Le Dirigenti di Famiglia: grembiule sì o no?

C’è poco da commentare, oramai è stato pensato e cercato di tutto, con frasi tremende su google, che non riesco a riportarvi, non ricordo una bava da lumaca alla bocca così appicicaticcia, come quella nel cercare ‘sti grembiuli e cosa nascondevano sotto alla stoffa. Hanno scritto le frasi per arrivare al mio post in un italiano che sembra dialetto thailandese, mi han mandato mail e commenti privati che ho provveduto a cancellare subito,  chiedendomi se anch’io “lo faccio col grembiule addosso sul tavolo di cucina o senza”. Ho risposto forte e chiaro che lo faccio sempre in cucina, sul tavolo, con il grembiule, mai per terra: la mia mamma mi ha insegnato a cucinare così, sul tavolo e senza sporcare per terra! Mi hanno chiesto di rimando perchè io e mio marito avremmo dovuto sporcare per terra…. insomma ragazzi è stata una tortura e non è ancora finita! Così  da quel famoso anno 2009, nel quale mi venne in mente di pubblicare sul Resto del Carlino, l’articolo sulla mia affannata ricerca di un grembiule in tema Pasquale, non c’è più stata pace in rete e nella mia casella di posta elettronica! E’ stato di gran lunga il post che ha ricevuto più letture in assoluto, ora siamo circa sulle ottomila. Scrissi anche il seguito, ma del primo l’originale non ho mai capito come mai nonostante sia letto ancora oggi a distanza di 5 anni, non ricevo commenti o impressioni a freddo. Eppure piace e molto anche! Sarà che qualcuno pensa di leggere cose piccanti, sarà stato il titolo che il Capocronista di allora diede all’articolo, (Casalinghe: sotto al grembiule niente, solo alla festa però!), sarà la voglia di trasgressione che c’è dietro alle casalinghe in grembiule, ma piacque moltissimo e continua ad interessare. Quindi non vedo perché non proseguire sull’argomento ed aggiungere alcuni particolari omessi nelle prime due parti. Comincio col dirvi che la vera Dirigente di Famiglia nell’anno 2014 raramente cucina con il grembiule classico, inteso come pezzo di stoffa che copra la pancia ed arriva sopra al ginocchio e due lembi sottili di stoffa che si annodano sul deretano o osso sacro se vogliamo identificare bene il punto. I motivi sono essenzialmente tre. Continua a leggere “Le Dirigenti di Famiglia: grembiule sì o no?”

La prima gita non si scorda mai.

Oggi a casa nostra è tutto un fermento, un’agitazione velata ma palpabile invade gli animi dei componenti della mia e di altre quindici famiglie. Domani Alice Aurora andrà con i suoi compagni in gita, in una vicina località dell’Adriatico, a due ore e mezzo di pullman. Non provavo una simile frenesia pre gita dai tempi dell’altro figliolo, quando in seconda elementare rimase via per due giorni ed una notte! Mille pensieri mi attraversano la testa, mille consigli vorrei dare alla piccola, mille e mille strategie anti pericolo vorrei inculcarle nella testa, am poi penso che se deve succedere qualcosa di brutto, può succedere anche a casa nel nostro giardino! Stamane nel parcheggio della scuola, con un vento gelido e una temperatura novembrina, dopo aver scodellato i pargoli dentro ai locali della scuola, io ed un gruppo di mamme abbiamo condiviso le ansie per la partenza di domani. Abbiamo avuto la bella idea di ricordarci i disastri stradali che avvengono a causa di autisti distratti, io mi sono ricordata del ragazzino che si è sporto dalla nave ed è caduto in mare, l’altro che per fare un gancio ad un ragazza, ha attraversato il cornicione dell’hotel ed è caduto, sfracellato al suolo! Un’altra mamma ha raccontato di quando alle superiori qualche compagno si è perso di notte per Barcellona abbiamo riportato episodi di bambini persi dalle maestre, lasciati in autogrill ( ma non si dovrebbe fare l’appello dopo le varie pipì e popò?!) e riportati da persone che non erano le forze dell’ordine, ma viaggiatori che bevevano un caffè a casa. Nemmeno una situazione bella abbiamo prospettato, accidenti! “Ma in fin dei conti vanno a due passi di casa, alle ore 19.00 di domani sera saranno già a casa!” me lo sono ripetuta per tutto il giorno, non è stato sufficiente. “E se c’è traffico e tardano e noi invece, per via di quell’ottimismo che ci sta accompagnando, pensiamo ad un grave incidente in autostrada?”. Allora abbiamo concordato che le maestre telefoneranno ai rappresentanti di classe i quali chiameranno qualche genitore e faremo il tam-tam con gli altri! Ritrovo ore 7.40 nel parcheggio della scuola, portare: due mini merende, due bottigliette d’acqua, il k-way se dovesse piovere, il cappellino se dovesse esserci molto sole, i fazzoletti da naso, chi ha problemi di nausea e rimette mettere i polsini, prendere le prescrizioni del pediatra se qualche bimbo ha patologie particolari e deve assumere medicinali. Non portare la macchina fotografica(vanno a visitare un acquario). Alle 17 mi sono accorta che non trovo più la mantella gialla canarino da pioggia, con disegnato Winnie the Pooh. Si è persa o me l’ha nascosta Alice non so dove, perché dice che la mantella è da bimbi piccoli. Corriamo io e lei a comprare un k way d’emergenza, facciamo tre negozi e non c’è la sua taglia, è molto lata per avere nove anni e un nove anni suo è come dire la mia taglia! Al quarto negozio sportivo per adulti lo abbiamo trovato. Colori disponibili solo due: fucsia e nero, lei decide di acquistare il nero, così tanto per essere di buon auspicio, come il gatto nero che ti attraversa la strada…Non riesco a preparare la cena, sono qua con lo zainetto da riempire e quell’orrendo k way nero infermo che mi mette tristezza solo a guardarlo. Domani chiamerò mio figlio R., per condividere qualche ora di distacco dalla mia “tesora” ricordare di quando lui andava in gita e regolarmente stavano via una, due, tre ,quattro e cinque notti in quinta elementare a Roma. Quando tornava io ero il mocio vileda, lui stremato ma felicissimo! La sto guardando, è sul divano a guardare la tele in attesa di mangiare, è serena e contentissima della gita, la vedo crescere e maturare, non vede l’ora di partire e si augura che io non telefoni alle maestre, non la segua in auto di nascosto, non pianga e non rompa i cabbasisi a suo padre per tutta la giornata. Come tutte le prime volte anche questa mi porta ansia e preoccupazione, ma per niente al mondo le avrei proibito di partecipare. Sua nonna materna con me lo ha fatto per quasi tutta la mia carriera scolastica, eccetto due gite: in terza media e in quinta ragioneria. Faccio fatica a dimenticare i pianti del mattino alle 06.30 quando il pullman partiva con gli altri, le gite con i compagni di classe sono momenti irripetibili. Servono ai bambini e ai giovani adolescenti per crescere, condividere un panino e una coca cola ed imparare la civiltà e l’educazione, il rispetto per gli altri esseri umani e per le sconfinate bellezze artistiche e storiche del nostro Paese!

