A scuola basta griffes: ridateci i grembiulini.

Lunedì diciannove settembre duemilaundici, primo giorno di scuola per mia figlia remigina e per moltissimi suoi colleghi di Canali e dintorni. Primo disguido da affrontare: davanti alla Scuola Tassoni adiacente la Scuola Materna Freire, il mini parcheggio è saturo di auto, parcheggiate come consuetudine maleducata e incivile, anche negli appositi spazi per le persone diversamente abili. Si sentono gli  sguaiati concerti dei clacson, misti alle voci alterate dei genitori, che l’ un l’altro si scambiano occhiatacce e si lanciando improperi attraverso i vetri dell’abitacolo. Il buongiorno si vede dal mattino e diamo subito tutti quanti, il buon esempio ai figlioli. Finalmentei bidelli  aprono il portone principale, ed inizia la sfilata: prima le bambine “sculettanti” con abitini e calzature da vere modelle professioniste, quasi si recassero alle qualificazioni per Miss Italia. A seguire,  parata  dei maschietti, con i loro jeans firmati, gli zaini lucenti e costosi, le camicine bianche con stemmi e loghi sul taschino, sopra i gilet all’inglese, i capelli ben impomatati come veri Fonzie da competizione! In questo modo, con eleganza e firme ovunque entrano nel mondo della scuola i nostri figli;  noi genitori increduli tratteniamo la lacrima di rito e osserviamo di soppiatto chi indossava l’abito più grazioso e le scarpette di vernice nera. Buttiamo l’occhio sui banchi, che odorano di scuola e di pastelli, controllando se il diario dell’amichetta di nostra figlia è più appariscente e notiamo  com stupore, che qualcuna di loro ha addiritturra un poco di ombretto sopra gli occhi… Ad attenderci sorridenti  e armate di pazienza le Maestre con un cestino di vimini colmo di leccornie per i nuovi alunni. In tutto questo carosello di colori, mancava un componente essenziale: il grembiulino bianco o nero, azzurro o rosa, con il fiocco o senza, ben stirato ed inamidato, completato dalla stanghetta cucita sulla spalla, per indicare quale classe il bambino frequenta. Sotto al nostro mitico grembiule, se anche vi fosse nascosta una piccola “padellina” di circa tre millimetri, non importa, mica si vede ad occhio nudo! Ma torniamo con la mente ad oggi anno duemilaundici,lasciamoci alle spalle e nei ricordi il millenovecentosettanta,  anno nel quale molti di noi iniziavano la prima elementare con il grembiule d’obbligo. I tempi sono ovviamente cambiati ed in peggio purtroppo, una delle poche cose sane e istruttive della scuola se n’è andata, assieme all’inchiostro ed al calamaio…. Mi chiedo però, perché all’estero e non solo nei rinomati College americani ed inglesi, gli alunni indossino senza difficoltà alcuna una divisa uguale per tutti, senza distinzione di colore del viso, estrazione sociale o cultura. Come mai l’italiano medio, in genere si deve far notare solo se ha l’abito firmato e le scarpe all’ultima moda e non se vale veramente come persona e per meritocrazia? Personalmente ritengo non sia disdicevole o umiliante reinserire l’ uso del grembiulino, evitando a noi mamme di fare lavatrici in gran quantità e mettendo sullo stesso piano i nostri figli, sin dal loro ingresso alla Scuola Materna.

Fabiana Schianchi Ugoletti.

Risposta del dottor Davide Nitrosi.

Comincio a rimpiangere anch’io il grembiulino a scuola, se non altro per praticità. E poi sarebbe una lezione controcorrente, mica lede la nostra libertà e neppure traumatizza i nostri viziatissimi pargoli: partire uguali, differenziati solo dalla voglia di studiare, dai meriti personali e dalle proprie capacità. E’ una sfida, anzi! Una grossa lezione di maturità. Una lezione anche per i grandi, magari. Ha ragione, parliamone.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

4 pensieri riguardo “A scuola basta griffes: ridateci i grembiulini.”

