Italiani: tanti maleducati e troppi bugiardi!

Spesso e non volentieri ci meravigliamo delle azioni da “furbetti del quartierino” e di gesti eloquenti accompagnati da parole chiare, compiuti dai nostri cari compaesani Italiani. Pur di evitare la fila alla cassa del supermercato, in farmacia, all’ufficio anagrafe, o altro, sgattaiolano avanti di paio di  posti, arrivando ad usare ogni tipo di bugia. Nel peggiore dei casi, quando nessuna scusa “attacca”, si finge un malore per passare davanti agli altri. Non mi soffermo a fare un distinguo peraltro non necessario, sull’età, sul sesso, sul ruolo che occupano all’interno della nostra società. Questi maleducati di professione, hanno fatto loro questo modus vivendi, tradotto in azioni quotidiane dannose ed offensive per il prossimo. Persino al Pronto Soccorso, pur di evitare ore interminabili di attesa, qualcuno tenta di stare peggio di come realmente si sente, per ottenere un codice che non sia verde. Pensiamo a quante volte e in quante differenti situazioni in una giornata, abbiamo il dispiacere di incontrare queste persone insolenti e scorrette, che non solo ci mettono in difficoltà ed in grave imbarazzo, ma ai quali dobbiamo pure dare risposte, scuse e spiegazioni, risultando alla fine noi stessi quelli colpevoli ed incivili.  Assistiamo a scene tutto sommato  buffe, ma nella realtà tristi e penose, come il voler passare davanti a tutti i costi, con manovre da circo equestre a chi, è in coda da ore per fare il check in all’ aeroporto, adducendo scuse da commedia all’italiana. Potrebbe in questi casi, tornare molto utile la scena indimenticabile di Tognazzi e degli schiaffi dati al volo, con gusto estremo, ai passeggeri seduti in treno. Ovunque andiamo, c’è maleducazione ed inciviltà: da quando tentiamo di parcheggiare l’auto nel posticino che stiamo per raggiungere ma un’altra auto sfrecciando in gran velocità se ne appropria, a quando andiamo in quegli uffici o negozi ancora sprovvisti del numeratore elettronico. Persino negli spogliatoi delle palestre, spostano la tua borsa con gli indumenti personali, te la mettono in altra posizione più comoda (a loro) appoggiando la loro, fingendo meraviglie d’oltre terra, al sol chiedere spiegazioni. Ah! L’italiano, poco furbo e non intelligente, fatte le dovute eccezioni, ma molto preparato nel credere all’altrui ignoranza e goffaggine.  Mi chiedo perché ci sia sempre bisogno di fingere, di scavalcare, di passare davanti ad altri, di padroneggiare o di primeggiare nella vita, credendo l’altro nostro simile non idoneo a fare altrettanto, cioè stolto, quindi facilmente raggirabile. L’atteggiamento ormai consolidato e messo in pratica dai sapientoni dell’inganno, il voler fare fesso il prossimo con malizia e finta astuzia, lo si può osservare da secoli nella nostra già pesante quotidianità: il punto cruciale e preoccupante dal quale occorrerebbe partire per fare pulizia, risiede nell’essere umano e nelle regole non impartite, sin dalla più tenera età. Regole e linee guida comportamentali necessarie e fondamentali per una serena convivenza, che sarebbe molto più semplice e cordiale se ci si attenesse a queste basilari linee,  tutto sommato di buon senso. Queste regole, che non devono mai venire meno e dovrebbero essere il più chiare e ferme possibili, devono necessariamente provenire non solo dalla famiglia, intesa come genitori e parenti adulti, ma anche da tutte le altre istituzioni che ci circondano, instaurando così comportamenti educati e rispetto per tutti. Un’ ultima domanda, rivolta ai gentili lettori/i: come mai questi comportamenti all’estero non succedono? O capitano in modo raro e sporadico?

Si può fare
Si può fare (Photo credit: Wikipedia)

Oggi prepariamo i pizzoccheri con taleggio e pere.

……al contadino mai non far sapere quant’è buono il
formaggio con le pere! Vecchio detto ma proverbio sempre attuale.
Rimanendo in tema autunnale va detto che l’orario da domenica notte è anche
cambiato ed è tornato quello solare. Ricordo che mia madre diceva
che ero fortunata, perché da ottobre in poi avrei dormito un’ora in
più e quindi niente scuse alla mattina, per alzarmi ed andare a
scuola! Mai bugia fu più plateale, avremmo dormito tutti quanti
un’ora in più soltanto quella notte, poi tutte le altre giornate
avrebbero continuato ad essere di 24 ore e non di 25! “Sono bugie a
fin bene” era solita dirmi….Tempi remoti, ricordi lontani, ma
resta il profumo dei pizzoccheri, piatto tipico della Valtellina,
rustico, gioviale e molto apprezzato nei mesi freddi dell’anno. Il
nome, pizzoccheri, sembra derivare dalla radice “pit o piz” col
significato di pezzetto, o ancora dalla parola pinzare col
significato di schiacciare, in riferimento alla forma schiacciata
della pasta. Altre ipotesi farebbero risalire la parola pizzoccheri
dal longobardo bizzo, ovvero boccone, ma questa ipotesi etimologica
sembra da scartare completamente. Io però per dovere di cronaca ve
la riporto ugualmente. Nonostante un tempo venissero fatti a mano, al
giorno d’oggi i pizzoccheri sono venduti sotto forma di pasta secca
già imbustati e pronti alla cottura e, sono realizzati con un tipo di farina particolare:la farina di grano saraceno. Se qualcuna di noi, ha voglia di impastarli con me, li facciamo insieme, sono di facile esecuzione, forniscono circa 580 kcal., per porzione e le dosi che vi scrivo sono per 4 persone. Sono ottimi anche conditi con le verdure come verze e
patate, e nella ricetta qui sotto con il bitto, formaggio tipico valtellinese. Andiamo ad incominciare?