Vorrei ricordarmi anch’io della Settimana Santa.

Con queste due importanti parole,  vorrei ricordare insieme a voi,  le celebrazioni commemorative degli eventi legati agli ultimi giorni di vita di Gesù, compresa la passione, la morte e la resurrezione. Per la Chiesa Cristiana questo periodo è denso di cerimonie, a volte liturgiche a volte popolari, per indicare la solennità del momento. Il lunedì, il martedì (oggi), il mercoledì, sono i giorni che contemplano il tradimento di Giuda. Il Giovedì Santo non viene celebrata l’Eucaristia nelle parrocchie durante la mattina, ma si celebra un’unica Messa serale, che viene chiamata Messa in Cena Domini. Durante tale Messa viene ricordata l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, l’istituzione dell’Eucaristia e del ministero sacerdotale. Si compie il rito della lavanda dei piedi e a fine Messa gli altari vengono ricoperti da veli, si legano le campane in modo tale che non suonino più sino al giorno di Pasqua. In Diocesi il Vescovo insieme a presbiteri e diaconi consacra gli Olii Santi e rinnova le promesse di adesione all’ordine Il Venerdì Santo ricordiamo la morte di Gesù Cristo sulla croce, verso le ore 15 del pomeriggio. In molte Chiese viene anche celebrata la Via Crucis, (Via della Croce,) detta anche Via Dolorosa, rappresentazione tramite 14 stazioni, quadri, del cammino di Gesù verso il monte Golgota, dove si lasciò morire. Vale la pena ricordare insieme le 14 stazioni della Via Crucis che sono arrivate sino a noi:
1. Gesù è condannato a morte
2. Gesù è caricato della croce
3. Gesù cade per la prima volta
4. Gesù incontra sua Madre
5. Gesù è aiutato a portare la croce da Simone di Cirene
6. Santa Veronica asciuga il volto di Gesù
7. Gesù cade per la seconda volta
8. Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme
9. Gesù cade per la terza volta
10. Gesù è spogliato delle vesti
11. Gesù è inchiodato sulla croce
12. Gesù muore in croce
13. Gesù è deposto dalla croce
14.Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro.

La più importante Via Crucis è celebrata dal Santo Padre nel tragitto che va dal  Colosseo al tempio di Venere a Roma, salvo cambiamenti del nostro attuale Pontefice. Durante questo periodo verrebbe anche prescritto il digiuno ecclesiastico completo e l’astensione dalle carni e da pietanze golose, o meglio definite lussuriose. Nel giorno del Sabato Santo, non si celebra l’Eucaristia e si può portare la Comunione solo agli ammalati in punto di morte. Nella notte si festeggia la solenne Veglia pasquale, durante la quale si celebrano: la liturgia del fuoco, viene acceso un cero pasquale che illumina le candele tenute in mano dai fedeli. Simbolicamente starebbe a significare la presenza di Gesù che fa passare dall’oscurità alla luce. Il cero pasquale, sul quale viene incisa una croce e le lettere “Alfa” e “Omega”, rimarrà acceso sino alla Pentecoste e verrà utilizzato successivamente nei Battesimi e nei funerali. La liturgia della parola con la lettura di sette brani dell’Antico Testamento, che ci raccontano la storia della salvezza del popolo di Dio. Segue il canto del Gloria, che dalla Quaresima era stato sospeso e la lettura del Vangelo nella descrizione degli Angeli apparsi alle donne, la mattina di Pasqua con l’annuncio della Resurrezione. La liturgia battesimale, con il rinnovo delle promesse da parte dei fedeli e dei catecumeni. La liturgia eucaristica nelle forme più solenni. La domenica di Pasqua che a volte si dice alta, a volte come quest’anno si dice bassa, viene amplificata per altri 8 giorni, denominandola Ottava di Pasqua, detta altresì in Albis, dedicata da papa Giovanni Paolo II alla Divina Misericordia.

