Un’esperienza di vita fuori dal comune.

Sono agli sgoccioli del mio lunghissimo e travagliato soggiorno estivo a Cervarezza. Penso che la prossima settimana vi scriverò da quel di Canali, dopo che avrò riposto la quantità smisurata di oggetti ed indumenti che sono serviti a me e ai miei cari, per trascorrere questi due intensi mesi estivi. Non so se questa volta, in questo post, riuscirò ad esprimervi ciò che vorrei, ciò che sento dentro e mi ha cambiata molto. Ci proverò, ma l’argomento è talmente delicato e grave, che non credo sarò capace di scrivere bene. Mi perdonerete per questa volta e farete finta di nulla, se vedete errori di grammatica o frasi un poco sconnesse. Sono vicinissima con la mia presenza, il mio sostegno morale ad una persona ammalata, alla moglie e al figlio, con tutto l’affetto che possiedo. Quest’uomo, che considero il mio secondo papà, un tempo non molto lontano, era una roccia di intelligenza, grinta, autorevolezza, caparbietà ed aveva un sano egoismo che gli portava a vivere la vita quasi con menefreghismo, realizzando tutto ciò che si prefiggeva con correttezza e fermezza. Attaccato visceralmente alla sua famiglia, soprattutto a suo figlio, adorava la moglie che considerava indispensabile per lui sino a che l’ha riconosciuta. Ringraziando il Cielo era affezionato anche a me, mi considerava la figlia femmina che non ha mai avuto. Questa persona eccezionale, aveva la ferma convinzione di essere un “Highlander” e che mai e poi mai la morte, o una gravissima malattia lo potesse sfiorare. Diceva che i suoi Avi e i suoi antenati lo proteggevano, non sarebbe mai morto, ma si sarebbe trasformato in un essere soave e leggero che aleggiava sopra di noi, ma morire no! Questo mai! Anche se alcuni suoi amici, che avevano provato l’esperienza del “coma” gli avevano assicurato che di là, si stava molto molto meglio che di qua e tornare dentro al tunnel del proprio corpo era stato dolorosissimo. Quindi lui era fermamente convinto che la “morte” intesa come fine della vita e azzeramento del corpo umano, era un parola che non esisteva nel suo vocabolario. Combatte da un anno contro un male incurabile, non ha scampo purtroppo, ce ne dobbiamo fare tutti quanti una ragione. A suo tempo promisi a me stessa ed ai suoi famigliari, che li avrei aiutati e sarei stata vicino a lui e a loro sino alla fine di tutto. Ma non è una fine intesa come tale, non per lui. è solo un viaggio che andrà a fare molto lontano, prendendo l’aereo, perchè la località è  lontana. Ha ancora paura dell’aereo, ma non lo ammetterà mai, è troppo elegante e signore per ammettere una simile debolezza umana! Farò in modo con le forze che ho a disposizione, di far comprendere alla sua famiglia con le testimonianze che ho da lui raccolto in tutti questi mesi, che quella alla quale noi assisteremo (sempre ammesso che non avvenga il contrario…), sarà solo la fine di ciò che lui aborriva, ma sarà una rinascita per lui e per tutti. E’ diverso tempo che desidera andare a trovare i suoi genitori e molti dei suoi amici che ha perso cammin facendo. Forse questa è l’occasione giusta. Che dire? Mi perdo, lo sapevo, ve l’avevo detto. Non so in quanti di voi, hanno vissuto o stanno vivendo in questo momento, una situazione così delicata, ma vi posso giurare che sembra di essere in un’altra dimensione. Voler bene ad una persona, averla accanto da una vita, averla sempre vista in salute e con un carattere  autoritario ed egocentrico, non riesci, o almeno io non ci riesco, ad accettare il fatto che una malattia incurabile lo stia portando via giorno dopo giorno e purtroppo, non riconosca più nessuno. Ho già vissuto questa dolorosissima esperienza con la mia dolce e cara nonna materna, ma ero solo una ragazzina di tredici anni e non comprendevo esattamente il valore di una vita che si sta spegnendo, l’ho riprovata più consapevole ed inerme, con il mio papà pochi anni fa. Non ho potuto fare niente per lui, solo mentirgli e dirgli che sarebbe guarito, non sono riuscita a guarirlo ovviamente e nemmeno i dottori lo hanno potuto fare. Nessuno di noi è riuscito  ad evitargli tutti quegli atroci dolori. Ho ancora i sensi di colpa ed i rimorsi per essere andata poco a trovarlo, in casa di riposo dove poi si è spento, non ripeterò gli stessi errori mi sono detta questa volta. La malattia del mio familiare, mi ha fatto vedere lati di me che cerco sempre di nascondere, abbiamo fatto insieme (quando era lucido e cosciente) lunghissime chiacchierate e risate e mi ha raccontato tanti singolari episodi del suo passato. Mi ha lasciato in “eredità” molte lezioni di vita, lui che ha vissuto veramente a pieni polmoni la sua, mi ha trasmesso valori che credevo perduti per sempre e mi ha insegnato il valore della famiglia, intesa come coppia, con o senza figli. Non avrebbe mai lasciato la moglie, anche se sicuramente in 44/45 di convivenza con una persona, non saranno mancate le tensioni ed i momenti di litigio, non ci ha mai pensato nemmeno lontanamente, qualsiasi cosa fosse successa. Una coppia veramente invidiabile! Belli, educati, colti, eleganti e scanzonato lui, il Gregory Peck della situazione, lei una deliziosa signorina bene, tutta laurea e Chiesa, carina come un’attrice degli anni ’60: dieci anni di differenza d’età ma a loro andava bene così! Strafottente con la vita, ma rispettoso del dolore e delle disgrazie altrui lui, timida, ma rigida e ferrea con le dure regole della vita, lei. Ma questa maleducata di vita, a volte si sbaglia e spara delle maledizioni così a caso, sbagliando i bersagli, e noi, vicini, amici e famigliari restiamo lì a guardare inermi e inebetiti, incapaci di guarire chi soffre. Il ridicolo della cosa è che nemmeno i medici più sapienti, sono ancora in grado di guarire tutti quanti, molto è stato fatto ma gli spari sono sempre più mirati ed agguerriti, ed ogni giorno malattie velenose vengono a farci visita, senza il nostro consenso. Lui ora ha una data di scadenza, come uno yogurt, come un litro di latte, questo non lo accetto, eppure ripeto che non sono novizia a questi mali. Però non sono arrabbiata con la vita, non oggi 1 agosto 2013, anzi! sono grata a lui per quanto mi ha potuto dire ed è riuscito a farsi ascoltare da me che non ascolto mai nessuno e faccio sempre di testa mia, sbagliando spesso. Mi ha dato consigli umani  da vero papà, ha avuto il coraggio di mandarmi a quel paese quando ce n’era bisogno e mi ha elogiata quando era il caso. Da ex insegnante qual era, mi ha tenuto parecchie lezioni di vita, di lavoro, di investimenti, di comportamento, di serietà, di salute, mi ha dato lezioni sino a luglio inoltrato ed io le ho impresse tutte nella mia testa e presto le scriverò. Oggi per me conta solo vederlo, osservare il suo lento e faticoso respiro, vedere che dorme spesso e riposa, anche se con un sonno indotto, non aspetto altro che mi stringa la mano e non me la lasci più, mi riconosce ancora e penso di essere l’unica. Non è un vanto, nella sua mente sono ancora una piccola fotografia in un angolino misterioso del suo cervello che riesce a decodificare, sa il mio nome, non l’ha mai dimenticato. Arriverà e devo essere pronta, anche il giorno nel quale la mia fotografia sarà annientata, come farò? Ha ancora la forza in quelle nodose e scarne mani, me le stringe come un bambino ed io non riesco ad alzarmi in quei momenti ed anche se dovessi correre in bagno, non vi andrei. Sa che mi rivedrà ancora, glielo dico sempre e glielo ripeto, anche se la moglie mi dice sempre “Non svegliarlo”. Io, disubbidiente come al solito, lo sveglio dolcemente e gli parlo, pretendendo dolcemente la risposta, desidero che viva ancora un poco, che si svegli e che partecipi, desidero che non si senta solo e abbandonato. Grazie G.P., per le lezioni e l’affetto che mi hai dimostrato anni fa, quando con mio figlio R., mi hai raccolta ed aiutata a rinascere. Io ci sono, ti parlo, ti sveglio e ti sorrido, tu stringimi la mano ancora………..

