E’ qui la festa?

Domani dovrebbe essere il 31 aprile per come la penso io, anche se so a priori che con questo articolo mi attirerò molti accidenti e forse anche un nuovo ascesso dentario. Sono pronta al dibattito e ai pareri contrari, l’ho messo in preventivo! Ma come ben sapete, la lingua ce l’ho ancora, me l’hanno fatta per usarla, il cervello per pensare e ragionare se ci riesco e le mani per scrivere su questi animali strani chiamati “blog”. Le mani oltre che per fare le carezze alla figlia piccola, al marito,  al figlio grande no perché si sterza,le uso anche per tirare a mano la sfoglia, in qualche occasione speciale, come domani. Per principio e per modo di vedere le cose, per come mi sento io come donna, per come mi hanno insegnato i miei genitori, onesti e instancabili contadini, si lavora nella stalla tutti i giorni dell’anno, si va nella porcilaia tutti i giorni a pulire i suini, a dar loro il cibo e l’acqua. Le mucche devono essere munte ogni giorno, tutti i santi 365 giorni dell’anno finché danno il latte. Le mucche, sante femmine e mamme esemplari! si lasciano tirare con forza le mammelle per una vita, da una specie di tiralatte, per regalarci senza essere stipendiate, il primo ed indispensabile alimento che permette a noi pseudo umanoidi, di vivere. E non possono nemmeno scioperare o fare rimostranze, non si possono rifiutare di distribuire latte, che sia il 25 aprile, la domenica pomeriggio, il primo di maggio, il due di giugno, il giorno di Natale. Se vuoi che la mucca elargisca latte, tu devi curarla e mungerla tutti i giorni, altrimenti il latte non te lo da più, si ammala di mastite bovina, chiude la fabbrica e chi s’è visto s’è visto. E ben ci starebbe! Figuriamoci poi il sei gennaio, quando arriva la Befana: anzi! ciotola di latte anche per la signora. Festeggiare qualcosa che non è più esistente come dovrebbe, domani primo maggio 2014 è solo una scusa bella e buona per non lavorare. Come fare “i ponti”, ma chi ha inventato la filastrocca del “chiuso per ponte”? Ma se dobbiamo operare una persona al cuore il primo maggio, altrimenti rischia la morte, lo lasciamo aspettare fino a lunedì, se c’è in mezzo anche il sabato e la domenica? Gli dicimao, sa c’è il ponte, non possiamo intervenire! Ma stiamo scherzando? Lasciamo che sia Calatrava a fare i ponti, non quei lavoratori  onesti che ancora hanno un posto di lavoro e gradirebbero fare di tutto per tenerselo stretto! Sono tutte scuse, feste inventate per dormire e non andare ad alimentare il settore che mi pare, ma forse sbaglio, è il più in crisi in questi ultimi anni. Scritta questa premessa, festeggiare non lavorando il primo maggio, è non solo un diritto ma anche un dovere di ogni cittadino lavoratore. Non si è mai parlato di scelta, di libera scelta, libera decisione se andare a lavorare oppure no, se lavorare e prendere doppia paga ad esempio, come fare gli straordinari. Non mi piacciono le imposizioni, devo poter decidere io, se lavorassi ancora in Banca domani chiederei di lavorare e in 17 anni di banca non ho mai scioperato un solo giorno. Continua a leggere “E’ qui la festa?”

Viaggio alla scoperta delle Marche (Recanati parte prima).

