I consigli di venerdì 29 Novembre 2013: parliamo di bellezza, casa e fai da te!

 

Ho trascurato un poco questa simpatica e pratica categoria dedicata alla risoluzione dei piccoli e frequenti inconvenienti, che possono presentarsi durante le nostre giornate. Proseguo con gioiaquesto pomeriggio, aggiungendo al nostro “Quaderno degli appunti” altri rimedi spicci e molto pratici, adatti a tutti. Scusatemi se mi ripeto, desidererei sapere se ne avete messo in pratica qualcuno scritto in precedenza e che esiti avete ottenuto. Inoltre vi domando di suggerire anche a me, qualche piccolo trucchetto. Penso che siate tutte brave donne di casa, oppure anche se non avete dimestichezza o tempo per svolgere le faccende domestiche, avrete senz’altro ascoltato i rimedi di mamme o nonne nel corso della vostra piena vita. Sono molto curiosa di conoscerne qualcuno, nuovo, ma antico da Voi. vi aspetto!

 

Bellezza:

 

Un sistema valido per rinforzare le unghie è quello di far scaldare un limone intero, tagliarlo a metà e infilare nella polpa le unghie, magari mentre guardiamo la televisione.

 

Per avere capelli lucidi e setosi dopo lo shampoo facciamoci un impacco per dieci minuti con latte e due cucchiai di aceto bianco. Avvolgiamo la testa in una salvietta calda, poi risciacquiamo con acqua fredda, compatibilmente con cervicali & co.

 

Se invece abbiamo il problema sgradevole soprattutto per noi donne, dei capelli grassi, come ultimo risciacquo usiamo un infuso freddo, preparato per tempo con fiori di camomilla, rosmarino e ortiche.

 

Dobbiamo provare ad evitare che durante la gravidanza o una cura dimagrante piuttosto rigida, sotto controllo medico, ( non mi stancherò mai di ripeterlo!) nascano le poco simpatiche, smagliature su seno, addome, fianchi, cosce e glutei. La nostra pelle viene sottoposta a stress per l’allargarsi o il restringersi del corpo. Una volta nata, questa antiestetica striatura biancastra, tende a consolidarsi e diviene una striscia lunga, più o meno sottile, che assume le caratteristiche di una cicatrice e non se ne va più via. Per evitarle sul nascere, ungersi bene ogni sera alternando olio d’oliva all’ olio di mandorle.

 

Trucchi per la casa:

 

Per pulire lavelli in acciaio inox, vietato usare detergenti troppo aggressivi e spugnette abrasive come le pagliette. Usiamo l’aceto bianco diluito in acqua tiepida, oppure il bicarbonato di sodio. Per evitare gli aloni di calcare, se la vostra acqua è molto dura e calcarea, risciacquare molto bene dopo ogni utilizzo il vostro lavandino ed asciugarlo con un panno di cotone.

 

Se vogliamo eliminare una macchia d’inchiostro fatta su un libro, possiamo sciogliere la macchia con acqua ossigenata e poi tamponarla subito con del cotone. Prima di chiudere il libro, per evitare che la pagina ancora umida possa incollarsi alla successiva, mettete della carta assorbente davanti e dietro la pagina stessa.

 

Se desideriamo avere i vetri della casa, non lucidi, ma lucidissimi usiamo semplicemente 2 cucchiai di ammoniaca (avendo cura di mettere una mascherina sul viso) diluiti in un litro d’acqua, procuriamoci dei panni morbidi che non lascino fili o pelucchi, ma ancor meglio carta da quotidiano. Per esperienza vi ricordo che l’alcool lascia aloni, quindi io non lo consiglio!

 

Per evitare che la finestra della cucina si appanni e questo succede molto spesso quando si cucina, puliamola con acqua e glicerina in parti uguali, oppure con 15 gr. di glicerina (si può procurare in farmacia, erboristeria o nei negozi che vendono i prodotti per il decoupage e la pittura…)sciolti in 150 gr di alcool, poi asciughiamo con un panno morbido e pulito. Si crea così una pellicola protettiva che evita il costante appannamento!

 

Consigli utili e furbetti per il fai da te!

 

Se la vostra vista da vicino è diminuita (come la mia peraltro….) e dovete infilare l’ago, non spazientitevi! Guardate la cruna dell’ago appoggiato su un paio di forbici: il filo entrerà a meraviglia!!

 

Se le cravatte del vostro uomo sono logore e oramai fuori moda, non buttatele! Utilizzatele per confezionare cuscini, gonne, tappeti da bagno, presine e strofinacci da cucina. Oppure, se avete bambine e sapete cucire, fate dei piccoli abiti per le bambole. Bella l’idea, non è vero?

 

Se vogliamo ravvivare il colore della nostra vecchia cucina, creiamo un angolino colorato e allegro. Comperiamo al mercato un copri lavello in plastica di un bel colore vivace, attacchiamolo al muro nel punto che è più “triste” ed appendiamoci mestoli, di tutti i tipi alternati da fotografie colorate o disegni ai quali siamo particolarmente legati. L’effetto sarà molto gradevole e molto poco dispendioso!

