Le 150 sfumature del corteggiatore per errore. (lettera E)

 

E come eremita. Finalmente avremmo trovato il corteggiatore ideale, risparmioso sotto e sopra tutti i punti di vista.  Potrebbe essere la persona idonea a condurre una vita senza sprechi, riciclando e usando criterio in ogni azione che compie. E’ un tagliatore di teste e di spese esemplare, le uniche cose che non taglierà mai, (non conoscendo barbieri ed estetisti ) su se stesso sono: barba, capelli, unghie e denti. Alla luce a risparmio energetico dell’ enorme crisi economica, persistente ed aumentante (licenza poetica ndr…), lo dobbiamo cercare con il lanternino e scovare, prima che qualche altra pollastrella se lo aggiudichi.  Nell’immaginario femminile è l’uomoforever, il compagno salvadanaio perfetto, il marito praticante, non le posizioni del Kamasutra, (molto gradite peraltro alle ancelle), ma dedito alla spending review in ogni sua sfumatura, applicandola per tutta la vita. Sua e di chi avrà la fortuna/coraggio di stargli accanto. Per questa creatura, nata all’interno di caverne materne con l’ausilio di boschetti sconosciuti, l’habitat che gli si confà maggiormente è un ambiente ancora poco antropizzato, perciò rovinato, dalle donne. Mi sento di affermare che la capanna,  la caverna, o un tunnel sotterraneo scavato con unghie e piedi,  continuino ad essere dimore a lui molto gradite. Purtroppo all’occhio spietato e critico delle donne, non potranno sfuggire molti particolari che lo potrebbero discriminare dal corteggiatore “fico” o “ganzo” per eccellenza, che tratteremo più avanti. Ho affermato poc’anzi che egli ha costi propri di manutenzione pressochè nulli, infatti non si reca mai dal barbiere, dal dentista, né dal sarto, o tantomeno dall’estetista, per farsi estirpare unghie lunghe a rovo e attorcigliate su se stesse. Non va al supermercato ad acquistare bagnoschiuma, dentifrici al lime, shampoo al caffè o balsamo all’olio di anguilla per ammorbidirli. Non usando biancheria di nessun genere, ma indossando solo una pelle di coniglio, trovato morto e da lui cucinato al naturale, non sa che esistono polveri e liquidi per igienizzare gli indumenti. Esso, trattandosi di una via di mezzo tra l’uomo ed un peluche, a volte  decide di uscire dalla capanna,  per andare a procacciarsi il cibo, (anabolismo) oppure a disfarsene, con il processo opposto del catabolismo, senza usare nemmeno la carta igienica, ma pulendosi con grandi foglie d’acero. Il processo del catabolismo potrebbe essere scambiato per un terremoto o per un acquazzone, con tuoni e fulmini in arrivo. Per il bidet, usa l’acqua fresca del laghetto adiacente la sua dimora. Solitario di natura, poco incline alla vita sociale, esce poco di casa e se qualche indigena ha la fortuna di vederlo di nascosto, può osservarne i tratti somatici e decidere se lasciarsi cacciare da lui. Cammina molto curvo, non riesce più a distendere le gambe e la schiena, le braccia sono conserte e le mani soffrono di artrite reumatoide per la molta umidità della sua abitazione. Tale posizione rannicchiata e fetale, è dovuta alle centinaia di ore che trascorre, seduto per terra a gambe incrociate, nella speranza di accendere un fuocherello. I capelli per usare un eufemismo, sono scarmigliati, lunghi sino alle ginocchia, accompagnati da pidocchi e pulci, paiono rovi e cespugli, non è infrequente che alcuni uccellini facciano il nido sulla sua testa. L’incauta fanciulla, pur non vedendolo ne potrà avvertire la presenza anche se egli è lontano, annunciato da quel suo inconfondibile odore di selvatico misto a sterco di piccione. Ha pellicce ecologiche di peli suoi ovunque, di conseguenza non abbisogna di termosifoni o condizionatori. Per questi motivi possiamo dire che è un ragazzo di campagna, abita a fianco dei suoi cugini, (di campagna) non è un ragazzo di strada, pur vivendo ai margini della città. E voi non crediate di prendervi gioco di lui. Nel momento in cui, dovesse scorgere in lontananza una forma ginoide riconducibile a cibo, cioè la vostra sagoma, dovrà pensare se cacciarvi con arco e frecce, per poi stordirvi, mettervi in concia, impalmandovi nell’esatto senso letterario della parola, cuocendovi a fuoco lento, quello che tenterà di preparare con le sue callose manone, gustando poi il tutto con i suoi Cugini di Campagna. Oppure, come seconda alternativa, egli aprendo bene quegli occhi a fessura di animale braccato, viene inspiegabilmente attratto dalle vostre morbide e succulenti carni, lo si deduce dalla pelle del coniglio che non sta più al proprio posto, ma inizia a ballonzolare. Deciderà così, stupendosi di quel che sta per fare, di invitarvi a gustare una cenetta intima in riva al lago, mano nella mano, peli nei peli, a base di pesce fresco, appena pescato. Voi felici e cinguettanti, certe che non rimarrete zitelle a lungo, spererete che esso propenda per la seconda soluzione.  Per esperienza vi dico di non illudervi:  non vi porterà con la sua Porsche sul lago di Como, nei pressi di Laglio con vista  George Clooney a Villa Oleandra. Per invito a cena, il corteggiatore gobbo ed eremitas,  sdentato, peloso e fetoruso,  intende dire che andrete a procacciarvi il pesce, pescandolo con le vostre mani, direttamente nelle acque del laghetto. Essendo voi donna, e lui homo poco sapiens e molto ecologicus, vi potrà aiutare nel darvi un bastone assai appuntito per centrare la trota o la carpa. Sperando nella buona sorte, se vi va bene ne pescherete due, ve le farà pulire e dato che siete donna, vi chiederà a mugugni e simboli, di cuocerla, mantenendola morbida e senza lische, per preservare le sue gengive, non prive di tartaro. Ma come fare,  senza gas e senza fornellino elettrico? Vi  sarà impossibile e a questo punto, incavolate nere, arrabbiate come l’ultima delle indigene abbandonate, mazziate e ancora non cornute,  spettinate,  con il tubino Chanel ridotto a Mocio Vileda, estraete dalla vostra Kelly, l’accendino. Lo posizionate sulla coda del suo coniglio et voilà! Il fuoco è fatuo, cioè fatto ed il dado tratto, nonché il pesce cotto e mangiato!