Ingredienti per i pizzoccheri:

250 ml. di acqua

400 gr farina di grano saraceno

2 pizzichi di sale

100 gr. Farina bianca per sfoglia

In una ciotola capiente mescoliamo le due farine, aggiungiamo l’acqua ed il sale, mescoliamo bene sino ad ottenere una palla liscia e compatta. Data la forte consistenza della farina di grano saraceno, consiglio di usare il Robot solo se potente e
funzionante ad una velocità non esagerata, diversamente l’attrezzo
si potrebbe rompere. Avvolgiamo il nostro impasto in una pellicola
trasparente e lasciamolo riposare in un luogo fresco ed asciutto per
circa mezz’oretta. Una volta pronta la nostra palla di sfoglia,
stendiamola sul tagliere con il mattarello, lasciando un’altezza di
circa 3 millimetri. Poi tagliamo con la rondella delle strisce
rettangolari di circa 7/8 cm di larghezza. Poi mettiamole una sopra
all’altra, alternando le file con una spolverata di farina per evitare
che si attacchino. Una volta ottenute queste larghe e spesse
tagliatelle lasciamole riposare sul tagliere.

Ingredienti per il condimento:

2 pere sode ,160 gr di taleggio morbido a temperatura ambiente, 30 gr di gherigli di noce, alcune foglie di salvia, 120 gr di burro, sale e pepe q.b.

Cuociamo a questo punto i nostri pizzoccheri, preparati con le nostre manine fatate, oppure acquistati, per circa 12 minuti in abbondante acqua poco salata. Io
per mia abitudine non salo più l’acqua da diversi anni, ma è
un’altra faccenda…Laviamo le pere, togliamo il torsolo e tagliamole
a pezzetti piccoli. Rosoliamo le nostre pere a pezzi nel burro,
(lasciandone da parte un pezzetto), con le foglie di salvia e
aggiungiamo i gherigli di noce tritati in modo grossolano. Scoliamo
la pasta, mettiamola in una bella e caratteristica teglia di
terracotta capiente, poi condiamola con le pere rosolate e
aggiungiamo il rimanente burro, il formaggio tagliato a tocchetti, in
modo che si possa sciogliere bene. Profumiamo infine con pepe nero
macinato, se gradito ai commensali e serviamo subito in terrine
riscaldate in forno, per esaltare tutti i sapori. Questo piatto ben
si sposa con un vino rosso corposo tipico della Lombardia: posso
azzardarmi a consigliarvi un Lambrusco mantovano di Viadana o di
Sabbioneta, Un Botticino doc, un Capriano del Colle rosso doc, o un Oltrepò Pavese Barbera doc. Dopo tale pietanza, reputata di tutto rispetto se accompagnata da uno
di questi corposi e generosi vini, il mio augurio è che la possiate
gustare in compagnia di un’ avvenente Dama o di un impavido Cavaliere,
o Corteggiatore non per errore. Delle conseguenze e di qualsiasi
azione possa derivarne in seguito, non mi ritengo responsabile, ma
sarei felice se fossero a Voi gradite e piene di suspence! Buon
appetito!

Pizzoccheri
Pizzoccheri (Photo credit: Wikipedia)

Stasera parliamo di bellezza del viso.

Deliziose e precise amiche, per avere un aspetto fresco e riposato al mattino, dobbiamo eseguire un ‘operazione fondamentale per il nostro viso e decolletè. La pulizia del viso, prima di andare a dormire, per permettere ai pori della pelle di liberarsi da eventuale fondotinta e fard, ossigenarsi e nutrirsi. Consideriamola una coccola a noi stesse, prima del sonno come il lavarsi i denti. Questo dolce rituale è un gesto importante per noi donne da compiere a partire dalla giovane età, da non sottovalutare, soprattutto se ci siamo truccate al mattino e abbiamo passato tutto il giorno truccate. Oltre al trucco, anche altri fattori non meno importanti sono nemici per la pelle (è il caso di dire!!), come le sigarette, l’inquinamento atmosferico, le variazioni climatiche , soprattutto il vento un’abbronzatura troppo accentuata, una cattiva alimentazione, il bere poca acqua durante la giornata e lo stress. L’ansia e lo stress che la nostra quotidianità a volte ci portano, la fanno a padroni nella mimica del viso, facendoci aggrottare fronte e contorno occhi, provocando a lungo andare le odiose rughette d’espressione. Il rito serale della pulizia del viso, io lo pratico da sempre e anche se è tardi o sono molto stanca, difficilmente vado a nanna senza averlo compiuto. Questa azione, salutare e serale alla quale non dobbiamo rinunciare, può essere svolta anche con sistemi naturali, non costosi, di sicura e provata efficacia. Latte detergente, tonico, sostituito dall’acqua frizzante se non ne abbiamo in casa e crema da notte, per permettere al viso di ossigenarsi e rigenerarsi.