  1. Buongiorno cara Fabiana 🙂
    Come è andata la tua settimana? Sempre di corsa e impegnata su tanti fronti, immagino…
    Come sempre, mi trovi fondamentalmente d’accordo con te per il discorso dei grembiulini a scuola, erano sicuramente molto pratici e un buon aiuto per le mamme nel tenere i bambini sempre in ordine senza dover lavare montagne di vestiti. Il grembiule aveva anche sicuramente il pregio di “livellare” molto la provenienza sociale ed economica delle famiglie di origine dei piccoli alunni, evitando confronti che a volte per loro possono risultare anche dolorosi.
    Però come tu sai a me piace anche fare un pò “l’avvocato del diavolo”, e quindi mi sento comunque obbligata ad aggiungere una riflessione: in realtà anche ai nostri tempi (i tempi del grembiulino, tanto per intenderci, da non confondersi con il famoso e famigerato GREMBIULE da cucina che sta mettendo in subbuglio la rete 😉 ) le differenze sociali ed economiche venivano sì attutite ma non del tutto azzerate. Ricordo che c’era Giovanna, di famiglia ricca e mamma casalinga, che ogni mattina si presentava con il grembiule fresco di bucato ed il grande fiocco perfettamente inamidato; c’era Cristina, di famiglia benestante, anche lei sempre perfettamente in ordine e, grazie ai servigi di una zia zitella nonchè sarta, i suoi grembiulini erano anche graziosamente personalizzati con ricami che suscitavano l’invida di molte bambine. E poi c’era Angela, figlia di famiglia umile e dissestata, il suo grembiule pareva sempre provenire direttamente dalla stalla dove magari la sera prima era andata a chiamare il padre per la cena, dall’aria sporca e stropicciata. E c’era Gabriella, figlia problematica di una ragazza madre ancora più problematica, la mamma era troppo presa ad affrontare la sua vita malandata per potersi curare anche delle necessità della figlia, ed il grembiulino della bimba rifletteva in tutto e per tutto una situazione famigliare di abbandono e di solitudine.
    Come vedi, anche allora le bambine vedevano e notavano tutto, prova ne è il fatto che a distanza di quasi 40 anni io ancora ricordi perfettamente questi particolari. E penso che oggi le cose non sarebbero poi tanto diverse: sicuramente il mio R. e la tua A.A. sarebbero sempre in ordine e ben curati anche con il loro grembiulino, mentre tanti altri loro compagni non avrebbero altrettanta fortuna.
    Un augurio di buona giornata e un abbracio forte forte 🙂
    AH, DIMENTICAVO!!! Quando avrai tempo e voglia, perchè non pubblichi la ricetta della tua favolosa pizza fatta in casa?? Quella che abbiamo potuto gustare a casa tua, tanto per capirci. Dopo il successo strepitoso della ciambella, ho deciso di lanciarmi e vorrei provare anche la ricetta della tua pizza 🙂
    Un bacione,
    Robby

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    1. BUONASERA DOTTORESSA ROBERTA, IL TITOLO DI DOTTORESSA AD HONOREM, TE LO SEI PROPRIO MERITATA! SCRIVI MOLTO BENE, MI STAI SUPERANDO DI GRAN LUNGA E TRA POCO SARAI PRONTA ANCHE TU PER APRIRE IL TUO BLOG PERSONALE! IL COMMENTO DI OGGI MI HA COLPITO PROFONDAMENTE: HAI FOTOGRAFATO IN POCHE PAROLE LE DIFFERENZE SOCIALI TRA LE BAMBINE DI ALLORA, DESCRIVENDO(O BAMBINI)UN SEMPLICE GREMBIULINO DELLE SCUOLE ELEMENTARI. IL FATTO SCONCERTANTE PER ME E’CHE TU, A DISTANZA DI QUARANTA E PIU’ ANNI, TI SIA RICORDATA DI QUEI PARTICOLARI:SE ERANO STIRATI, IL FIOCCO COME SI PRESENTAVA, I RICAMI, E ADDIRITTURA IN UN CASO L’ODORE FORSE DELLA STALLA…MI RICONOSCEREI CON QUELLO RICAMATO NELLE STANGHETTE SULLA SPALLA, PERO’ DI FOGGIA SEMPLICE E ABBOTTONATO DAVANTI. IL FIOCCO ERA SEMPRE PERFETTO, MIA MADRE CI TENEVA MOLTO E MAI MACCHIATO, GUAI! IL SABATO LO LAVAVA, NATURALMENTE A MANO, LA DOMENICA ERA ASCIUTTO E PRONTO PER LO STIRO. ECCO SULLO STIRO NON GIUREREI CHE PROFUMASSE DI BUCATO, IN QUANTO LO FACEVA ASCIUGARE DAVANTI AL CAMINETTO E POTEVA ASSORBIRE L’ODORE DEL FUOCO…ESSENDO FIGLIA ANCH’IO DI CONTADINI, NON MI SONO MAI POSTA IL QUESITO SE L’OLEZZO DELLE NOSTRE MUCCHE O ANCOR PEGGIO DEI MAIALI, MI FOSSE APPICCICATO ADDOSSO NEGLI ABITI E NEI CAPELLI. NON RICORDO PARTICOLARI RISATE O PRESE PER IL DERETANO DA PARTE DEGLI ALTRI COMPAGNI DI SCUOLA. AFFERMO CHE I BAMBINI NON SONO TUTTI BUONI, BELLI, GENEROSI E DOLCI! ANZI, PURTROPPO ALLORA COME OGGI HANNO INTRINSECA UNA VENA DI SOTTILE CATTIVERIA CHE MANIFESTANO TRA DI LORO APERTAMENTE E SENZA MEZZI TERMINI, NON CONOSCENDO ANCORA LA MALIZIA DEI SOTTINTESI E DEI DOPPI SENSI. QUESTA PICCOLA CATTIVERIA POTREBBE SFOCIARE IN MALEDUCAZIONE VERA E PROPRIA NEI CONFRONTI DEGLI AMICI O AMICHE CHE NON POSSONO PERMETTERSI ALCUNI LUSSI FIRMATI E STRA FIRMATI. A PARTIRE DA UN ASTUCCIO, DOVE GIUSTO OGGI A SCUOLA ALCUNE BAMBINE HANNO FATTO NOTARE A MAI FIGLIA (anni otto)CHE USA ANCORA L’ASTUCCIO DELLA PRIMA ELEMENTARE E CHE ESSO E’ UN PO’ “VECCHIOTTO”…MIA FIGLIA MOLTO DISPIACIUTA HA RISPOSTO CON UAN FRASE DELICATA E NON OFFENSIVA DICENDO LORO CHE NON LO CAMBIERA’ PERCHE’ E’ MOLTO AFFEZIONATA AL SUO PRIMO ASTUCCIO. E FINO A QUANDO CE VNE SARA’ UN PEZZETTINO NON LO CAMBIEREMO, AGGIUNGO IO! GUAI AD ALIMENTARE I VIZI E LE RICHIESTE CONTINUE DEI BAMBINI,VANNO SMORZATI FACEDNO CAPIRE LORO CHE I SOLDI NON SI FABBRICANO DI NOTTE CON UNA MACCHINETTA APPOSITA, MA SI GUADAGNANO LAVORANDO MOLTO SODO E NON RUBANDO. HANNO SOLO OTTO ANNI E GIA’ PENSANO CHE UN ASTUCCIO CHE HA SEDICI MESI DI VITA SIA VECCHIOTTO?? PARLIAMONE GENITORI!!