……….ricetta da inserire nell’ultimo libro della Parodi: la preda, caccaita, impalmata, speziata e deglutita.Buon appetito e attente agli uomini al naturale, non è tutto oro ciò che luccica. Con preavviso, Fabiana.

Le 150 sfumature del corteggiatore per errore (lettera D 2).

 

D come dandy o damerino oppure, confidenzialmente “dindirindindino”. A Reggio Emilia e dintorni, lo chiamano appiccicandogli il nome di “DINEIN” se è di bassa statura, “DINETT”, se arriva a malapena al metro e settanta, “DINOUN”, se non entra negli ascensori. Simpatici vezzeggiativi, che lui non ama, essendo molto fine ed altezzoso, ma per consuetudine e per differenziarlo dagli altri corteggiatori per errore, continueremo a chiamarlo così. E’ un uomo, (ci si augura!) singolare e atipico, raro ed introvabile esemplare di corteggiatore perfetto e senza difetto, fermo restando il Capostipite per eccellenza,l ‘unico ed il solo, riposto nella teca di cristallo Swarovski al Museo. Per le caratteristiche eleganti e sopraffine, in lui intrinseche dalla nascita, risulta molto difficile da gestire, quasi incompatibile con la razza umana femminile, semplice, normale e bonacciona, che vorrebbe andare al sodo in tempi ragionevolmente brevi. Mi spiego meglio: le femmine, desiderano copulare con susseguente procreazione, prima di andare in pensione. Anch’egli però un difettuccio ce l’ha: è una puzza di naftalina e trielina mescolate con una punta di Sassolino, che si diffonde dal naso in poi. E’ bene che le papabili, ma non le papamobili, attenzione, si preparino ad un’impresa titanica o ai tempi nostri “concordianica”, per essere portare da Sua Raffinatezza all’altare maggiore e poi al talamo nuziale. Elle, o esse, insomma le dame, si preparino in casa una grossa scorta di deodoranti per ascelle e intimità varie, di diverse profumazioni: suderanno parecchio e ne abbisogneranno spessissimo! Non credano le amate puritane di essere da Sua Eleganza, corteggiate ed irretite al primo appuntamento. In tutta probabilità, con il caratterino che si ritrova, pretenderà il contrario. Vorrà essere lui essere adulato ed ossequiato dalle prede, che diventeranno, loro malgrado, corteggiatrici, con regole ferree imparate nei college esclusivi di Oxford. Dindirindindino, dal canto suo e dall’alto del suo sguardo di ciglia con mascara in abbondanza, sempre misterioso e sfuggente, farà già la grazia ed il regalo di esistere. Ma vediamo di restare calme e serene, focalizzandoci sulle componenti del suo essere, tenendo bene a mente, che Egli, cioè Sua Eleganza, non nasce nudo e sporco come noi miserrimi, ma esce allo scoperto già lavato, pettinato, vestito di tutto punto e con le scarpe lucidate. Dicendo all’ostetrica, che è appena ritornato da un ballo durato nove mesi e assai movimentato, la poverina incredula ma basita, fa finta di credergli! Da qui in poi, condurrà tutta la sua vita, all’insegna dell’eleganza, della finezza, della perfezione e dell’originalità, non solo nel vestire e nell’abbigliarsi, ma anche nei gusti personali in fatto di scelta delle pulzelle, mature al punto giusto, naturalmente illibate, con tanto di certificato del ginecologo e senza un boccolo fuori posto. Il suo tipo di donna, reincarna alla perfezione il prototipo “Rossella O’Hara” lui naturalmente se la incontrerà, se la svignerà via col vento, pur somigliando a quel manico di scopa con le tarme, di Ashley Wilkes. Per il dispiacere di donne bene in carne, morbide, accoglienti e materne, non corteggerà mai una contadinotta della bassa padana, oppure una preda con davanzale fuori misura. Ricercherà nelle presunte “corteggiande”, una superiorità intellettiva,che Sua Sapienza possiede. Uomo tutto d’un pezzo, soffre per questo spesso di mal di schiena e cervicale, usa incipriarsi il naso, i pochi e cadenti peli che ha sotto alle ascelle e all’interno narici, emulando la sua musa per eccellenza Wanda Osiris. Si adorna con campanellini di bisquit, che nasconde tra le basette o appende alle orecchie, per annunciare il suo arrivo con un lieve tintinnio natalizio. In questo modo, discreto ma deciso, le appetibili ed appetitose damine, potranno avere il tempo di srotolare il tappeto rosso d’ordinanza, di lana mohair, rara fibra ottenuta dalla lavorazione del pelo della capra d’angora. In questo modo, il manichino vestito, camminerà su di esso, ondeggiando, e a tratti, si solleverà da terra, possedendo anche il dono della levitazione. Tra un balzo e un ondeggio, arriverà al cospetto del corpetto con pizzetto della leggiadra creatura. Non appena sarà a distanza di abbraccio, Sua Levissima, con mani scarne e lunghe, le dita con unghie appuntite e dipinte, farà un tentativo di abbracciare colei che ansima. Ma, levitando in continuazione, non vi riuscirà, risulterà sfuggente, viscido come un’anguilla del Po ed anacchiappabile(traduzione: non acchiappabile). Grazie alla levitazione che gli consente di farsi parecchi giretti qua e là, può conversare amabilmente con più di una ragazza per volta, mostrando anche il dono dell’ubiquità. Confonderà le proposte amorose, le dichiarazioni con intenti, questo è certo, sbaglierà i nomi delle pedine, ma per quella sua totale rigidità e fermezza, in tutti i sensi, non è ritenuto adatto alla procreazione. Ebbene sì, mie dolci meringhe, Sua Rigidità, mancherà sempre e con chiunque tenti l’approccio, di un componente essenziale per l’ottima riuscita del connubio carnale atto al proseguo della specie dei Corteggiatori per errore: il raro e oramai introvabile dono della lievitazione naturale.

