Le Dirigenti di Famiglia: grembiule sì o no?

C’è poco da commentare, oramai è stato pensato e cercato di tutto, con frasi tremende su google, che non riesco a riportarvi, non ricordo una bava da lumaca alla bocca così appicicaticcia, come quella nel cercare ‘sti grembiuli e cosa nascondevano sotto alla stoffa. Hanno scritto le frasi per arrivare al mio post in un italiano che sembra dialetto thailandese, mi han mandato mail e commenti privati che ho provveduto a cancellare subito,  chiedendomi se anch’io “lo faccio col grembiule addosso sul tavolo di cucina o senza”. Ho risposto forte e chiaro che lo faccio sempre in cucina, sul tavolo, con il grembiule, mai per terra: la mia mamma mi ha insegnato a cucinare così, sul tavolo e senza sporcare per terra! Mi hanno chiesto di rimando perchè io e mio marito avremmo dovuto sporcare per terra…. insomma ragazzi è stata una tortura e non è ancora finita! Così  da quel famoso anno 2009, nel quale mi venne in mente di pubblicare sul Resto del Carlino, l’articolo sulla mia affannata ricerca di un grembiule in tema Pasquale, non c’è più stata pace in rete e nella mia casella di posta elettronica! E’ stato di gran lunga il post che ha ricevuto più letture in assoluto, ora siamo circa sulle ottomila. Scrissi anche il seguito, ma del primo l’originale non ho mai capito come mai nonostante sia letto ancora oggi a distanza di 5 anni, non ricevo commenti o impressioni a freddo. Eppure piace e molto anche! Sarà che qualcuno pensa di leggere cose piccanti, sarà stato il titolo che il Capocronista di allora diede all’articolo, (Casalinghe: sotto al grembiule niente, solo alla festa però!), sarà la voglia di trasgressione che c’è dietro alle casalinghe in grembiule, ma piacque moltissimo e continua ad interessare. Quindi non vedo perché non proseguire sull’argomento ed aggiungere alcuni particolari omessi nelle prime due parti. Comincio col dirvi che la vera Dirigente di Famiglia nell’anno 2014 raramente cucina con il grembiule classico, inteso come pezzo di stoffa che copra la pancia ed arriva sopra al ginocchio e due lembi sottili di stoffa che si annodano sul deretano o osso sacro se vogliamo identificare bene il punto. I motivi sono essenzialmente tre.Primo motivo: questa tipologia di grembiulino, ingrossa anche le più filiformi, stringendosi in vita allarga i fianchi, fa debordare la pancia e rende il sedere piatto come una polenta buttata di malavoglia sul tagliere. Secondo motivo: non copre abbastanza il corpo, per proteggerlo da schizzi di tuorli montati a crema, fuoriuscite violente di conserva per adornare la pizza o macchie d’olio extra vergine d’oliva, considerato il fatto che di extra vergine è rimasto solo l’olio. Punto terzo, brutto a dirsi, ma vero a dimostrarsi se proprio desideriamo la minigonna, ossia il mini grembiulino allora indossiamolo con una lingerie in coordinato punto e basta. Il grembiulino è a scacchi rossi e bianchi come la tovaglia? Benissimo, slip e reggiseno identici! Il grembiulino è decorato con l’agrifoglio natalizio e qualche ramo di pino? Non sussiste problema: body verde muschio, con qualche rametto di abete, laddove non c’ènessun boschetto, stando attente che non punga. Ma non ne sono in fondo in fondo completamente convinta, è un deja vu, non è originale più di tanto…Potremmo optare invece per un grembiule di gomma, stile sadomaso, come quelli che indossavano i tecnici per fare le radiografie, con tanto di frustino e toque blanche, nero inferno però. Ne esistono anche in pvc o in tela cerata se lavoriamo in giardino e una pioggerellina fina fina si profila all’orizzonte. Oppure un grembiulone che parta dal collo ed arrivi quasi ai piedi come quelli dei sommelier o cantinieri. Ci regalerebbe un’aria da vere intenditrici, di che cosa, non si comprende bene. Mi sovviene inoltre(ma qui entriamo in una sfera delicata e pretenziosa) si potrebbe azzardare un grembiule da massoneria, abbigliamento indispensabile per le componenti della Loggia e dei Loggioni, quando chiacchierano come allodole tra di loro!

Ci sono grembiuli e grembiuli, questo è fuori discussione! Dalla tipologia e dal colore dell’indumento indossato che potremmo anche chiamare “copricorpo” si riescono a dedurre carattere e predisposizione all’arte culinaria del soggetto femmina che lo indossa. Se lo annoda bene per esempio ed è immacolato, senza ombra alcuna, di macchia e di peccato , se al tatto è inamidato e rigido come appena acquistato, se  emana odore di nuovo, l’indossante, è persona pignola, precisa e pretende sempre il massimo in ogni occasione. Ma, c’è un ma: non passa molto tempo in cucina e sta per ingannarvi sul fatto che sa come destreggiarsi tra pignatte e pignattini! Se invece il “copricorpo” ha toppe, non ha l’orlo fatto perbene, è liso, lacero e consunto, la signora sarà così anche in altre occasioni, trasandata e non fresca di procedure di manutenzione corporale: diffidate quindi dai grembiuletti con aria troppo vissuta. Il giusto compromesso sarebbe un grembiule lungo al ginocchio, con pettorina e girocollo, un paio di tasche ben capienti, per conservare forbici da cuoca, fazzoletto da naso con le cifre, un Rosario e l’agendina del pensiero fuggente. Un grembiule che attira e stordisce, che non sminuisce la leggiadra fanciulla che decide di indossarlo, deve necessariamente essere in tinta con i mobili di cucina, con le presine, con gli strofinacci e con la tovaglia. Non guasterebbe un bordo all’uncinetto che lo percorre tutto, o in pizzo al tombolo, sarà fresco di bucato e spargerà per la dimora quel leggero profumo di lavanda, che darà il benvenuto a chi rientra stanco, a casa dal lavoro. Non dev’essere nuovo di negozio, con l’aroma della busta di plastica, per carità! ma comunicare a chi lo guarda che ha vissuto, che ha contribuito alla riuscita di parecchi manicaretti e alla nascita di molti amori, nati tra i fornelli. Un grembiule che sa farsi amare e rispettare, non deve mai trasmettere tristezza ma allegria e voglia di giocare, nel cassetto va riposto con cura e amore, andando a fare compagnia agli altri confratelli, in ordine di lunghezza, occasione, colore e taglia. Solo le cordelle per annodarlo all’altezza del coccige devono essere lacere e un poco consumate, quelle sì che devono essere strappate ai bordi! segno inequivocabile che esse sono state slegate con virulenza da compagni, fidanzati, mariti e amanti di merende e di dopocena in piedi, bramosi di controllare se sotto a quel grembiule….batte per davvero un cuore! E se dentro a quel forno l’arrosto, nel contempo non si è bruciacchiato…

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

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