 

Ecco a voi i vincitori.

Con risate e soddisfazione vado qui di seguito a comunicarvi i nomi dei tre vincitori che hanno partecipato al gioco “Amici di Gattolona I° Ediz. 2014“. Non ci sono I, II e III posto, ma sono tutti pari merito, per simpatia, per originalità nelle risposte e perché mi hanno fatto veramente sorridere di gusto, moltissimo, come non accadeva da tempo. Sono: Marianna, Ogginientedinuovo e Fedifrago. Complimenti e per le premiazioni ci sentiamo via mail, per rispetto della privacy di tutti quanti! Grazie di aver giocato con me, alla prossima edizione! Vi voglio bene.

Piacere: mi chiamo Crocifissa Senzapelle.

 

Questo tema sui nomi più inconsueti e bizzarri, attribuiti ai nascituri ha prodotto duecento letture o giù di lì. Nessun commento. Aggiungo alla già lunga lista un nome che ho sentito in quella trasmissione per bambini condotta da Antonellona Clerici, il sabato sera. Un paio di genitori hanno deciso di chiamare uno dei figli: Clark Kent, nome terreno del mitico supereore Superman. Meno male che tra i due nomi hanno scelto quello terreno e non quello da supereroe….lascio a voi le considerazioni.

 

 