per le vostre torte e ciambelle, usate sempre Lievito Bertolini: fa tanto bene a grandi e piccini!

Instancabilmente vostra e mia Fabiana.

Le 150 sfumature del corteggiatore per errore (lettera D 1).

Trotterellanti ragazze d’ogni età, guardando su di una rivista, una fotografia della signora Valentina Cortese, nata nel 1923, nella quale si presentava per la prima volta al pubblico, senza il foulard d’ordinanza, ben calato sugli occhi, ho potuto apprezzarne il volto per intero. E’ ancora di una bellezza disarmante e dolcissima.  Paragonando le fotografie di quando era molto giovane e portava il capo libero dai suoi amati  foulard, capisco perchè abbia fatto perdere la testa a corteggiatori veri del calibro di Giorgio Strehler, Orson Wells, Federico Fellini, Richard Basehart sino all’ultimo marito, Carlo De Angeli, farmacologo e commendatore. Noi invece ci dobbiamo accontentare oggi, di studiare le caratteristiche e il comportamento di un altro esemplare non originale, che fa quello che può, ma che come i confratelli ha le sue belle peculiarità.

D come dentista. Trattasi di uomo, colto,  educato, pulito, raffinato conoscitore delle buone e salubri maniere, laureato e molto distinto. Non necessariamente è ciò che si può definire un gran bell’uomo, bello nel senso estetico e con i canoni classici della bellezza: alto, muscoloso, biondo, occhi azzurri, molti capelli ben curati. Possiamo invece affermare, senza ombra di dubbio, che costui è pulito ed igienizzato dentro e fuori. Prima di presentarsi al primo appuntamento, con la donna che lo ha colpito e che intenderebbe conquistare, esegue una serie di pulizie su se stesso in modo quasi maniacale. Dalla sua assistente di poltrona e di letto, si fa fare una pulizia per togliere il tartaro in eccesso, anche se l’ha eseguita il giorno prima, chiedendole di insistere molto nelle fenditure dentali sino a farsi sanguinare le gengive, indice, peraltro di buona salute, si diceva un tempo. Poi va dal callista per farsi estirpare eventuali calletti presenti, nei piedi, tra un dito e l’altro o sotto di essi. Per sicurezza e tranquillità, si fa mettere anche “la base”, cioè lo smalto trasparente per uniformare il colore delle unghie. Dopo queste due fondamentali operazioni, si reca dall’estetista, consigliata dall’assistente di poltrona, per l’operazione più dolorosa che esista per un uomo: la depilazione totale in ogni angolo della sua struttura corporale, o corpo se vogliamo abbreviare. Una volta, lavato, lucidato, rapato, cioè privato dei simboli maschili per eccellenza i peli, detartrizzato, privato dei calli e callosità varie, prende la sua ventiquattr’ore, dopo averla riempita con alcuni strumenti che un dentista usa di solito nel proprio gabinetto dentistico. Si reca all’appuntamento, suona il campanello della donzelletta, che tutta felice , incredula e sculettante, per aver trovato un laureato in igiene dentale, apre la porta. E chi si trova davanti? Il dottor Jekyll in persona. Togliendosi il cappotto, invece di ammirare un completo maschile gessato sul grigio tortorella, con camicia bianca recante il logo della loggia dei dentisti, indossa un camice bianco allacciato dietro, come fosse nel suo gabinetto. Nel togliersi il Borsalino originale e non la volgare imitazione, che aveva in principio colpito molto la ragazza, ella, stupita ma non stupida, vede che indossa la mascherina igienica con elastici, gli occhiali anti spruzzo di saliva e sotto un paio di guanti in daino, i guanti in plastica usa e getta. lei rimane paralizzata e lui imperterrito prosegue nella svestizione:  sotto quel bel paio di  stivali Ralph Lauren  che cosa ci saranno mai? Due calli rimasti in bella vista? Un’unghia incarnita che sbuca da un calzino? Una puzza di creolina che usa per disinfettare la biancheria? Nulla di tutto ciò. Due paia di ghette e calzari da ospedale, color verde sala operatoria. A questo, punto la ragazza, vacilla, si spaventa e gli domanda un bicchiere d’acqua, lui prima di dargliela le sorride, con ghigno a 48 denti bianchissimi, che più bianchi non si può, frutto di una sbiancatura con acido muriatico, la fa accomodare in poltrona e apre la famosa valigetta. Lei, trema, ma lui dopo averle fatto una carezza, le mette il classico tovagliolo con pinzette e le dice di aprire “forte forte” la bocca. Lei esegue, mentre una lacrima le scende sul viso e lascia una scia di fondotinta sino alle ghette di lui. Orrore allo stato puro, ora non esita più, le fa un’analisi spietata delle gengive, dei denti, delle mandibole e con una pila potente a luce bianca, controlla se per caso in bocca ha carie, denti fasulli, capsule, ponti di Calatrava o denti d’oro, ben sapendo che l’oro in questi giorni sta oscillando leggermente verso il basso. Si sofferma soprattutto sulle gengive, come si fa quando si desidera acquistare un cavallo: la gengiva non mente, se è sana il cavallo, in questo caso la puledra, si può conquistare. Il momento è imbarazzante e pericoloso assai, qua occorre prendere una decisione rapida ed indolore: quando il dentista, estrae dalla valigetta la siringa per farle pure l’anestesia, la signorina, che si suppone rimarrà tale ancora per tanto tempo, si toglie il bavagliolo, si alza dalla poltrona e strappandogli con i denti, (tutti originali e tutti sani) il grembiule e la mascherina, gli sussurra: dolcezza, saltiamo i preliminari e andiamo al dunque!

