In Chiesa ho pregato per i suicidi da crisi.

Durante la Santa Messa del sei maggio 2012, un pensiero mi ha attraversato la mente come una lancia affilata, ho dovuto perciò esprimerlo a voce alta durante le preghiere espresse dai fedeli. Ho chiesto di pregare per le famiglie delle vittime dei numerosi suicidi di questi giorni, in notevole aumento causa la gravissima crisi economica nella quale si trova il nostro ed altri Paesi. Non tutti hanno risposto alla preghiera, alcuni sguardi si sono girati, straniti, verso la mia persona, per capire e vedere da quale essere umano proveniva la voce. Ho interpretato questo comportamento come un modo per non voler capire, il perché, io Cristiana Cattolica, praticante e credente, esprimessi il mio dolore e la mia profonda tristezza a chi decide di togliersi la vita. Dobbiamo amaramente constatare che il gesto estremo, compiuto da colui che medita ed esegue il suicidio, non solo lascia dolore ed impotenza per chi resta, ma non estingue con la propria morte la quantità di debiti accumulati. I famigliari e gli amici restano spesso stravolti ed increduli, si interrogano sul perché del gesto estremo, ipotizzano motivazioni che mai troveranno risposte certe. Penso che qualche segnale di disagio profondo, colui che decide, lo aveva lasciato come scia. Mi domando che cosa ha risolto nel decidere di togliersi la vita? Vuole punire coloro che lo hanno messo con l’acqua alla gola, desidera lanciare un messaggio seppur negativo, ad altri imprenditori, nella sua stessa identica situazione? Ritengo sia molto pericoloso, diffondere in modo così accurato le notizie e le modalità su come una persona si è tolta la vita, ritengo sia di esempio nefasto, oltre che di cattivo gusto, per altri esseri umani, deboli ed in circostanze di estrema fragilità psicologica. La mente in quel momento è ottenebrata, confusa, non ha più lucidità mentale e pace: vede solo i debiti che aumentano a dismisura, complici, spesso gli usurai e gli strozzini. L’uomo, spesso padre di famiglia, persona perbene, stimato datore di lavoro, vede soltanto il lavoro di una vita sbriciolarsi tra le mani degli esattori delle tasse. Impiegati e finanzieri che peraltro, stanno facendo il proprio lavoro, vede davanti a sé decine di persone, con altrettanti figli a carico, che deve licenziare per sua mano. Mi sento solo di pregare, di non giudicare come fanno in tanti, desidero abbassare gli occhi e non chiedermi il perché di tale gesto. Voglio pregare anche per i famigliari che restano e che hanno perso una persona a loro molto cara in codesta maniera. Alcuni amici, amiche e parenti li ho persi nella stessa maniera: ne soffro ancora moltissimo. Chi ha deciso veramente, è già entrato nel tunnel dell’abbandono terreno, niente e nessuno potrà fermare l’azione. Cari Parroci e Prelati tutti, non esimetevi dal benedire ugualmente queste anime in pena, trattandole al pari di chi è morto per morte naturale.

Risposta del dottor Davide Nitrosi.

Ha ragione, è più umana la preghiera del giudizio.

Diatribe tra cosche telefoniche.