C’è un momento delicatissimo e molto difficile nella vita delle coppie che stanno per diventare genitori. Arrivano d’improvviso attimi di pura follia confusionale, nei quali si rischia il divorzio prematuro, per giusta causa. Il momento topico si conclama con l’acquisto insensato di venticinque libri con i nomi, maschili e femminili, più quelli regalati nei primissimi giorni di gestazione da colleghi, parenti, affini e amici. I libri dei nomi in commercio sono tantissimi e servirebbero per attribuire alla creatura nascente, un sigillo decoroso, un elegante riconoscimento adatto ad essere abbinato al cognome. Invece, spesso e volentieri questi libri non servono a nulla, perchè i genitori o chi per essi, scelgono nomi inverosimili con la variante di poterli scambiare. Non è infrequente che un Andrea sia una femminuccia e Cornice sia un maschietto. La scelta del nome del nascituro crea nervosismo, ansia, aspettative altissime, tensione, irritabilità, vi è una coltre di mistero e spirito di gara che avvolge quelle lettere dell’alfabeto che comporrano il nome. Nascono diatribe non solo tra i futuri genitori, ma anche attorno alla cerchia di amici e parenti. Ognuno desidera dire la sua o il suo, proponendo i vari Gesù, Sandokan, Rin Tin Tin, Tex, Didascalia, Candy Candy, Cenerentola, Lassie, Winnie, Tigre, Rabbit, Principe, come si proponesse un piatto di spaghetti aglio,olio e peperoncino. Attorno a questa difficile decisione, ruota un mondo di indecisioni. Con il trascorrere del tempo si è persa la consuetudine di  appioppare d’ufficio il nome dei nonni materni (Addolorata e Felice) dei nonni  paterni (Cespite e Ingloriosa), dello zio morto in guerra, (Fradicio) della cugina suora missionaria,(Libellula) della trisavola ricchissima (Concettina Eduarda) del cognato barone…(Manopiena) ma è diventata una scelta abominevole e di cattivo gusto per molti e  motivo di litigio inutile e sterile tra i componenti della famiglia che non sono riusciti a far accettare la proposta nominale. Chiamare Astemio un bimbo che poi da adulto diverrà alcolizzato è di cattivo auspicio, così come denominare Virtuosa una futura escort, non porta bene.  Era uso comune battezzare il bebè con il nome di Simplizio, Artemio, Biagio, Immacolato, Porfirio, Genoveffa, Artemide, Concetta, Dirce, Osvalda, Adalberto, Giscardo ,Baldovino, Leonida, Remigio, Leopoldo, Fredegario, Cesara, Abbone, Iones, Oddone, Bernardina, Bertrando, Ermengardo, Cesario, Gherarda, Gioacchina e via discorrendo. Anzi! Non si poteva discutere, non ci si poneva nemmeno il problema del cambio nome: si marchiava l’erede con il nome deciso alla prima settimana di ritardo della puerpera e tutto finiva a tarallucci e spumante, durante il Santo Battesimo. Ma oggi, amici miei, vi siete accorti della miriade di nomi che vengono impressi al bambino, senza nemmeno guardarlo in viso quando esce allo scoperto? Ci sono visini felici sorridenti e li si chiama Tristino, se un bimbo è molto minutino gli si appioppa il nome di Gigante, se nasce strillando lo si chiama Leone, perché ha ruggito subito e nella vita un nome così può sempre aiutare! Per non parlare del parere degli amici, che dicono la loro dal momento che hanno chiamato il bambino con il nome di un cavallo “Varenne”, o il nome di una pastasciutta o di un pesce: Pennetta, Fusilla, Sogliola, Cernia, Struzzo, Merluzza, Orata, Gambero… C’è anche chi ha viaggiato molto e sceglie Oceano, Mare, Pacifico, Atlantica, Egitto, Maldiva, Everest, Lago, Fiume, Torrente, Montagnola….aiuto, non c’è limite e nemmeno confine! C’è la gara alla stupidità umana o il desiderio forse di finire sul libro del Guinness dei Primati? Ma un semplice e poco complicato: Mario, Gianni, Dino, Gino, Roberto, Massimiliano, Maurizio, Carlo, Beatrice, Mariagrazia, Federico, Alessandro, Giovanni, Antonio, Giulio, Francesco, Anna, Aurora, Martino, no eh? Troppo banale, troppo semplice, non fa notizia!  Come puoi, se di cognome fai Ammazzalorso, chiamare Bruno tuo figlio? O se ti chiami Delcampo, chiamarlo Santo? Suvvia un poco di lungimiranza, per rispetto ai nascituri che verranno sicuramente derisi dai compagni di vita! Fortunatamente oggigiorno, un cittadino italiano che abbia l’esigenza di cambiare il proprio cognome oppure il nome, o entrambi perché ridicoli, vergognosi, o riconducibili a famiglie di malaffare, può farne richiesta al Prefetto della Provincia di Residenza. Oppure si può rivolgere nella circoscrizione dove è situato l’ufficio dello stato civile, nel quale si trova registrato l’atto di nascita della persona che lo richiede. Le richieste devono avere però carattere d’eccezionalità, non si può cambiare il proprio nome o cognome per sfizio o capriccio. Pensate che io, sull’atto di nascita, ho scoperto quattro anni fa, che di secondo nome, (quindi non ho l’obbligo di riportarlo su documenti ufficiali) faccio “Maria Bettina”. Aggiungerei che il mio secondo nome, doppio, in questo caso, lo sento adatto ad una suora o a una persona che ha deciso di ritirarsi in una grotta umida a meditare per tutta la vita! Forse ora mi scriverà una Maria Bettina da Caltanissetta e mi dirà che è molto felice del nome che indossa, beata lei! Risi molto nel venire a conoscenza di questo secondo nome! Non l’ho mai saputo e quella birba di mia madre, si è ben guardata dal dirmelo! Forse oggi a 91 anni se n’è dimenticata! Si dice che amasse il nome “Elisabetta”, o Betty, (Curtis..), per mio babbo era uguale purchè fossi femmina, ma la biologa di famiglia, mia sorella,  vinse con Fabiana. L’aveva notato su un libro oggetto di studio per la sua tesi di laurea: vi era menzionata una tale biologa, dottoressa Fabiana Nonsocosa e le piacque moltissimo. Mia madre accettò, ma come secondo nome non la scappai e vinse Maria Bettina, così forse di nascosto dentro alla culla, quando non era sentita da nessuno, mi chiamava Betty. Ma non ditelo a nessuno! Sarebbe buona e saggia decisione, lasciare questa importante scelta a colui/colei che nasce una volta divenuto adulto, attribuendo un nome “provvisorio” che diventerà definitivo se il soggetto lo gradirà. Un nome giusto ed appropriato, semplice e facile da pronunciare la dice lunga sulla persona che lo possiede, non puoi chiamare Camelia, Crisantema, Orchidea, Nontiscordardime o Gladiolo, un bambino che da grande avrà la repulsione o l’allergia per i fiori, così come è sconsigliato affibbiare nomi riconducibili a uomini e donne che appartengono al mondo pornografico. Lasciamo stare i vari Moana, Rocco, Eva, Cicciolina e mi fermo qua, non avendo studiato bene la materia. Semplicità e sobrietà sempre, per non creare imbarazzi o vergogne gigantesche, come quella cliente della banca che si chiamava Figoni di cognome e i genitori o qualcuno poco dotato di senso of humor, di nome le affibbiarono Passera. Quando era in fila e toccava a lei, nessuno si azzardava a chiamarla per nome e cognome, imbarazzati noi stessi cassieri e adottavamo uno stratagemma…Speriamo invece, che dopo l’incontro di ieri di Matteo con Angela Dorothea Kasner, si possa ritornare a chiamare qualche bambina Italia. Almeno per patriottismo e per dimostrare che dietro alla lavagna in castigo, inginocchiati sui gusci di noce, non ci vogliamo più andare!

Le ultissime dalla scrivania di Gattolona.

Per regolarità e correttezza del concorso a premi”Gli amici di Gattolona, I° edizione 2014″, vi comunico con estremo piacere che sinora hanno partecipato i seguenti simpatici amici:

Wwayne, Fedifrago, Ogginientedinuovo, Roberta Manfredi, Grazia Dittariva. Che siano di buon esempio per gli altri e anche per persone che non conosco ma che desiderano (per sentito dire, o meglio per sentito leggere…) partecipare al mio gioco! Siano le benvenute, vi ricordo che raccoglierè queste domande e risposte pazzesche sino a domenica sera, in modo tale da spedire i pensierini pasquali per tempo! Con dedizione buon pranzo a tutti!

Ebbene sì:l’ho rifatto ancora!

