Ho cambiato il corso degli eventi.(riveduto e corretto)

Mi era sparito il tasto/funzione di correzione grammaticale. Non riuscivo a comprendere il perchè di tutti quegli sgradevoli errori di grammatica, vi chiedo scusa e ripubblico il pezzo riveduto e spero corretto!

Ancor prima di esprimermi sui desideri del giorno che sino ad ora hanno potuto concretizzarsi, vorrei provare a concentrarmi su un tipo di comportamento che posso mettere in atto ogni qualvolta c’è desiderio in me di non rimanere ai nastri di partenza. Mi spiego meglio: non c’è niente di più sbagliato nel rimanere ancorati e aggrappati a pensieri fissi di continuo, a non variare mai i menù intesi come abitudini quotidiane, senza per questo stravolgere i nostri punti fissi ed i nostri rituali che ci conducono verso quella che viene spesso definita “una tranquilla esistenza”. I pensieri che la mente produce di continuo ad una velocità per noi non misurabile, le curve che il cervello fa a suo piacimento non sono quantificabili. In una frazione di secondo arriva il pensiero, ci si chiede come fare a gestirlo, in men che non si dica abbiamo già tutte le informazioni. Dopo un altro paio di secondi arrivano nel cervello le altre onde che ci trasmettono tutto il contrario di ciò che avevamo pensato un attimo prima. E’ pazzesco, difficilmente si riesce a fermare il corso dei pensieri, che nascono piccini ma a furia di alimentarli e di girarci attorno con la materia più o meno grigia, possono divenire macigni insormontabili. Spesso anche la mia di teste si mette a girare a suo piacimento, non riesco a fermarla se non con un ansiolitico, torna spesso su idee o doveri machiavellici che da soli non possono smuoversi o risolversi nel migliore dei modi. Gira, rigira e va in giostra costringendomi ad inventare qualcosa per non impazzire. In quel momento la testa mi scoppia, devo ricorrere ad un analgesico, che puntualmente mi procura mal di stomaco, attenuando solo il dolore, ma non le cause che l’hanno provocato. Il Moment o gli altri mille antidolorifici, sono dei guaritori miracolosi ma momentanei, non curano alla base, non guariscono le cause, ma alleviano solo i sintomi del dolore. Punto e basta. I pensieri distorti, le elucubrazioni, i fantasmi, le paure immotivate, le ansie, le emozioni negative o pur anche positive, ritornano dopo un breve lasso di tempo, più prepotenti di prima, perché si è cercato di scacciarle via in malo modo. Oggi è il primo giorno della settimana, il signor Lunedì, già di per sé antipatico essendo il capofila di tutti gli altri, quello che ci costringe a preparare (se lo vogliamo!) il programma della settimana,a mettere il fila le idee, a compiere le nostre mansioni, rimpiangendo l’appena trascorso week end, come di consueto, troppo breve. Ci vorrebbe un nuovo giorno, il giorno di preparazione all’inizio dei doveri settimanali, un giorno di mezzo che potremmo benissimo chiamare il Lunemarte. Stamane durante la mia consueta e bramata camminata, la testa stava cominciando ad andarsene per i fatti suoi, non ne voleva sapere di rimanere “qui e ora”, non riuscivo a gioire dello spettacolo della natura che mi accompagnava con i suoi ricci e castagne che ho anche raccolto. Nemmeno i contadini che raccoglievano l’uva e mi ricordavano il mio babbo sono riusciti a “rapirmi” i pensieri e a distogliermi dal senso di colpa, che provavo in quei momenti. E’ stato in quei momenti che potevano anche trasformarsi in un attacco d’ansia, che mi sono ricordata del mio analista storico, purtroppo deceduto anni fa e di un trucco che mi insegnò, al quale ho fatto anche stamattina riferimento. E come sempre ha funzionato, come tante altre volte mi ha cambiato il corso dei pensieri, calmandomi, rasserenandomi e donandomi un sorriso misto a felicità. Oltre alla gratificazione per essere riuscita a terminare il mio impegno mattutino di camminare, che per me significa vivere. Questo oramai storico stratagemma, niente di elettronico o lunare, se compiuto con calma e una certa volontà di farlo funziona sempre e con tutte le persone. Ho cambiato di colpo la rotta ed il percorso della mia camminata, ho stravolto le mie abitudini in un nanosecondo e, cosa per me inconsueta, ho spento la musica alle orecchie. Niente di strano, tutto semplice, una cosa banale, una cazzata, non c’è nulla di difficile nel cambiare la rotta! Perbacco no e poi no! Non c’è niente di più complicato che la decisione mentale immediata, di cambiare qualcosa che conosciamo già. Qualcosa alla quale ci affidiamo con fiducia e crediamo (CREDIAMO) di conoscere a priori. Siamo stantii e restii ai cambiamenti,siamo antichi ed obsoleti come mentalità, nonostante ci vantiamo di essere tecnologici, fatichiamo ad adattarci ai cambiamenti, anche a quelli più piccini, siamo ancorati con unghie e denti al noto, al conosciuto e al familiare, dobbiamo invece cercare pian piano di cambiare questo atteggiamento mentale, imparando a fronteggiare le emergenze. Ho deviato così le mie gambe, verso un sentiero che conosco abbastanza bene dal momento che abito a Canali da otto anni, ma che non percorro mai. Mi si è aperto un mondo nuovo: ho visto visi e corpi nuovi che camminavano o pedalavano, sorrisi e mani che mi hanno salutata, con la fronte ed il viso imperlati di sudore. Ho incontrato in strada ghiande più grandi che ho raccolto all’istante,ricci e castagne di dimensioni eccezionali, ho raccolto anche quelle! mi serviranno più avanti per le mie composizioni autunnali.