Una buona e semplice maschera di bellezza, adatta a
tutti i tipi di pelle è la seguente: latte, miele e foglie di
lattuga mescolate insieme in un contenitore e ridotte in poltiglia,
poi applichiamo questa pappina sul viso per una mezz’ora.

Se vogliamo conservare una pelle giovane ed elastica,
prendiamo al mattino un cucchiaino di miele vergine con il succo
tiepido di mezzo limone spremuto. Continuare la cura per almeno due
mesi, poi sospendere un mese e riprendere, per tutto il periodo
invernale. Oltre ad apportare una buona dose di vitamine, ed aiutare
l’organismo in diverse situazioni di salute, il miele è un ottimo
anti age. Lo possiamo trovare in diverse creme e sieri presenti in
commercio, che servono o dovrebbero servire, a rallentare il processo
di invecchiamento delle cellule di viso e corpo.

Se invece vogliamo superarci e abbiamo tempo e voglia
di preparare una super maschera di bellezza, facciamo in questo modo:
prendiamo uno yogurt naturale bianco, mezzo cubetto di lievito di
birra (quello per la pizza), l’albume di un uovo ed il succo di mezzo
limone. Frulliamo il tutto nel robot o con le fruste elettriche,
lasciamo riposare in frigorifero per almeno dieci minuti e stendiamo
con un pennello morbido, questa maschera portentosa su viso e collo
ben detersi. Teniamo la maschera venti minuti, rilassandoci al buio,
con una dolce musica in sottofondo, come si fa dall’estetista, poi
sciacquiamoci con acqua tiepida. Tamponiamo con una salvietta di
spugna calda e applichiamo la nostra consueta crema da notte.
Ripetiamo l’operazione una volta alla settimana. E’ miracolosa!

Se siete adolescenti beati voi! ma il vostro viso è
invaso dall’acne giovanile, fate impacchi con foglie di cavolo ,dopo
averle battute con il batticarne come fossero bistecche. L’operazione
va ripetuta ogni giorno e l’impacco deve rimanere sul viso per almeno
dieci minuti.

Un’altra ricetta contro i foruncoli o l’acne fate
impacchi con foglie d’alloro e cipolle tritate, mescolate insieme e
applicate la pappina sul viso, avendo l’accortezza di evitare la zona
occhi e ricordando di risciacquare per bene!

Quando abbiamo in programma una serata importante e
desideriamo avere un viso morbido e profumato, laviamoci il viso con
alcune gocce di shampoo neutro per bebè. Usiamo un contagocce per
non eccedere nell’uso dello shampoo.

Nel darvi la buonanotte, vi ricordo che i miei consigli sono semplici, spicci e molto pratici, non vengono usate medicine o prodotti artificiali. Cercherò sempre di suggerire rimedi naturali e semplici, non dimenticandoci mai che per problematiche importanti e ripetute nel tempo, occorre rivolgersi allo specialista, che si occuperò di risolvere il nostro disagio. In ogni caso una vita sana, priva di vizi quali sigarette e alcool, dolci o sale in abbondanza,
peraltro già presente in ogn i alimento, contribuisce a farci avere
un viso luminoso e riposato. Anche un buon sonno di almeno 7/8 ore
per notte aiuta a non prendere spaventi al mattino, quando ci
guardiamo allo specchio. A meno che non sia Halloween e allora, tutto
è concesso, ma solo in quest’occasione. Ora vado a pulire il mio
viso, che mi dicono sia ancora bello e non dimostra i miei quasi
cinquant’anni! Tutti dicono che sono tale e quale a quando avevo
vent’anni, che bugiardi adorabili che siete! Insomma sono un’eterna
ragazza, come Gianni Morandi, che ha fatto il patto con i Diavoli.
Anzi sapete, che cosa vi dico? D’ora in poi mi chiamerò Gianna
Moranda, buonanotte a tutti.

Stamattina parliamo di cucina e piante.

 

Felice mattino a tutti quanti! Eccomi qua con il nostro appuntamento per imparare quei piccoli trucchetti utili, in situazioni quotidiane all’apparenza irrisolvibili. Vi avevo scritto all’inizio del nostro percorso, che vorrei tanto riscrivere il “Quaderno degli Appunti” in una versione aggiornata e adatta anche alle nuove esigenze di oggigiorno. Vi ricordo con piacere e con una punta di nostalgia, che più di venticinque anni sono trascorsi ,da quando, brava e diligente massaia a tempo perso, iniziai a raccogliere i suggerimenti che trovavo utili ed interessanti per la gestione della mia casa, della mia persona e del giardino. Poi sapete com’è, i tempi passano, le mode cambiano ma le mamme non imbiancano più perché ci sono le tinte artificiali ai capelli. Non per questo, forse alcuni dei miei consigli spicci e veloci sono ancora attuali, forse, sono stati sostituiti da altri accorgimenti moderni e eseguiti con tecnologie o strumenti, che allora non esistevano. Ma in fin dei conti non sto parlando di un secolo fa, però di un quarto di secolo sì. Forse sbaglio e c’era già tutto quanto ,Robot compresi, aspirapolvere elettrici, i cellulari….beh quelli son venuti verso la fine degli anni novanta. Probabilmente ero io, figlia di lavoratori instancabili come i miei genitori (contadini) che imparavo ogni trucco per risparmiare. Osservavo tutto quanto, imprimendolo nella mia mente, scrivevo ciò che maggiormente mi attraeva o mi sembrava inusuale, poi più avanti con gli anni, mettevo in pratica. Chiedo anche a voi, suggerimenti, trucchi spicci & moderni, consigli,accortezze, metodi che usate nella vostra vita quotidiana e che avete già sperimentato con esito buono. Mi aiuterete così ad arricchire e perfezionare il mio e vostro Quaderno degli Appunti, versione anno 2013/2014.