Non ci credo nemmeno io, è una cosa molto strana ed inconsueta. Non lo facevo da anni ed era ora di riprovarci. E’ stata una bella esperienza, costruttiva ed istruttiva, che vorrei rifare molto presto per assaporare tutte le sfaccettature che offre. Ha colmato un granellino della mia grande ignoranza in fatto di lettura di libri importanti. Mi sono ritrovata a casa, avvolta in un plaid scozzese, quando rannicchiata sul divano o a letto, leggevo un romanzo d’amore o d’avventura. Cosette di poco conto, tipo Harmony, storie d’amore con un inizio difficoltoso ma con il lieto fine quasi sempre in agguato. Erano amori struggenti, impossibili da realizzare, ambientazioni paradisiache, situazioni che difficilmente ritrovo nei film o sceneggiati a puntate d’oggi, che amo moltissimo. Ricordo però che gli autori o le autrici fecero grandi numeri di vendite per il genere che erano e divennero famosi per l’epoca, partendo da quelle fiabe d’amore inaccessibile ed infinito, nelle quali noi ragazzine ci perdevamo e ci scioglievamo come dentro ad una bolla di sapone. Eravamo verso la fine degli anni ottanta, ed io sfogliando un giornale che si chiamava “Amica” o “Duepiù” (erano sul tavolino delle parrucchiere di allora…) rivista scandalosa per l’epoca, mi accorsi che c’era un cartoncino, staccabile, per iscriversi ad un club, nel quale si potevano ordinare i libri per corrispondenza: compilando l’apposito tagliando ti recapitavano a casa i libri. Per me era una cosa trascendentale, dal momento che potevo comprare solo Topolino in edicola. Compilai così il tagliando, divenni socia e per anni mandai a prendere tutti i romanzi possibili ed immaginabili. Era il famoso “club degli editori”, acquistai così tanti libri che a volte, ne ebbi in regalo alcuni come fedele socia. Tornando ai giorni nostri, ho voluto leggere un libro di tutt’altro genere, scritto da Detlef Berthelsen, dal titolo “Vita quotidiana in casa Freud”. La prima edizione fu del 1990 ed il titolo originale era: Alltag bei Familie Freud. Die Erinnerungen der Paula Fichtl. Oserei dire che ho ripreso la mia antica passione per la lettura non con un libricino qualunque e leggero, ma con un concentrato della vita quotidiana di Sigmund Freud descritto dalla sua cameriera, governante e badante, una donna con una personalità molto complicata, tale Paula Fichtl, nata a Gnigl (Salisburgo) il 2 marzo 1902 e morta nel 1989. Questa donna, rimase per ben 53 anni al servizio della famiglia Freud, entrando nella loro dimora a Vienna, nella Berggasse n. 19. Prima di lavorare per ora, aveva svolto le sue mansioni per alcuni anni, al servizio di Dorothy Burlingham Tiffany, figlia del milionario americano, allieva di Sigmund Freud e in seguito compagna di vita della figlia di Sigmund,  Anna Freud. Paula conoscerà da vicino, ogni dettaglio della vita intima e privata di Herr Professor, della figlia Anna, della moglie Martha, degli altri figli di Freud, degli amici di casa Freud. Ebbe modo di conoscere da vicino anche Marilyn Monroe, paziente del professore. Il libro si snoda nel racconto di questi densi 53 anni di vita, nei quali a poco a poco Paula, rimasta orfana della mamma all’età di sei anni, vuole diventare per i Freud una figura insostituibile e unica. E’ lei e solo lei che sa esattamente come ricostruire il Museo nella Berggasse 19, conoscendo l’esatta collocazione di ogni più piccolo oggetto, statuina, libro,quadro, indumento di questo grande uomo e grande collezionista. La figura di Paula, donna dedita esclusivamente al lavoro manuale, mi ha colpita profondamente per diverse ragioni, prima tra le quali l’esclusione totale degli uomini dalla sua vita e la dedizione maniacale ad ogni incombenza domestica. Non fa mai un giorno di ferie, non conosce soste e studia come fare per lavorare sempre di più e sempre meglio, allo scopo di farsi amare dai componenti della famiglia. Freud si affezionerà molto a lei, chiamandola “la mia piccola”, ma alla sua morte il 23 settembre 1939, Paula farà di tutto per farsi amare e considerare anche dalla figlia Anna. Credo di aver compreso che non riuscirà mai completamente nell’intento e questo fatto contribuirà a distruggerle del tutto i suoi già provati nervi. Questi ed altri fattori la porteranno ad una sorta di manie e psicosi ossessivo compulsive, che la faranno gravemente ammalare. Seguiremo attraverso la lettura, l’esilio, il carcere, il carcinoma alla mandibola di Herr Professor, l’amore e le cure mediche praticategli solo dalla figlia Anna, un susseguirsi di quotidianità e vita realmente vissuta, raccontata con dovizia di particolari e un filo di nevrosi, da una domestica solo all’apparenza ignorante ed innocua. Non vorrei rovinarvi la lettura se qualcuno avrà l’intenzione di leggerlo e mi fermo qua, conscia che è un genere di nicchia, che per molti sarà considerato un “mattone”. Come ritorno alle origini sono soddisfatta ed il prossimo sarà un libro di Patricia Cornwell e la sua famosissima anatomopatologa, Kay Scarpetta.

I dodici segni Zodiacali: il segno dei Gemelli.

