Sono sfinita, ma soddisfatta!

halloweenjpg Per stasera cari amici miei, mi limito a darvi la buonanotte:sono come si suol dire KO. O se voglio render meglio l’idea, ridotta ad un mocio vileda, non nuovo di negozio ma usato diverse volte. Mi presento al mio lettone fresco di bucato, con un uomo possente e virile all’interno, fresco di doccia che mi attende,sbarbato e profumato.Egli,poverino!speranzoso di chissà quali acrobazie al limite del lecito e del non lecito è in spasmodica attesa della sua dolce sposa!Invece si ritrova con una vecchia strega,zoppa, mezza cieca con tutte quelle zucche che ha disegnato, curva con la schiena piegata in due, sporca, il naso bitorzoluto, piena di ragnatele anche dove non ce ne dovrebbero più essere! Ma son proprio io, questa qua?? .
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Vendesi Borsa Piquadro!

Vediamo se un blog serve a qualcosa, oltre che a scrivere!!
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Questo però non è un baratto! fatemi sapere…

Non prestiamo il fianco ai figli.

Ripubblico con molto piacere questo articolo, che fu pubblicato a suo tempo (anno 2011) anche sul Resto del Carlino. Credo sia sempre molto d’attualità ed offra molti spunti di riflessione e di pensiero, su quale potrebbe essere un modo giusto ed intelligente di educare i nostri figli. Non sono pedagogista e nemmono psicologa anche se mi sarebbe piaciuto effettuare questi studi. Uso il buon senso e il metodo applicato dai miei genitori che furono con me e con mia sorella, molto severi, non permissivi, molto “cattivi” ma agirono per il nostro bene. Oggi all’età di cinquant’anni io e 92 la mamma, (il papà purtroppo non c’è più) io e mia sorella dobbiamo, (non uso il verbo “possiamo”)non finire mai di ringraziarli per come ci hanno cresciute. Se allora c’era una rabbia sorda nei loro confronti e nel loro modo molto determinato e forte, nel crescermi, oggi nutro per loro rispetto ed ammirazione perciò che sono riusciti a fare con due figlie. Soprattutto la minore, cioè io, nata da loro quando avevano 41 anni lei e 45 lui, cioè in una fascia d’età, nella quale nel lontano anno 1964, si era considerati già “vecchi”. Perciò hanno doppiamente tribolato e fatto molta fatica, nell’educare questa ragazzina nata quando loro erano quasi pronti per fare i nonni. hanno dovuto trovare risorse e metodologie adatte a me che andavo a scuola in tram, che volevo andare alle prime festine di sera ed in discoteca. Non hanno mai preso le mie difese se a scuola facevo “focaccia” (forse non l’ho mai fatta in verità o forse solo una volta, la seconda non mi sarebbe stata possibile, mi sarei ritrovata in un collegio!), non mi hanno mai eletta ad intoccabile, davanti ad un professore, ma hanno sempre caldeggiato e parteggiato, giustamente, per le Istituzioni Scolastiche. Comportamento questo che oggi avviene sempre meno, coprendo le malefatte dei nostri appoggiati e svoglaiti figli studenti, facendo apparire l’insegnante come svilito e un incompetente. Ringrazio i miei genitori per avermi insegnato una scala di valori precisa, mi hanno insegnato che cos’è il rispetto e l’educazione, il dare del “lei” all’insegnante come ai miei tempi usava. Va da sè che queste regole di vita si devono poi applicare anche ad altre categorie di persone, che spaziano dal contadino al Parroco, dall’uomo che seduto in terra chiede l’elemosina alla Suora. Queste basi di vita non sono di una semplicità elementare, sono l’essenza del vivere bene, sono il filo conduttore che ci permetterà e consentirà ai nostri figli di trovare una loro collocazione nel mondo futuro, che sarà indiscutibilmente foriero di gioie e altrettanti doloro. Non sarò mai e lo scrivo anche oggi come ieri, dalla parte di un figlio che cerca di prendere per i fondelli “qualcuno” offendendo l’altrui professione e l’altrui carattere. Amo i miei figli così come i miei genitori hanno amato me smisuratamente, allora non lo capivo e li odiavo quasi. Oggi li devo ringraziare e dire loro “meno male che siete stati così severi con me!”. Cari ragazzi e spauriti genitori, usate maggiormente il rispetto e la dolcezza di un sorriso e non dimenticatevi mai dell’uso delle paroline magiche:”per favore”,”Grazie””Avrei bisogno di una gentilezza!”,”La preggo di scusarmi” “arrivederci e buona giornata” .