Buon appetito e non dimenticate di lavarvi i denti prima di andare a dormire! La vostra igienica fabiana.

Odio le polemiche sterili.

Cerco di rispondere nel modo più educato possibile alle due striminzite
righe dedicatemi dalla signora Cagossi Fabrizia, edicolante di Canali, che non capisco il perchè si sia sentita chiamata in causa. La mia lettera non era rivolta assolutamente ai Tabaccai o a chi vende sigarette e i generi che ho menzionato, ma avrebbe voluto essere  un tantino più profonda e seria. La signora, vendendo i quotidiani, oltre ad altri numerosi generi di tabaccheria/edicola, dovrebbe conoscere a menadito l’uso che si fa di un giornale e nella fattispecie a che cosa serve un  quotidiano, cioè un insieme di fogli con un odore particolare, che esce tutti i giorni, aggiornandoci su come va il mondo. Il mestiere del giornalista o di chi scrive su un giornale, a volte può risultare antipatico, a volte esagerato, ma rimane pur sempre un mestiere di diffusione capillare dei fatti, serve non solo per informare, ma anche per esprimere, in modo elegante e corretto, le proprie personali opinioni. In particolar modo, questa interessante e
ben curata Rubrica “Noi Reggiani”, dà la parola a molte cittadini/e,
permettendo loro di fare osservazioni e commenti.  A volte si ricevono
critiche costruttive ed interessanti, scambi di pensiero, pareri
diversi, ma dovrebbe restare fermo e saldo, il principio della buona
educazione, anche nel dialogo scritto. Non dovrei essere io a ricordare
alla signora, che ci sono migliaia di persone dipendenti dal vizio del
fumo, che sviluppano tumori maligni ai polmoni o altri organi,
procurando non solo i decessi dei soggetti, ma caricando le USL e la
nostra società di costi altissimi, in termini di danaro, per curarli.
Non credo glielo abbia ordinato il medico di “pipparsi” un pacchetto di sigarette al giorno! Da semplice cittadina che ha subito
molteplici lutti di persone care per tumore, in tutta onestà credo che
alcuni tipi di tumore, sarebbe opportuno non andare a cercarseli. Le
parlo da ex fumatrice accanita, circa 20/25 sigarette al giorno, questo
sino a nove anni fa. Continua a leggere “Odio le polemiche sterili.”

Fase numero due: il rigore e la serietà dell’autunno/inverno.

 