 

Se abbiamo la passione del cucito, del ricamo, del lavoro ai ferri, ci sono costantemente fili e ritagli che svolazzano sempre per tutta la casa e ce li ritroviamo anche nella minestra! Usiamo questa semplice ma efficace astuzia: attacchiamo un pezzo di nastro adesivo largo al tavolo da lavoro e attacchiamoci fili e ritagli, così non voleranno più!

Buon lavoro!

 

Le infedeltà femminili: introduzione.

Lo avevo promesso e oggi è il pomeriggio adatto per iniziare timidamente a parlare del vasto e non più inaccessibile mondo delle traditrici donne. Lo avevo accennato nelle tre parti precedenti, riguardanti le infedeltà maschili e volente o nolente, non posso tirarmi indietro. Sarà argomento delicato da affrontare, non privo di molte ombre e molte luci. Non desidero difendere la categoria o scusarla, come al solito mi limiterò (se ci riesco!) a riportare i fatti senza giudicare e nemmeno farmi meraviglie, che puntualmente poi si attaccano alle merlette (traduzione: maniglie) degli usci. Opto come mio costume per la sincerità, la mia età me lo consente, ne approfitto dunque! Non vorrei essere di parte essendo anch’io femmina, soffermandomi un attimo sulla parola femmina e non donna, figlia, moglie e mamma, come effettivamente sono. Nonna non ancora, anche se spero di diventarla. La questione ha inizio millenni di anni fa con la signora Eva, che desiderosa di assaggiare la mela, tradì senza pensarci più di tanto, il nostro Adamo. Pensando che la mela del melo vicino, fosse più gustosa e saporita. Punto primo e per mettere le cose in chiaro, ci hanno detto e scritto e noi ci abbiamo creduto (o no?), che le prime a tradire siamo state noi donne e non voi maschietti e con questo marchio a fuoco indelebile abbiamo la patente a vita, di Traditrice Emerita. Veniamo a tempi più recenti nei quali, capovolgendo le situazioni si optava per il matrimonio di comodo, vantaggioso, riparatore o aggiustatutto. Quel matrimonio che si doveva fare perché a ventidueanni se non eravamo già passate di ruolo con le nozze e con l’inevitabile prole, a comprova del matrimonio felice, si assumeva il controruolo di zitella acida, o nubile, o ai giorni nostri single. Per scelta e ci credo poco, o per i casi sfortunati della vita (e ci credo ancor meno), è nata la possibilità sfruttata da molte di noi, di poter rimanere single. Non dimentichiamoci che una donna coniugata è sempre guardata con occhio di riguardo, assume l’aria da signora per bene, acquisisce  quel pizzico di autorevolezza e serietà che la contraddistinguono, da colei che è sola, cioè senza compagno ufficiale, pertanto possibile facile preda, di stupide idee arcaiche maschili.  Anzi per meglio dire il titolo spesso ambito di Signora, può portare a ricevere sguardi chiari, con occhi languidi e tentatori,da parte di uomini altrettanto sposati e avvezzi alle conquiste. Come il fu serpente dell’Eden, che giocò molto bene le sue carte e fece capitolare la nostra progenitrice.  Chi ha in mente la conquista di una donna sposata o accompagnata, senza il pezzo di carta scritta, sa che è una conquista o sfida difficoltosa in partenza, egli sa che desidera  “rubare” la donna d’altri. Nono comandamento, che sono portata a pensare comprenda anche la regola del non desiderare l’uomo di un’altra. Scagli la prima pietra e bella grossa, se qualcuna di noi, almeno con il pensiero non ha mai tradito il proprio uomo, desiderando con gli occhi, o forse con altre parti del corpo, un uomo appartenente ad un’altra donna. Anche se qui la parola “appartenere” mi sa tanto di oggetto acquistato, usato, ancora in garanzia o scaduto. Se passa per la strada un bel giovanotto, che possiede le caratteristiche da noi sognate e bramate da sempre, lo riusciamo a capire in una manciata di secondi. In questo siamo molto più veloci e perspicaci dell’uomo. Bastano quattro falcate dell’essere maschile fatte in un certo modo, è sufficiente che lui ci dia una veloce occhiata, anche senza girare il capo per continuare ad osservarci, che noi, con i nostri occhi, naso, bocca, orecchie e cervello costruiti come una macchina per fare la risonanza magnetica, abbiamo già deciso se potrebbe, dico potrebbe, essere l’uomo con il quale passare il resto della e scodellargli dieci figli. Non ci poniamo in quell’istante il problema, primario peraltr, se l’uomo dei nostri sogni è ammogliato, fidanzato o prossimo all’altare. Ma nemmeno ci mettiamo a pensare, che dietro a quelle falcate compiute da poderose gambe sostenute da natiche toniche, ci siano una moglie, un’amante ufficiale e qualche amichetta nei giorni dei week end a Cortina o Saint Moritz, dell’amante con il commenda. Cioè con il marito di quest’ultima. Quest’introduzione non è l’incipit di un cinepanettone, ma è v.v.v. cioè,. vita vissuta veramente. Mi fermo qui, come introduzione è sufficiente! Un bacio a tutti voi,

Quel che Odo è il tuo Sguardo
Quel che Odo è il tuo Sguardo (Photo credit: FotoRita [Allstar maniac])

con le lucine colorate del mio Presepio e Albero di natale….