GENTILISSIMI genitori, mi rivolgo a voi che come me avrete senz‘altro figli adolescenti che frequentano le scuole superiori. Mi sono trovata quest’anno, anno nel quale mio figlio sta terminando la seconda superiore,in una situazione a dir poco paradossale, dove io e la mia famiglia siamo rimasti inermi ed increduli sulle risposte che ci sono state date. Premetto, che il ragazzo ha deliberatamente deciso di non studiare mai, di non applicarsi in nessuna materia, nemmeno nelle più semplici, ma ha scelto di voler a tutti i costi “perdere l’anno scolastico”. Non solo ma dal settembre 2009 a tutt’oggi e’arrivato sempre in ritardo a scuola. e per sempre intendo sei mattine su sette. Ad un certo punto dell’anno scolastico, verso febbraio mi sono accorta che mancavano un certo numero di richieste di giustificazioni per i ritardi.Ne ho chiesto ragione alla vice preside e mi è stato risposto che qualche insegnante del proprio “team” o se ne è dimenticato o ha abbuonato al ragazzo i ritardi. Chiedo un colloquio d’urgenza-con il preside portando con me l’elenco delle assenze di mio figlio che non sono state da me giustificate. Viene effettuato un controllo accurato del registro di classe in mia presenza, (…) Infine viene chiamato il “fètentone” e la Professoressa nonché Vice Preside, dedica una ramanzina dolce e soave al mio figliolo. Conclusione: sono io la bestia rara che ha osato “denunciare” mio figlio chiedendo spiegazioni. Non-ho usato né .mai lo farò con nessuno dei miei due. figli omertà, non coprirò nessun tipo di ribellione contro le istituzioni Scolastiche e non sarò complice di nessuna marachella: piccola o grande che sia!Mi è ‘stato chiesto infine se io madre preoccupata, che pretende delle risposte ho per caso dei conflitti con mio figlio. Io mamma preoccupata e desiderosa di collaborare con la scuola sono passata per una persona disturbata psicologi
camente che esagera i ritardi del figliolo. Io, non posso sapere al mattino dove va il ragazzo, minorenne per l’altro, che cosa fa, che giri frequenta, ho solo lo strumento della comunicazione che la scuola mi dovrebbe fornire. Altrimenti, io lo penso in classe tranquillo, si fa per dire, a studiare e ad imparare con gli altri.Certamente l‘adolescenza è un periodo delicatissimo nella vita di una persona, non affermo il contrario, ma lasciare correre sempre e non comunicare alla famiglia così tanti ritardi è una grave negligenza da parte della scuola. Per questo chiedo e pretendo dalla Scuola che mi e ci aiuti, segnalandoci sempre se qualcosa non va o se subentra un fatto anomalo. mi sembra il minimo! Non era mai successo, per lo meno in quell’Istituto, che una madre “sbugiardasse” il figlio, ma anzi mi è stato detto che buona parte dei genitori tendono a coprire le marachelle, le fughe, le assenze, i ritardi, le uscite anticipate. Chiedo che anche gli insegnanti facciano la loro parte, aiutandoci e dando ai nostri ragazzi dei segnali forti durante l‘anno scolastico, insegnando loro che non si può e non si deve prendere per i fondelli la scuola. Aiutateci a formare gli uomini e le donne del domani, da soli, senza voi, noi genitori serviamo a poco. Fabiana Schianchi
Risposta del capocronista dottor Davide Nitrosi:
La prima scuola è la famiglia, si dice.E lei mi sembra un’ottima preside della scuola famiglia.

Piacere! Io sono un water

Lingerie da urlo: seconda parte.