Vorrei rendere partecipi i miei cari compaesani, dell’accaduto antipatico ma tutto sommato anche piacevole, del quale siamo stati protagonisti,volenti o nolenti io e la mia famiglia dal novembre 2009 a tutto ieri 20 gennaio 2010.Tutto ebbe inizio,quando mio marito ed io nel novembre scorso decidemmo di passare dal gestore TELECOM al gestore INFOSTRADA. Fin qui nulla di anormale: è diritto di ogni cittadino cambiare gestore per la linea telefonica. Mandiamo i documenti necessari al passaggio,tramite raccomandata con R.R., che indietro mai non torno’,espletiamo tutte le pratiche con precisione e attendiamo fiduciosi il passaggio. Da quel momento per tutta risposta non solo ci viene tolta la linea telefonica, ma anche la ADSL. Dopo varie e varie telefonate da parte nostra ai due gestori,altre lettere di reclamo scritte,faxate,scritte a mano,a macchina Olivetti,mandate col piccione e non,riceviamo solo parole di conforto,che ci invitano a mantenere la calma e ad attendere. Peccato!In prossimità delle feste natalizie avremmo usato volentieri il telefono per scambiare gli auguri a voce, avremmo usato le e-mail per disegnini simpatici e perché no! La sottoscritta avrebbe volentieri consultato Internet anche per motivi di lavoro. Nulla. Silenzio telefonico completo e gioco di ping-pong tra i due gestori, che dandosi la colpa (brutta bestia! non la vuole mai nessuno)l’un l’altro, non sanno cosa rispondere, adducendo che i tecnici devono andare in centrale, da dove il nostro paese dipende,per controllare il guasto. Ma ahimè, complice la neve, complice Telecom che non vuole lasciare lo scettro,pardon,il cliente, complice Infostrada che non vince il match su Telecom, morale della favola chi ne fa le spese?Ovviamente sempre “Pantalone”, che senza telefono, senza Internet, senza fax e con il cellulare rotto, che fa? Dal cassetto estrae carta, penna e calamaio e manda gli auguri natalizi a biro, con i disegnini fatti a mano!Oggi 21 gennaio, chi vi scrive ha la linea ADSL, ma e’ già stata avvisata dagli schermitori, che sarà per poche ore,perché la guerra non e’ ancora stata vinta e l’ultimo match devono giocarlo. Sorrido, attendo fiduciosa e sperando di riuscire a terminare la mail per il nostro beneamato quotidiano,auguro a lor signori un buon anno nuovo.

Canali,Dicembre 2010.

Notte di luna piena.

La luna piena di quella notte del 23 giugno 1994 era gigantesca, luminosissima, sembrava giorno,sembrava di poterla toccare con la mano. L’ora fatidica stava per scoccare, il traguardo era li vicino a me,stavo per vincere e ricevere l’ambito e desideratissimo premio.Agitazione, paura dell’anestesia generale, paura che tu non fossi sano, dato che non avevo fatto l’amniocentesi, paura di non riuscire a vederti. Per fortuna c’era tua zia Gulliver a tranquillizzarmi, a infondermi coraggio, a togliermi l’ansia che aumentava a dismisura, ad aiutarmi ad affrontare quel breve ma basilare intervento chirurgico. Intanto le prime luci dell’alba illuminavano la stanza bianca e sterile dove mi avevano fatta accomodare, mi infilavano il camice verde,la cuffia in testa,un’infermiera mi iniettava la preanestesia. Monitor attaccato alla pancia, sentivo il tuo cuoricino che batteva amplificato all’ennesima potenza sul computer.Sembrava lo scalpitare di un cavallo, io non sapevo che i cuoricini cosi’ piccoli battessero cosi’ forte!Doglie? Nemmeno l’ombra,pero’ le acque non smettevano di scendere, infatti eravamo lì perché tu, impaziente come sei anche oggi, non hai nemmeno aspettato il 24 giugno, giorno programmato per farti nascere. Alle tre di notte a casa nostra, mi svegliai con la strana sensazione di essermi fatta la pipi addosso,sono corsa in bagno:visto che lasciavo la scia dell’acqua,ho compreso immediatamente che qualcosa non andava e dovevamo correre in ospedale. Tuo padre, come al solito ha brontolato ed urlato,voleva dormire poverino!Mi ha chiesto se non potevo aspettare domattina,a farti nascere, come se io potessi decidere e mi pregava, anzi mi urlava forte di smettere di preoccuparmi e di tornare a dormire. Io, memore del corso seguito in preparazione del parto, avevo la sensazione (giusta peraltro),che qualcosa non andava ed ho telefonato immediatamente a tua zia, che compresa la questione immediatamente, si precipito’ da noi, abitando allora vicine, ed in pochi minuti eravamo tutti e tre in auto, diretti all’ospedale. La sensazione di essere fuori posto e di aver commesso un’errore ce l’avevo anche in quel momento cosi importante, dove queste benedette acque mi mettevano in imbarazzo, dato che io non sopporto nemmeno di sentirmi addosso una goccia di bagnato! Mia sorella consegnò alla capo sala i cinque vestitini tuoi, richiesti come da copione ospedaliero e metto sulla barella il primo che voglio che tu indossi: le ghettine bianche e maglietta verde chiaro con collettino bianco di pizzo, un completino da bambolotto. Come lo chiama?Chiese un’ostetrica della sala parto? “Riccardo”, rispondo con la voce impastata dalla preanestesia: bene possiamo andare. E’ giunta l’ora. Un breve saluto a mia sorella, tuo padre nel frattempo fu mandato a casa a riprendere il suo sonno,faceva solo confusione. Era talmente agitato, che un altro pisolino non poteva fargli che bene. Ero io e soltanto io, che avrei portato a termine il mio capolavoro voluto e desiderato,fino alla fine. Nonostante tutto, nonostante i problemi già esistenti tra me e tuo padre, nonostante il dolore che avevo dentro di me già da diversi anni, mai e poi mai ho pensato di non volerti.A costo della mia vita, a costo di morire io stessa, ma ti volevo come ti voglio ancora oggi, con tutto l’amore che ho per te, con tutta la tenacia, la forza e la determinazione che mi sono proprie.Un ultimo accenno d’ansia e poi il caldo dell’anestesia mi ha addormentata per circa 50 minuti. Tu sei nato alle 7.55 di giovedì 23 giugno 1994. Purtroppo sono stata l’ultima a vederti e a baciarti, dato che mi hanno dovuta svegliare mentre, a te facevano il primo bagnetto senza di me, ma con la presenza di tuo padre impacciato come una foca. Ti hanno lavato a dovere, pesato, profumato di olio dolce,preparato per il grande incontro con me, e quando finalmente di aver ricevuto un miracolo da Dio. Dire che eri stupendo è ingiusto, mi sembravi un cherubino, biondissimo con gli occhi azzurri, eri come ti avevo sempre desiderato e sognato. Infine arrivo’ anche tuo padre e con tua zia, erano concordi nel dire che eri la mia fotocopia,con il viso perfetto e rotondo come una mela. Non voglio essere retorica e dilungarmi in aggettivi, per descrivere quello che ho provato e sentito dentro di me in quei primi momenti,ma so quello che continuo a provare ora per te, che hai quasi 7 mesi e sei meraviglioso,dolce, intelligentissimo, sensibile e molto affettuoso con tutti. Dirò solo due parole: l’infatuazione che provo per te, non durerà lo spazio di un’estate, non sarà solo una cotta passeggera, ma il bene, l’affetto e l’amore materno che ho per te, mi accompagneranno fino a quando Gesù vorrà lasciarmi vicino a te.