E’ un segno maschile, d’aria, mobile, che riguarda i nativi dal 22 Maggio al 21 Giugno. Pianeta dominante è Mercurio, il colore da indossare prevalentemente è il giallo che riflette la vivacità di noi Gemelli. Pietre portafortuna sono il topazio e l’agata, il metallo è il mercurio (fluido) il giorno favorevole è il mercoledì. Ecco a voi alcune persone famose:Mike Buongiorno ,Bruno Vespa , Marylin Monroe, Angelina Jolie ,Alberto Sordi, Lenny Kravitz, Kylie Minogue, Paul McCartney, Lionel Ritchie, Rubens Barrichello, Luca Toni, Michel Platini, Regina Vittoria, John F. Kennedy, George H.W. Bush, Luigi De Magistris, Arthur Conan Doyle Clemente VII, Leone XI, Pio X,  Federico García Lorca, Paul Gauguin, Blaise Pascal. I nostri amici Gemelli si trovano governati da un simbolo umano, diverso da alcuni simboli questo sta a rappresentare il distacco dalla forza istintiva e il prevalere della ragione. Questo è un segno doppio, a volte interpretato come un segno ambiguo. La leggenda narra che il segno ha origine dalla presenza nella mitologia greca, dei fratelli Castore e Polluce, inseparabili pur essendo uno di natura divina e l’altro mortale. Uniti  a tal punto da accettare di trascorrere metà dell’anno sull’Olimpo e, l’altra metà negli Inferi pur di non doversi separare. Questo dualismo rispecchia una natura molteplice e variegata, dalle spiccate qualità mentali. I Gemelli sono tipici per il loro temperamento artistico, creativo e versatile, hanno spirito brillante e caustico, ricercano soluzioni ingegnose, hanno ottime doti di dialettica, buona parlantina e diplomazia allo stesso tempo. Possono peccare di volubilità ed incostanza. Hanno l’argento vivo addosso e la sete per la ricerca, ciò li porta ad essere perennemente in movimento. Per l’uomo Gemelli,  l’amore è divertimento e e perciò è incostante, non in grado di tollerare a lungo una relazione amorosa complessa. Dotato di lineamenti giovanili, di un certo non so che di fanciullesco e birichino, usa un linguaggio fluido e accattivante. Si avvale spesso dell’astuzia sua qualità innata. Il Gemelli ha ben delineato un “IO” alquanto complesso e discordante, dominato da inquietudine e da un continuo bisogno di comunicare con gli altri. La donna Gemelli è una compagna deliziosa, riscuote sempre e dovunque successo. Per il suo temperamento ardente in amore è portata ad una pura e sana curiosità per le faccende amorose che soddisfa in parte con la fantasia. Necessita di libertà nei gesti e nei movimenti, perciò indossa prevalentemente abiti sportivi. La dualità del segno porta sia l’uomo che la donna ad avere spesso due amori contemporaneamente, ognuno dei quali importante e quindi necessario al completamento dell’altro. Punti nevralgici per la salute: lo stomaco, l’intestino, il sistema osseo e nervoso.fare clic qui per disattivare Google Instant.

Premio “Amici di Gattolona I° edizione”

Visto che il premio simpatia chiamato Liebster Award, che altro non è se uno dei tanti riconoscimenti ai blog più simpatici, seguiti, nutriti e costruiti meglio, devo confessarvi con mio grande stupore, che mi sono divertita moltissimo a partecipare a questo nuovo modo di interloquire con voi. Andando a curiosare nelle altre “dimore” ho notato che questa divertente e leggera situazione ha coinvolto anche tante altre persone, che hanno dato risposte consone con contenuti diversi, tutti molto interessanti e per niente banali. Ho così pensato di riproporlo in una nuova veste, coinvolgendo questa volta tutti: dai followers, ai blogger’s, menzionando i nomi dei miei graditi nuovi iscritti. Per differenziare la mia iniziativa dai premi virtuali, ho pensato di regalare ai primi tre classificati )saranno tutti parimerito, un pensiero Pasquale reale, (PPP) a coloro che avranno dato le risposte più accattivanti ed originali. Li spedirò via poste italiane se il vincitore abiterà fuori Reggio Emilia. Lo vorrei chiamare “Premio amici di Gattolona” prima edizione 2014. Ve la sentite di giocare con me?
Un doveroso ringraziamento prima di tutto ai nuovi iscritti:
Laura Pozzani,Marco Guzzini, Carlo Galli, Ilmiokiver, Nunziatullio, Don Charisma,  Fedifrago, Tads, Tullio Fragiacomo. Un pensiero affettuoso per i vecchi (si fa per dire..) iscritti e commentatori a bordo campo, sempre attivi e in prima linea a darmi suggerimenti ed idee e a farmi stare bene. Se ho migliorato come salute e come umore, dopo la “batosta” emotiva e psicologica di febbraio dovuta alla beneficenza fatta ad ingrati, mi sto riprendendo grazie alla vostra giornaliera presenza.
Grazia Dittariva, Bea di Gangi, Roberta Manfredi, Ilmondoinunlibro, Ognigiornotuttiigiorni, Signorasinasce, Umanoidipazzoidi, Wwayne, Retecinemaindipendente, Logios, Semplicementemelvin, Farefuorilamedusa, Francesco Guerra, Cinzia Ficarelli, Maricae5, Ione Corvini (dove è finita signora??), Sandra Grassi, Federica Romei, Aquila46,
Vi voglio bene, ma questo penso che voi lo abbiate sospettato. Pronti? Via!!!
1) devi mandare a quel paese la suocera, quali parole usi?
2) hai il primo appuntamento, ma una volta scesa/o dall’auto ti accorgi che il vestito è strappato dietro, all’altezza del deretano. Come ti comporti?
3) hai deciso di fare la Confessione dopo anni che non ti confessi più. Qual’è il primo peccato che dirai al Parroco e che vuoi toglierti dalla coscienza?
4) hai preso una cotta bestiale per la moglie/marito del tuo migliore amico/a: cosa fai? Rinunci o vai avanti?
5) sei in ufficio, non ti senti troppo bene perché la sera prima hai mangiato un cibo che ti ha disturbato e ti scappano parecchi  rumori a raffica bene identificati, nel silenzio più totale. Cosa dici per scusarti?
6) Decidi finalmente di fare quella cosa che non hai mai fatto prima e che ti spaventa molto. La vuoi però fare assolutamente e dimostrarti che ce la puoi fare: qual’è?
7) Per fare carriera ti devi trasferire all’estero per due anni, ma la tua famiglia non ti seguirà: rinunci o vai avanti?
8) Hai un difettuccio fisico che proprio non tolleri più, ricorri al bisturi o lasci perdere?
9) Nel bel mezzo del primo colloquio di lavoro, il/la dirigente ti fa una proposta quasi indecente. Come reagisci? (rivolto a uomini e donne)
10) se tu avessi la bacchetta magica, cosa cambieresti stasera di questa Italia?
Vi chiedo risposte allegre ed originali, sincere o come volet voi!  Aspetto con ansia e allegria per  stilare la classifica e potervi deliziare con le sorprese Pasquali!