Consigli per la cucina.

Per avere patatine fritte croccanti tagliamole a rondelle sottili, immergiamole per alcune ore in acqua fredda e poi le scoliamo. Dopo averle bene asciugate, possiamo friggerle.

Se vogliamo che il nostro brodo di carne e pollo, sia meno grasso e più digeribile, aggiungiamo oltre ai soliti odori, cioè sedano, aglio, basilico, alloro, carota anche una patata sbucciata e la scorza di un mezzo limone. La patata fungerà da spugna, assorbendo il grasso ed il limone profumerà il brodo.

Se volete che la pasta frolla per crostate o torte salate che mettete a cuocere in forno, non si alzi oltre i bordi dello stampo, ricopritela con fagioli secchi, che toglierete dopo la cottura.

Tempo autunno e tra poco feste Natalizie, ottimo momento per preparare in casa (chi lo desidera e chi ne ha il tempo!) i cappelletti, nota ricetta Reggiana. Come sapete una volta che iniziamo la produzione se ne possono preparare anche 3 o 4 kg., poi si congeleranno e si useranno alla bisogna. Il problema principale dei cappelletti, a mio parere è quello della sfoglia. Per evitare che si rompa, dobbiamo impastare la farina con acqua tiepida e un bel pezzetto di burro. Questo semplice trucco serve a mantenere elastica la pasta, che non si aprirà durante la cottura se li cuociamo appena fatti, oppure se decideremo di congelarmi e mangiarli dopo diversi giorni.

Consigli per piante e i fiori.

Per innaffiare le nostre piante d’appartamento usiamo l’acqua degli alimenti quando vengono scongelati: è ottima!

La casa fiorita anche in inverno porta allegria e buonumore, piantiamo i bulbi dei gladioli verso novembre (cioè tra poco)e teniamo i vasi vicino alle finestre, daranno una nota di colore alle nostre dimore!

Al contrario, per non far morire una pianta d’appartamento, non mettiamola mai accanto ad un termosifone acceso.

Per eliminare un’eventuale invasione di formiche nei nostri vasi, mettiamoci dentro una spugna da fiorista imbevuta di acqua molto zuccherata. Le formiche ne saranno attratte e quando vi accorgete che tutta l’allegra famigliola è dentro la spugna, potete prenderla (previo uso di guanti) e immergerla nell’acqua, per farle andare via.

Per ora vi saluto e vi auguro una sostanziosa prima colazione, mi reco a fare la spesa, con un occhio di riguardo alle offerte, portando con me la lista delle cose da acquistare, per non incorrere in acquisti superflui. Vi voglio bene, fabiana.

I colori del mio magico Autunno.

 

Amo l’autunno in modo viscerale: forse delle quattro, è la stagione che
amo di più e con trasporto emotivo, molto forte. Tralasciando
gli aspetti meno allegri, legati all’umidità, ai mali stagionali e
alle piogge, ingredienti inevitabili per chiamarsi Autunno, i miei
stati d’animo e i miei sorrisi si posano in altre sensazioni, ben più
calde ed accoglienti. Arriva in punta di piedi questo Autunno. Come ogni anno, quasi titubante di bussare alla porta dopo l’estate, stagione forte e ricca d’amore. Invece lui è una stagione di mezzo, forse non ben definita, dal momento che le stagioni di una volta, non ci sono più. O meglio, non sono più al loro posto e non si comportano come dovrebbero. Se esco nel mio giardino, oppure vado a fare una gita “fuori porta!, in collina o nelle nostre dolci montagne, mi accorgo che non sbaglio sensazioni!  Me lo dimostrano i colori degli alberi, delle piante, dei rami, degli arbusti e la gran quantità di foglie per terra, mesciate ora ai ricci delle castagne! Mi correggo, in questi giorni i ricci si sono aperti e, ne sono uscite le castagne, simpatiche ed eleganti amiche dell’autunno! Non mi intristisco se vedo cadere le foglie, se calpesto qualche ghianda e, se mi stringo nel collo alto del mio giaccone. E’ così che dev’essere come un  preludio d’amore, che lascerà il posto, ad un’altra stagione importante e ben definita, l’ Inverno. Guardo estasiata i colori della nostra amata Terra: sono così vivi e brillanti, che sembrano finti e vogliono parlarci di loro. Se penso che la foglia che raccolgo, di un rosso carminio acceso, pochi giorni fa era verde, non posso dimenticarmi che dietro a questo cambiamento ancora naturale, c’è la mano di Dio, o per lo meno di qualcuno che sa lavorare bene con pennello e colori! La natura ci regala colori e sfumature particolari, introvabili in altri mesi dell’anno: vorrei fermarli con una macchina fotografica, se solo
fossi capace di usarla! Li fermerò nella mia mente e nel mio cuore,
cercherò d’impregnarmi di tutto questo favoloso arcobaleno, che può
portarci solo a sorridere e a pensare a come ci sentiamo, con che
animo e spirito affrontiamo, cotanta bellezza. Continua a leggere “I colori del mio magico Autunno.”