I water più agguerriti quelli iscritti al sindacato sempre in prima linea per scioperare, mi hanno fatto capire che se non avessi pensato a completare con il pezzo di sotto l’intimo, non si sarebbero prestati a contenere i distributori del latte. Orbene! Ho dovuto cambiare idea repentinamente. Mi sono messa di buona lena e usando come prototipo un vecchio cesso in soffitta oramai in pensione, ho provato ad immedesimarmi in lui, a contatto con vari sederini, più o meno famosi e ho partorito finalmente l’idea delle mutande.mutanda.I vari studi, gli schizzi e i disegni mi hanno convinta a disegnare una linea tradizionale, seppure con qualche modifica. Nel modello classico per eccellenza chiamato cessoslip, adatto a quasi tutti i popò, viene utilizzato il water conosciuto in tutto l’universo.
Si confà a tutti i culetti, lo si può trovare in ogni colore a parte il giallo canarino che allarga molto.

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Proseguiamo con la culotte*, modello contenitivo di mutande, dove vengono infilati due piccoli water uno SID1088.image per ogni natica s’intende, lasciando un’apertura centrale per i bisogni corporali. Essi vanno a ricoprire con la ceramica tutto il sedere, arrivando al di sotto delle cosce.Basterà sfilarli con cura, badando di non rompere la delicata intelaiatura e si riutilizzeranno una volta lavati. Continua a leggere “Piacere! Io sono un water”

Il desiderio del sabato sera.

E’ giusto snaturarsi e fingere di accondiscendere a ciò che gli altri vorrebbero sentirsi dire? E’ corretto mascherare il proprio carattere, adattarsi agli altri, nascondere la vera natura interiore, giusta o sbagliata che sia? ma io devo proprio cambiare completamente il mio atteggiamento, il mio modo di essere fabiana, dovrei mettermi una maschera forse per avere più amici e più consensi? Fino a che punto trasformarmi da “altri” che non sono io e fingere di accettare tutto ciò che mi mettono davanti? Sono abiti che mi vanno molto stretti, non sono riuscita a farmi accettare da tante persone che non la pensano come me e si fanno meraviglie del mio essere brusca e brutalmente sincera. A costo di risultare antipatica e pare che io ci riesca molto bene. recitare una parte che non mi si addice non fa per me, posso riuscirci una, due, tre volte ma poi mi ribello e la mia testa non accetta il compromesso. Chissà… Queste riflessioni serali del sabato sera mi lasciano molto perplessa, mi danno molta ansia e mi fanno pensare che forse, ho sbagliato molto nella mia vita? Il mio ultimo desiderio del giorno è proprio quello di avere queste risposte che attendo da tanto tempo.

L’età anagrafica non è un’opinione.

