Noi, esseri solo umani.

Sono convinta sperando di non essere l’unica e la sola, che oggigiorno siamo il risultato di ciò che ci è stato impresso nel DNA, dall’esatto momento del nostro concepimento in poi. Ci portiamo appresso come un marchio di fabbrica, gli stati d’animo e le sensazioni, negative o positive che i nostri genitori hanno provato, nell’istante preciso nel quale hanno deciso di darci al mondo. Alcune persone mettono in atto comportamenti nettamente antipatici e negativi nei confronti degli altri, quasi volessero farsi odiare apposta! Con l’ovvio risultato di farsi odiare e criticare ancora di più. Loro, anziché cambiare atteggiamento o quantomeno provare a modificarlo, si convincono sempre maggiormente di essere sbagliati, di non essere accettati dagli altri. Come conseguenza diventano ancora più indisponenti e cattivi. Si viene così a formare un circolo vizioso dal quale difficilmente si esce. Occorrerebbe guardare oltre, non fermarsi alle apparenze. Noi tutti esseri umani che amiamo molto giudicare, siamo sicuri che quel tale è stato considerato un dono del cielo quando è nato? Abbiamo la certezza assoluta che sia stato desiderato, accettato e voluto sia dal padre che dalla madre? Se avessimo la pazienza e l’umiltà di andare qualche volta a fondo delle situazioni, ci accorgeremmo di quante e quali difficoltà si celano dietro a comportamenti a prima vista aggressivi, maleducati e oltremodo odiosi. Anche se noi non abbiamo fatto loro alcun male. Potremmo provare a capire e ad accettare per una volta, il fatto che forse, la loro nascita si è rivelata inopportuna. Che non significa rinunciare passivamente alle nostre ragioni, ma mettersi in una posizione di ascolto e di riflessione. Mi domando se con volontà e pazienza, invece di rifiutarli, provassimo ad andare loro incontro, a tendere una mano, a domandare se possiamo aiutarli in un qualche modo, otterremmo del bene o saremmo rifiutati a nostra volta? Ritengo che l’avvicinamento a tali esseri umani, deve essere umile e reale, quasi in punta di piedi, privo di ogni tornaconto personale, altrimenti otterremmo ancora più rabbie. Sicuramente riusciremmo ad esprimerci e a parlare meglio, senza bisogno di nasconderci dietro stereotipi di cattiverie che non nascono tali. Cattivi non si nasce, purtroppo lo si diventa.

Risposta del dottor Davide Nitrosi.

Abbiamo fatto il pieno di ottimismo. Sono parole su cui riflettere, anche perché oggi si tende a dividere il mondo in modo draconiano, cattivi e buoni, quelli del No e quelli del Sì (siamo in piena era da referendum), destra e sinistra. Basta! Meno astio, più comprensione per le ragioni degli altri. Non sono banalità

I desideri ed i programmi di oggi, Venerdì 3 ottobre .