Questo famosissimo paesino delle Marche è uno di quelli da me visitati nella  mia vacanza nella regione Marche. A mio vedere tra tutti quelli visitati è quello che mi ha trasmesso maggior tristezza e malinconia. E’ comunque famoso e rinomato, molto visitato dai turisti italiani e stranieri  e tale rimarrà per aver dato i natali il 29 Giugno 1798 al poeta per eccellenza Giacomo Leopardi. Primo maschio di sette figli, nato dal conte Monaldo e da Adelaide Antici, madre solo biologica. “Le uniche carezze fatte da nostra madre erano con gli occhi”, soleva dire Giacomo, non avendo mai ricevuto un gesto gentile o affettuoso dalla madre. Recanati è poco distante da Sirolo e si trova,come tanti altri paesini sulla vetta di un colle. Si entra nella parte antica tramite un arco molto alto, o porta della città,  si cammina su stradine in salita formate da sassi storici, sanpietrini e percorsi sconnessi che si snodano in vari vicoli e portano al cuore del paese. Ricordo con una sorta di melanconia struggente quei luoghi, nei quali Giacomo ha vissuto pochi anni, (m.14/06/1837 a Napoli) trascorsi tutti a studiare, a conoscere e ad imparare. Palazzo Leopardi si trova in una piazzetta a Montemorello, chiamata “Il sabato del villaggio”, la struttura esterna non è particolarmente sontuosa ed arzigogolata, ma presenta linee severe e diritte, anche se signorili. L’ultimo restauro si dice sia stato eseguito da un prozio del Poeta, tale architetto Carlo Orazio Leopardi nel settecento. Alla sinistra del Palazzo troviamo la chiesa di S. Maria di Montemorello, costruita anch’essa da un avo del sommo Poeta,  tale Pier Niccolo’ Leopardi, nel cinquecento. Di fronte all’entrata principale del Palazzo c’è ancora l’edifico dei domestici, scudieri e cocchieri di casa Leopardi. Vi abitava anche la figlia, Teresa Fattorini che ispirò la famosissima poesia “A Silvia”. Ho visitato anche i giardini, quieti, verdissimi, immensi, lunghissimi e custodi delle passeggiate di Leopardi, che sono situati nella parte posteriore del Palazzo, ho visitato l’Ermo Colle, con  la scritta incisa su pietra “SEMPRE CARO MI FU QUEST’ERMO COLLE” ed ho immaginato lui, che solo e ricurvo, si fermava a scriver le parole e ad osservare “il mar da lungi e quindi il monte”che ispirò l’altra meravigliosa poesia “L’infinito”. In quei momenti ho pensato e sentito una presenza imponente, una guida che mi metteva la solita mano sulla spalla e mi incitava ad andare avanti in questa battaglia terrena che noi tutti combattiamo ogni giorno. L’intero primo piano del Palazzo sopra alle cantine è invece occupato dalla famosa biblioteca, che contiene ad oggi circa 20.000 volumi, pur non avendoli potuti vedere tutti, dal momento che egli è morto dieci anni prima di suo padre. Che con una febbre e una fame del sapere mai placata, continuava a comperarne e a procurarsene a carovane, per lasciare ai discendenti e ai posteri quell’immenso tesoro di cui tutto il mondo può godere, studiandolo. Di questi ventimila libri, per usare un eufemismo, ma io li definirei tesori preziosi, la nostra guida ci ha detto che il poeta ne ha letti 8.400 circa, se ho ben sentito la sua voce. E’ comunque una quantità impressionante per un uomo qualunque, un numero altissimo di nozioni e conoscenze che possano rimanere tutte nel cervello di un essere umano Continua a leggere “Viaggio alla scoperta delle Marche (Recanati parte prima).”

E se fosse male a un dente?