La tua mamma Fabiana, R.E., 12 gennaio 1995.

Aspettando la fine del mondo….o vivendo la Primavera.

Sono arrivata finalmente ad un punto della mia vita in cui ho deciso di iniziare una raccolta differenziata di tutto quello che in anni e anni di scrittura avevo sparso per la mia vita e nei miei quaderni di appunti. Ho dovuto farmi forza,darmi ordini precisi, estraendo dalle mie viscere e dai miei cassetti in disordine, tutto quello che vi avevo seminato. Ho preso in mano,raccolto, spolverato,raggruppato per argomento, corretto, aggiunto tutto ciò che sentivo di dovere comunicare ad altri, affinché possano trarne una qualsiasi sorta di beneficio. Non è stato semplice per me, dare un inizio logico e non sconclusionato,dal momento che sono al primo tentativo di comunicare con un pubblico quasi sconosciuto, tramite la scrittura, raccontandovi il complicato puzzle della mia vita. Non è stato nemmeno indolore,ripercorrere con il pensiero e con le parole le tappe più faticose, ma anche le più gioiose ed allegre di quasi mezzo secolo di me stessa! Sto cercando con fatica e volontà, di descrivervi anche stralci di emozioni e pensieri altrui vissuti assieme a me, con me, dentro me. Dove lì resteranno per sempre, attaccati al mio cuore, se meritevoli di rimanerci. Mi sembra di costruire il duomo di Milano con i suoi 11.700 metri quadrati di superficie, 440.000 metri cubici di volume,le sue 3.400 statue e le sue 135 guglie. Ho optato così per iniziare la ricostruzione della mia storia. A questo punto mi sono chiesta se volevo veramente mettermi a nudo, raccontandomi nei minimi dettagli, senza grembiule e senza mentire mai, se desideravo davvero spogliarmi di ogni indumento ingombrante che avevo addosso. Anche questa seconda risposta che mi sono data è stata affermativa. Solo denudandomi completamente nele senso psicologico della definizione e togliendomi anche quel minuscolo e luccicante perizoma della “Perla” che tanto amavo e che mi era costato uno stipendio,ho riacquistato la consapevolezza di essere una persona vera, umana, autentica, schietta e non una soubrette uscita da una rivista patinata. Immagine che mi sono autocostruita e che qualcuno/a mi aveva cucita addosso come una seconda pelle. Questa immagine di me falsata ma che mi ha aiutato nei momenti più duri della mia vita, mi ha fatto da copertina di Linus per 40 lunghissimi anni. Continua a leggere “Aspettando la fine del mondo….o vivendo la Primavera.”