Ne approfitto per aggiornare la mia agenda, dal momento che alle 6.20 i miei occhi si sono aperti, le gambe non stavano ferme e così con il mio dolce doppio abbiamo fatto colazione molto presto. Alice Aurora oggi entrerà a scuola alle 10,15 ora dorme beata con i suoi pugni ancora chiusi e le braccia lunghissime all’insù. Entrerà più tardi, causa la prima assemblea sindacale del calendario, gli insegnanti cominciano molto presto a brontolare per le loro sacrosante ragioni, ma in questo modo mettono in difficoltà parecchi genitori che devono uscire di casa per lavorare all’esterno. Oppure non hanno nonni disponibili o fratelli/sorelle maggiori per accudirli. Che a loro volta in molti casi vanno ancora a scuola. Avevo proposto di raggruppare quei bambini che in queste occasioni si trovano, loro malgrado, in difficoltà prendendone io che sono a casa qualcuno, per poi accompagnarli tutti insieme a scuola. Fortunatamente stamattina Alice farà colazione con calma, guarderà i cartoni con calma, potremo ripassare le fonti storiche senza stress, senza affanno e senza l’ansia delle parole”andiamo Alice, è tardi. Ma stai ancora mangiando?”. Questo è un piccolo regalo che ogni tanto anche senza saperlo, gli Insegnanti e il personale ATA mi fanno, perché in questo modo Alice rimane con me un pochino di più al mattino e io me la stra coccolo. Ancora una volta benedico le nonne, che Poi andrò dalle mie parrucchiere di quartiere, per farmi colorare quei due/tre centimetri di strisce non pedonali che ho a partire dal bulbo pilifero in poi. Insomma mi faranno la tinta o colore che dir si voglia ai capelli. Io la chiamo “mera illusione o travestimento” dei capelli. Devono dipingere i bianchi che spuntano sempre più numerosi e con cattiveria, devono togliere la mia ricrescita naturale che è di un bel castano scuro e con trent’anni di tinte a volte non ricordo più com’ero! Poi devono mascherare il color rosa “Grease” che si è venuto a creare con sole, sale e mare, ed infine con la bacchetta magica far comparire qualche colpo di luce o di sole non più biondo platino. Auguri alle parrucchiere per la mole di lavoro che spetta a loro sulla mia crapa per rendermi dignitosa in vista dei vari programmi ed uscite del week end! Il mio auspicio più che desiderio fine a se stesso è che riescano nell’intento nei tempi utili per andare a riprendere il mio tesoro, che esce da scuola alle 13. Ce la faranno le nostre eroine? Al pomeriggio Alice Aurora alle ore 18 inizierà il nuovo corso di propedeutica alla musica, è molto entusiasta, speriamo non sia solo l’illusione e la sperimentazione della novità. Il suo progetto e grande, ambito desiderio sarebbe quello di imparare ad usare il pianoforte, ma prima ha bisogno di basi concrete e di imparare le nozioni, per questo la nostra bella Scuola di Musica dell’Oratorio di Canali (RE) ha programmato sino a Maggio propedeutica, con l’introduzione tra qualche giorno di una mezz’ora di strimpellamenti sul pianoforte. Un assaggio di mezz’ora a asettimana, per prendere confidenza con uno tra gli strumenti musicali da me più amati in assoluto. Come mamma e come amante della musica, sarei onorata e felice se imparasse a suonarlo, l’aiuterei economicamente facendo sacrifici, perché mi dicono le insegnanti di pianoforte che gli anni ed i soldi per impararlo come si deve, sono tanti tanti. Ma per i miei figli, lo dico ancora una volta: pane e cipolla. L’esperienza visiva in casa di amiche e conoscenti che hanno figli capaci di suonarlo mi portano a pensare che in futuro, dovrei spostare parecchi mobili per collocarne uno in casa. Oppure vuotare una stanza che non uso più e mettere al centro, l’oggetto del desiderio di Alice Aurora. Ma li faranno i mutui bancari per acquistarne uno a coda? Le mamme che ne hanno uno mi hanno raccontato di prezzi allucinanti, pur essendocene in commercio di molti tipi e marche altre. Mi dicono che si può anche noleggiare ma non quello a coda, io sono ancora in confusione per le somme udite e le differenti problematiche nuove che ne stanno emergendo. Propedeutica, lezioni vere e proprie con insegnante a scuola di musica e molte esercitazioni a casa con pianoforte. Desidero oggi essere saggia e calma, in fin dei conti stasera è solo la prima lezione di propedeutica…

mi sento un lieve rossore che mi sale dal collo sino al viso. Ma se una personcina come lei, ha un desiderio, proprio io che ne parlo ogni giorno, dovrò rifletterci bene. Comunque calma e respiri profondi: ora vado da lei, sento che si è svegliata. Per stamattina, il mio desidero è quello di provare ad essere saggia e calma, in fin dei conti stasera è solo la prima lezione di propedeutica…

Il mio desiderio del pomeriggio.

