Riassunto.

le ragazzerubateHo da pochi giorni terminato di leggere con attenzione il romanzo dal titolo”Le ragazze rubate”, scritto da Jennifer Clement, edito da Guanda. L’avevo preso quel giorno nel quale decisi di fare pace con la mia Biblioteca ( Panizzi), di Reggio Emilia. Col senno di qualche giorno dopo, devo dire che ho fatto bene ad entrare. Non essendo un critico d’arte o un’esperta divoratrice di libri e testi, vi chiedo scusa fin da subito se il mio riassunto sarà molto semplice e comprensibile, ma forse proprio per questo molto più comprensibile. Ho letto per la prima volta e sotto forma di romanzo, dell’esistenza dei narcos in Messico, raccontati da una ragazzina di poco più di undici anni. Questi essere maschili che di mestiere fanno i narcotrafficanti, “rubano”, cioè rapiscono le bambine carine ed appariscenti, strappandole alle loro famiglie, per farne ciò che vogliono. Come primo obiettivo le fanno divenire prostitute, di solito non le restituiscono più alle famiglie o se quelle ragazzine tornano, non sono più le stesse per le atrocità vissute e subite. Ladydi Garcia Martìnez, così si chiama la nostra protagonista, deve essere imbruttita dalla madre, così come le sue amiche e compagne di scuola. Essere carine a Chilpancingo, un villaggio rurale nei pressi di Acapulco, significa la morte, perciò le madri rendono brutte le loro figlie femmine con ogni modo possibile. Dall’ingiallire e scheggiare i denti delle figlie al taglio drastico dei loro capelli, vestendole da maschio sin da piccine. Ogni famiglia dove c’è una figlia femmina, considerata una maledizione in Messico, si costruisce una buca nel terreno per seppellirci dentro le figlie, se un Suv in lontananza avanza a velocità supersonica. La descrizione è forte, chiara ed esaustiva, ma il modo è molto semplice e comprensibile. L’autrice non ha mai usato nel Romanzo le virgolette per aprire e chiudere i discorsi diretti. Non l’avevo mai visto in nessun libro letto sinora. La Clement riesce attraverso i vocaboli crudi che usa ad introdurci nell’animo di mamme e figlie, spaventate per la sorte comune.Ho sentito sulla pelle la violenza, il marcio, tutto lo schifo che queste bambine rapite provano nell’essere vittime di una violenza così inaudita. Mamme costrette a sfregiare e ad occultare ogni parte della femminilità delle loro bambine, pur di tentare di salvarle dai narcos. E’ il secondo Romanzo che leggo da quest’estate, dopo il primo intitolato ”Profumo di spezie proibite” di Pryla Basil. La lettura è un lungo discorso, tra lei e noi, nel quale i personaggi con vocaboli crudi e linguaggi poco ortodossi portano il lettore a vivere questo dramma. La storia si snoda su vari settori: dal complicato rapporto di una madre alcolizzata che ama smisuratamente la figlia e vuole salvarla, alle vicende delle altre bambine, sino alla galera che ospiterà Ladydi. La protagonista sarà accusata di aver compiuto un grosso crimine: l’uccisione della bimba di un potente narcotrafficante. Stare in galera con altre detenute che hanno subito le vicende di Ladydi, sarà per lei fonte di nuove e basilari esperienze che la porteranno a dipanare l’intricata matassa.L’esperienza del carcere sarà una grossa e positiva svolta che segnerà la fine di un incubo per Ladydi e l’inizio di qualcosa di sensazionale. Non aggiungo null’altro per non rovinare la lettura a chi intendesse iniziarla.

narcos
Colgo l’occasione per ringraziare ma solo per questa volta la grande rete informatica ed Internet, che in questo caso mi è salvifica. Tutte le immagini che prendo come sfondo per i miei articoli, NON SONO DI MIA PROPRIETA’, ma sono prese da altri spazi NON di mia esclusiva proprietà. E’ bene che io lo ricordi per non incorrere in spiacevoli episodi di appropriazione indebita di materiale fotografico altrui. Sono preparate e pubblicate pertanto da altre persone, ma me ne servo perchè danno a mio avviso maggior risalto all’argomento trattato. Quando posterò(si dice così?!) immagini e fotografie di mia unica proprietà lo specificherò a fianco. Ringrazio tutti per la gentile attenzione e vi auguro un festoso Buon Pranzo!

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2 Comments

  1. Un romanzo di denuncia molto forte.
    Mi ricorda un fatto di cronaca del 1992 o 1993 accaduto a Ciudad Juárez, sempre in Messico. Ci furono dei Femminicidi, se non ricordo male furono rinvenuti oltre 300 cadaveri di donne e ragazze e la cosa è continuata sino ai giorni nostri.
    (ultimamente hanno provato a farci una serie TV)

    Appena lo trovo, lo prenderò 🙂

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  2. Mi ha tenuta inchiodata dalla prima pagina sino all’ultima. Ho sofferto assieme alla protagonista e ho avuto sensi di nausea misti a disgusto e tanta voglia di sparare io ai narcos! Io l’ho trovato nella mia Biblioteca di Reggio Emili, oggi sarei dovuta andare a restituirlo, ma sono ancora in casa mezza traballante! E poi, spiovicchia, non c’è freddo e non c’è caldo, insomma quel 37.5 della mia febbricciattola di ieri sera. E poi sono in fibrillazione, ho le “vibrisse” innalzate, come quelli di una gatta prima di un terremoto! Che cosa mi sta succedendo. mi arriverà altra febbre! Maledizione, voglio andarmene fuori da casa ed essere libera……

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