Ho mezzo secolo di vita! Mi fa una certa impressione dirlo e scriverlo così, sento un brivido che mi corre lungo la testa e la schiena. Un brivido freddo che mi spaventa. Se invece penso “ho compiuto il sei giugno,cinquant’anni!” Com’è la sensazione? Cambia il sentire quel brivido? Sorrido perchè ci sono arrivata anch’io o sento un nervosismo palpabile all’altezza dello sterno? Dipende dai giorni, dipende da come mi sveglio e mi sento la mattina, dipende con quali pensieri sono andata a letto la sera precedente, se ho fatto l’amore controvoglia o se l’ho fatto convinta e perchè ne avevo veramente voglia. Dipende da un sacco di variabili, tutte apparentemente slegate tra di loro, ma tutte concatenate insieme. Dipende da quante volte rifaccio lo stesso indentico gesto nell’arco di dieci minuti perchè non sono sicura di averlo fatto.Caspita, non me lo ricordo proprio, anche se è molto dura ammetterlo! Ho come un vuoto in quei momenti, un flash nero mi si para davanti e non so più nulla.E’ devastante per me scriverlo,è umiliante mi vergogno ad ammetterlo,ma tutto sommato è meglio che io lo butti fuori. La realtà è questa ed io non so se riesco già ad accettarla. Come tornare in cucina per guardare e riguardare se ho spento le luci ed il gas prima di andare in garage.E’ un classico gesto, ma io con la mente vado oltre e non penso a un momento di stanchezza o di super stress, no cazzo! la mia mente vola subito alla demenza pre senile, a quella terribile malattia che è l’Alzheimer..E m’intristisco ancora di più e combino pasticci uno sotto all’altro. Quasi a voler avvalorare la mia tesi che sto diventando vecchia. Non anziana, vecchia.Per me la differenza è sostanziale. Dipende dai miei figli, a volte me ne sento il doppio di anni, cioè mi cadono addosso i pesi e le fatiche di cento anni o di un secolo intero, mi arrivano tutte insieme e mi sembra di avere la febbre. Tremo, balbetto, il cuore mi scoppia, mi gira la testa ed ho le vertigini. Mi tocca sdraiarmi, rischio di svenire diversamente,a venti o trent’anni non ci pensavo a queste cose, al tempo che senza chiedermi il permesso passa. E passa come dice lui, non come vorrei io.Allora il peso da portare diviene un macigno, il macigno si trasforma un una montagna e la montagna mi appare inavvicinabile.Ma perchè ho cinquant’anni accidenti? Perchè non mi sono fermata ai quaranta, nell’anno 2004, quando facevo l’amore con l’allora mio fidanzato(ora marito!) due volte al giorno? Perchè non sono incinta come allora, durante quei nove mesi fantastici anche se sembravo una mongolfiera? Tutto si deve staccare da me, io sono sempre stata un tramite, un trampolino di lancio, un punto d’inizio e basta. E’ duro questo scritto, mi fa battere il cuore molto forte, mi fa riflettere ancora di più sulle mie dimenticanze,sul bisogno corporeo di compiere gli stessi rituali ogni giorno alla stessa ora, se non eseguo le mie azioni oramai divenute manie ossessivo compulsive, mi sento traballare, vacillare. Riconosco che sono dipendente da un sacco di manie e di rituali: dalla tisana alla melissa dopo cena, all’uso metodico delle medicine che aborro, la tazza d’orzo al pomeriggio, un caffè solo (purtroppo!) al giorno, gli orari per lo stiro, il minestrone fatto al martedì e la spesa all’Esselunga al mercoledì. Potrei ritornare ad essere dipendente dalle sigarette? Non credo! Dopo dieci anni di astensione totale del fumo,spererei di non ricaderci. Riprovai una paio di volte, solo qualche tiro cinque anni fa, eravamo al mare e ho avuto un grosso malore. Dovrebbe bastarmi solo il ricordo per tenermi lontana dalle tentatrici! Ricorro sempre maggiormente alle agende per segnarmi gli app.ti di lavoro, le persone che vedo e altre cose. Scrivo gli orari e le attività di mia figlia sui tre calendari che ho sparsi per casa, ricorro sempre alle liste della spesa e delle altre cose da fare quando vado in città. Sto invecchiando, fino a poco tempo fa avrei ricordato tutto solo con la mia memoria. Quando accompagnavo l’altro figlio a scuola, volavo! Spesso la colpa è anche delle mie molteplici attività che non mi consentono di essere presente sul resto del mondo. Ad esempio se sto scrivendo questo post, mio marito mi può chiamare mille volte ma se non ho finito, non lo sento neppure, a volte mi succede che strino qualche pietanza, poi qualcuno s’arrabbia e allora metto il timer anche al computer! Se sono immersa in un pensiero sono lì, sul pensiero, non mi schiodo e rimango “sul pezzo”, tutto il resto viene annullato, sono nel mio mondo e dimentico gli altri mondi. Non so ancora se è bene o male, non mi pongo il quesito, so che è così per ora, non desidero cambiarmi. Potrebbe essere anche egoismo, dovrò fare un coming out feroce su me stessa e scoprirlo. Continua a leggere “L’età anagrafica non è un’opinione.”

Piacere! Io sono un water(e la storia prosegue..)

Settimo capitolo: Lingerie da urlo!