In questi giorni sono molto svogliata e non decisa a riporre nei cassetti e negli armadi, gli abitini leggeri e sfiziosi ed i costumi da bagno, che ho indossato da maggio sino a pochissimi giorni fa e che al pomeriggio, indosso ancora. C’è ancora un bel sole caldo, la temperatura è ottimale e qualcosa con le spalline, in certe ore della giornata lo metto volentieri.  Sto protraendo giorno dopo giorno, il cambio degli armadi (ma non avevamo appena fatto l’altro?!). Termine errato e non appropriato, ma noi umani continuiamo a chiamarlo così. Sembra che almeno due volte all’anno acquistiamo armadi, comò, cabine armadio e cassettiere nuove, per metterle nelle nostre dimore. Non sono mentalmente pronta per togliere dalla mia vista e dal mio corpo, quegli indumenti leggeri, sottili, confezionati con poca stoffa, che mi hanno avvolta per 5 mesi. Soffro molto il caldo da tanti anni, il solo pensiero di ri indossarre abiti invernali chiusi con cerniere e bottoni, pantaloni di vigogna, stivali (non li metto più, mi fanno non sudare ma trasudare!), cappotti e giacche a vento, cuffie o berretti di lana, le sciarpe toglirespiro,  calze velate o calzemaglia, mi fa venire un capogiro! Per non parlare delle scarpe chiuse! I miei alluci valghi gridano vendetta e si infiammano, non ne vogliono sapere di venire rinchiusi in due cassette di pelle o simil pelle. A quasi cinquant’anni mi sento ancora bene e a mio agio, dentro a quegli scamiciatini colorati estivi, comperati a volte al mercato, a volte anche all’ Oviesse, spendendo pochi euro, come facevo vent’anni fa. Non mi vedo ancora ridicola e non mi imbarazza indossarli, mi ci sento come a casa mia e non riesco a cambiarli o a sostituirli con abiti più sobri anche se leggeri. Ci deve essere un’occasione “mondana” o un evento particolare perché io mi infili ancora un tubino firmato, coordinato con scarpe e borsetta! Osservo invece tante altre donne più o meno giovani, che hanno già cambiato nel corso degli anni, almeno tre volte, tipologia di abbigliamento, scegliendo capi sempre più scuri di colore, anonimi, tristi,  con colori spenti ed ammalati, che mettono una certa soggezione. Io, cocciuta e abitudinaria allo spasimo, non sono ancora nell’ottica da “tailleur” autunnale, che fa tanto signora bene o cassiera di banca, che fortunatamente non sono più. Il rigore e la serietà che certi abiti mi trasmettono, seppur eleganti e di ottima fattura, mi mettono addosso una certa melanconia. Un accenno lo vorrei mettere anche su certe borse da generale delle S.S., per me sono terribili, severe, se le guardo al braccio o al polso di altre signore, provo un brivido di paura. Amo i colori accesi, i fiori, le paillettes, amo le simpaticissime borse Braccialini, non bado se un mio abitino estivo non è più di moda, l’essenziale è che io lo senta ancora mio e mi faccia stare bene quando lo indosso. Quest’anno comunque non li riporrò nell’ultima cabina armadio, lontana dai miei occhi: voglio continuare a guardarli e a toccarli, di nascosto, aspettando con ansia il momento di metterli ancora. Se avrò qualche momento di struggente malinconia autunnale, classica per noi donne, tipico sintomo anche di qualche inevitabile cambiamento ormonale, mi basterà aprire l’armadio e strofinarmi sulla guancia un copricostume di voile estivo, sentirne il profumo di pulito e di stiro, per stare subito meglio. Non riesco nemmeno a staccarmi, da un paio di comodissime ciabatte infradito color fucsia acceso, tanto di moda quest’anno, le famose Birkenstock, nate a Langenberg in Germania. Mi sono decisa ad acquistarle anch’io, sentendo che erano comodissime, ma io, amante dei fronzoli non mi ci potevo vedere con quel paio di ciabatte da infermiera tedesca!Non sono belle esteticamente, non sono un sabot di pitone, con il tacco dodici, ma la comodità e il non dolore alla schiena che ho avuto nell’estate, sono impagabili. I miei innumerevoli sandali, sabot, e scarpe estive con tacchi spaventosi, adatti ad una ballerina del Bagaglino sono archiviati nell’armadio delle scarpe e vi rimarranno per molto tempo ancora. Non sono pronta ad estrarre le borse invernali, meglio una “bag” di stoffa ripiegabile e riciclabile, che sta dappertutto, o una “sporta” di rafia colorata e piena di conchiglie. Il mondo è strano, si cambia con gli anni e con il vedere che gli altri cambiano, che tutto ruota ma poi ritorna. Come gli amori, quelli veri ed autentici ritornano sempre, come le stagioni sempre 4, sempre quelle, come l’ odore fresco e leggero delle mie vestine estive, che non vedo l’ora di indossare ancora, per sentirmi libera e leggera dai fardelli pesanti, che la vita ci regala.

Buon cambio di biancheria a tutti!

No, all’editoria a pagamento!

In Italia vengono pubblicati mediamente 55000 libri ogni anno. Tutti gli Editori italiani, grandi, medi o piccoli che siano, ricevono ogni giorno decine e decine di manoscritti da valutare  da perfetti sconosciuti, speranzosi e bramosi di veder pubblicato e possibilmente venduto, il loro libro. Non ho dubbi che queste persone, tra le quali la sottoscritta, mettano nelle parole che esprimono, attraverso il loro manoscritto, tutta la loro anima, i loro sentimenti, la loro fantasia ed il loro cuore. Questo al di là del risultato che il libro potrebbe avere, che il contenuto piaccia e sia un successo, oppure che siano parole al vento e risulti essere una grande delusione letteraria. Un Editore serio e competente, pubblica un manoscritto ogni sessanta circa ricevuti, valutandolo attentamente. C’è chi invece pubblica “la qualunque”,traendo profitti nel fare pagare quasi totalmente gli sconosciuti autori, non consapevoli della “beffa” alla quale stanno andando incontro. Questi ignari,
ma speranzosi scrittori, se non possiedono cognomi di un certo calibro,
oppure se non hanno pubblicato almeno un altro titolo,ricevono indecorose ed offensive proposte di pubblicazione a pagamento. O “con piccolo contributo” come lo definiscono i “felloni” ma in termini di migliaia di euro. Fatta la doverosa e scontata premessa,che tutto ciò che viene scritto o pubblicato nel mondo, non è
degno di essere chiamato “opera letteraria”, fatto salvo che una quantità imprecisabile di titoli non sarebbe nemmeno adatta per accendere il caminetto, diciamo “NO” alle porcheri, e “SI’ agli scritti veramente validi ed interessanti. Stop, senza divisioni e squadre di Editori a pagamento, Editori senza pagamento ed ….Editori a doppio binario. Cioè quelli del sì e del no, quelli del “dipende”. Continua a leggere “No, all’editoria a pagamento!”

