Passerà…

Se lo stava ripetendo da ieri quando il suo stomaco si contraeva e si rilassava a ritmo di tamburo. Quando Ninni aveva lo stomaco in subbuglio e l’ansia che l’assaliva, era una groviglio di lana di roccia che non si scioglieva nemmeno con un katerpillar, qualcosa non stava girando per il verso giusto. Non doveva raccontarsela e farsi delle menate mentali, non doveva auto convincere nessuno e soprattutto sé stessa che non era come supponeva. Era troppo sensibile alle cantonate, ne annusava l’odore a distanza, ma faceva finta di niente. Bel modo di vivere! Aveva il dono di presagire gli eventi nefasti e vi andava incontro con la facilità con la quale si beve una limonata fresca. Arrivata alle sessanta primavere Ninni poteva affermare che sentimentalmente ne aveva prese molti di calci nel sedere, ora li fiutava a distanza, ma ci cadeva dentro ugualmente anche se in cuor suo, conosceva già l’esito dell’ennesima presa per il culo. Era più forte di lei, era quasi come un’ipnosi che la risucchiava dentro a storie sbagliate. O che avrebbero potuto essere giuste, ma non per lei, non per il suo carattere e la sua personalità. Questa volta però Ninni era ancora in tempo, aveva lei in mano le carte e la matta da giocare, poteva ancora ritirarsi dalla partita, non avrebbe fatto la figura della paurosa o di quella che non se la gioca fino in fondo. Era per il suo bene, per la sua salvezza, in questo momento un’altra delusione sentimentale non l’avrebbe sopportata ed il suo cuore già fragile avrebbe sicuramente ceduto sotto i colpi del bastardo di turno. “Passerà” si diceva a voce alta, mentre camminava su e giù per le infinite stanze della casa, “deve passare” continuava a ripetersi come un mantra “E’ sempre passata, passerà anche stavolta, poi ricomincerò a sperare”. Le solite stantie e logoro parole che si ripeteva quando aveva la certezza che non c’era più niente da fare, quando aveva già preso la decisione di darci un taglio, anche se le sarebbe costato in termini di fatica e dolore. Ogni volta la stessa storia: si fidava troppo degli esseri umani e dava loro troppo fiducia, senza conoscerli, senza sapere nulla delle vite che conducevano, delle persone che frequentavano e delle ossessioni che potevano avere. Come loro non sapevano niente di lei e delle sue manie ossessivo compulsive che la portavano sempre a commettere gli stessi identici errori. “Questa volta non ci cascherò, sono ancora in tempo e di lui non ho bisogno per vivere e stare bene”. Ammesso che fosse vero e che questa sarebbe stata l’ultima volta che cedeva all’impulso di fare una grande imprudenza, c’era l’ultima parte da sistemare: il lutto da elaborare senza drammi e senza lacrime e la capacità di credere ancora in sè stessa, di pensare che da qualche parte nascosta nel mondo c’era quello che lei chiamava sempre “il mio amore sconosciuto”.Ninni ne aveva parlato per sottintesi con suo padre, l’unico che in questo momento poteva ascoltarla senza giudicare, lui aveva capito perfettamente, anche se diceva che di queste cose non se ne intendeva. Però avevano concordato insieme che lui l’avrebbe aiutata a dimenticarlo, per il suo bene e la sua tranquillità, quello non era sicuramente l’uomo giusto per lei, troppo diverso da lei, aggiungendo ad ogni frase che lei gli rivelava” eppoi lo sai come la penso, mogli e buoi dei paesi tuoi”. Ninni annuiva con la testa rigida per i muscoli del collo contratti, aveva caldo e freddo nello stesso tempo, aveva fame e sete ma non voleva inghiottire nulla, “passerà” urlò forte. Anche i muri si spaventarono ed ebbero un lieve sussulto durò pochi secondi, poi tutto tornò al proprio posto e anche le mattonelle le sorrisero. Lei si tranquillizzò e si rimise a dormire. <
sogno41

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