Buon natale a tutta Reggio Emilia e dintorni!

Il momento magico che tutti attendevamo e’ arrivato. Dolcemente,  senza rumore, ecco che l’albero maestoso trionfa, con tutti i suoi balocchi, contornato dal presepio che sembra vivente.Ecco i regali, anche quest’anno numerosi, avvolti con cura nelle lucide carte, i fiocchi saltellanti per la voglia che hanno di essere aperti.Si diffonde per la casa, un buon profumo di cappelletti fatti a mano, profumo d’infanzia, evoca ricordi struggenti. Ecco il gatto che miagola sotto le finestre, per chiedere un pezzettino di carne, eh già! E’ Natale anche per lui!Vedo i vostri volti arrossati dal tepore del caminetto che scoppietta acceso;ridenti le gote, pregustano le pietanze saporite, che tra poco si scioglieranno nei vostri palati. Vi faranno dimenticare per qualche ora, tutto quello che vi attanagliava la mente ed il cuore,sino ad un attimo prima. Allora i vostri occhi,colmi di felicità,vagheranno da un piatto all’altro, da un regalo all’altro, da un sorriso per la foto d’obbligo, ad un bacio con tanti e tanti auguri, in una giostra impazzita senza fine e senza senso alcuno. I soliti, retorici, banali, stanchi,auguri: sinceri ed affettuosi saranno?Una cosa è certa, sempre uguali e fotocopiati negli anni,sempre con lo stesso tono di voce, la stessa svogliata, identica stretta di mano. Tutti a giurare e a scommettere che il prossimo Natale sarà migliore, che l’Anno che sta per concludersi e’il più triste di tutti quelli che la nostra memoria ricorda. Così una dopo l’altra, le parole scorrono a fiumi, fino a farci stordire da soli, in un mare di illusioni e banalità, fatue e leggere come l’aroma del vino rosso, che stiamo sorseggiando con avidità. Abbiamo per una volta l’umiltà e la dignità di non aspettarci grandi cose, di non pensare al prossimo Natale ed al prossimo Anno come al liberatore di tutti i nostri mali, ma cerchiamo di avere un solo pensiero: aprire il nostro cuore e la nostra anima con gioia immensa, di fronte agli eventi che ci accompagneranno. Accettatiamoli tutti,senza riserve, senza odio,senza invidie dannose, cerchiamo in silenzio di non rifiutarne nessuno o cercare di evitarlo, sarebbe impresa inutile. Apriamo le braccia a sensazioni dimenticate o sopite dalla frenesia che ci pervade senza sosta: accettiamo il bene,il male,il dolore,la rabbia,la pace,l’odio,la felicita’ inattesa, i sorrisi di un bambino per la strada, le richieste d’aiuto di uno sconosciuto, i pianti, i lutti,le nascite inaspettate,l’amore che sboccia all’improvviso, le passioni e i tormenti. Impregnamo le nostre anime di ogni sensazione. Tutti dovremmo tenerlo a mente: ogni volta che proveremo una sola di queste sensazioni, potrebbe essere l’ultima, ed io desidero con tutto il cuore per ognuno di voi, che nulla rimanga incompiuto,che nessun rimpianto o rimorso dimori in voi mai. Fino alla fine dei nostri respiri.Buon Natale a tutti con affetto sincero.

 

Pubblicata sul Resto del Carlino il 22/12/2012.

Tragedia forse evitabile?