Peccato che nessuno o in pochissimi abbiano nonni e nonne da ricordare oggi.Non una parola da nessuno di voi, spesa per loro. Mi auguro che almeno li abbiate nei vostri cuori. Io dal canto mio, rifaccio gli auguri a tutti i nonni e nonne d’Italia e del Mondo,considerandoli un patrimonio dell’umanità, mandando loro una caro saluto e ringraziandoli per i loro insegnamenti e per la pazienza che mettono nell’essere a disposizione di tutte quelle mamme e quei papà che sono al lavoro dal mattino presto a sera tardi. Io come scrivevo stamane purtroppo non ce li ho più, non ho nemmeno la mamma che è in Casa di Riposo e non ho il papà perchè si trova dall’altra parte della vita.Mi mancano moltissimo, così come mi manca la loro mano ferma a guidarmi e ad indicarmi quale cappello mettermi in molte circostanze. Non posso più contare su di loro da molti anni e penso a quanti di voi ce li hanno ancora e dico loro: siate grati alla vita che ve li ha lasciati ancora vicini. Buon pomeriggio.

Il mio dolce e struggente desiderio di oggi, Giovedì 2 Ottobre.

I miei desideri di oggi sono tutti rivolti alla festività odierna: la festa dei nonni.

Festa dei nonni 2014 info ed eventi

Sono desideri del cuore, quelli più difficili da realizzare, sono struggenti e dolcissimi desideri d’amore e d’affetto per i miei quattro nonni, tutti defunti da tanto tempo. Dei quattro ho avuto l’immensa fortuna di conoscerne almeno una: la nonna materna, nonna Ione. Avrei voluto conoscere anche gli altri tre, sopratutto i nonni, ma essendo io l’ultima di una dinastia molto antica, figlia dell’ultimo dei tredici figli di nonna Elvira,non mi è stato possibile. Sto parlando di nonni nati alla fine del milleottocento e morti intorno al 1920/1930 circa. Invece nonna Ione ha trascorso gli ultimi anni della sua lunga e tribolata vita a casa mia a Rivalta, con sua figlia Bianca,la mia mamma, mio papà Antonio e mia sorella Giuliana. Mentre scrivo queste parole sto toccando la sua fotografia, in bianco e nero datata “estate 1965”, ella era appoggiata ad un ringhiera di ferro,con a fianco un vaso con una pianta, che a prima vista,sembra un oleandro. Le braccia e le mani sono incrociate sulla schiena, ben appoggiate alla ringhiera di ferro nera, per non cadere di sotto. Era diritta e con aria fiera e seria, una gran bella donna e nonna anche se nel 1965, aveva già 66 anni! Non so dov’era in quella foto, aveva le montagne alle sue spalle, la foto è strappata, ha delle macchie gialle e misura cm. 7 x cm. 10. Indossava un golfino grigio di lana abbottonato sul davanti, infeltrito per i tanto lavaggi,(poi l’ho indossato io per tanti inverni quel golfino..)ed una gonna lunga sino a mezza gamba grigia e nera, disegno pied de poulle. Ai piedi un paio di ciabatte che le lasciavano scoperte le dita: che azzardo per lei!Devo chiedere a mamma o a Giuliana se ricordano dov’era la nonna in quell’istante in cui è stata scattata la fotografia. Mi manca moltissimo! Era una donna saggia, intelligente e molto serena,pacifica e tranquilla in ogni situazione le si presentasse davanti. Nonostante avesse frequentato solo la prima elementare, conteneva in sé tutto il sapere necessario per parlare correttamente la lingua Italiana, leggere i quotidiani, dialogare con le persone colte. Quello che più ci colpiva di lei era la sua naturale e spontanea eleganza, i metodi aristocratici che nascevano in lei spontaneamente, senza esibirli, senza cercarli, senza ostentazione, ma nella più umile dignità e riserbo. Nonna Ione, era un poco timida, riservata,di poche e sagge parole, non l’abbiamo mai vista arrabbiata. Era dolce con i figli che altrettanto non faceno con lei, i due maschi in prevalenza. Era comprensiva, amorevole, paziente e insegnava a noi nipoti, tutto ciò che aveva da sola imparato, a prezzi di vita molto alti! La nonna portava con sé una grande ricchezza che nessun miliardario di oggi potrebbe comprare con l’odiato danaro. Sapeva entrare in empatia con tutte le persone, usava umiltà e semplicità con chiunque venisse a contatto con lei. Non l’ho mai udita urlare o avere scatti d’ira, al contrario di altre persone, lei parlava semplicemente parlava spiegando le sue ragioni, era comunque troppo buona e troppo dispensatrice nei confronti di tutti noi. Per sè non teneva mai nemmeno cinque lire, desiderava distribuirli a figli e nipoti. “A me non serve nulla, io ho già tutto quel che mi serve” soleva dire ogni giorno, e quel tutto era un vergognoso niente di materiale, ma invece era una ricchezza interiore che nessuno di noi possedeva. Continua a leggere “Il mio dolce e struggente desiderio di oggi, Giovedì 2 Ottobre.”