Le 150 sfumature di un corteggiatore per errore. (lettera C 1).

C come cubista. Deliziate e deliziose future prede, questa sera ci occuperemo di un tipo di corteggiatore  inconsueto, assai poco incline alle ginnastiche, alle fatiche

Italiano: Il Gabibbo a Senigallia scaricata da...

e alle contorsioni da idraulico. Il soggetto in questione, non ha molta voglia di lavorare dietro una scrivania, ne tanto meno desidera allevare mucche e cavalli, pulire le stalle, o stare sveglio tutta la notte per svolgere il mestiere di ostetrico e veterinario. Evita la carriera militare, non si iscrive a concorsi pubblici, non fa la raccolta differenziata, ma passa tutto il giorno ad esercitare quei quattro flaccidi muscoli che si ritrova. Ottiene pochi risultati, l’unica cosa che gli riesce bene è indossare i costumini adamitici, che gli serviranno in scena. Troppa fatica e sudore. La fiacca e la svogliatezza cronica, che invadono ogni fibra del suo corpo, lo hanno convinto a seguire un corso rapido di “Lap Dance”, per corrispondenza e via Internet. Non verrà mai promosso, quando si muove e si dimena, sembra il Gabibbo, non ha grazia e nemmeno sensualità ,è goffo ed imbranato, ma vuole ardentemente abbracciare quella pertica di metallo. In genere questo tipo di danza erotica, (Lap dance) è svolta da donne semi nude, che compiono passi di danza, a distanza ravvicinata con lo spettatore pagante e sbavante. Più precisamente, hanno il loro “didietro” a pochi centimetri dal “davanti” dello stesso. Non dimentichiamoci che ci sono limiti di “toccamenti” regolamentati dalle leggi locali ed i “palpeggiamenti allo stato brado”, che potrebbero nascere spontanei, dovuti ad uno stato di eccitazione comprensibile, sono considerati oltraggio al pudore e pertanto punibili con sanzioni pesanti. Per sanzioni, intendo che lo spettatore con “la mano morta”, dovrà infilare negli slip con il filo interdentale della ballerina, una montagnola di bigliettoni da cinquecento euro. In questo caso, per catturare la ragazza e farla propria durante il numero da circo, si capovolgono le situazioni completamente: è l’uomo, o meglio questo tentativo d’uomo, che esegue la “Pole dance”, nome corretto che sta ad indicare evoluzioni artistiche con attorcigliamenti vari pseudo perfetti, attorno ad un palo o pertica che dir si voglia. Egli, bocciato ai corsi on line, credendo di non far fatica alcuna, cerca di dimenarsi sbattendo ciglia lunghe dieci centimetri, allungate con il delineatore per occhi (alias eye liner). Vuole far cadere la donzella ai suoi piedi la sera stessa della sua esibizione, sapendo che sarà la prima e l’ultima. Quando il corteggiatore per errore, si prepara all’interno del camerino, deve ungersi con olio d’oliva extra vergine, prima spremitura a freddo, l’interno e l’esterno delle gambe, il bacino, la schiena, le braccia e le mani. Cosparso di olio da capo a piedi con l’aiuto di un inserviente, si fa spazzolare con un ramo di rosmarino, ed è pronto per la cottura alla spiedo. Questo sistema, pratico e poco costoso, gli servirà per evitare di spellarsi e scorticarsi vivo, mentre tenterà l’amplesso con il palo. Tenderà però ad esagerare nell’oliarsi e scivolerà dalla pertica, direttamente in braccio alla dama, che stupita e spaventata caccerà un urlo alla Tarzan. Egli, sudato ed oliato, la guarderà fissa negli occhi, scusandosi per averla imbrattata tutta. Brutta mossa! Maldestro tentativo di farle credere che è già innamorato cotto allo spiedo, tanto da voler rimanere in braccio a lei, tutta la serata, senza finire il numero per il quale è stato pagato. Ma la dama, non ci crede, non sente il profumo del rosmarino e giudicandolo ancora crudo, non solo, non gli mette  “la paghetta”, nei boxer, ma vista la situazione, gli infila senza pietà in bocca, il ciucio di suo figlio, sentenziando che egli non è maturo per una relazione seria e durevole.

Questa è la vita, care amiche mie, buon appetito a tutti!

Fabiana.

Le 150 sfumature di un corteggiatore per errore. (lettera C2).

Care dame, donne, donzelle,
danzatrici e dirompenti sognatrici, stiamo imparando l’ A, B e oggi
il C, di questo personaggio emblematico, ma fondamentale nella vita
di una preda. Vi siete mai chieste perché ci chiamano prede e noi,
benevolmente ci lasciamo chiamare così? Non possiamo rompere una
tradizione ultra millenaria e con un cenno, quasi di rassegnazione,
continuiamo più per apatia che per convinzione a volere a tutti i
costi un Corteggiatore che ci faccia sentire uniche, speciali,
bellissime, prive di difetti fisici e psicologici, sensuali, perfette
come fidanzate, mogli, mamme, amanti, lavoratrici e ottime
casalinghe. Insomma, per farla breve, il nostro maschio, predatore da
sempre cerca a sua volta, una razza in via d’estinzione. Tratteremo
più avanti le 1500 sfumature di una preda perfetta, ma questo non è
il momento consono. Se crediamo di esserci già fatte un’idea, del
corteggiatore fasullo, del clone di quello riposto nell’urna al
Museo, attenzione: non è la verità. Stiamo all’erta: orecchie e
occhi ben aperti e puliti perché le sfaccettature di costui, non
terminano mai, osservandolo bene e captando ogni suo più piccolo
atteggiamento non potremo più sbagliare, ma se invece, abbassiamo le
difese ed iniziamo a sbatter le ciglia in modo languido e trotesco è
fatta! La rete per noi, pescioline da grigliata è pronta e noi cotte
e mangiate. Buona lettura!