Cari amici, mentre molti dei nostri bambini, venerdi 14 dicembre 2012, facevano le prove finali dei canti per la consueta festa di Natale, che avrebbe avuto luogo il giorno dopo nelle loro scuole, più lontano da noi avveniva l’ennesima e ci auspicheremmo, ultima tragedia di sangue. In una scuola del Connecticut, la Sandy Hook School, un ragazzo di vent’anni Adam Lanza, ammalato di una grave forma imparentata alla lontana con l’autismo, la Sindrome di Asperger, compiva un folle e devastante gesto. Al termine della sparatoria, pare che lui stesso,si sia tolto la vita, ma scrivono che ancora non è chiara la sua annunciata fine. Ventisette persone, tra le quali venti bambini e sette adulti, sono stati da lui massacrati. Che parole si possono scrivere o proferire di fronte ad un gesto simile? Gli interrogativi che nascono nella mia e credo nelle vostre menti sono pesanti e troppi, molti dei quali mai riceveranno la risposta più giusta o sensata. E’ facile predicare, piangere in diretta TV, supporre o meravigliarsi del perchè questa atrocità si è verificata di nuovo. Ci si chiede ad esempio, come mai  la madre, perfettamente a conoscenza del gravissimo disturbo del figlio, fosse una accanita ed orgogliosa collezionista di armi di un certo calibro, tenendole in casa, perciò a portata di mano.Ignara o noncurante di quello che avrebbero potuto rappresentare per il figlio, ma fiera ed orgogliosa di possedere tale arsenale! Mi domando con disperazione totale, come mai ella si recava spesso al poligono di tiro, insegnando anche al figlio a sparare. Ha pagato con la propria vita, lei per prima, rimanendo uccisa per mano di Adam, che nella sua disturbata mente aveva già pianificato tutto. I bambini che si sono salvati erano a casa ammalati o nascosti dentro agli armadi delle classi. I superstiti potranno festeggiare l’arrivo di Santa Claus, ancora per molti Natali assieme ai loro genitori, non conosco con quale spirito lo faranno, ma essendo piccini dovrebbero riuscire ad elaborare il  lutto, con l’aiuto essenziale di bravi psicoterapeuti infantili. Come fare amici e amiche, per tentare di evitare tali massacri? Possibile che i controlli che avvengono quotidianamente nelle nostre vite personali, nelle nostre conversazioni telefoniche e sui nostri computer, non abbiano consentito a chi di dovere,di captare, che nelle mail e negli sms di quel ragazzo, vi erano chiari presupposti  per compiere tale massacro? Cari genitori come me, mi rivolgo a voi che avete concepito ed amate i vostri figli, non dovremmo forse cogliere da un loro sbattere di ciglia diverso dal solito, un segnale che qualcosa non sta andando per il verso giusto? Non temiamo di violare la loro privacy, se qualche volta curiosiamo nei loro cellulari o leggiamo le loro mail, spalanchiamo ancora di più occhi e orecchie, attiviamo tutti i cinque sensi, per provare ad evitare ciò che quei poveri genitori stanno provando ora. Continua a leggere “Tragedia forse evitabile?”

Gli esseri umani.

Sono convinta (sperando di non essere l’unica e la sola!) che oggigiorno siamo il risultato di ciò che ci è stato impresso nel DNA, dall’esatto momento del nostro concepimento in poi. Ci portiamo appresso, come un marchio di fabbrica, gli stati d’animo e le sensazioni, negative o positive che siano, che i nostri genitori hanno provato, nell’istante preciso nel quale hanno deciso di darci al mondo. Alcune persone mettono in atto comportamenti nettamente antipatici e negativi nei confronti degli altri, quasi volessero farsi odiare apposta! Con l’ovvio risultato di farsi odiare e criticare ancora di più. Loro, anziché cambiare atteggiamento o quantomeno provare a modificarlo,si convincono sempre maggiormente di essere sbagliati, di non essere accettati dagli altri. Come conseguenza diventano ancora più indisponenti e cattivi. Si viene così a formare un circolo vizioso dal quale difficilmente si esce. Occorrerebbe guardare oltre, non fermarsi alle apparenze. Noi tutti esseri umani che amiamo molto giudicare, siamo sicuri che quel tale è stato considerato un dono del cielo quando è nato? Abbiamo la certezza assoluta che sia stato desiderato, accettato e voluto sia dal padre che dalla madre? Se avessimo la pazienza e l’umiltà di andare qualche volta, a fondo delle situazioni, ci accorgeremmo di quante e quali difficoltà si celano dietro a comportamenti a prima vista aggressivi, maleducati e oltremodo odiosi. Anche se noi non abbiamo fatto loro alcun male. Potremmo provare a capire e ad accettare, per una volta, il fatto che forse, la loro nascita si è rivelata inopportuna. Che non significa rinunciare passivamente alle nostre ragioni, ma mettersi in una posizione di ascolto e di riflessione. Mi domando se con volontà e pazienza, invece di rifiutarli, provassimo ad andare loro incontro, a tendere una mano, a domandare se possiamo aiutarli in un qualche modo, otterremmo del bene o saremmo rifiutati a nostra volta?Ritengo che l’avvicinamento a tali esseri umani, deve essere umile e reale, quasi in punta di piedi, privo di ogni tornaconto personale, altrimenti otterremmo ancora più rabbie. Sicuramente riusciremmo ad esprimerci e a parlare meglio, senza bisogno di nasconderci dietro stereotipi di cattiverie che non nascono tali. Cattivi non si nasce, purtroppo lo si diventa.