Mi sono così dovuta fermare per chinarmi, un’altra azione che non compio mai durante lo sforzo fisico,è dannoso fermarsi di colpo, me l’hanno insegnato ed è verissimo!Non me ne sono curata,mi sono guardata intorno e ho ricordato le case e gli edifici lontani che non vedevo più da tanto tempo. Ho anche dovuto adattare il ritmo del mio passo per le tante buche che ho incontrato sotto ai piedi, il percorso era oltremodo diverso e pieno di ostacoli, ma io non mi sono fatta spaventare e non sono tornata indietro. Ho camminato anche su due passi carrabili molto stretti, che costeggiano due ponti che abbiamo a Reggio, molto alti,(non i Calatrava però!) provando l’ebbrezza di volare e ovviamente, decelerando il cammino. Altra uva non raccolta perché non pronta, gerbere gialle enormi nascoste sotto ad un masso, non avevo armi con me ( forbici..) altrimenti sarei stata tentata di raccoglierne un bel mazzo! Poi, mi è venuto in mente di provare a fare qualche metro ad occhi chiusi, abbandonando la paura di cadere o di uscire di carreggiata. Ero in un percorso di campagna, quindi niente auto, tutt’al più avrei preso contro ad un pedone o ad un ciclista, che guardandomi mi avrebbero preso, forse per pazza. E pazza sia: ad occhi chiusi, con braccia e mani protese in avanti, ho contato sino a dieci, respirando profondamente. La sensazione che ho provato è indescrivibile, libertà e leggerezza, un leggero venticello che mi accarezzava il viso e la bocca, solo il canto degli uccelli ed il rumore dei trattori dei contadini. Ho usato prudenza nei passi che divenivano più lenti, non è semplice camminare ad occhi chiusi, però in questo modo escono allo scoperto gli altri sensi, le altre potenzialità che abbiamo nascoste, quelle forze che arrivano quando sembra che tutto stia per crollare. Infine le risate che facevo da sola, per aver sperimentato un gioco nuovo, quello di riuscire a cambiare il corso degli eventi, anche ad occhi chiusi. Bastano pochi minuti e tu non sei più con l’affanno, guardi le piante ed i fiori e ti dici che vale la pena vivere e continuare. Poi ho chiuso ancora gli occhi per misurarmi, contavo sino a quindici e poi sino a venti e poi non avrei più smesso. Ma ero arrivata nei pressi di casa, da un’altra strada e con un altro percorso, arricchita e felice. Grazie dottor Fausto, ti penso sempre anche se vent’anni sono passati! il sentiero sconosciuto

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2 commenti

  1. ti ringrazio del tuo prezioso commento. Buon caffè, stamattina immagino di prenderlo insieme a te e poi di chiacchierare sul tuo o sul mio divano, come due amiche che si conoscono da sempre. Che cosa ne dici? Ti piace l’idea? Un caro abbraccio.

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