Le 150 sfumature del corteggiatore per errore (Lettera G).

 

Saluto tutti augurandovi un buon venerdì sera! Vi ricordate che
avevamo iniziato il discorso sul nostro esemplare di Corteggiatore,
estinto per cause naturali relative all’età, acciacchi ovunque,
dovuti alle mille e mille peripezie compiute per catturare o cacciare
le prede? Siamo arrivati dunque al fatidico punto della questione: il
punto G, esemplare anch’egli mummificato, dimenticato chissà dove,
o trasformatosi nel tempo, in altri punti nevralgici e trafficati,
non privi di segnaletiche urbane difficoltose da comprendere. Che bei
tempi! quando millenni fa, l’homo era molto habilis nel procacciarsi
il cibo per il proprio sostentamento, ed era naturale per lui
procacciarsi anche le prede per il proprio godimento personale,
finalizzato al proseguo della specie. Per divenire quindi homo
erectus, doveva prima passare dallo stadio di homo sapiens, e
studiare bene “il caso preda “ del momento. Egli, solo e ignudo,
senza possedere ville d’effetto, privo di auto rampanti, senza casse
(di soldi) ma anche senza tasse, odorante esclusivamente di mascuolo
selvatico, doveva usare la mente e l’ingegno, per riuscire nella
conquista, diventando alla bisogna homo super sapiens sapiens, quando
la conquista era particolarmente difficile. Ma i tempi son cambiati,
le caverne sono sparite oppure abitate da animaletti simpatici,
l’uomo viaggia su quattro ruote d’autore e vive in dimore riscaldate.
Vi è l’imbarazzo della scelta su quale dama conquistare e portare
all’altare, l’homo e la donnas vanno al supermercato a procacciarsi
il cibo, approfittano, causa le accise e le accuse di mora, dei “tre
per due”, combinano casini umani indecifrabili! L’homo non è quasi
più homo, la donna ha perso le caratteristiche femminili e possiede
un miscuglio strano di addendi, attaccati al corpo in ordine sparso.
Se cambiamo l’ordine degli addendi di una donna, oggigiorno il
risultato cambia e ella ha stravolto le naturali leggi della
matematica. Io, vecchio mammut in perfetto stato di conservazione,
non ancora esposta al Museo delle Creature strane ed inconsuete,
abitudinaria allo spasimo, conservatrice delle origini, attaccata
alle mie storie primordiali e, ai dinosauri, ho creato nella mia
mente, tante possibili sfumature di come potrebbe essere il
Corteggiatore da evitare, se esistesse ancora, ai giorni nostri. Ed è
nato questo simpatico mi auguro “trattato” che diventerà
anch’esso un libro, che voi che mi seguite,(ma solo voi!) avrete già
avuto il privilegio di leggere e studiare a puntate.

G come gianduiotto.

Viene chiamato dagli amici più intimi Gianduia, per
abbreviarne il nome. Il primo esemplare del quale vi sono ancora
resti conservati in teche di cristallo, nacque a Borgo san Donato in
provincia di Torino. La mamma, cioè la futura suocera della dama
corteggiate e prescelta, lo aveva creato impastando alacremente
cacao, burro di cacao e zucchero con una potente cannella di legno. Le venne la brillante idea, (tipico
atteggiamento delle suocere), di aggiungere all’impasto tante nocciole
sminuzzate, fatte arrivare appositamente dalle Langhe. Figurarsi il
fastidio del Gianduiotto baby, con tutte quelle nocciole infilate in
ogni cavità corporale! Il figlio, umile e remissivo non poté
sottrarsi a questo trattamento assai cruento e odiò le nocciole per
i secoli a venire. Lo battezzarono in piazza, in occasione del
carnevale del 1865 al cospetto di tutti. Nacque cosìla famosa maschera di Gianduia, noto personaggio dispensatore di bontà. Il “battezzo” si tenne, sotto gli sguardi bramosi
delle dame del paese, che con la goccia di saliva alla bocca,
volevano gustarselo subito tutto in un boccone. Quest’uomo, basso e
largo, carnagione color cioccolatino, tozzo e senza piedi, ha una corporatura a forma di
barchetta rovesciata, prende i Natali da una nobile famiglia
la Caffarel sita in Piemonte. Nacquero in seguito altri esemplari di
Gianduiotto, sfornati da diverse famiglie dolci e prelibate come la
Peyrano, la Perugina, la famiglia Novi e Venchi, Il soggetto,
oggetto, delle nostre brame è persona dolce e morbida, anche se tutto
d’un pezzo, si scioglie in bocca dopo pochi attimi dalla presa della
cannibale di turno, portandola alla tentazione di
staccarne un pezzo con i denti e inghiottirlo. I suddetti passaggi, servono per
verificarne la dolcezza, la cottura e la consistenza, al fine di una
lunga e stabile relazione amorosa. Questo tipo di Corteggiatore, è
molto ricercato ed ambito, per la sua dolcezza ed il tipo di
abbigliamento assai ricercato, con il quale si presenta agli
appuntamenti galanti. Le ragazze di buona famiglia, conoscendolo ed
assaggiandolo meglio, hanno adottato una condotta in verità poco
seria, che mal si confà a chi, tra loro, brama la fede al dito. Si
comportano come le mantidi religiose: in pratica lo divorano con
voluttà, durante, o subito dopo l’accoppiamento, lasciando solo
l’involucro esterno. Poi dopo l’efferato delitto, non sazia e nemmeno
appagata, la mantide ne assaggia un altro per poi eliminarlo, un
altro ed un altro, dando vita alla strage dei Gianduiotti. Questa
femmina, sprudentata ma prudente, a volte si fa aiutare dalle amiche,
chiedendo loro di fare l’assaggio per prime. Il nsotro signore gentile, elemento dolce,
marroncino e piacente, veste sempre con abiti dorati o argentati,
confezionati con la carta lucida. Per dirla tutta egli vi è avvolto
completamente dalla testa ai piedi, non lasciando intravedere nulla
del proprio contenuto intimo. Le papabili lo spogliano con unghie
affilate, scartandolo come si fa con un cioccolatino, danno
un’occhiata sommaria senza andare troppo per il sottile ed iniziano
quella danza del ventre ingrossato che ben conosciamo. Mi rimane un
quesito al quale non riesco a rispondere: ma il ventre è ingrossato
per gravidanza in corso, o per la quantità spropositata del dolce
uomo inghiottito? Il Gianduiotto più grande ed alto del mondo fu partorito da mamma Novi, per essere esposto a Torino durante la manifestazione Eurochocolate del 2001: misurava 2 metri di altezza per 4 metri di lunghezza, per 1 metro di circonferenza, con un peso di quaranta quintali, frutto di 150 ore di travaglio da parte della partoriente. Vi ricordo che tale Corteggiatore andò in sposo ad una schiera di donne, che se lo divisero, in parti uguali da buone ed eque sorelle.