Risposta del dottor Davide Nitrosi.

Abbiamo fatto il pieno di ottimismo. Sono parole su cui riflettere, anche perché oggi si tende a dividere il mondo in modo draconiano, cattivi e buoni, quelli del No e quelli del Sì (siamo in piena era da referendum), destra e sinistra. Basta! Meno astio, più comprensione per le ragioni degli altri. Non sono banalità

Le nozze d’oro.

Carissimi mamma e papa’,siete venuti qui oggi davanti a Dio per rinnovare, come 50 anni fa,la vostra promessa d’amore e fedeltà che vi faceste, alla quale avete tenuto fede fino ad oggi. Cinquant’anni! Come poter riassumere in poche righe gli eventi, che vi hanno accompagnato in questo lunghissimo,ma nello stesso tempo breve tragitto di vita? Tanti episodi si sono verificati ed hanno pian piano, formato una lunga catena che né il tempo, né i lutti, né le malattie e nemmeno la guerra hanno staccato. Un anello dopo l’altro, un evento dopo l’altro, ed eccovi qua ancora insieme. Non più da soli come allora, ma con davanti a voi i frutti di quella catena, che con l’aiuto di Dio avete formato e che nessuno potrà spezzare,se non Dio stesso. Ringraziarvi per tutto quello che avete fatto e continuate a fare ogni giorno per noi, e’banale ed e’pura retorica,dirvi che siete stati bravi,anche se severissimi genitori e’noto a tutti, ma e’ giusto e condivisibile. Non mi rimane perciò,che esprimere davanti a tutti un grazie, dal profondo del cuore per ogni cosa che avete fatto per noi. Ci avete così permesso di essere qua con voi oggi, per vedervi tutti e due vicini,uniti,in salute e sempre innamorati. Ai prossimi 50!

Lesignano de Bagni, (PR),12 maggio 1992.

Purtroppo così non è stato. Sarebbe stato meraviglioso avervi tutti e due ancora, per altri cinquant’anni vicini! Papà se n’è andato cinque anni fa, tu mamma ci sei ancora, hai 89 anni e sei ancora in ottima salute!E’il sesto natale che il papà non mangerà con noi, ridendo,raccontandoci dei sei anni di guerra che ha trascorso, ripetendo le stesse situazioni che ha vissuto, anche se le conosciamo tutti a memoria!Mangerebbe tutto di gusto, alla fine chiederebbe due limoncini da me preparati e un buon caffè! Anzi affermo che divorerebbe tutto quanto lentamente, ma  con soddisfazione enorme, muovendo oltremodo la protesi dentaria! Mi avrebbe fatto ancora una volta i complimenti, perché diceva sempre che sono una brava cuoca, niente a che vedere con te…tu eri bravissima in tutte le attività manuale, l’ho detto e scritto migliaia di volte, ma in cucina, perdonami, ma ti battevo e ti batto dieci a uno. Non ti piaceva cucinare, non ne avevi nemmeno il tempo per curarla e inventare nuove ricette, ammettilo! Poi diciamocelo tra di noi, non puoi essere brava in tutto:anche tu hai il tuo tallone d’Achille e almeno in cucina lasciami il primo posto!D’altro canto io non so nemmeno rammendare un calzino, non riesco ad attaccare bottone (sulle giacche intendo dire), non riesco a fare il colore e la piega alle mie amiche, come facevi tu a me,  non so fare un cappotto ai ferri e non sarò mai una brava ostetrica per mucche e maiali! Porta pazienza Bianca, ma se penso alle notti in bianco che ti facevi,da sola,in compagnia solo del Rosario, per aiutare le nostre mamme nella stalla o nella porcilaia a partorire, mi vien da piangere e anche un poco da rabbrivvidere al sangue freddo e alla preparazione tecnica che avevi, nel far fronte a tali eventi. Naturali sì ma effettuati da animali e non da esseri umani! Eri forse anche veterinaria??Sicuramente avresti anche imparato come usare il computer,il cellulare,se qualcuno di buona volontà te lo avesse insegnato,avresti mandato mail su mail a tutti, rompendo alla bisogna anche i cabbasisi.Come fa tua figlia minore ai giorni nostri, ostinandosi ancora a  scrivere su questo diario virtuale, dove molti leggono, pensano, ridono o piangono, ma pochi rispondono. Non fa nulla, io sono contenta ugualmente, ciao mamma e papà, vi bacio tutti e due. Vostra figlia fabiana.