L’arte del ricamo verbale.

 

Ho sempre creduto che adottare comportamenti sinceri e veri, senza falsare o ingigantire le sensazioni fosse cosa naturale e automatica per tutta l’umanità. Essere la conduttrice (sarà il termine esatto?!) di questo forum o salotto virtuale, usare linguaggi corretti, rispettare le varie identità, non è cosa semplice o scontata. Il dato di fatto, di non avere davanti agli occhi, gli interlocutori e i partecipanti alle tematiche affrontate, non fa la differenza. In questo caso, avvalendomi soltanto di una tastiera e di un monitor, le mie parole sono scritte e non dette a voce. Vengono a mancare una serie di strumenti fondamentali per farmi ascoltare e capire se sto dicendo la verità oppure scrivo tanto per fare qualcosa di diverso. Cioè, mi correggo, qualcosa che fanno in milioni per il puro piacere dell’imitazione o del mettersi in vista.Non posso usare la mimica del viso, ed il mio in particolare è sempre stato definito un libro aperto, non posso avvalermi dell’inflessione della voce, non mi è consentito usare un certo tono piuttosto che un altro, non esiste ancora la tastiera parlante e parlare in video conferenza, non mi sembra ancora il caso! Chi sta dall’altra di questo video e ci sono anch’io, non ha la percezione se chi scrive dice sempre il vero, o scrive quelle precise parole per mille ragioni, che a conti fatti non sono la ragione principale. Condurre un blog, un sito, o un altro sistema di conversazione virtuale presuppone sincerità a prescindere, proporre temi o rispondere e commentare, sono sullo stesso piano. Credetemi, non è semplice per niente! Vengono messi in risalto aspetti del carattere e tratti della personalità di chi esprime il proprio pensiero, non tutti ci riescono, non tutte le persone riescono ad esternare ciò che pensano o sentono e fanno fatica a tirar fuori idee e pareri. Non per questo non sono sinceri, non per questo non hanno idee ben precise in merito ad un determinato argomento. Sono da apprezzare ugualmente, anzi! E’ ammirevole tacere, piuttosto che dire mezze verità o parole di convenienza, semplicemente per far piacere a chi legge. “Il bel tacer non fu mai scritto”…Non cambia la sostanza, ma si amplifica ulteriormente, quando i soggetti parlanti, grilli o cicale, sono reali e conversano viso a viso. Dicono veramente ciò che pensano, o esprimono ciò che altri vorrebbero sentirsi dire? Si tende spesso ad esagerare i fatti, quelli negativi e quelli positivi: chissà perché lo facciamo! Per fare bella figura e per farci grandi agli occhi e alle orecchie degli altri? In questa che io ho definito “l’arte del ricamo verbale” vi è racchiusa una miriade di motivazioni e di risvolti psicologici che ci portano a travisare i fatti, ad esagerarli quando non ve n’è la necessità, a sminuirli se occorre essere chiari ed esporli correttamente, ad occultare verità che necessitano invece dell’esposizione, oppure nel peggiore dei casi si raccontano le bugie, come fanno i bambini. Ricamare con le parole significa un’infilata di punti misti, aggiunti alle frasi in ordine sparso, tanti piccoli frammenti di tessuto rimasti nel cesto del cucito, tagliati male, assemblati tra di loro e logori.Il risultato finale è un quadro scomposto, sfilacciato agli orli, un patchwork che con la prima folata di vento si scucirà tutto. In questa arte del ricamo, dell’aggiustare, dell’aggiungere e del mettere toppe, noi donne siamo particolarmente brave. Dobbiamo però stare molto attente: a furia di cucire e rammendare, sostituire e camuffare, tagliare e ricucire,  il calzino sarà credo, presumibilmente da buttare.

 

Le faccende domestiche del passato

Ho voglia oggi di iniziare un discorso nuovo, ma in parte già avviato, parlando di “consigli del giorno” facendo una capatina con il pensiero a come le nostre ave (perdonatemi la licenza di scrittura….) o antenate, affrontavano e risolvevano le molteplici attività casalinghe, con gli “elettrodomestici” del tempo. Ricordiamoli insieme questi elettrodomestici di prima e ultima generazione: braccia, mani, tenacia,volontà, perspicacia, forza, necessità, caparbietà e bisogno di mandare avanti la famiglia, con la sola forza delle loro braccia e del loro acuto ingegno! Dovremmo far loro un monumento e intitolare una via ad ogni donna del passato, che ha contribuito e lavorato affinché noi, loro discendenti, potessimo usufruire di ciò che loro non sognavano nemmeno lontanamente.Coat of arms of Langhirano