(Capitolo riservato ai soli adulti con cuore e altri organi perfettamente in ordine, pena un infarto da Nobel)biancherialingeriedaurlolingerie.
L’ho pensato giorno e notte quel completo intimo da prima notte di nozze.L’ho sognato per una vita: io con addosso solo un water, venivo spogliata di brutto dal marito che stanco di essere da me sessualmente rifiutato perché si dice che si deve arrivare vergini alle nozze,usava martello e scalpello per togliermi di dosso reggiseno e slip.Altro che strappare l’intimo con i denti,! Altro che distruggere le calze a rete con le unghie dei piedi! Se il completo è di ottima marca, cioè la ceramica è buona, a volte potrebbe servire anche il martello pneumatico. Mi risvegliavo madida di sudore ma con mia grande soddisfazione ho visto il tutto nella mia mente disegnato e perfettamente realizzato. Il reggiseno dovrà essere a pieghe confezionato e cucito con la carta igienica rosa, i seni verranno così appoggiati nelle due tazze con naturalezza estrema. I coperchi saranno in pura seta ed in genere si presenteranno abbassati; i porta capezzoli due piccoli pitali da notte le spalline due catenelle per azionare lo sciacquone. Catenelle realizzate all’uncinetto fermate con un nastrino, ed i gancetti appositi in oro e brillanti, con la scritta al centro della schiena ”aprimi subito”.
In questo modo si alzano i coperchi, si tolgono i pitali, si liberano i seni e voilà! Se il fidanzato non presta attenzione e non copre il viso con un elmetto, si troverà catapultato a terra per l’urto violento che i seni, liberi e di solito arrabbiati, gli procureranno. Se li troverà stampati in viso ricevendo un paio di schiaffi al naturale, schiaffi di carne, ma pur sempre sberle. Continua a leggere “Piacere! Io sono un water(e la storia prosegue..)”

Notte di luna piena.

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La luna piena di quella notte del 23 giugno 1994 era gigantesca, luminosissima, sembrava giorno,sembrava di poterla toccare con la mano. L’ora fatidica stava per scoccare, il traguardo era li vicino a me,stavo per vincere e ricevere l’ambito e desideratissimo premio. Agitazione, paura dell’anestesia generale, paura che tu non fossi sano, dato che non avevo fatto l’amniocentesi, paura di non riuscire a vederti. Per fortuna c’era tua zia Gulliver a tranquillizzarmi, a infondermi coraggio, a togliermi l’ansia che aumentava a dismisura, ad aiutarmi ad affrontare quel breve ma basilare intervento chirurgico. Intanto le prime luci dell’alba illuminavano la stanza bianca e sterile dove mi avevano fatta accomodare, mi infilavano il camice verde,la cuffia in testa,un’infermiera mi iniettava la preanestesia. Monitor attaccato alla pancia, sentivo il tuo cuoricino che batteva amplificato all’ennesima potenza sul computer.S embrava lo scalpitare di un cavallo, io non sapevo che i cuoricini cosi’ piccoli battessero cosi’ forte!Doglie? Nemmeno l’ombra,pero’ le acque non smettevano di scendere, infatti eravamo lì perché tu, impaziente come sei anche oggi, non hai nemmeno aspettato il 24 giugno, giorno programmato per farti nascere. Alle tre di notte a casa nostra, mi svegliai con la strana sensazione di essermi fatta la pipi addosso,sono corsa in bagno:visto che lasciavo la scia dell’acqua,ho compreso immediatamente che qualcosa non andava e dovevamo correre in ospedale. Tuo padre, come al solito ha brontolato ed urlato,voleva dormire poverino!Mi ha chiesto se non potevo aspettare domattina,a farti nascere, come se io potessi decidere e mi pregava, anzi mi urlava forte di smettere di preoccuparmi e di tornare a dormire. Io, memore del corso seguito in preparazione del parto, avevo la sensazione (giusta peraltro),che qualcosa non andava ed ho telefonato immediatamente a tua zia, che compresa la questione immediatamente, si precipito’ da noi, abitando allora vicine, ed in pochi minuti eravamo tutti e tre in auto, diretti all’ospedale. La sensazione di essere fuori posto e di aver commesso un’errore ce l’avevo anche in quel momento cosi importante, dove queste benedette acque mi mettevano in imbarazzo, dato che io non sopporto nemmeno di sentirmi addosso una goccia di bagnato! Mia sorella consegnò alla capo sala i cinque vestitini tuoi, richiesti come da copione ospedaliero e metto sulla barella il primo che voglio che tu indossi: le ghettine bianche e maglietta verde chiaro con collettino bianco di pizzo, un completino da bambolotto. Come lo chiama?Chiese un’ostetrica della sala parto? “Riccardo”, rispondo con la voce impastata dalla preanestesia: bene possiamo andare. E’ giunta l’ora. Un breve saluto a mia sorella, tuo padre nel frattempo fu mandato a casa a riprendere il suo sonno,faceva solo confusione. Era talmente agitato, che un altro pisolino non poteva fargli che bene. Ero io e soltanto io, che avrei portato a termine il mio capolavoro voluto e desiderato,fino alla fine. Nonostante tutto, nonostante i problemi già esistenti tra me e tuo padre, nonostante il dolore che avevo dentro di me già da diversi anni, mai e poi mai ho pensato di non volerti. A costo della mia vita, a costo di morire io stessa, ma ti volevo come ti voglio ancora oggi, con tutto l’amore che ho per te, con tutta la tenacia, la forza e la determinazione che mi sono proprie. Un ultimo accenno d’ansia e poi il caldo dell’anestesia mi ha addormentata per circa 50 minuti. Tu sei nato alle 7.55 di giovedì 23 giugno 1994. Purtroppo sono stata l’ultima a vederti e a baciarti, dato che mi hanno dovuta svegliare mentre, a te facevano il primo bagnetto senza di me, ma con la presenza di tuo padre impacciato come una foca. Ti hanno lavato a dovere, pesato, profumato di olio dolce,preparato per il grande incontro con me, e quando finalmente di aver ricevuto un miracolo da Dio. Dire che eri stupendo è ingiusto, mi sembravi un cherubino, biondissimo con gli occhi azzurri, eri come ti avevo sempre desiderato e sognato. Infine arrivo’ anche tuo padre e con tua zia, erano concordi nel dire che eri la mia fotocopia,con il viso perfetto e rotondo come una mela. Non voglio essere retorica e dilungarmi in aggettivi, per descrivere quello che ho provato e sentito dentro di me in quei primi momenti,ma so quello che continuo a provare ora per te, che hai quasi 7 mesi e sei meraviglioso,dolce, intelligentissimo, sensibile e molto affettuoso con tutti. Dirò solo due parole: l’infatuazione che provo per te, non durerà lo spazio di un’estate, non sarà solo una cotta passeggera, ma il bene, l’affetto e l’amore materno che ho per te, mi accompagneranno fino a quando Gesù vorrà lasciarmi vicino a te.