L’essere umano è individualista per natura, egocentrico, avido, egoista, in genere pensa solo a se stesso e se mostra dispiacere o tristezza per le disgrazie altrui, lo fa più che altro per apparire educato ed interessato. A mio sincero e crudo parere, su cento persone che affermano di condividere un’avversità altrui, una situazione negativa, un disastro improvviso, a novanta non interessa nulla e recita una parte. Gli altri dieci rimanenti, invece condividono e si immedesimano realmente nella situazione, non per buonismo o per carità cristiana, ma solo esclusivamente perché hanno vissuto e provato quel determinato tipo di dolore. Mi riferisco stasera ai dolori fisici, quelli risolvibili in un modo o nell’altro, non a dolori causati da malattie inguaribili. I dolori dell’anima li analizziamo un’altra volta, anche se senza dubbio fanno anch’essi molto molto male. Addirittura a parere di alcuni, fanno più male di quelli fisici. Ci sono tanti tipi di dolore, anche un’unghia incarnita di un piede ti può far vedere le stelle, anche una ragade ti fa impazzire, non parliamo poi del male alla pancia per cicli mestruali feroci! Il nostro corpo dovrebbe essere una macchina perfetta, creata e programmata per essere efficiente e funzionante, ma non è così. Sono ancora dentro ad una bolla di dolore quasi continuo, da venerdì notte, uno di quei dolori fisici più acuti, lancinanti, ininterrotti e cattivi che sono stati creati e che ho avuto modo di provare altre volte:il male ai denti. Mi è piombato addosso come un fulmine a ciel sereno, una stalattite che mi si è conficcata nella gengiva, infiammandomi il trigemino, di conseguenza dolore all’orecchio, all’occhio, alla guancia, alla testa, alla nuca e agli altri denti attaccati a quello! Ero felice per la mia vacanza marchigiana, allegra ed orgogliosa per tutti i nuovi iscritti al mio blog, (siete veramente tanti, tutti arrivati in questo ultimo mese!) piena di progetti di studio, desiderosa d’imparare e invece! E’ bastato un disguido sanitario per non usare una parolaccia, un pezzo della mia auto si è guastato e nessun meccanico ha i pezzi giusti per sostituirlo. Come sono stupida! Non penso mai, anche se l’ho già sperimentato, che possa succedermi qualcosa di imprevisto, qualcosa che può succedere solo agli altri, una situazione che mi ostruisce il cammino, una punto fermo e dolente che mi costringe a fermarmi. Così continuiamo tutti quanti come automi, nelle nostre stupidità quotidiane senza pensare al dolore improvviso, non pensando al dolore che un nostro amico può aver provato dopo essere rotto i legamenti del ginocchio. Perché il dolore è privato, è una cosa che se non ce l’hai tu, non lo puoi capire o decifrare, tutti abbiamo mal di denti, tutti lo viviamo a seconda della nostra soglia di sopportazione e a seconda del tipo di problema che abbiamo. Comincio stasera, cioè mentre vi sto scrivendo a sentire i primi benefici dell’antibiotico per togliere l’infezione, inizio a distanziare gli antidolorifici che sino alle 9.30 di stamattina erano tutti a base di codeina! Ora assumo paracetamolo normale, andrò avanti con antibiotico sino a venerdì, poi vedremo. L’assurdo di tutto questo male, che mi ha portato a urlare, a piangere, a strapparmi i capelli, a voler annientarmi, a ferirmi le gambe con le mie unghie lunghe, per vedere se il cervello spostava l’attenzione sul male delle gambe. Macché, il cervello non lo si prende per i fondelli! La diagnosi del dentista oggi pomeriggio: “il dente è sano, però si muove. “Come si muove? Da solo o lo manovrano?” Gli ho chiesto al limite della cattiveria da dolore inferocito! “Si muove signora Fabiana, perché il letto, cioè la struttura ossea dove è posizionato si sta restringendo”. “Ma dottor M., stiamo scherzando? Non l’ho mica messo in lavatrice a novanta, perché si deve essere ristretta l’ossatura?”Questo non è un problema di ascesso dentale, è un problema paradentale, cioè riguarda l’osso e la gengiva. Perciò si rassegni a soffrire ancora un poco, allunghi di due/tre giorni l’antibiotico, prenda gli antidolorifici e poi mi telefoni. Non ci si può fare nulla, dobbiamo, (cioè devo, io Fabiana, devo) aspettare che si sfiammi il tutto, poi non le farà più male. “Ma se il dente continua a fare un valzer e balla ancora, una volta terminata la cura, come procederà Dottore?” “Vedremo se toglierlo o no, per ora ci vuole tanta pazienza, ne ho visti a centinaia di casi così fatti”. “ma senta dottore, nel mio caso, (è il mio dentista da decenni..) non mi è mai successa una cosa così, di restringimenti ossei paradentali, non ne ho mai avuti!” “No, ha ragione, ma neanche la menopausa l’ha mai avuta!”. Che fortuna che ho avuto! E’ la prima volta che credo mi faccia male un dente, sia un ascesso, o magari da devitalizzare, invece si è ristretto il canale osseo, forse la crisi, forse i risparmi che cerco di fare! Sono doppiamente fortunata, almeno sto vivendo il climaterio! Ma va aff……

I dodici segni zodiacali: il segno del Toro.