due gianduiotti torinesi gianduiotto Torino
due gianduiotti torinesi gianduiotto Torino (Photo credit: Wikipedia)

I consigli della sera, per la salute e la bellezza.

L’ora è tarda, la casa tace, il buio del mio giardino mi fa compagnia assieme alla fioca luce della lampada, a fianco della mia tastiera. Un figlio, quello grande è a scuola, la piccola tra poco andrò a riprenderla e il mio affettuoso ed adorato marito è ancora al lavoro. La cena è pronta, la tavola apparecchiata e non posso resistere, dal regalarvi alcuni consigli utili in vista della notte. Buona cena e buon sonno a voi, dolcemente vostra, Gattolona.

Salute:

Capita che qualche sera si triboli molto a prendere sonno; se non volete ricorrere a gocce o a compresse medicinali e, se il malessere è transitorio naturalmente, fate bollire una scorza di limone ben lavato per tre minuti circa. Lasciate intiepidire e quindi mangiatela. Poi provate a coricarvi. Nel caso di risvegli notturni, masticate qualche zolletta di zucchero.

Contro la stitichezza ostinata, mangiate spesso le mele e le prugne cotte insieme in acqua, dolcificata con un cucchiaio di zucchero grezzo e qualche goccia brandy. Una volta cotte, ridurle in purea e bere anche il succo preferibilmente a digiuno. Mangiarle per diversi giorni di seguito, sino a ottenimento dell’evacuazione.

Bellezza.

Contro il gonfiore degli occhi, se avete pianto molto o se avete una piccola infiammazione, fate bollire alcune foglioline di malva per dieci minuti circa. Lasciate raffreddare, filtrate e fate impacchi per diversi giorni consecutivi.

Per rinforzare unghie deboli, immergetele in uno yogurt fresco non zuccherato. Tenetele in ammollo, la sera, magari mentre guardate il TG, poi passatelo sulle mani. Diventano di velluto!

Se nel vostro bagno avete la vasca e non la doccia, potete usarla per fare un bagno caldo rilassante. Come? Fate bollire 50 grammi circa di foglie d’alloro in un litro d’acqua per dieci minuti. Filtrate ed aggiungete all’acqua della vasca, restando a mollo (da sole!) per 15 minuti.

Dolce notte ad ognuno di Voi.

Parcheggio della Scuola Tassoni e Freire: insufficiente!

Gentile Redazione, vorrei far presente una grave disagio, ai Responsabili del Comune di Reggio Emilia che si occupano dei Parcheggi della nostra città. Mi riferisco al piccolo e sovraffollato Parcheggio, che serve due Scuole, le Elementari  e la Scuola Materna P. Freire. Penso che siate al corrente degli ingorghi e dei disordini, che si formano dalle 12.40 circa alle 13.00, orario nel quale escono tutti i bambini delle Scuole Elementari, oltre ad una parte dei bambini della Scuola Materna. Come genitore e come abitante di un Paese civilizzato e di “buona famiglia”, come viene reputato Canali da sempre, non posso non riflettere e riportare, ciò che accade ogni giorno nel minuscolo Parcheggino. Oltre a non rispettare i posti auto destinati alle persone diversamente abili, ci sono automobili parcheggiate, in seconda, terza, quarta fila o abbandonate in mezzo agli spazi di manovra con le doppie frecce accese. Ve ne sono diverse abbarbicate persino sui muretti del marciapiede e altre che abbracciano i cassonetti dell’immondizia, pur di riuscire a conquistarsi un piccolo posticino. Mi chiedo, ma reputo di avere già la risposta in tasca: sono troppe le automobili, sono troppi i bambini o sono pochi gli spazi appositi? In questo modo, si intralcia parecchio il passaggio, di quei genitori che si recano a piedi o in bicicletta, a ritirare i figlioli agli orari prestabiliti  delle due scuole, senza contare l’arrivo delle molte persone che scendono dall’autobus numero uno, attraversano il parcheggio(quando riescono) facendo lo slalom e vanno a casa, passando per il parco. In particolar modo, ai primi accenni di pioggia, la quantità delle auto si moltiplica, lo spettacolo di improperi e bestemmie lanciate candidamente fuori dai finestrini, con i rispettivi vaf….., tra genitori e persone adulte, non si contano più. Oltre a non saper più dove parcheggiare, va da sé, che se i bambini sono duecento circa e, i posti auto quaranta, gli altri o vengono tutti a piedi o si mettono l’automobile in tasca. Lo strombazzare dei clacson, le parolacce che volano senza ritegno anche di fronte ai bambini, il comportamento senza civiltà alcuna, l’uso di posti non appropriati, descrivono scenari da preistoria, dove l’uomo si faceva intendere con la clava. Avevo sentito dire, o sono chiacchiere al vento? che si sarebbe usata una parte del Parco, per ampliare il parcheggio: non se n’è saputo più nulla. Lo stress e la fretta di tutti, la fame che alle 13 si manifesta violenta, la pioggia che costringe ad aprire gli ombrelli e a sgomitarci per passare, sono tutti piccoli ma importanti fattori che contribuiscono a creare scompiglio e furore. Chiedo la cortesia di risposte concrete, temendo da un momento all’altro di assistere e anche di essere vittima di una “guerriglia tra parcheggiatori”. Grazie.