Penso con nostalgia e stupore a mia madre, nata nel 1923 e andata in sposa nel 1942, ad uno dei tanti reduci della seconda guerra mondiale, mio papà. Ebbe come premio e viaggio di nozze, la mungitura delle mucche a Case Schianchi, dove era andata ad abitare (frazione di Langhirano, provincia di Parma ndr..) la prima mattina seguente le nozze e di buon ora! Verso le quattro e mezzo non era già più nel letto di crine, ma svegli e vestita di tutto punto per recarsi nella stalla adiacente la cucina, per strizzare le mammelle a mano, ad altre mamme, anche se mucche. Ella come tutte le donne e spose di allora, lavava i panni a mano, caricati dentro un grande mastello sulle spalle. Queste giovini spose, si recavano a piedi al ruscello vicino casa, li sbattevano con energia sulle rocce per pulirli e con la cenere del caminetto cercavano di sbiancarli per togliere le impure macchie! Non esistevano le migliaia di detersivi odierni, non c’erano le cartine assorbicolore e non c’era di certo la varechina/candeggina. Ma nemmeno “Coccolino” l’ammorbidente per eccellenza; la biancheria rimaneva perciò rigida e durissima, una volta asciutta. Pensiamo a quelle pesantissime lenzuola di cotone da corredo, ricamate con le iniziali da mamme, suocere e prozie, oppure le camicie da notte antistupro, lunghe sino ai piedi dei passanti, chiuse con bottoni di ferro che arrivavano quasi alle mandibole,  maniche lunghe abbottonate sino all’ultima falange delle dita della mano.Ma come facevano i loro uomini, a venire attratti da simili abbigliamenti intimi? Dov’era la poesia, la tentazione carnale, la voglia di amoreggiare con le loro mogli, se queste (ed era costume comune di tutte le donne per bene abbigliarsi in codesta maniera), si presentavano come suore di clausura, per coricarsi nel talamo nuziale? Eh te credo, che poi alcuni guerrieri andavano a cercar miglior fortuna e stoffe più umane, in altri talami! Con questo non li giustifico, ma riporto come sempre i fatti realmente accaduti. Anche l’occhio ed il tatto desiderano la sua parte e pur contadini che fossero quasi tutti in quegli anni che ruotavano attorno alla seconda guerra mondiale, stupidi e superficiali gli uomini non erano. Tornando dai rari congedi, desideravano allegria e leggerezza, per toccare ed annusare, oltre le loro mogli o fidanzate, anche chiffon, seta, voile, organza, cotoni leggeri, mussole e stoffe più femminili ed eteree, dopo aver toccato solo il freddo ferro di rivoltelle e fucili! Dopo aver visto mesi e mesi di orrori e ragazzi morti ammazzati anche da loro stessi, le loro menti ed il loro corpo abbisognavano di riposo, ristoro e leggerezze d!animo. Ops! scusatemi! Sto sbagliando post, questo non è l’argomento sulle infedeltà e mi perdo nei meandri della mia mente. Torniamo a noi, benedicendo la lavatrice, la lavastoviglie, il frigorifero,il ferro a vapore semi o professionale, l’asciugatrice ed il congelatore, pensando con tenerezza e stupore alle nostre progenitrici. Continua a leggere “Le faccende domestiche del passato”

Le infedeltà maschili: terza puntata.

 