E’ un segno femminile, di Terra, fisso, riguarda i nativi dal 21 Aprile al 21 Maggio. Il pianeta dominante è Venere, il colore da portare è il verde, la pietra portafortuna lo smeraldo, il metallo è il rame, il giorno favorevole è il venerdì. Come per tutti gli altri vi riporto alcuni personaggi Toro famosi:Barbra Streisand, Giorgia, Anna Oxa, Stevie Wonder, Laura Pausini, Susanna Agnelli, Tony Blair, Oliver Cromwell, Vittorio Sgarbi,Giovanni Paolo II,Immanuel Kant, William Shakespeare, Niccolo’ Machiavelli, Karl Marx, Sigmund Freud. I nati sotto il segno del Toro sono persone lente nel pensiero e nell’azione, hanno pazienza e tenacia molto sviluppate e riescono a raggiungere traguardi molto importanti. Ai Toro non piacciono molto i cambiamenti o le situazioni provvisorie: cercano sicurezza, stabilità, e persone affidabili sulle quali contare sempre. Hanno temperamento ostinato e aggressivo, a volte momenti irrazionali di carattere furioso e distruttivo che trasformano la loro innata calma e tranquillità. Un poco avidi ma al contempo molto parsimoniosi nello spendere e orientati alla ricerca del guadagno usando abilità ed intelligenza. In amore gli uomini Toro sono fedeli e molto possessivi, questa possessività li porta ad un continuo bisogno di dominio sulla persona amata. Sono sensuali, voluttuosi, romantici pieni di slanci affettuosi e tenerezze verso la persona amata. Le donne del Toro sono portate essenzialmente al matrimonio possedendo le qualità necessarie per essere compagne fedeli e madri esemplari. Sono donne molto belle, piacenti e simpatiche, con voce dolce e carezzevole, hanno buon gusto nel vestirsi, molto tatto e vivere con loro risulta essere delizioso per i propri mariti o fidanzati. Come salute le loro zone delicate sono la gola e la laringe. Qualcuno/a di voi è Toro? Si ritrova in queste caratteristiche generali, oppure qualche linea è opposta completamente al vostro modo di essere? Fatemi sapere, ne sarò molto contenta! Attenzione: manca solo il segno dello Scorpione, poi abbiamo completato i dodici dello Zodiaco.

Il mare della vita.

Ascolto il mare con il suo sciabordio.
Lo sento pulsare nelle tempie,
vedo le sue onde rotondeggianti su di me.
Mi avvolgono, togliendomi il respiro.
Ne assaporo il salato sulla pelle nuda,
che rabbrividisce all’istante.
Mi annebbia la mente ed i sensi
annullandomi completamente,
regalandomi una sensazione meravigliosa
di pace e beatitudine.

All’improvviso non ho più paura,
l’acqua non mi spaventa,
adoro la sua immensità,il suo stupendo blu,
spavaldo ed incerto allo stesso tempo.
Voglio dormire cullata dalle sue onde,
nuotare fino a non avere più fiato.
Voglio perdermi nella sua maestosa bellezza.

Vedo un gabbiano volare fiero e regale,
con ali spiegate volteggia felice
e danza come una libellula.
Finalmente dopo secoli di forzata prigionia,
lo sento librare felice,
in un cielo azzurro ed infinito.
Sprizza stelle,luci,musiche, colori, sapori,
bacia il cielo e le nuvole,
fa l’amore con il creato.

