la storia del water (IV Cap.)

4. Chi fa da sé fa per tre!

(Ora che sto imparando a conoscerlo lo vorrei usare in ogni gesto che compio e prendere da lui tutto il meglio che mi può offrire!).

Appurato, visto e considerato che il maggior numero di ore le trascorro con lui invece che con la mia famiglia, ho deciso meditando molto, che riuscirò a gestire la mia vita, marito e figli compresi, svolgendo le mie normali attività seduta comodamente su di lui.Non ci credete?
Per prima e non trascurabile cosa, noto che le idee migliori mi arrivano quando sono a contatto con lui, su di lui, vedi ad esempio la stesura di questo manoscritto pensato e voluto durante una seduta infinita nella quale con gli occhi rivolti allo specchio, mi sono chiesta che cosa aspettavo a scrivere la sua storia. Invece che scrivere la mia prematura e banale autobiografia, credo di nessun interesse per nessuno o raccontare di donne sole ed abbandonate, che per carità! come ho fatto io, si possono con volontà e deretano non indifferenti rifarsi una vita dignitosa e soddisfacente, mentre giocherellavo con il coperchio mi si è illuminata la zucca e ho preso la mia decisione.Se in quel mattino di primavera non fossi stata per un ragionevole ed infinito lasso di tempo, mezza seduta sul mio amato water, col cavolo che vi avrei parlato di lui!Lo devo ringraziare, mi da le dritte giuste ed ultimamente mi offre anche la possibilità di cucinare in bagno, senza alzarmi da lui.
Ho ideato un sistema a caduta: pigiando un pulsante accanto al rotolo di carta igienica, scende dal soffitto un tagliere di legno completo di macchina per fare la sfoglia, sul quale posso preparare tranquillamente tortelli o lasagne, oppure anche gli gnocchi di patate, senza perder l’attimo.Se avete pensato che tutto ciò non sia igienico, vi sbagliate di grosso! Attorno al tagliere si apre una tenda ad ombrello, dove posso lavorare con la parte superiore del corpo, diciamo grosso modo dall’ombelico in su e la rimanente parte, quella più coinvolta nell’azione diretta, è a sua volta incapsulata in una veste di acciaio temperato morbido, senza possibilità di fuoriuscita di alcun vapore, aroma, o derivato. In questo modo io stessa divento un tutt’uno con il water, lo abbraccio lo chiudo tra le mie gambe in una specie di amplesso amoroso clandestino:all’apparenza sto cucinando, ma in realtà ho le mutandine calate a livello dei piedi.

Mettendo poi in sottofondo un disco degli anni sessanta, il quadro è realistico e non mi stanco di cucinare! Il mio attimo di evacuazione è oltremodo fuggente: trattasi di un millesimo di secondo in cui il mio intestino addiviene ad un accordo. Ovviamente non posso perdere questo prezioso attimo, rimango in attesa e ottimizzo il tempo. Non vi pare geniale?
Non immaginate quante e quali altre cose posso fare tranquillamente seduta su di lui, tanto non si stanca, non mi sgrida e raramente si irrita.Ho anche messo il portatile, fax e stampante,ora mentre scrivo sono seduta su di lui, il mio amore forever. Riesco persino a farmi il manicure ed il pedicure, senza spendere inutili soldi dall’estetista.Per la depilazione è un po’ più complicato, ma ci sto lavorando su.
Se proprio mi accorgo che i piedi non sono in ordine, prima faccio un pediluvio con i sali del Mar Morto, avendo il bidet a fianco devo solo immergere i piedi a bagnomaria.O meglio a bagnofabiana.Poi mi tampono i piedi con la salvietta morbida, applico lo smalto, lo asciugo con il Phon, mando un paio di messaggini, faccio una telefonata, fingendo di essere al mare e pazienza se dall’altra parte sentono il rumore dello sciacquone, dirò che sono le onde del mare.Tra l’altro con lo stesso sistema del tagliere per la sfoglia, pigiando un altro pulsante, riesco a far scendere una cascata di acqua, così se sono di corsa e rischio di arrivare in ritardo ad un appuntamento, mi faccio anche una piccola doccia con shampoo ed asciugatura veloce dei capelli. Questa idea, ammetto che l’ho copiata osservando il lavaggio rapido per auto. La mia piccola vetturetta viene aspirata, svuotata dalle cartacce e dalle briciole delle brioches di mio figlio, insaponata, lavata, risciacquata, asciugata con giganteschi soffioni d’aria calda ed infine lucidata.Tutte queste operazioni eseguite in fila, vengono compiute azionando solo un bottone da parte dell’addetto di turno mentre io me ne sto comodamente seduta nell’abitacolo della mia auto approfittandone per rammendare un calzino.Non esco nemmeno per pagare, allungo i soldi dal finestrino e sfreccio via! L’ho applicata perciò anche al mio water e devo dire che funziona a meraviglia, tant’è che oramai la doccia vera e propria non la uso quasi più, consuma troppa acqua e non mi consente di stare ferma a pensare mentre qualcun’ altro mi lava e mi asciuga. Se ho un impegno di lavoro vorrò fare anche i capelli. Di conseguenza ho messo anche un braccio semovente che mi può applicare i bigodini, mettere la retina e asciugarmi sotto un casco asciugacapelli, così ho tolto anche il problema di andare dalla parrucchiera una o più volte alla settimana.
La mia amica Sandra dice che una ne faccio e cento ne penso, ma a che cosa poi si vuol riferire? Alla popò cioè una all’anno, o alle idee che mi vengono, water facendo?
Volendo sfruttare al massimo ed ottimizzare in modo eccelso la tempistica di una donna e della sua giornata, sono anche riuscita ad infilare dei piccoli cassetti a scomparsa incorporandoli nei fianchi e nel sifone. Li ho stipati ben bene con biancheria di ogni tipo, dagli slip al cappotto di visone, così alla bisogna mi lavo, mi trucco, mi vesto ed esco.
Prima però tali indumenti sono stati da me stirati con il ferro da stiro a sospensione sul soffitto. Infatti, tirando la catenella, il ferro scende e mi permette anche di stirare sull’asse per la sfoglia, girata dalla parte opposta.Sono così felice di riuscire a far tutto seduta sul mio amico, che quasi quasi provo ad inventarne uno pieghevole, da borsetta, con scarico chimico mediante polverizzazione del contenuto, da usare nei posti affollati tipo un centro commerciale.
Appartandomi in un angolino fingendo di leggere un cartellone pubblicitario, o perché no, mentre ordino un etto di bresaola, lo posso tranquillamente utilizzare.Se dovesse per puro caso funzionare, penserei seriamente di aprire un’attività in proprio, nel senso logico della parola: produco i water pieghevoli da borsetta, li uso, li distruggo, li riciclo, ed è sicuramente il caso di dire che faccio il “fai da me”, dal produttore al consumatore.Va da sé che una volta usato, lo si deve richiudere e buttare non nella casa madre, cioè in un cesso qualsiasi, ma nel contenitore apposito per la differenziata.In questo modo però ho tralasciato l’aspetto psicologico e cerco di mettermi nei panni, anzi nella ceramica dell’amato bene. Ma se da cosa nasce cosa, anche da un minuscolo frammentino di ceramica che ne rimane, può rinascere un water? Water siamo e water ritorneremo, polvere dalla polvere, turche si nasce e non si diventa, perciò rassegnamoci, siamo tutti un po’ water, altrimenti chi ce lo fa fare di condurre l’esistenza in codesto modo?