Ed eccoci qua, pronti ai nostri posti di conversazione e scambio di opinioni e pensieri, riguardanti questo scottante e sempre attuale tema, che concerne e ruota attorno ai tradimenti tra esseri umani. Cari lettori Maschi e dolcissime Amiche mie, vi ricordo che stiamo per ora trattando le infedeltà maschili, la mancanza del rispetto di quei famosi patti scritti e firmati davanti al giudice di Pace o davanti ad un Ministro di Dio. In un futuro non troppo lontano, mi occuperò di parlare anche delle infedeltà e tradimenti, compiuti dal cosiddetto sesso debole, cioè noi donne. Con tutto il rispetto e la stima che nutro per la mia categoria, affermo con rammarico, che in quegli istanti non siamo per nulla deboli, ma ben consce di ciò che stiamo facendo. Proseguiamo il discorso dell’ apporre, con sicurezza solo apparente, le firme sui registri. Poco importa dove sono stati depositati i nostri autografi, siglando le promesse come in un rogito, davanti al Notaio, sono invece basilari e concettualmente molto tristi e dolorose, le conseguenze che la mancata fedeltà o i mancati presupposti che dovevano esserci all’inizio del percorso di coppia, siano venuti a mancare. O forse non c’erano mai stati, o in certi casi ci si aspetta che nascano dopo, magari con la nascita di un figlio. Mai errore di valutazione fu più madornale! Ci sono diverse coppie che compiono il passo delle promesse, non convinti e non sicuri di ciò che stanno mettendo in atto. A volte gioca un ruolo fondamentale la famiglia d’origine, nella quale ci si può trovare male, ed il desiderio di fuga da essa, mescolata alla voglia di indipendenza e di costruirsi una famiglia propria, vince sul reale amore e sui sentimenti sinceri per la propria compagna. E’ sufficiente guardarsi indietro di pochi decenni, per ricordare che i matrimoni, spesso, venivano combinati e ordinati, dai genitori dei futuri sposi, decidendo tra loro. ciò che era meglio per i due ragazzi e per il loro futuro. Le motivazioni solitamente erano due e molto chiare: la dote della futura moglie, o meglio il titolo nobiliare che ella portava, oppure erano ragioni di stato e politiche. Ricordo perfettamente la storia raccontata mille volte da mio padre, di quel suo disgraziato fratello, al quale era stata imposta dal padre, cioè mio nonno, una donna che lui aborriva fisicamente e caratterialmente. Nulla poté fare, contro la ferrea volontà e potere decisionale del padre, che lo costrinse, a sposare tale donna. Egli, debole e succube del genitore/patriarca, che lo aveva minacciato di diseredarlo, acconsentì a portare all’altare questa non colpevole vittima sacrificale. Erano secondo i miei occhi di donna del duemila, due povere vittime sacrificali, ognuna con il proprio dolore e sacrificio da portarsi appresso. Il povero zio, era follemente innamorato di un’altra ragazza del paese, bellissima, non benestante e non gradita al nonno. La nonna paterna invece, avrebbe desiderato tutto il bene del mondo per questo suo figlio, avrebbe desiderato che si sposasse con l’amata e che fosse felice, comportamentoe tipico di una madre che ama i propri figli e desidera per loro il meglio. La nonna, nulla fece per ostacolare il sentimento forte e audace per quella ragazza, che il marito disprezzava, ma nulla era in suo potere per ottenere il matrimonio trai due amanti. All’inizio del secolo, cioè verso il 1920 /1930 il potere dell’uomo era ancora tremendamente forte, risolutivo e radicato nella mentalità delle genti. Ragion per cui, le mogli, dovevano acconsentire ad ogni decisione, non ostacolarla, tacere e soccombere, sempre ed in ogni situazione. Ragion per cui, madre, figlio ed amata, dovettero inghiottire in silenzio, l’amaro rospo e assistere alle sbagliate nozze. Ma qualche anno dopo, successe una tragedia, che non era assolutamente originale nel gesto per i tempi di allora, ma anche per i giorni nostri. Lo zio, stanco di dormire al fianco di una donna che non sopportava, dalla quale per fortuna e con il senno di oggi, non nacquero figli, in tutta probabilità stanco e addolorato, con un senso di umiliazione misto a vergogna profonda, per i reiterati tradimenti con la donna che amava con tutto se stesso, decise di andarsene da quella grama vita, togliendosela con un coraggioso e consapevole gesto. Ecco dunque le fondamenta mancanti, ecco affiorare un altro motivo importante nelle scelte sbagliate alla radice, ecco spuntare un motivo di mancata fedeltà. Non giustifico tali infedeltà, non le giudico, mi limito a riportarvi come mio costume i fatti, non stendendo veli pietosi ed omertosi su situazioni sempre attuali e sempre esistite, checché se ne desideri occultarne in modo forte la veridicità. Purtroppo ancora oggi ci sono queste tipologie di matrimoni che iniziano per motivi ben diversi dall’innamoramento che dovrebbe, anzi mi correggo! che deve esserci all’inizio di ogni relazione sentimentale e deve essere forte ed audace. All’inizio il rapporto di coppia deve essere cementato, non solo da interessi in comune, affinità elettive, gruppi di amici graditi a tutti e due, non devono esserci solo obiettivi e traguardi comuni, non occorre conoscersi e pensare dopo una settimana di frequentazione a mettere in cantiere un figlio. L’inizio, le basi e le fondamenta di un novizio rapporto di coppia che voglia proseguire ha bisogno di essere nutrito di amore e intesa sessuale molto forte e affiatata. Necessita di empatia, occorre trovarsi bene sotto alle lenzuola del compagno/a, occorre il desiderio carnale di ella, la voglia di stare abbracciati insieme, senza pensare che tutti e due siamo innamorati dei quadri del Canaletto. Non può esserci un contratto alla base, un accordo finanziario o finalizzato a qualcosa che non sia amore,passione, attrazione, rispetto reciproco, stima, interessi comuni, fedeltà. Termino qua aggiungendo, forse non l’ho ancora specificato, che per fedeltà non intendo solo la fedeltà carnale, si tradisce anche con il pensiero, chi di noi non l’ha mai fatto, scagli la prima pietra. Sono convinta che vi può essere mancanza di fedeltà anche sotto tanti altri punti di vista, non strettamente correlati alle azioni carnali, meramente sessuali. Vorrei sentire e leggere i vostri pareri, ma comprendo che non tutti hanno il coraggio e la voglia di mettersi a nudo per un onesto confronto, su un argomento spinoso, lo riconosco ma che potrebbe, un giorno toccare da vicino ognuno di noi. A presto, per sciogliere un altro aspetto delle infedeltà.

 

Le infedeltà maschili esistono dai tempi antichi. Seconda puntata.