Non vorrei averli dimenticati….

Ripassiamo insieme i verbi dimenticati?
by Fabiana Schianchi // 7 marzo 2014 // 16 Comments

Oggi è venerdì sette marzo 2014,  avremo tutto il week end davanti per provare con giudizio e volontà, a dare una ripassata ad alcuni verbi della lingua Italiana troppo sovente da noi dimenticati. Mi sono accorta da diverso tempo, che non ricordiamo e nemmeno applichiamo quasi più il verbo “comprendere”. Alla lettera è la capacità di capire, o meglio comprendere con la ragione o il raziocinio, un contenuto conoscitivo. Di rado usiamo un altro verbo a me molto caro, “giustificare”, prendo ad esempio quando a scuola, eravamo impreparati e gli insegnanti (non tutti..) davano la possibilità di giustificarsi, cioè scusarci a voce o per iscritto, da parte del genitore, che scriveva la mitica giustificazione sul diario. Di solito la motivazione era”prego scusare mia figlia Schianchi Fabiana per l’indisposizione di ieri”. La parola indisposizione, voleva dire tutto e niente, ma gli insegnanti di ieri, nel caso di noi femmine, la intuivano come l’aver il ciclo mestruale. Ci comprendevano, si mettevano nei nostri panni e pannoloni, credevano al motivo e, se eravamo impreparati in una determinata materia, portavano la dimenticata pazienza, purché venissero sempre  spiegate le cause. Questo atto di perdono e di giustifica, non esiste più nei nostri animi, il perdono e le scuse non albergano più in noi, uccidiamo per uno stereo troppo alto, se stiamo dormendo dentro ad un camper, i nervi sono troppo tesi, l’ansia e gli attacchi di panico sono aumentati a dismisura, lo confermano i milioni di psico farmaci venduti. Le nostre mandibole sono troppo serrate, le dermatiti visibili, le gastriti aumentano assieme alle ulcere perforate o no; i brufoli non più giovanili, la forfora, l’alito cattivo, l’obesità, l’anoressia, i tic nervosi, sono tutti segnali di disagi e malesseri psico-somatici, tipici di una società odierna malsana e mal gestita da persone che si sono fatte risucchiare dentro al vortice della superiorità. L’imperativo è: io sono perfetto, sono altero e supponente, io non sbaglio mai, di conseguenza nemmeno i miei figli, mia moglie,i miei parenti ed amici sono infallibili. Io svolgo il mio ruolo in modo esemplare, non rubo, non faccio del nero, pago sino all’ultimo centesimo le tasse, non bestemmio, vado a Messa. Io esisto e sono qua, tu spostati e fatti più in là, altrimenti ti prendo a calci. Bontà dell’insegnante era di ascoltare attentamente le scuse e la motivazione, comprendendo l’alunno/a ed invitandolo  a prepararsi meglio, per i giorni seguenti. Possiamo notare