Poi prosegue il suo volo
per posarsi infine
su quelle onde
bramate da sempre
e raggiunte solo ora.

….lo stato d’animo sereno e stranito, mi porta a ripubblicarla, anche se fu scritta nel 1996! Buon pomeriggio a Voi tutti.

Viaggio alla scoperta delle Marche (Sirolo e Numana).

Sirolo.
Le automobili di oggi non sono più quelle del 1984, viaggiano a velocità impressionanti, non sono rumorose e non necessitano di assidue fermate per far raffreddare il motore. Ma anche noi umani non siamo più quelli del 1984 e al contrario dei mezzi di circolazione, necessitiamo invece di soste. Le vesciche non sono più contenitive come le pance dei dromedari, le ernie al disco gridano vendetta, gli intestini sono mossi cause le colazioni troppo abbondanti, lo stomachino deve essere riempito ad intervalli regolari, causa una gastrite primaverile, ah! dimenticavo! la Vergine di allora non c’è più: la prova evidente è la biondina seduta sul sedile posteriore che reclama pure lei una toilette e le patatine! Morale della favola: Reggio Emilia/ Sirolo, tre ore e quindici minuti, avrei pensato di peggio! Mi guardo intorno, per cercare di capire se sono in quei luoghi che voglio rivedere o se sono in altri sconosciuti per me. Quello che vidi ,lo vidi poco e male e con il buio, dal momento che andavamo in spiaggia verso le dodici circa, si pranzava “al sacco” in spiaggia, ala bagno “La Perla” e verso sera, a piedi ci incamminavamo per ritornare al Taunus, preparare cena e preparare noi stesse, per l’uscita serale! Scorgo dal finestrino dell’auto, un panorama mozzafiato che sembrava mi aspettasse, speranzoso di potersi mostrare alla luce del sole, in tutta la sua fierezza e maestosità. Arrivando in quel di Sirolo, comincio a guardarmi intorno per osservare se riesco a ricordare qualcosa, ma ancora nulla mi sovviene. Le collinette, tipiche delle Marche, dolci ma susseguenti, almeno loro ci sono ancora a farmi compagnia e sono ancora al loro posto. E’ tutto un saliscendi di valli e colline, Paesini che si affacciano sul mare, piccoli borghi antichi, arroccati su colline stanno a fare le vedette e dominano il mare e noi curiosi di toccarli da vicino. Prendendo le chiavi del nostro alloggio che si trova nella parte alta di Sirolo, disfatte alla bell’ e peggio le valigie, ne approfittiamo per andare subito a passeggiare per il centro di Sirolo, che culmina nella grande e panoramica piazza al centro del paese, una vera e propria terrazza sul mare! Da lì ho potuto osservare tutta la Riviera del Conero, le spiagge, e se ci fosse stato un cielo limpidissimo avrei potuto vedere anche le Isole Kornati e la Croazia. Ho camminato, pensierosa e curiosa, tra quei “vigoli” che formano il centro storico, decisamente di tipo medievale. Un tempo Sirolo era un vero e proprio Castello fortificato, ed oggi è naturalmente percorribile solo a piedi!A Sirolo ci sono anche tesori storici come la Chiesa di San Nicola da Bari, la Chiesa del Sacramento e l’antica torre campanaria. Percorrendo la strada a piedi, con fatica ma con volontà, dalla frazione di San Lorenzo quella che porta al Conero, si può arrivare all’Abbazia di San Pietro, che fu fondata dai monaci benedettini. Non posso parlarvi dettagliatamente delle spiagge, dal momento che ho inteso la vacanza come percorso storico/culturale, una specie di vacanza del conoscere e dell’apprendere ciò che non mi fu possibile trent’anni fa! Vorrei però precisarvi che esse, pur belle, spaziose, amorevoli ed accoglienti dispongono di un mare pulito e degno del riconoscimento della Bandiera Blu e delle 4 vele di Lega Ambiente. Vi riporto i nomi che leggo sul libro guida al territorio della Riviera del Conero:la spiaggia delle due Sorelle, la spiaggia di San Michele, la spiaggia Urbani con le sue sue rocce bianche che si tuffano direttamente dentro al mare, formando alcune baie ed insenature affascinanti! Continua a leggere “Viaggio alla scoperta delle Marche (Sirolo e Numana).”