Fabiana Schianchi Ugoletti. (Pubblicata sul resto del carlino il 16/10/2013)

……attendiamo risposte concrete e costruttive.

La gioia di camminare e osservare gli alberi.

Buon giorno ai miei lettori, ripubblico con piacere questo post, da me scritto sul Resto del Carlino, anno 2009.

cropped-img_09112.jpgSecondo il mio punto di vista è di una dolcezza unica, perchè riguarda gli alberi ed il verde della natura. Essendo abituata a camminare con passo veloce e sostenuto, essenziale per una buona salute ed una buona  forma fisica, amando in modo particolare i fiori e le piante, sono molto legata a questo post. Lo ripubblico volentieri per dar modo a chi non lo avesse fatto a suo tempo di leggerlo.Lo si può trovare nella categoria del mio blog”Pubblicaz. sui quotidiani reggiani”IMG_0920Lastrada per Vettoetagliatelleflambè 017

 

 

Sono sempre in numero crescente le persone che per motivi di salute, per distrarsi, per tenersi in forma o semplicemente per poter meditare in santa pace,hanno riscoperto il piacere di camminare a piedi, percorrendo sentieri e stradine possibilmente nel verde e nella natura. Fortunatamente molte delle nostre città, offrono numerosi percorsi di questo tipo.Nella zona di Canali dove io abito, le soluzioni sono tantissime e tutte in un bellissimo contesto verde.Nella mia ormai consueta e irrinunciabile camminata del mattino, a passo veloce,il mio sguardo si posa sempre più frequentemente sugli alberi e sulle piante.Si e’creata tra me e loro una specie di alchimia ed empatia talmente forte, che riesco a percepire quando soffrono di ansie, paure,malinconie o depressioni. Riconosco quando sono felici, leggo nelle loro foglie la gioia, le delusioni, la felicita, esattamente come noi esseri umani.Sono certa che si impregnino come spugne di ogni stato d’animo delle persone che passano loro vicino, e ci trasmettano indietro quanto devono, malgrado tutto, assorbire inermi.Se pensiamo che camminare e’ la cosa più elementare e scontata del mondo,che camminiamo quasi sempre per rilassarci, scaricando lo stress accumulato durante una giornata lavorativa, riuscendo così a dimenticare pensieri e preoccupazioni che ci affliggono costantemente.Come non credere che anche gli alberi, le piante, i fiori, gli arbusti e le siepi, non risentano dei nostri stati d’animo? Quando cammino da sola immersa nel mio mondo, dove finalmente niente e nessuno può entrare, se sono triste, i miei amici alberi mi guardano in un certo modo.Sono stupiti, si chiedono il perché: se sono allegra e contenta ondeggiano in modo diverso e mi restituiscono altrettanta forza e vitalità.A ognuno di loro ho dato un nome, un’identità ben precisa.Hanno il loro proprio carattere, ben delineato, un modo unico di parlarmi e guardarmi mentre passo di corsa.Come buoni soldati sempre sull’attenti, sono pronti ad ascoltarci, subendo in silenzio tutto quello che noi facciamo loro.Persino a Milano gli ippocastani si sono ammalati,credevano di essere in autunno e hanno fatto cadere foglie secche ovunque,stravolti dal clima e dall’uomo, che non riesce a seguire i ritmi della natura e ad adagiarsi qualche volta pigramente, tra le braccia del tempo, che scorrerà sempre allo stesso modo, con 24 ore e non 48 in una giornata. Le nostre antiche piante sono testimoni e custodi dei segreti più reconditi dell’uomo, ci hanno promesso di non tradirci mai: in cambio chiedono solo di essere amate e rispettate: ci restituiranno sempre più di quanto noi meritiamo.

Risponde il Dott. Nitrosi Davide (capocronista de “Il Resto del Carlino”, pagina “NOI REGGIANI”  ndr.) Mi ricorda un libro di DAVID LE BRETON che serbo con affetto nella mia libreria.Le lascio una citazione cara Fabiana ”Camminare e’ un modo tranquillo per reinventare il tempo e lo spazio.Prevede un certo stato d’animo, una lieta umiltà davanti al mondo, un’indifferenza alla tecnica e ai moderni mezzi di trasporto o quanto meno, un senso di relatività delle cose.Camminare insomma e’ una filosofia di vita.Spero contagiosa.