C come cantastorie. Il soggetto
in questione, è uno dei più antichi e popolari corteggiatori della
storia. Va a caccia ovunque, soffermandosi soprattutto nelle piazze
dei paesi, dove, con gli strumenti musicali a sua disposizione,
canta, suona e balla, raccontando a tutti le storie che ha vissuto e
quelle che vorrebbe avere. Si presenta a noi, spavaldo e impomatato
di lucido da scarpe su quei tre peli in croce, che di solito porta
sulla calotta polare. Di media o bassa statura, sedere basso e passo,
gambe con la merlite acute, calza scarpe con le stringhe, ove al loro
interno ha infilato dei rialzi per sembrare più alto. In genere
indossa baffi lunghi arrotolati su se stessi, cura molto questo
particolare, tingendoli con lo stesso colore di quei famosi tre peli.
Quando suona la fisarmonica, strumento ingombrante tende a sudare
parecchio e, chiedendo il permesso alla dama sognante, toglie la
camicia, rimanendo con la maglietta della salute, che però non gli
impedisce di mostrare alla folla, la folta ma incolta, coperta di
peli sul torace e sulla schiena, che cerca di estirpare con il
decespugliatore, facendoseli rasare dal suo migliore amico, che a sua
volta è calvo totalmente. Non possedendo caratteristiche fisiche
sexy ed audaci, cerca di ingannarci, come può, usando questi
mezzucci, però facilmente individuabili all’occhio, degli occhi
esperti ed avvenuti di una donzella furbetta. Da qui, l’appellativo
“Cantastorie” o “raccontabugie” e se vogliamo rimanere in
tema di dialetto Reggiano, lo chiameremo “Cuntabali”. Se desidera
far colpo subito o mai più, adotta ancora ai giorni nostri, l’antico
stratagemma insegnato dal ruspante, ma oramai imbalsamato, Bobby
Solo, dal defunto Little Tony, dallo straniero Elvis Presley, del
quale cerca anche di imitare il noto movimento del bacino, ottenendo
solo un blocco alla schiena totale alla colonna vertebrale. Quale
stratagemma vi chiederete? Ricordate la prima bottiglietta in vetro
di coca cola, a forma allungata e tondeggiante? Orbene, il Cuntabali,
sempre aiutato dall’amico un po’ sfigato, se la fa posizionare di
traverso, dentro agli slip, per non far scoprire l’inganno. E qui ci
racconta un’altra delle sue storie. In genere spalanchiamo gli occhi,
che rimangono per ore incollate all’attrezzatura, ma se per puro
caso, vogliamo toccare con mano il prodotto da acquistare, scopriamo
l’inganno e ci adiriamo non poco,. Diventiamo delle iene, per la
rabbia di essere state ingannante, siamo anche capaci di dare due
schiaffi al fetente, in piazza, davanti a tutti. Qui ragazze mie
dobbiamo fare una scelta: o crediamo al voluminoso disturbo che ha in
mezzo alle gambe, oppure abbiamo un ragionevole dubbio su cotanta
misura e decidiamo di dare una fugace ma rivelatrice toccatina, con
la scusa di indicargli che ha “la bottega aperta”. E qui ci
giochiamo il futuro: se tocchiamo, lui potrebbe pensare che non siamo
più illibate, oppure facciamo finta di credere e comperiamo Arrigoni
a scatola chiusa. Poi non venitemi a dire, che siete state ingannate
e volete restituire l’acquisto al mittente: donna avvisata…Il
nostro corteggiatore, di solito in tenerissima età, ha seguito corsi
di musica, ha imparato i gorgheggi ed i solfeggi, gira sempre con
una chitarra al collo, un oboe, una fisarmonica, oppure un violino .
E’ capace di serenate spacca timpani pur di conquistarci, sa fare
sviolinate come nessuno, ce le canta e ce le suona perbene, non
risparmiandoci nemmeno un do di petto. Se proprio se la vede molto
brutta e teme di perderci, gioca l’ultima carta: si mette in
ginocchio, toglie camicia e cravatta, mostrandoci il tappeto d’erba,
si stacca i tre peli sulla calotta, butta all’aria le scarpe con il
riempitivo e….ci invita a bere con lui quella Coca Cola nella
bottiglietta che si è sfilato, tirando finalmente un respiro di
sollievo!

.. e poi non venitemi a dire che io non ve l’avevo detto! Meditate amiche mie, meditate. Buonanotte a tutti.

The Essential Elvis Presley
The Essential Elvis Presley (Photo credit: Wikipedia)

Che bella la pioggia di quel quindici settembre!