luna e stelle
La tua mamma Fabiana, R.E., 12 gennaio 1995.

Piacere! Io sono un water (VI cap.)

Bigiotterie & dintorni.
(Non vedo l’ora di mettere in commercio i nuovi monili e di depositarne il marchio)

Non vorrei ora annoiarvi e farvi sbadigliare, ma non posso non mettervi al corrente dell’uso spietato e smodato che ne ho fatto per le nuove collezioni di bigiotteria. Egli potrebbe tramite il sindacato dei cessi, farmi causa per sfruttamento minorile, data l’altezza!.Spero non lo faccia, ma possa capire quanto mi sta a cuore vederlo valorizzato al massimo e farlo conoscere in ogni sua più piccola venatura.Ho voluto tutto, ma proprio tutto in parure: dai waterini in smalto e porcellana che pendono dalle orecchie, alla spilla da appoggiare sul risvolto della giacca, i gemelli per i polsini delle camicie da uomo, il girocollo in oro, i bracciali e naturalmente gli anelli in ceramica massiccia. Anelli dotati di coperchio che nascondono il tanto decantato cianuro, che, in caso di emergenza possiamo ingoiare senza pericolo di essere viste. Non intimoritevi e non scandalizzatevi donne e uomini di poca fede! Sin dai tempi antichi ogni anello che si rispettasse conteneva il proprio veleno, non vedo perché anche il nostro water non ne possa contenere una modica quantità! Sono tutti modelli inediti, mai disegnati prima d’ora e con marchio depositato, dei veri capolavori d’ingegno e precisione.Non potevo permettermi il lusso che un girocollo perdesse acqua o altro, indossandolo ad una serata di gala, come non ho di certo dimenticato il rossetto per noi eterne ragazze.Per il tanto amato “belletto” come si chiamava anni fa, ho pensato di utilizzare i pappagalli con tappo. Svitandoli uscirà il tubetto colorato che verrà appoggiato sulle labbra e sarà in tutte le tonalità di colore e di ogni lunghezza, insomma belletti per tutte le labbra: rifatte o al naturale.
Per capire esattamente che cos’è il pappagallo ci vuole ancora un poco di pazienza.Per tutte queste mie creazioni, mi sono ispirata alle uova di Fabergé, famosissimo orafo degli Zar di Russia al loro servizio dal 1880 in poi*. Continua a leggere “Piacere! Io sono un water (VI cap.)”