per ora che i due verbi dimenticati ed obsoleti”comprendere e giustificare” vanno a braccetto. Il terzo e quarto verbo che vorrei ripassare sono “ascoltare senza giudicare“, azioni molto trascurate da tanti. Ricordate quando eravamo piccini e facevamo una marachella? Avevamo paura di venire scoperti, di essere puniti e promettevamo di non farlo più. I genitori più all’avanguardia come metodi di insegnamento infantile, non si limitavano alla punizione meramente esemplificativa, ma andavano a fondo dei fatti avvenuti. Parlavano con il figliolo, prendendolo il disparte, cercando di non spaventarlo, ma si mettevano in un’attenta posizione di ascolto e di quesiti sereni, interrogandolo sulle motivazioni che lo avevano portato in quella direzione. Un altro verbo messo spessissimo in pratica dagli adulti è quello di “emettere sentenze senza sapere” ad occhi chiusi, per partito preso,  perché gli altri, cioè noi, gliela abbiamo venduta così. Conosciamo molto bene tutti i tempi e le coniugazioni delle altrui azioni, usando i verbi difficili, quelli ostici da imparare “criticare” ed infine “evitare” di conoscere la verità. Che non sta mai nel mezzo, che non è mezza grigia; la verità in genere è una ed una sola, come la matematica non è un’opinione. Mi chiedo tristemente se quando alcuni adulti guardano e giudicano senza conoscere l’esatta sequenza dei fatti, perché in tutta limpida serenità non usano il verbo “domandare”? Domandare significa cercare la verità, informarsi, chiedere, ascoltare in silenzio, interrogarsi sui fatti avvenuti, voler capire, pensando che potrebbe esserci un’altra soluzione, meno complicata, mettendoci in una piccola posizione dentro ad un cantuccio, possibilmente cercando di prendere in considerazione anche un’altra versione dei fatti accaduti. Anche ciò che non vorremmo, anche le parole che fanno male. E’ veramente triste dover ammettere, che troppi giudicano, criticano, accusano, suppongono, offendono, evitano, emettono sentenze, deridono, altri loro simili, per quale motivo? Penso per paura ed orgoglio forte, perché come ho ribadito prima, credono, anzi sono fortemente convinti! di avere sempre e comunque ragione. La colpa è brutta e sporca, cattiva ed odiosa, la colpa non insegna ma è una brutta malattia che nessuno vuole mai, invece di colpe siamo saturi, ne facciamo uscire da ogni nostro poro, ce la si legge sulla fronte, non riusciamo ad evitarla, ma ciò non basta. Ci proviamo, tutti insieme, qualche volta ad ammettere, che le situazioni non sono sempre come appaiono a prima vista? Continua a leggere “Non vorrei averli dimenticati….”

Andar per Biblioteche.