Buonasera a voi, desidero concentrarmi e proseguire il discorso avviato sulle infedeltà maschili, dal momento che l’interessamento sull’argomento è molto alto, gli aspetti da sviluppare diversi e profondi e risalgono a migliaia di anni fa. Mi offre lo spunto la signora Corvini, che nel suo intervento mi scrive che “l’infedeltà è insita nella stessa natura umana e la fedeltà è solo un concetto, perciò rimane un fondamento puramente astratto”. Questa sera tenterò di sviscerare uno degli aspetti storici che hanno portato l’uomo sin dal 594 a.C., a tradire la moglie, frequentando altre donne che di mestiere, facevano le prostitute, per soddisfare bisogni sessuali di una certa portata non ottenibili dalle proprie donne, denominate “donne per bene, mogli esemplari e madri di famiglia”. Abbiamo studi approfonditi, che ci confermano la decisione del legislatore Solone di Atene, che regolamentò con leggi precise, la funzionalità e l’esistenza, senza ombra di dubbio alcuno, delle case di tolleranza o bordelli. Si voleva così ovviare all’ipocrita e falso tentativo di far credere alle nostre antenate, donne esemplari! che mai e poi mai si sarebbero prestate ed umiliate, a mettersi in una posizione sopra al talamo nuziale, che non fosse solo quella detta “del missionario”, dimostrando così, anche in questo frangente sessuale, che si veniva sempre e comunque sottomesse all’uomo. Costui, probabilmente stanco di missioni, missionarie e, con un certo male alla milza per il peso della consorte sempre addosso, annoiato da mogli incartate in busti, stecche di balena, guardinfante, camicie da notte chilometriche, pensava a come salvarsi da questo empasse. Elle, tristemente consce, dovevano fare solo il loro dovere coniugale, rimanere possibilmente incinta al primo amplesso e tacere. Il nostro piacere e godimento puro e semplice, arriverà secoli dopo, ma intanto le martiri e beate si mettevano a gambe aperte, ricoperte da calze di lana spesse dieci centimetri, accogliendo dentro la loro natura intima mute e rassegnate il frettoloso coniuge. Tenevano gli occhi rigorosamente chiusi, pregando che il supplizio finisse presto e che l’energumeno se ne andasse nella casa di Tolleranza, a sfogare i veri e impetuosi bisogni. In questo modo, le mogli erano sollevate da ciò che consideravano disonorevole e faticoso, coltivando l’inutile pensiero che il loro uomo, non avrebbe commesso adulterio in senso stretto, ma andava semplicemente a sfogare istinti primordiali. Come se un toro o una mucca, facessero i propri bisogni davanti ai suoi simili nella stalla per stare meglio e liberarsi dall’impedimento intestinale. Punto e basta. Si pagava un servizio, compiuto più o meno con grazia ed eleganza, dalle dispensatrici di favori carnali, senza implicazioni di tipo sentimentale e senza timore di procreare. Belle scuse! Non a caso, da qui in poi vi è  il detto, che quello di offrire il proprio corpo e le proprie carni in cambio di danaro è il mestiere più antico del mondo. Ma trattasi di mestiere o di una scelta ben precisa, dettata da contesti ed abitudini storiche conclamate nei popoli e nei secoli? Tra le prime forme conosciute di prostituzione nell’età antica, va ricordata la prostituzione ospitale, vale a dire la concessione, a titolo di gentilezza, della schiava, o della moglie all’ospite; oppure, presso alcune popolazioni per favorire l’esogamia, per ragioni eugenetiche. Altre forme di prostituzione diffuse nell’antichità sono quelle legate alla religione, veri e propri atti di omaggio e devozione alla divinità: prostituzione sacra (sia maschile che femminile) o Ierogamia. La prostituzione sacra era finalizzata a liberare, a vantaggio dell’intera collettività, le misteriose forze della fecondazione. Le donne che la praticavano, dette sacerdotesse, appartenevano al tempio nel quale prestavano il loro servizio, di solito rivolto agli stranieri e al tempio versavano i propri guadagni. Si passò poi da queste forme di prostituzione sacra a forme più profane, svolte con la volgarità più sconcertante nei postriboli o lupanai, da schiave catturate in guerra o razziate, da donne libere, molte delle quali divorziate o straniere Il fenomeno si tesse ancora di nuove figure che prendono il nome di Cortigiane, danzatrici, inservienti e addette ai bagni pubblici. Non facciamoci sciocche meraviglie, sappiamo bene che questi bordelli economici o di lusso, furono chiusi definitivamente con la legge Merlin alla mezzanotte del 20 settembre 1958 e ancora oggi sono serrati. Almeno ufficialmente. Ricordo per nostra conoscenza opportuna che erano circa 560, nelle quali vi lavoravano 2800 donne circa, ed erano controllate e regolamentate dallo Stato sin dal 1883. Termino qui, dicendovi che gli uomini non erano tenuti a confessare al loro Parroco, che frequentavano codeste abitazioni, pagando le meretrici, le poco serie, le prostitute, ma pur sempre donne come noi. L’entrarvi non era da catalogare come peccato, non era immorale. La cosa curiosa è che i religiosi, grandi ed assidui frequentatori delle case di tolleranza, non accettavano ed era perciò peccato morale, persino ii desiderio di un atto impuro, ma allo stesso stesso tempo si era esenti dal confessarlo. Come dire, l’occasione fa l’uomo infedele? proseguiremo ancora, c’è n’è ben donde da sviscerare………………F.S.

Io soffro il mal di mare e voi?