Viaggio alla scoperta delle Marche (Prefazione).

Metti che avevi in programma di andare alle Canarie e sei desiderosa di esplorare un luogo mai visitato, hai voglia di sole, di caldo, di acqua salata e di abbronzare il tuo pallido e scavato corpo. Aggiungi che il viaggio non è lunghissimo, (4 ore circa), il clima è favorevole tutto l’anno, ora a Tenerife ci sono circa trenta gradi. Valuta anche che in un Villaggio si va al desco già apparecchiati, serviti et riveriti. Metti però anche che le Canarie pur belle e caldine che siano, non sono la nostra stupenda e poco valorizzata Italia che conosco e conosciamo molto poco. Condisci il tutto con un prezzo sui 3.000,00 euro circa che di questi tempi non son pochi! Considera anche il fatto, non ultimo in ordine di importanz,a che su una settimana di vacanza perdi quasi tutto il primo e l’ultimo giorno, tra viaggio per l’aeroporto, check in, viaggio in pullman per raggiungere il villaggio, disfare e rifare le valigie, acclimatamenti vari. Alla fine, però ti si illuminano la mente ed il cuore e decidi per rivisitare in tutta tranquillità e con la maturità di oggi, un pezzo di una Regione che hai visto solo attraverso una spiaggia e discoteche notturne quando avevi vent’anni. Per tradurvi in cifre, l’ho visitata di striscio trenta anni fa, eh sì amici cari ed increduli!  Correva l’agosto 1984 e con le altre quattro amiche fidate della Parrocchia di Rivalta, (paese natio..) decidemmo di andare a trascorrere le vacanze d’Agosto in quel di Numana, riviera del Conero, Regione Marche, villetta posizionata nel nuovissimo (allora!) Villaggio Taunus. Non vi dico le fatiche per convincere Donna Bianca (mia mamma, ndr) a lasciarmi andare con le mie amiche, ma dopo averla minacciata che sarei partita lo stesso, dopotutto ero maggiorenne da due anni e dopo la causa perorata da mia sorella G., riuscii a partire. Eravamo cinque ragazze molto carine, ognuna con colori di capelli, pelle, ed occhi diversi dalle altre. Eravamo le classiche brave ragazze, simpatiche, spontanee, tuttofare in casa, dotate di quel pizzico di sensualità ingenua a noi sconosciuta, che non sapevamo di possedere, ma che evidentemente trapelava anche da una nostra risata! Ed i ragazzi di allora, forse più genuini ed ardimentosi  di quelli di oggi, con meno “seghe mentali” e più concretezza gentile nell’abbordarci, se ne accorgevano! Eccome, se se ne accorgevano: i nostri feromoni erano sparsi per tutto il Conero e loro, come api maschie, ne erano catturati ed irretiti. Alla sera, in passeggiata, per raggiungere a piedi la mitica Piazzetta di Numana, contavamo ciascuna dai tre ai sei agganci, poi sceglievamo il cavaliere con il quale chiacchierare tutta la serata, mangiare un gelato o andare a ballare! Soprattutto avevamo una dote oramai in via d’estinzione oggigiorno: vuoi per religione cristiana cattolica, vuoi per non aver trovato il ragazzo adatto, vuoi per paure e retaggi culturali retrogradi, per non dire obsoleti, insomma per farvela breve ma veritiera:eravamo tutte vergini. Vi potrei fornire i certificati ginecologici dell’epoca: intonse ed intatte come natura crea. Continua a leggere “Viaggio alla scoperta delle Marche (Prefazione).”

Dolce ritorno.

