo, uso mille accorgimenti per sfidare la crisi. Solo chi se lo può ancora permettere, acquista la classica fettina di bovino,o filetto di cavallo, quello di un tempo, tanto utile per la crescita. Quel macinato tenero di puledro, che mia madre metteva crudo con olio e limone, nel panino per la merenda a scuola. Come non ricordarci di quella buona carne rossa naturale, non colorata con addittivi per fare bella figura! I nostri genitori dicevano che “faceva sangue”, cioè ti dava forza e vitalità. Oggi invece mi pare, che il sangue ce lo stiamo facendo oltremodo amaro: nel peggiore dei casi accettiamo di farcelo togliere con salassi non richiesti. Un altro controsenso nei ristoranti,pizzerie o trattorie, sovente regna il “tutto esaurito” nel week end, tanto che per andarci, bisogna prenotare almeno una settimana prima. Osservando le boutiques di Reggio Emilia e di altre città, mi accorgo che spesso sono semi vuote, pur esponendo capi ed oggetti firmati ed esclusivi.Per fortuna le persone definite normali, cioè del ceto medio,la stra grande maggioranza alla quale anche io appartengo, si rivolgono sempre di più, in modo intelligente, ai mercatini dell’usato, ai mercati settimanali cittadini,agli Outlets. Si opta così per  acquisti mirati, a prezzi accessibili, abbigliamento grazioso,accessori deliziosi, in ottimo stato e ancora molto attuali! Oppure, cosa ancora più lodevole ed intelligente, tra noi mamme e donne oculate, ci scambiamo gli abiti dismessi dei nostri figlioli,i giocattoli, le scarpe, le video cassette di favole,i costumi di carnevale o Halloween, al fine di creare una catena di non consumo sfrenato, ma di aiuto reciproco.La ricerca a tutti i costi del nuovo, delle firme,dell’ultimo modello di cellulare, la corsa affannosa ad un finto progresso,ci sta conducendo ad un reale ed ineluttabile regresso.I negozi a prezzi accessibili e gli ambulanti di cui sopra,hanno migliorato molto la qualità della merce esposta, data la clientela esigente di oggi. Oramai non si trovano soltanto stracci o rimanenze, ma osservando e scavando bene nelle casse e cassette, possiamo quasi rifarci il guardaroba,con dignità e parecchio risparmio.Purtroppo gli stilisti, persone squisite, creative, brillanti, vivono nel loro mondo fantastico ed incantato: sono sì dotati di estro e matite magiche, ma sono un pochino fuori di testa per i tempi attuali: non me ne vogliano! Negli anni ottanta, ho lavorato per 3 anni nella più importante azienda di abbigliamento femminile che abbiamo a Reggio Emilia, il gruppo Max Mara, perciò con stilisti e personaggi creativi,ho mangiato assieme per molto tempo,alla mensa del dott.Maramotti.Anche se vi erano tavoli separati per noi comuni mortali ed impiegati e loro la classe dirigente, ma soprassediamo. Ogni anno questi campioni dell’estro, partorivano anche campionari splendidi,estrosissimi, pur mantenendo le linee classiche e del pret( mi manca l’accento grave sella e…)à porter,tipiche  del marchio Max Mara. A volte nascono modelli importabili sia per struttura del capo  disegnato, sia per prezzo, non accessibile a chiunque. Va da sè che è il loro mestiere, sono nati e hanno studiato per creare ed inventare, ma non tutte abbiamo la fortuna di essere assemblate come Naomi Campbell, o Elle Macpherson, non a caso chiamata per decenni “the body”.Troppa pubblicità ci avvinghia, facendoci soffocare in una morsa troppo stretta. Se disgraziatamente ci lasciassimo invogliare da tutto ciò che vediamo sfilare o leggiamo sui giornali ci ritroveremmo in poco tempo tutti quanti, in mutande e non di seta, sotto al Ponte del Crostolo,piccolo e noto torrente Reggiano.Io stessa e altre mie amiche