Le 150 sfumature del Corteggiatore per errore (Lettera M).

M come: mortificato, martoriato, mistificato, molleggiato, mascherato, mammone, mummificato, maltrattato, marinato, mesciato, mixato, menato.   Avevo fermato la descrizione del nostro esemplare, male ho fatto e ho fatto male anche a voi! Ci è mancato assai, mi perdonerà? Purtroppo non è più unico né raro, ma oramai introvabile, o meglio! Ammirabile da lontano, solo presso le teche di cristallo del Museo, con lacrime agli occhi e fazzoletto di seta in mano! Pagando salato il biglietto d’entrata, per vederlo e piangerlo, così impariamo una volta per tutte a spersonalizzarlo, facendogli spesso cambiare rotta e obiettivo.Non ci rendiamo conto di ciò che abbiamo perso dall’epoca dei dinosauri in poi, quando il nostro uomo con due clave, una di legno e l’altra quasi sempre in granito, era capace di uccidere per noi. Ma non uccideva le nostre sorelle in Eva, gelose e invidiose se al posto di una pelliccia di ermellino, ci portava la pelle di un Brachiosaurus, e noi ci rifacevamo il guardaroba e mettevamo tappeti nuovi in tutte le nostre dimore. No, egli intelligente da sempre uccideva animali per sfamarci, tagliava con le mani e spezzava con i denti, gli arbusti e le piante per fare quelle fascine che divennero in seguito, i bouquets di fiori delle spose. Lui, invece facendo di necessità virtù, ci regalava queste immense cataste di legna, affinché noi fragili anime, potessimo scaldarci, potessimo cucinare e asciugare la biancheria. Oppure potessimo giocare intorno al fuoco al “Fossile” precursore del gioco della “bottiglia”. Una volta che le femmine erano scaldate al punto giusto, vestite di tutta pelle di dinosauro, lavate da capo a piedi nel mare  d’acqua salata, perciò anche disinfettate e lucidate a dovere, venivano  pettinate da altre consorelle e così conciate, potevano condividere con lui un pezzo di Velociraptor, cucinato al fuoco con gli odori. Dopodiché quando la Luna era alta nel cielo celeste, egli, uomo d’altri tempi, non c’ é che dire! ci sollevava di brutto, portandoci a gioire con lui nel talamo primordiale senza scuse e senza attese inutili e snervanti. Lui, il nostro Corteggiatore senza errore, senza macchia e senza peccato, solo quello di voler renderci felici,  il nostro uomo e protettore da tutte le intemperie che Pangea distribuiva. Ma senza chiederci il permesso, allora poteva comandare lui, emettendo strani ed incomprensibili mugolii, sibili e ululati che richiamavano a raccolta gli altri Bonobi (Pan paniscus). Codesti amici a loro volta, ingorillati e rinvigoriti dalla succulenta cena, a loro volta producevano rumori d’ogni sorta e da ogni parte, richiamando gli altri componenti del villaggio, per recarsi ognuno nella propria tana e coricarsi dopo tanto lavoro, sotto le caldi e spesse coltri del Brachiosaurus. Cosa esattamente potesse avvenire sotto quei resti di artigli lunghi due metri, non mi è stato concesso di saperlo, gli addetti al Museo non mi hanno permesso di consultare i libroni dell’epoca. Ma se faccio un piccolo sforzo, lo comprendo da sola, dal momento che le capanne si popolarono presto di piccoli e urlanti Homini Sapiensini. Vi confesso e siamo in periodo Pasquale, perciò non mento e non scherzo, mi manca molto la figura di questo esemplare preistorico che tutto faceva per la propria donna, e la donna lo lasciava fare di buon grado fare, per avere in cambio i benefit e gli incontri galanti molto graditi.  Non vi era sforzo mentale nel comprendere la femmina, non c’erano giri di parole equivoche per dire “A” quando invece pensiamo “B”. Lo abbiamo mandato in confusione poverino! Già, un poco le mamme che gli fanno il bidet sin oa cinquantacinque anni, l’alimentazione odierna, il buco nell’ozono, lo scioglimento dei ghiacciai, i terremoti, le alluvioni e le cadute a catena dei Premier, la causa degli omogeneizzati tanto pratici quanto portatori di lassismo sessuale, la grinta delle donne nel presentarsi come un uomo, ragionando come un uomo, pettinandosi e vestendosi pure da uomo, hanno fatto fare un bel passo indietro ai veri gentleman, stanchi e saturi di dover corteggiare un loro simile. Qualche signora /ina, ha deciso di farsi crescere pure i baffi, altre