5 settembre 2009.

 

Oggi parliamo di salute e casa.

 

Buongiorno a tutti voi, amici e amiche reali o virtuali che siate. Per me non è un girono molto buono, se devo
giudicare dalla cervicale con relativo mal di testa, che mi
attanaglia da ieri sera. Desidero comunque ringraziarvi per l’enorme affetto e attenzione, che state dedicando al mio salotto di casa Fabiana. Sono tante le manifestazioni di interesse per ciò che scrivo e me lo dimostrate in tantissimi modi. Non posso far altro che continuare a tenervi, (e voi a me) compagnia, usando forse l’unico dono che mia madre mi ha fatto, quello per cui sono nata: scrivere. Il vostro gradimento ed interesse per ciò che comunico, mi spinge ad andare avanti e mi dà la forza per esplorare nuovi terreni e nuove argomentazioni, sinora non trattate da me. Grazie ancora e continuate a leggermi e a a darmi i vostri suggerimenti e opinioni, per me indispensabili! Tutti noi che abitiamo nella Pianura Padana,
o in zone d’Italia particolarmente umide, chi più chi meno,
soffriamo di reumatismi e forti cervicalgie sin dalla più tenera
età. Il nostro clima umido e afoso anche in estate, non è certo
favorevole a queste tipologie di malanni. Abbiamo la fortuna però, di avere
dalla nostra le diverse strutture Termali molto note ed attrezzate,
se vogliamo non lontane da casa, come Salvarola terme, Monticelli, Salsomaggiore e Tabiano,(Parma) Montegrotto ed Abano Terme (Padova), le terme di Sirmione sul Lago di Garda. Sono strutture molto efficienti, ma pur sempre dispendiose.
Ovviamente quando i sintomi e i dolori sono ripetuti e molto forti,
dobbiamo ricorrere a questi cicli periodici di cure, ma se sono
malanni occasionali, cerchiamo di aiutarci da soli. Stamane sfoglierò
nei miei vecchi ed ingialliti appunti, per trovare qualcosina di
naturaleanche per me, che non ci costringa a ricorrere troppo spesso ad
antiinfiammatori e medicine. Apro le pagine dei mie adorati e
preziosi Quaderni e, scopro che….

 

Etcì! Etcì! Salute!

 

Se siamo tormentate (come me da una vita!) da problemi
di reumatismi, dalla punta dei capelli alla punta del dito mignolo
del piede, procuriamoci della sabbia, possibilmente di mare (chi
abita vicino al mare, in questa ricerca sarà favorito!), mettiamola
in un sacchettino di tela che scalderemo al forno, poi posiamola
sulla parte dolorante. Teniamo il sacchetto, sino a quando la sabbia
sarà calda. Una volta raffreddata, conserviamola e ripetiamo
l’operazione almeno un paio di volte al giorno, sempre riscaldando al
forno la nostra “pappina” di sabbia.

 

Per i reumatismi di mani e piedi in particolare,
prepariamo un infuso con due litri di acqua bollente, nella quale
abbiamo lasciato macerare per 15 minuti circa, una manciata di foglie
d’alloro e una manciata di rosmarino. Dopo averlo colato il liquido,
riscaldiamolo ancora e immergiamo mani e piedi, facendo dei piccoli
bagni, sino a quando l’acqua sarà calda. Funziona!

 

Per un improvviso e forte mal di testa, bagnare le
tempie con un batuffolo di cotone imbevuto di aceto. Poi fasciamo la
testa con un foulard di seta. (anche non firmato,va bene ugualmente!)

 

Se invece ci siamo prese un bel torcicollo, perché
volevamo fare le giovini donzelle e siamo state troppo scollate,
magari sotto all’aria condizionata, facciamo bollire un porro tritato
fine fine e, frizioniamo la parte dolente con la pappa ottenuta. Io
anche questa la metto dentro ad un sacchetto di tela.

 

Ed ora, passiamo la parola ai
rimedi per la casa.

 

Per far splendere il lavandino di acciaio e qualcuno in
casa vostra (come in casa mia) è allergico agli odori dei detersivi
per inox e acciaio, usate una spugna imbevuta bene di aceto bianco,
poi asciugatelo. Risplenderà come nuovo!

 

Tutti noi pensiamo che per fare asciugare bene gli
ombrelli bisogna aprirli. Invece se vogliamo che durino a lungo, è
bene lasciarli chiusi e asciugheranno ugualmente. Questo non me lo
ricordavo proprio e per quale principio chimico o fisico sia così,
confesso che non ve lo so dire! Ch idi voi mi aiuta a scoprire il
perché’

 

Se in casa avete del rame appeso magari in cucina e
avete voglia di pulirlo, strofinatelo bene con una crema ottenuta
facendo sciogliere in aceto bianco 4 cucchiai di farina e 1 di sale
fino.

Spero che qualche suggerimento spiccio & semplice sia di vostro gradimento e di vostra utilità. F

Italiano: Zona pedonale di Abano Terme - Ottob...
Italiano: Zona pedonale di Abano Terme – Ottobre 2007 (Photo credit: Wikipedia)

atemi sapere come sta andando, Fabiana!