Penso sia molto bello e stimolante gestire un blog, o salotto di chiacchiere virtuali. A prescindere dai risultati che si ottengono con le visite, i commenti, (sempre graditissimi e costruttivi!) gli iscritti, pochi o tanti che siano non importa, sono felice di aver trascorso tredici mesi in compagnia di questo strumento per me, sino all’anno scorso completamente sconosciuto. Anche ora, in camicina da notte (suvvia è ancora estate!), tolto il mio grembiule e rassettata la cucina alla bell’ e meglio, mi è impossibile non darvi la buonanotte scrivendo. E’ più forte di me, mi mette serenità ed allegria scrivere le parole che penso e che riesco a comunicare con questo mezzo che è la scrittura. Dò corpo e forma alle mie sensazioni e riflessioni, cercando di farle arrivare al cuore di chi, forse mi leggerà. In questo giorno di  metà settembre, come non pensare all’estate appena trascorsa, al mare, alle creme solari, all’abbronzatura che ancora colora la nostra pelle? In tanti o in pochi, avranno potuto godere del riposo marittimo o montano? La crisi sempre maggiore in tutti i settori sappiamo che ha costretto molti italiani, a rinunciare alle ferie via da casa. Chi ha avuto la fortuna di “evadere” anche solo per pochissimi giorni, è riuscito a rimanere accanto ai figli piccoli o grandi, che siano? Li ha potuti seguire anche in questo periodo di vacanze, aiutarli nella crescita e nei loro problemi, nelle loro richieste e aspettative che hanno e che diventano, come è logico che sia, ogni giorno maggiori. Che cosa ci porteremo dentro, di questi tre mesi appena trascorsi? Cosa rimarrà di bello e salubre, oltre all’aver appreso delle solite guerre, delle ben note carneficine o altri disastri? Vorrei che ognuno di noi, pensasse ai momenti più belli e gioiosi che ha trascorso durante questa complicata estate e li fissasse su di un quaderno, svolgendo, ognuno a modo proprio un piccolo tema dal titolo: “Come ho trascorso le mie vacanze?” Continua a leggere “Che bella la pioggia di quel quindici settembre!”

Le centocinquanta sfumature del corteggiatore per errore.(lettera B1)

English: Dr Balanzone year 1653 Italiano: Dott...
English: Dr Balanzone year 1653 Italiano: Dottor Balanzone anno 1653 (Photo credit: Wikipedia)

B come Balanzone. O meglio come dottor Balanzone, maschera carnevalesca di origine Bolognese. Si presenta al primo appuntamento con un grande inchino, sventolando  sul vostro viso fresco di maquillage, il suo tabarro nero. Si toglie con enfasi, ansimando non poco per il troppo Lambrusco ingurgitato, tanto di cappello, tenendo però la maschera nera, adagiata sulla fronte e sul suo naso aquilino. Potrebbe sembrarvi a prima vista, un galant e gentil uomo e voi rimarreste di certo piacevolmente stupite, sicure che avete trovato l’uomo da impalmare.  State guardia care donzellette, questo  tipo di corteggiatore non è sicuramente facile da riconoscere e da trattare. A volte si presenta come dottor Graziano e basta, oppure Dottor Baloardo, ma vi consiglio di drizzare i riccioli quando vi si presenta con il nome di Dottor Lombardi. Sta a significare che è già affacendato e servitore di un’altra padrona, e voi sareste…ehm.. la seconda. Non è più di primo pelo, ha una scoliosi molto marcata,  in compenso è molto vanitoso e superficiale. Egli non tiene in considerazione l’eventuale signorina da conquistare, non le fa mai complimenti, ma li pretende. Non nota se la dama è stata dalla parrucchiera e ha cambiato il taglio ed il  colore dei capelli grande demerito e punti in meno a suo favore. Parla troppo, con termini maccheronici fatti passare per discorsi importanti e pieni di saggezza. Come tutti i dottori in giurisprudenza, alias Avvocati, racconta una marea di frottole, bugie plateali per suggestionare le prede, balle al quadrato, raccontando che è ricco possidente terriero, invece non tiene nemmeno gli occhi per piangere! Si atteggia a Ministro della Giustizia, vuole avere sempre l’ultima parola ed è pedante e roboante a più non posso. Ma la dama, avveduta e “sgarullata”  ovvero furbina, non è convinta di ciò che lui vuol far credere e non comprende nulla di quegli interminabili discorsi, conditi con alito pesante e parolone greco/latine, lingue che egli non conosce affatto! Poverina, guarda male e con sopracciglio rialzato, questo esemplare umano che pare un manichino di legno: indossa solo e sempre abiti nero pece di prete, ( cioè il famoso prete a letto, in inverno però!),  casacche a palandrana, camicie bianche con colletto inamidato e rigido, pantaloni rigonfi che arrivano solo fino al tozzo ginocchio. In estate e in inverno. Si chiede smarrita, come mai, in inverno, dato il clima austero e gelido delle giornate Bolognesi, come faccia a non avere le gambe dal ginocchio in giù gelate, ma è semplice: indossa tre paia di calzamaglia in tinta con il colore delle sue gambe. Per far sembrare la gamba naturale, fa applicare prima alle merciaie, quelle di una volta, peli finti sulle calze, cosicché potrebbe sembrare che lui sia uomo temprato e insensibile al freddo e al gelo. Come al caldo torrido e alla pioggia. Ma vi ricordo, care prede che “sembrare e non essere è come filare, non tessere”. Bianca Docet, sempre ed ovunque. Continua a leggere “Le centocinquanta sfumature del corteggiatore per errore.(lettera B1)”