del ceto medio,donne che lavorano, autonome finanziariamente, acquistiamo spesso ai mercati cittadini sempre forniti e con capi molto graziosi. Andiamo con piacere nei mercatini dell’usato, divertendoci a scovare le vere occasioni, non solo di abbigliamento, ma di qualsiasi altro genere. Occasioni vere, non certo quelle dei negozi dove puoi trovare un paio di stivali di pitone, spendendo solo quattrocento euro, invece degli ottocento a prezzo pieno.Tradotto in vecchie e dimenticate lire, un milione e seicento milalire, se ho scritto giusto! Era il mio stipendio di impiegata in Banca dopo diversi anni di servizio, oggigiorno potrebbe essere lo stipendio di una commessa part time: se decidessimo di acquistare il pitone, in quel mese forse, mangeremmo solo pane e cipolla!In tutto questo caos generale,le grandi firme delle case automobilistiche hanno capito finalmente che e’inutile, fuori tempo massimo e molto oneroso organizzare e presentare modelli di auto accessibili solo ai petrolieri arabi,o al massimo a persone come Donald Trump. Trattasi di centinaia di migliaia di euro o dollari: inammissibile di questi tetri tempi. Non ci sarà l’edizione anno 2010 delfamoso Salone dell’Auto di Londra, probabilmente nemmeno il Salone di Francoforte, di Ginevra, la Biennale di Colonia.Mancheranno sicuramente diverse firme anche per le due ruote.Ci auspichiamo che il tempo e le energie usate per organizzare e partecipare ai vari saloni,lo impieghino pensando e riflettendo, se non sia il caso di rivedere i piani di marketing e di vendite, se non vogliono fallire di brutto. Auto pensate per tutti, non solo per miliardari e i magnati arabi.Forse noi Italiani cominciamo a capire che non abbiamo il petrolio sotto al sedere? Dobbiamo guardare in faccia la realtà e comprendere che e’tempo di cambiare drasticamente, molte delle nostre abitudini,rinunciando a beni voluttuari,che prima compravamo (me compresa), senza ritegno alcuno. Forse non potendocelo permettere, anzi mi correggo! senza il forse. Pensiamo invece insieme,con coraggio e determinazione,a far rifiorire un tantino quello che era la nostra economia, partendo dalle piccolissime cose, magari unendoci tra di noi in nuove iniziative volte a salvaguardare anche il piccolo commerciante. Concludo su un punto che mi preme sottolineare: spero di vedere in tv meno modelle e modelli maschi confondibili tra loro, che ancheggiando su tacchi eiffelici, sfilano con abiti costosissimi. Non vorremmo più leggere di sbronze & coca dei medesimi, nei locali cosiddetti di grido, dove il conto che viene loro pagato non e’certamente insipido. Li inviterei caldamente, a turno, ad impiegare parte delloro tempo a fare volontariato,distribuendo a chi ne ha bisogno tutto quello che oramai non entra più nei loro armadi dentro ai loro lussuosi appartamenti.  Vorrei che si ricordassero solo per un istante, di una certa Signora chiamata Madre Teresa di Calcutta.
Dateci anche voi stelle di un Olimpo fasullo e virtuale, un piccolo segno, che in fondo, siete uomini e donne come noi.

Risposta del Dott. Davide  Nitrosi:

Rahm Emanuel, il capo dello staff di Obama, ha detto che “non bisogna mai sprecare l’occasione di una grave crisi”. Ed è davvero così: si può uscire da una crisi economica cercando di tornare come prima, sapendo che prima o poi ci ricascheremo, oppure cercando di cambiare regole, abitudini, stili di vita e modelli economici. Senza far chiudere le boutiques per carità! ma cercando di non farci travolgere dal verbo consumistico e dalla febbre delle mode. Riflettiamo.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

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