Canali, 18 Dicembre 2012.

Non perdiamo il tempo dell’amicizia.

Vorrei ringraziare pubblicamente le amiche che con i mariti e i figli,   ieri sera hanno trasformato una serata nebbiosa e uggiosa in una magica serata per Natalizia. Senza far nulla di eclatante, ma semplicemente condividendo un desco insieme, con il calore di una stufa accesa, le lucine del nostro Presepio e i balocchi luccicanti del nostro albero, scambiandoci auguri sinceri e reali, tutti felici nel vedere i nostri amati bambini aprire i regali natalizi. Serata magica davvero, non programmata ma venuta così per caso, senza sceneggiate fasulle, in semplicità e serenità con tanto di reportage fotografico! Sono più che convinta e ne ho la riprova ogni giorno, che le amiche vere, quelle con la A maiuscola che mi sono rimaste sono veramente poche. Poche ma buone si dice in questi casi! Riconosco che per mettere nuovamente in gioco le componenti necessarie per costruire una solida amicizia sono tante e troppo impegnative, per avventurarmi in una nuova amicizia, solida, duratura e affidabile. Ci ho provato qualche anno fa, buttandomi a pesce e dando tutta me stessa come mi è consono: non ho ricevuto altrettanto affetto e mio malgrado, ho dovuto battere in ritirata. Non essendo più una ragazzina sprovveduta ed ingenua, ho ritenuto opportuno non regalare più la mia fiducia, la mia stima, il mio affetto, il mio aiuto morale o fisico non ha importanza senza motivazioni più che valide. La paura e la riprova di essere tradita o non ricambiata è troppo forte, ed io non me la sento più di investire su persone nuove. Sono troppo prevenuta o diffidente? Ammetto che di delusioni in fatto di amicizie, sicuramente ne ho procurate anche io, me ne rammarico ancora e i sensi di colpa non allentano la presa. Però da qualche tempo a questa parte, sto riscoprendo il piacere di mangiare una pizza con un’amica, o prendere un caffè, mi riscopro gelosa delle mie amiche vere e faccio di tutto per conservarle come un tesoro prezioso. Perché? Perché questo bisogno primordiale mi avviluppa, facendomi riallacciare o mantenere amicizie per ridere di niente, per chiacchierare di figli, per scoprire che il mio vissuto è identico al loro. Sto mettendomi molto in discussione, sto chiedendo pareri ed opinioni e non ho paura di chiedere ragioni o motivi di qualche comportamento che non comprendo o non mi è chiaro. Negli anni trascorsi, quelli della gioventù e dell’incoscienza, gli anni fatui dove non mi domandavo mai se sbagliavo io, ma reputavo che fossero sempre gli altri a farlo, non domandavo: traevo le mie conclusioni sbagliate o giuste che fossero. Presuntuosa e superficiale, lo ammetto solo ora. Forse proprio per questo non accettata da tante persone, donne o uomini, in fatto di amicizie. Devo e dobbiamo saper ascoltare, che secondo me non vuol dire stare a sentire con le orecchie mezze aperte, ma capire e fare nostro quello che l’altro/a vuole trasmetterci. Ho sempre pensato di essere originale, di avere una vita e un trascorso diverso dagli altri, di essere più sfortunata perché divorziata, ho sempre creduto che chi aveva una famiglia apparentemente normale e regolare fosse più felice ed appagato di me. Non è vero! Mai menzogna fu più plateale: tante famiglie o coppie che conosco benissimo, con figli o senza non importa, solo all’apparenza sono felici, contenti, con la casa del Mulino Bianco sempre tutta lucida e perfetta. Sotto sotto, scava scava anche loro, hanno le loro problematiche, le loro frustrazioni e purtroppo! Alcune/i le loro belle corna da indossare! Accessorio dal quale nessuno di noi è immune, ancora non hanno inventato il vaccino anti corna e vi dirò di più: non occorre lavorare fuori dalla propria città o dal proprio paesello, anzi! Le statistiche