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2 commenti

  1. Carissima Fabiana,
    Non penso che questo tuo bellissimo post abbia bisogno di molti commenti, è di una bellezza disarmante, posso solo aggiungere che solo chi ha vissuto o sta vivendo l’esperienza del calvario di una persona cara da accompagnare verso la fine del cammino terreno possa capire fino in fondo il dolore, lo strazio, la sensazione di impotenza e lo sconforto che si prova.
    Come sempre, hai trovato tutte le parole migliori per descrivere e condividere con dolcezza e delicatezza il momento che stai vivendo, brava.
    Un abbraccio,
    R:

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    • Grazie Roberta e ben tornata alla tua scrivania ed al tuo importante e laborioso incarico! Solo ed esclusivamente chi lo ha già vissuto, lo può capire e comprendere sui brividi della propria pelle….per me è già la terza volta nel corso del mio mezzo secolo di vita, mi chiedo come riuscirò questa volta, che ho l’età e l’esperienza ad affrontare e ad elaborare questo lutto. Soprattutto vorrei essere di conforto, portare allegria e gioia e solo pochi melanconici ricordi ai familiari. Questo avrebbe voluto lui, gioia, grandi pranzi e risate. Ci proverò anche questa volta, non sarà facile: l’affetto che mi lega a lui non è da cognata a cognato, ma è affetto filiale. Buona giornata!

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