donne fumano sigaro e pipa, bevendo sguaiatamente whisky scozzese, bestemmiando e intavolando discorsi da carrettiere di dogana del dopoguerra! Suvvia damigelle gentili, dov’è la grazia,  la sensualità, dove sono le giarrettiere e il saper fare, quell’essere civettuole al punto giusto, quella gonnellina che fa girar la testa, il capello un poco mosso, un filo di trucco e un pezzettino di tacco? Via quegli anfibi da palombaro a sessant’anni! Sfoderiamo quell’intelligenza giusta e misurata che ci consenta il proseguo della specie, siamo donne, femmine,amanti e amiche, mogli e consigliere, cuoche e mamme, figlie e fidanzatine; cerchiamo di interessare ancora chi ci desidera e ci brama, lasciamo che siano loro a decidere qualche volta dove andare in vacanza, dove passare la serata, quando fare l’amore, come farlo, cosa regalare ai parenti per Natale. Stiamo un mezzo metro indietro a loro, tanto lo sappiamo benissimo che alla fine del gioco, chi decide in casa siamo sempre noi. Dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna ? Sino a poco tempo fa lo dicevo anch’io convinta e ferma, ora avrei da aggiungere che dietro ad un grande uomo c’è spesso una grande poltrona dell’Ikea a sostenerlo, spero anche voi che mi indichiate la maniera giusta, sussurrandomi qualcosina in merito… Stamattina nella mia consueta camminata, ho contato 8 scatole di Cialis vuote, ai bordi delle stradine di campagna, vorrà pur dire qualcosa? Ma cosa ci devono ancora dimostrare ‘sti poveri uomini? Li vogliamo proprio strizzare come si fa con il Mocio Vileda? E’ un poco colpa nostra se il nostro Corteggiatore non si è più riprodotto. Troppo grande la fatica se commisurata al gusto, per ottenere in cambio chi o che cosa? Quote di latte rosa? Donne nervosamente in carriera sempre via da casa? Donne acide come il latte di capra andato a male, sempre pronte con il righello in mano per prendere misure corporali e calcolatrice alla mano fare i conteggi del 730, al probabile e papabile da condurre all’ altare o in una fredda sala del Municipio? Ma non sono mica più stupidi gli esseri umani di sesso maschile! Ammesso che lo fossero in tempi remoti, anche essi hanno avuto le loro belle cantonate sul muso e sugli attributi, anche a loro qualche pugno o qualche coltellata gliel’abbiamo data, quindi chi glielo fa fare tutto sommato di svenarsi e di inventare chissà quali strategie per corteggiarci? Abbiamo già provato di tutto, conquistato tutto, visto e sperimentato di ogni, tutto ci dà noia, tutto ci schifa, tutto è già lì cotto e mangiato, digerito e rimesso! Noi non facciamo più come i bambini “oohhh che meraviglia!”, tra un po’ ci ingravidiamo anche da soli senza bisogno gli uni delle altre, suvvia! Come fa a venir la voglia ad un ragazzo giovane di avventurarsi in una simile e difficoltosa impresa di tale portata? I maschi non hanno nemmeno più il gusto della lenta e sudata conquista:gliela offrono un piatto d’argento la sera stessa che si conoscono e se non ne approfittano, vanno a dire in giro alle amiche che era omosessuale. Che poi non ci sarebbe nulla di male, ma diciamo le cose giuste: pane al pane e pene al pene. Non ci sto più ,i baffi non me li farò crescere,  non mi piace questo modo di fare nazista, torniamo in noi Farfalline! Forse ritornerà a farci sentire uniche e meravigliose, forse spaccherà quella teca con un soffio d’alito, pesante suppongo dopo centinaia d’anni che è l
ì dentro!
Forse vorrà riprovare a strapparci le calze e l’intimo con i denti, altro che strappare rovi da regalarci a Pasqua! No ragazze mie, non funziona più così, diamoci una regolatina, torniamo in noi e ricordiamoci che “per avere bisogna prima dare, altrimenti la cassa non quadra”. Ve lo dice un ex capo cassiera di Banca, bisogna ritornare donnine perbene e dedicarci maggiormente alla cura, alla potatura, alal concimazione e alla semina dell’amato bene. Altrimenti sai che noia, tutti quei circoli per sole donne che lavorano ai ferri o fanno il decoupage? Il risultato lampante è che siamo ai ferri corti, U.V.C.L.P.I., in giro ce ne sono pochi e molto distanti e noi inaugureremo presto i circoli per “DONNE SOLE”. Ma ne vale la pena?

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