parlano chiaro: il maggior numero di storie clandestine si svolgono proprio negli ambienti di lavoro, quando i due protagonisti lavorano magari fianco a fianco, sfruttando la solita banale scusa della riunione serale o la fritta e rifritta pausa pranzo, per consumare l’amplesso clandestino. Per il palese fatto, che tutti e tutte ci assomigliamo, che i miei problemi possono essere i vostri e viceversa, non sprechiamo per favore un solo giorno della nostra vita ad arrabbiarci, a lottare per conquistare qualcuno che non gradisce la nostra amicizia o ci dimostra, seppur “sottobanco” che qualcosa si è rotto o qualcosina sta cambiando. Ci si rode il fegato, io personalmente soffro e non mi do pace, in generale non otteniamo nulla, tanto l’altra/o ha già deciso. Diventiamo solo più brutte e vecchie a furia di corrugare la fronte nel pensare ai motivi , poi arrivano le “zampe di gallina” o le “valigie sotto agli occhi” a furia di piangere. Occorre farsene una ragione, valutando con raziocinio che un giorno trascorso a discutere o ad arrabbiarsi per un nonnulla, è un giorno in meno che abbiamo vissuto, è un giorno in meno di tranquillità che abbiamo tolto ai nostri figli, sono ventiquattro ore in meno che ci restano da vivere. Insomma cari amici, lasciamo da parte una volta per tutte invidie e le ripicche sterili e inutili, non barrichiamoci dietro a false scuse, ma troviamo il coraggio per guardarci negli occhi e dirci se qualcosa non va. Diciamocelo davanti, non dietro le spalle, impariamo ad accettare che abbiamo sbagliato, se ci viene detto ci possiamo migliorare e non ripetere più l’errore commesso. Solo così si può proseguire un discorso serio di amicizia vera e rispetto reciproco: non si può e non si deve tacere o rimurginare, occorre parlare e parlare chiaro, se si tiene veramente ad un’amica. Perdonatemi la solita nota franchezza: mi infastidiscono molto le persone che si fanno vive con me solo a Natale o per il mio compleanno, trascurandomi palesemente tutto l’Anno. Mi fanno repulsione le solite sciocche e banali frasi di auguri, stentati e fatti di malavoglia solo perché a Natale si è tutti più buoni. Un par de balle! Scusatemi la chiarezza, ma è proprio a Natale o giù di lì che ne saltano fuori di tutti i colori dai famosi elastici delle mutande: i rancori, le rabbie represse, le delusioni, le sconfitte, le tristezze, i brutti voti dei figli a scuola, la fidanzatina che molla il nostro figliolo, l’amante che deve passare le festività obbligate con la povera moglie cornuta e mazziata, ma per favore! L’Amicizia, come l’Amore vero si devono dare e si devono ricevere tutto l’Anno solare, in una progressione continua, anche se gli impegni di lavoro e di famiglia ci soffocano. Cinque minuti per un caffè o due minuti per incontrarci, telefonarci passare da casa dell’altra per portare una piantina da due euro, in segno di amicizia anche se non è Natale o Pasqua, li dobbiamo trovare, ce li abbiamo, non venitemi a dire il contrario:volere è potere. O almeno, io la penso così.

 

Ho rotto il cellulare, fine della dipendenza.

Quest’oggi mi è caduto di mano per l’ennesima volta il cellulare e per cause ovvie, a furia di cadute è passato a miglior vita.Un segno inequivocabile del destino? Ho deciso di non farlo più riparare, mettendolo nella cesta dei giochi di mia figlia. Dopo alcune ore di silenzio irreale, realizzavo che mi sentivo smarrita, sola, abbandonata a me stessa, in balia di chissà quali fantasmi e pensieri nefasti. Sentivo l’ansia salire: per scelta non abbiamo più la linea fissa di casa, ma tutti, o quasi, usiamo questo marchingegno elettronico che viene considerato indispensabile al pari di una compressa per il cuore. Continua a leggere “Ho rotto il cellulare, fine della dipendenza.”