Se partendo con pioggia rumorosa e cinguettante
per una meta sconosciuta,
pensassi di non tornar più tra le mie rose
e la mia luna in fiore, me ne rimarrei seduta
a sognarne i luoghi sconosciuti.
Veloce sarà il viaggio del ritorno,
conto i passi che mi dividono
dalla mia calda dimora con gli amati mattoni,
che mi attendon come soldati innamorati.
Sorrido felice al pensier delle mie siepi,
che presto rivedrò, parleranno di tutto ciò che
mi son perduta in pochi giorni.
Rivedo i gialli dei boccioli che parlano d’estasi
e tormento, tocco i rossi delle foglie di velluto
delle rose che paion bocche pitturate e schiuse
pronte per suggellare un bacio.
Conservo in me immagini nitide e dolcissime
di torri e merletti, di castelli e principesse,
osterie e donzelle che mi servono
nettare degli dei in orci di terracotta.
Risento nelle mie narici l’odore acre
di sanpietrini posati uno ad uno
da uomini vecchi e stanchi.
Sputano per terra saliva e sudore, componendo un mosaico
di rara bellezza in quella piazzetta, custode di tante promesse
svolazzanti e bugiarde come il volteggiar
delle mie gonne a ruota.
Se partendo sapessi di non trovarti
più al mio ritorno, ma ti immaginassi
in un altro luogo, se non sentissi più il tuo respiro
in lontananza che riecheggia come l’eco della mia voce,
non prenderei più per mano quella valigia.
Me ne rimarrei per sempre seduta su quei sanpietrini
con mani conserte, ma  orecchie vispe e sveglie,
come vibrisse di una gatta che all’erta fiuta.

Illusione.

Ho bruciato la mia identità e i miei anni
scritta da altri senza il mio plauso.
Ho cambiato l’indirizzo del mio corpo
per piacerti ed esserti indispensabile.
Ho cambiato le mie retrograde e fredde idee
il pensiero non dimentica,
il cervello non mi risponde
e va dritto per la sua stanca strada.
Come fare ad aspettare la prossima Vita con te?
Posso mangiare l’erba e bere il fiele dell’attesa,
posso consumare migliaia di suole
camminando come una pazza,
pericolosamente in bilico tra l’essere e l’essere dannata per sempre.
Non era così l’immagine che mi ero costruita
in questa putrida testa,
convinta e superbamente ossessionata
di possederti con forza, ordinandoti di dannarmi l’anima
Non ti sei sottratto mai, sino a quel giorno

nel quale io sono morta.
Ma tu sei uomo e non sai decidere,
tu virtuoso e paziente attore di un film
che reciti male, per avere in cambio
quei quattro danari che ti servono.
Tu sei un nulla e se ti guardassi meglio,
sei solo fatto di carne e pensieri fermi,

che si sbricioleranno come neve al sole, al primo cambio di rotta
del tuo e del mio cuore.
Sei ancora vivo forse, anch’io la sono
e sono ancora là, seduta a qual bar, con il seno proteso
in avanti verso la tua bocca, bramosa di succhiare
il mio latte come un bambino
che cerca il nutrimento dalla mamma.
Lo so che mi avrai ancora,
non è ancora terminata la lotta con il tempo,
so che mi farai ancora più male nell’entrarmi
dentro, me l’hai detto ed io ti credo, e lo voglio
questo male d’amore, a qualunque costo e a qualunque
conseguenza celeste andrò incontro.
Dopo secoli di forzata prigionia che hai voluto
forzatamente costruire tu, non ho ancora capito il distacco
del mio cordone ombelicale da te. Ma tu hai conservato
la mia placenta, dove ti racchiudi quando il cuore
ti scoppia e hai freddo: lì dentro sei ancora al calduccio
e mi possiedi ancora ed io anche.
Non ti perdono, ma ti aspetto
qualunque uragano mi uccida e mi sfiguri
io non crollerò, anche se la vita mi prenderà a schiaffi
e mi distruggerà ciò che ami di più.
Ardo al pensiero delle tue mani nervose
e di quelle falangi sanguinanti
nell’attesa di riavermi dentro il tuo sesso ed il tuo cuore.
non ti tradirò mai e mai l’ho fatto anche se tutto gioca a
mio sfavore. Ho visto decine di lune, attraversato mondi nuovi,
ho strisciato in terra come un verme
a nulla è servito, solo a costruirmi un’illusione.
Le rose sbocciano prepotenti come seni che crescono,
le siepi si ergono come uomini eccitati, l’erba profuma
di amplessi consumati al buio, i fiori sono impregnati
di saliva e di umori passionali che ho incontrato spesso