Intelligenti

Español: Portada de una partitura de Tosti, il...
Español: Portada de una partitura de Tosti, ilustrada por Michetti (1851-1929) (Photo credit: Wikipedia)

concittadini credo di essermi persa qualche puntata di questo sceneggiato iniziato diversi anni fa, del quale ancora gli autori non hanno scritto la parola “The End”. Potrei mettermi a guardare le repliche, annoiarmi e sbadigliare, potrei cancellare le puntate precedenti in attesa di un colpo di scena importante e che lasci il segno, oppure potrei farmi raccontare da qualche volontario le puntate che mi sono persa. Qualche autore nuovo e giovane potrebbe scriverne un’altra sceneggiatura comunque, per allettarci e fare audience, potrebbe cambiare i protagonisti e la trama, scegliere luoghi e finale diverso, invece no!  Mi sento come una persona che soffre prepotentemente il mal di mare (disagio peraltro reale!) ed è costretta dal capitano e dall’equipaggio tutto,  ad imbarcarsi in un viaggio che non desidera affrontare. Vorrei scendere da questa nave, anzi! non vorrei mai esserci salita, allettata da panorami e paesi idilliaci, convinta che il viaggio una volta concluso, mi avrebbe poi riportata a casa, nel mio porto sicuro e confortevole. Invece con tristezza e dolore acuto, mi accorgo che ho pagato un biglietto troppo caro, per ciò che la compagnia di navigazione mi ha offerto: forse ho voluto fare il turista faidate e sono stata “impuffata o ingabbolata”, per usare due termini a livello della qualità del viaggio. Desidero dirvelo amici miei, qui i paradisi eccelsi li hanno visitati solo i componenti  dell’Equipaggio ed il loro capitano, io fino ad oggi scorgo e tocco solo catapecchie fatiscenti, sento puzza di bruciato ovunque, noto un paese colmo di disgrazie,spiagge piene di morti ammazzati, cibo avariato che mi provoca ancora di più il mal di stomaco. Perdonatemi l’amara storiella e la simbiosi con ciò che stiamo credo, tutti quanti vivendo, qua i turisti, cioè noi gente normale non ci salviamo ed abbiamo biglietti di altri viaggi non graditi da pagare, balzelli con nomi che paiono malattie rare, per passare di porto in porto. Io non l’ho chiesto di essere in mezzo a questa baraonda camuffata da vita normale, non ho domandato a Nostro Signore di insegnarmi ad essere cattiva ed egoista e di pensare solo a me stessa, non desidero che i miei figli siano costretti a chiedere l’elemosina per le strade, come tante persone fanno già. Non intendo mettermi a rubare al supermercato per mangiare e non vorrei essere costretta a non pagare più le tasse, vorrei continuare a fare la brava ed onesta cittadina Italiana. Proviamo a scendere d quella nave? Proviamo a toccare terra con i piedi, facciamo qualcosa di costruttivo, ma facciamolo subito per favore! Non accettiamo più il nefasto viaggio, è ora di camminare su terre tranquille e di ritornare a guardare il cielo con ottimismo e concretezza, sono finiti i tempi delle feste e dello sperpero ovunque! Ma il grande mal di testa che sento e quella nausea che non se ne va, mi costringe a domandarmi come mai le autostrade e le strade sono piene di automobili, i locali affollati, i ristoranti non hanno posti a sedere e continuiamo beati e tranquilli a fare la nostra sacrosanta colazione al bar con cornetti e cappuccini. Ah! Gli Italiani, gente strana e molto ambigua, controsensi e pochi fatti, posizioni arroccate ed immobili nei secoli dei secoli, Amen!  O questo mal di mare ha fatto in me l’irreparabile?

Brasato con mele in agrodolce.

Prepariamo insieme un secondo di carne, un piatto
classico, corposo, robusto ma elegante e rivisitato per la presenza
delle mele. Quando parliamo di brasato solitamente lo intendiamo
abbinato ad un Barolo delle Langhe, ma lo possiamo accostare e
gustare anche con un Nebbiolo o un Barbaresco di Cuneo. Il nostro
brasato è un piatto importante, che richiede pazienza e un lungo
tempo di esecuzione, ma se bene cucinato, come senz’altro faremo noi
e cotto a dovere, ci farà fare bella figura se avremo ospiti a
pranzo. Teniamo presente che questa è una pietanza tipicamente
autunnale o invernale e per la quantità delle calorie contenute in
ogni porzione: 550 kcal. circa, non è certamente un piatto light.
Occorrono circa quattro ore e mezzo di tempo per la preparazione e
come difficoltà di esecuzione, la reputo media. Siamo pronti ad
incominciare? Buon lavoro e abbiate pazienza, il risultato vi
stupirà!Maria Ann Sherwood known as Granny Smith

Ingredienti: 800 gr di polpa di manzo(preferibilmente la spalla o il cappello del prete) o di vitello, mezzo litro di vino rosso,(Barolo, Nebbiolo, Barbaresco..), 1 carota grossa, 1 cipolla rossa, 1 costa di sedano, 1 spicchio d’aglio, burro, salvia, rosmarino, noce moscata, olio extra vergine d’oliva, pepe in grani, sale q b

Per il contorno: 3 mele Granny Smith (mele verdi originarie
dell’Australia), 3 mele Golden, 1 cucchiaio di zucchero e mezzo
cucchiaio di sale.