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4 comments

  1. cara Bea, forse anche il water ed il mio blog hanno fatto il loro tempo. Bisogna rendersi conto che c’è un momento nella vita nel quale occorre avere l’intelligenza di dire “STOP”. Finirò di pubblicare gli altri capitoli e teminerò gli ultimi di Gattolona, non mi piace lasciare le cose a metà. Poi credo che per un pò abbandonerò questo passatempo. O quanto meno scriverò per me solamente senza essere visibile al pubblico. Ho anche iniziato una piccola nuova attività che mi sta dando moltissime soddisfazioni, non solo economiche ma soprattutto morali che per me sono la cosa più importante della mia vita. Soprattutto questa modesta, piccola nuova attività mi permette di stare a contatto con gente viva e vera, mi permette di parlare e scambiare opinioni con altre persone che pur facendo ciò che sto facendo io, hanno i loro punti di vista e le loro idee ben precise. Purtroppo la stessa cosa non sta più avvenendo lall’interno del mio salotto. Se avessi voluto u naltro tipo di rapporto muto e di sola scrittura non avrei deciso quel giorno di due anni e mezzo fa di aprire un dialogo con il mondo. Ma non si può piacere a tutti, non tutti per fortuna! hanno le mie stesse idee, perciò capisco quando è ora di gettare la spugna. ma non la considero una sconfitta, anzi! E’ stata un’esperienza che mi ha permesso di capire come girano questi siti qua, come funzionano e devo dire che il meccanismo non mi esalta nemmeno un pò. Siamo sempre gli stessi che scriviamo, che rispondiamo, che ci facciamo i complimenti (veri o finti non lo so) a vicenda, sempre quei nomi a parte qualcuno nuovo che postiamo, scasiniamo, scattiamo foto e scriviamo poesie. E’ una partita persa in partenza, i giocatori sono sempre gli stessi ed ho compreso che i commenti sono solo “merce di scambio”. a me questo ingranaggio non esalta più cara Bea, non è quello che vado cercando nei miei rari momenti di relax. E’ molto gratificante invece lo scambio di idee con la voce ed il pensiero, il conoscere nuove persone, poter parlare ed ascoltare, poter stringere la mano a chi non conosco e compiere un pezzo di strada accanto alla nuova conoscenza. Qua sopra, non vi è questa possibilità che per me è vitale. basta capire ciò che una persona cerca e desidera, e non è questo ciò che io desidero. Comunque se deciderò per la chiusura definitiva, avvertirò con una lettera d’addio come buoan educazione nei confronti di chi mi ha sempre letto e commentato. Come te, che non finirò mai di apprezzare. Per ora buona notte, Fabiana.

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  2. Buongiorno Fabiana, leggo adesso la tua risposta.
    Spero che continueremo a rimanere in contatto quando avverrà la tua decisione, ho sempre apprezzato la tua scrittura.
    Ti auguro un lieto we, Bea

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  3. Su questo ci puoi giurare. E’ un impegno solenne che prendo con me stessa e con te, e sai quanto io tenga agli impegni presi. Pubblicherò tra pochi minuti un nuovo post nel quale aggiungo altri particolari. Per ora comunque, non ho ancora deciso nulla di definitivo. Ti abbraccio e ti mando un bacio come si fa con una vera amica, a presto. Fabiana.

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