sul mio cammino, li raccolgo
e ne faccio tesoro, li bacio uno ad uno,  sapendo che in un angolo
una scintilla è ancora accesa e nessun paragone umano
potrà spegnerla.

Casalinghe sotto al grembiule niente! (alla festa però!)

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Deliziosi lettori ma soprattutto lettrici del nostro beneamato “Resto del Carlino”,vi voglio raccontare gli episodi simpatici ma insoliti che mi sono successi in questo strano e bizzarro periodo pre Pasquale. Desideravo ardentemente da tempo,ambiare e rinnovare il mio “parco grembiuli da cucina”.Mi sono diretta in un grande centro commerciale e, tra piatti, bicchieri, padelle, posate e teglie da forno di ogni tipo, vi trovo soltanto un grembiule da cucina, di un solo modello e colore, piuttosto triste: classico con pettorina miserina e niente altro. Contrita e delusa mi dirigo in un altro negozio di biancheria, ma anche qui ne trovo solo di due colori funerei: uno nero e l’altro color vinaccia, senza pettorina stavolta….
Comincio a vacillare e a farmi molte domande, come mi è consono, siamo anche nel periodo pasquale, ne dovrei trovare di sfiziosi, allegri e colorati con uova dipinte, colombe che svolazzano, peschi in fiore,pulcini cinguettanti  invece nulla. Solo grembiuli anonimi, fuori moda, non creati per l’uso che dovrebbero svolgere.Decido perciò di recarmi nella classica merceria, dove dovrebbero tenere di tutto: dalla spagnoletta al ditale, dal bottone alla cerniera per slip, dalla mutanda contenitiva per signore  un poco panciute, sino ai famosi grembiuli. E invece? Anche qui nulla, anzi mi arrivano dalle commesse occhiate di disapprovazione completa, chiedendomi con gli occhi se sono impazzita a domandare un Grembiule. Mica ho chiesto se hanno l’ultimo modello del sexy toys per signora attempata, quello con il ventaglio per caldane! Io, donna del 2009, presenza giovanile, auto munita, diplomata, che chiede un G R E M B I U L E? Non mi sono mai vergognata tanto in vita mia dentro ad un negozio e sentendo ancora le risatine in sottofondo delle commesse, nonché delle altre clienti che hanno ascoltato la mia richiesta, me ne esco mesta mesta e con la coda tra le gambe. Poi vado oltre la merceria e corro a casa, in soffitta, ad aprire il baule della nonna, estraendo con soave voluttà, una alla volta, tutta quella biancheria preziosa e pizzosa, oramai introvabile, tra la quale, piegati ancora ad arte ed imbustati con la canfora in modo religioso, ecco spuntare gli adorati, stupendi, intatti ed ancora inamidati Grembiuli. Questi che hanno il loro punto G per eccellenza: meritano la G maiuscola! Sono di ogni tipo, di ogni foggia colore, con pizzo e pettorina, con le iniziali sulle tasche ricamate a punto pieno, con cuffietta incorporata o senza, i guantini sono in tinta e trovo anche vecchie calze autoreggenti a completare la parure. Quelli sì che erano Grembiuli! Già immagino il giorno di Pasqua, quando mio marito, aprendo l’uovo, troverà la sorpresa: io addobbata con grembiulino, cuffietta, guantini, calze e nient’altro. Decretando per sempre la fine dei 4 salti in padella.gattochebaciabimba