Esecuzione: Mettiamo la nostra carne in una ciotola capiente,
con la cipolla, la carota, il sedano a pezzetti, poca noce moscata
grattugiata e poco pepe in grani. Versiamo il vino rosso, mescoliamo
il tutto e lasciamo marinare per una notte intera. Il mattino dopo,
estraiamo dal frigorifero la carne che si sarà impregnata degli
odori, poi tritiamo 1 spicchio d’aglio con gli aghi di 2 rametti di
rosmarino e 4/5 foglie di salvia. Sgoccioliamo la carne,
asciughiamola con lo scottex e cospargiamola con il trito delle erbe
aromatiche. Rosoliamo ora la carne a fuoco vivo in un tegame ampio e
antiaderente, con poco burro e olio. Versiamo la marinata con le
verdure, copriamo e cuociamo a fuoco molto basso per circa 4 ore,
mettendo sopra al gas una piastra di ghisa per far sì che il fuoco
sia bassissimo e faccia cuocere la carne molto adagio. In questo
modo, la carne risulterà alla fine della cottura morbidissima.
Ricordiamo che un fuoco alto non cuoce mai bene le carni, ma tende a
farle divenire dure e stoppose. Regoliamo il brasato di sale,
giriamolo ogni mezz’ora circa, irroriamo con mezzo bicchiere di vino
rosso e ultimiamo la cottura per altri cinque minuti, poi serviremo
il nostro brasato con il contorno di mele che nel frattempo avremo
preparato. serviamo assieme al contorno di mele che andremo a
preparare. Tagliamo le mele a metà, mescoliamole con lo zucchero e
sale e spolveriamole con il mix e con parte del sughetto della carne
Inforniamo a 200 gradi fino a che i frutti si rompono e prendono
colore. Passiamo in un setaccio il fondo di cottura e serviamole
assieme alla carne. Se non avrete perso la pazienza, otterrete un
ottimo secondo di carne, fatemi sapere se è di vostro gradimento e
se avete avuto difficoltà nell’esecuzione. Si avvicinano le
festività e direi che è ora di metterlo in tavola! Buon appetito ai
miei cuochi!

 

Parliamo di salute e bellezza.

 

Causa la ben nota stagione autunnale, stanno proliferando i raffreddori e le congestioni nasali. Non sono disagi di salute gravi, ma certamente antipatici e sgradevoli, che creano quella sensazione di avere del cotone nella fronte, api che ronzano dentro alle orecchie e la percezione di non respirare. Dobbiamo perciò ricorrere ai vecchi, ma sempre validi rimedi di mamme e nonne, che non avevano in casa aspirina, tachipirina o altri tipi di medicine attuali. Se si riesce, quando non c’è febbre o altri sintomi che necessitano del medico, io stessa cerco di ricordarmi degli antichi rimedi. I miei genitori, i nonni ed i bisnonni sono sempre guariti dai raffreddori comuni, pur non abitando in case riscaldate da termosifoni. Vediamo come facevano. Per prima cosa bisogna bere molto durante la giornata (molto più del solito): liquidi caldi, come tè al limone, camomille, tisane e brodo di pollo, dall’alto potere decongestionante. Non è consigliabile mangiare troppo e troppo asciutto durante un raffreddore con i fiocchi, ma fare piccoli e leggeri pasti. Ahimè! durante i giorni del raffreddamento non è consigliabile neppure bere caffè, in quanto la caffeina ivi contenuta, aumenta la congestione. Ricorriamo ai suffumigi o fumenti, fatti con la classica bacinella di acqua molto calda e la salvietta sulla testa, nella quale avremo sciolto due cucchiai di bicarbonato, un bicchierino di aceto bianco, del sedo calcio, oppure più semplicemente tre bustine di camomilla. Non ci crederete, ma se avviciniamo il naso ad una cipolla tagliata e ne aspiriamo l’odore, questo seppur sgradevole, farà diminuire la congestione. Ricordiamoci di tenere in casa ed in camera da letto, un vaporizzatore o la solita pentola di acqua bollente, per impedire che gli ambienti siano secchi. Facciamo una bella doccia bollente, prima di andare a dormire, poi stendiamo sul petto della senape, mettiamoci una salvietta intrisa nell’acqua calda e lasciamola agire sul petto per circa una mezz’ora. Mi pare superfluo dirlo, ma lo ricordo ugualmente, durante un raffreddore come si conviene, non bisogna prendere colpi d’aria, soprattutto se molto sudati. Se trascurato, anche un banale raffreddore si può tramutare in sinusite o altro, ed allora sì che son dolori curabili solo con l’ausilio del medico! Quindi preparatevi una buona scorta di brodo di pollo e provate anche gli altri rimedi, spicci e molto semplici. Aspetto di sapere se funzionano!

Come evitare la pelle secca nei mesi freddi.

Durante l’autunno e l’inverno, la pelle del viso e quella del corpo tendono a seccarsi molto, perdendo tono e brillantezza. Apriamo i pori della pelle, e facciamo sì che i vapori della solita bacinella d’acqua calda ci avvolgano il viso. Nell’acqua dovremo far bollire dei rametti di timo, menta e salvia, erbe che purificano e aggiungiamo scorze di limone, dalle proprietà astringenti. Se vogliamo farci una maschera di bellezza, utile per rimuovere le cellule morte dopo il fumento idratare e addolcire la pelle, vi do un’altra ricetta. Lessiamo e riduciamo a purè tre castagne, mescoliamo con un cucchiaio di olio di mandorle, un cucchiaio di miele e un poco di latte tiepido. Stendiamo questa pappetta sul viso per almeno un quarto d’ora, mettendo due dischetti di cotone sugli occhi imbevuti di latte freddo, poi laviamoci il viso e per ultimo, passiamo un tonico.

Buona serata a tutti!