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  2. Cara Amica, ne deve passare di acqua sotto i ponti prima che io superi la qualità dei tuoi scritti, come ti dicevo qualche giorno fa, tu sei NATA per scrivere!
    Vorrei fare una precisazione: dove parlavo di Angela e del suo grembiule che sembrava sempre provenire dalla stalla NON intendevo assolutamente recare offesa a nessuno e men che meno alle famiglie contadine (di allora e di adesso)!! Io per prima provengo da famiglie che fino a due generazioni fa (i miei nonni, tanto per intenderci) lavoravano la terra e pascolavano le mucche, e lungi da me l’idea di mettere in dubbio la pulizia e la dignità della categoria, ci mancherebbe altro. Il fatto è che i miei ricordi in questo caso sono così nitidi perchè quei casi che ti ho citato erano davvero segnali forti ed esplicativi di condizioni famigliari di povertà e addirittura di miseria, dove la preoccupazione era mettere insieme il pranzo con la cena, e non certo lavare il grembiule della bambina. Se ci ripenso, mi viene tristezza ancora adesso, al ricordo di quel fiocco sfilacciato e di quel grembiule tutto macchiato…
    Detto questo, ti comunico che mio figlio, unico generato da coppia di genitori entrambi lavoratori e quindi a doppio (anche se misero) reddito, ed in quanto tale particolarmente fortunato in quanto può affermare ai quattro venti che non gli è mai mancato l’indispensabile e tante volte ha avuto anche il superfluo, sta frequentando la quinta elementare con lo stesso zaino comprato il giorno in cui entrò in prima. E anche a lui i compagni già l’anno scorso gli facevano notare che molti di loro lo zaino lo avevano già cambiato in terza oppure in quarta! La risposta della mamma (sottoscritta) fu, testuale: “Non vedo perchè dovremmo cambiarlo, visto che è ancora in ottime condizioni e può arrivare tranquillamente alla fine della quinta”.
    Ora come ora, a dire il vero, il povero zaino inizia davvero a mostrare i segni dell’usura e dei cinque anni di utilizzo non proprio “delicato”, ma R. si è comunque da tempo convinto che conviene attendere pochi mesi e poi scegliere un bello zaino nuovo “da ragazzino” per affrontare con coraggio la prima media che ci aspetta al varco. Quindi, come vedi, tra le nostre molte similitudini c’è anche il tipo di educazione che stiamo cercando di dare ai nostri figli 🙂
    Un abbraccio e un bacione,
    R.

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    1. ma no non vi è offesa per la categoria! anzi siamo tutti quanti chi più chi meno provenienti da origini contadini ossia, lavoratori di terra e allevatori di bestiame. Ripeto per tutti che hai scritto davvero bene e mi sono commossa: mi sembra di averli davanti tutti quei bambini, ognuno con la propria storia, ognuno con le proprie lacrime o sorrisi, cuciti addosso nelel pieghe di un semplice e taciturno grembiule di scuola. Brava Roberta! Un abbraccio a tutti quanti.

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