Facendomi un esame di coscienza molto introspettivo, ci entro troppo poco,lo ammetto, sono sempre di fretta e con poco voglia di prendere in prestito un libro. E’ una antipatia atavica immotivata, una non empatia a pelle, per deformi pensieri antichi e storpiati di quando, giovinetta,la frequentavo troppo per le ricerche scolastiche. Che allora, inutile dirlo ma lo ricordiamo per i più giovani, le ricerche non si facevano con Internet, ma si usavano i libri veri, quelli di carta con le parole una dopo l’altra. Gli studi e le ricerche approfondite per l’appunto, si facevano in Biblioteca, soli o con i compagni di classe. Esclusivamente in Biblioteca, o andando a casa di qualche amica che possedeva quel determinato e introvabile testo, perché i saggi genitori, o magari i genitori colti ed abbienti avevano nelle loro ricche ed esaustive biblioteche private.E li avevano conservati con cura e amore, così come si dovrebbe fare con qualcosa o qualcuno di molto prezioso. Perchè un testo antico o moderno che sia è un bene prezioso, senza ombra di dubbio alcuno. Prendevo il tram al pomeriggio, il mitico ed invariato numero cinque, con il brogliaccio per gli appunti, gomma, matita, biro e tanta pazienza, mescolata a rassegnazione e poca voglia di andare nel luogo angusto ed ameno. Ma vi andavo e dopo 15 minuti circa, arrivavo a Reggio Emilia, in centro storico, in via Farini 3. Scendevo alla fermata “del Cristo”,chiamata così da noi di Reggio Emilia. Pochi passi ed entravo nella sede del sapere, nel luogo sacro, nelle stanze del silenzio e della concentrazione, dove tutto mi appariva austero e con fare indagatore,dove anche l’odore inconfondibile della carta stampata mi dava la nausea. Quei luoghi così preziosi e bramati dalla “reggio bene”, nei quali gli ausiliari e le persone che vi lavoravano, indossavano il camice nero. Come i bidelli delle mie scuole medie e superiori, un ricordo terribile, erano severi al pari degli Insegnanti e mi squadravano da capo a piedi, facendomi sentire fuori luogo. Anche le persone che frequentavano la Biblioteca erano soggetti che mi mettevano in soggezione. Vi entravano parecchi adulti sicuramente molto colti o presunti tali, avevano lunghi baffi gli uomini ben arricciati e boccoli freschi di parrucchiera le signore con il tacco a rocchetto. Avvolte nei loro tailleur chanel, grigi o bordeaux d’inverno. Fasciate in gonne a tubo che mettevano in risalto il sedere, con attillate camicette di seta, recanti un grande fiocco sul seno d’estate. Bastava loro un’occhiata fugace, con aria di sufficienza per far sì che comprendessero in una battibaleno, la mia modesta ed umile estrazione sociale.

biblioteca panizzi
Io, ragazzetta di campagna, figlia di onesti e robusti contadini che si aggirava per gli scaffali, impacciata ed un poco rumorosa, goffa e smaniosa di uscire da quel luogo del dovere, nel quale anche un respiro più lungo del normale era dannoso per i sacri testi, quelle mura dentro le quali, raramente trovavo il Libro con la elle maiuscola che andavo cercando per le mie ricerche. Quasi mai al primo tentativo,o solo dopo l’antipatico e scocciato intervento del bibliotecario di turno, che aiutandomi come stesse per aiutare un lebbroso, mi porgeva il testo in un nanosecondo, facendo una silenziosa risatina sarcastica per farmi capire ancora di più la mia inadeguatezza. Ho questi ricordi, ben impressi nella mia mente, ma ciò non mi ha impedito di ritornarvi e sabato mattina e ieri. Continua a leggere “Andar per Biblioteche.”

Non ho il dono della leggerezza?

Arrivano dei momenti nella vita di ognuno dove con i figli o i coniugi, o amici e parenti si alza la voce. I toni diventano aspri e si perdono di vista le buone maniere, non ci si riesce a contenere, le voci si alzano sempre maggiormente e spesso, si sfocia in un duello verbale senza ritegno, nel quale nessuno ha “le colpe”. La colpa, per sua stessa natura è una brutta bestia, una dolorosa malattie e nessuno la vuole, nessuno vuol perdere e le controparti desiderano vincere il duello verbale. Se invece si dialoga, ognuno come ne è capace, si parla e ci si confronta se può nascere qualcosa di costruttivo. Con il mio articolato, lungo e complesso pensiero di ieri, che ha toccato diversi punti della nostra quotidianità Italiana, tradotto in quelli che noi in modo amichevole, chiamiamo POST, non desideravo alzare i toni, infatti per fortuna (in questo caso) la tastiera è muta, ma il mio intendimento era tutt’altro. Forse il concentrato di argomenti enunciati era troppo, tutti troppo pesanti da digerire, ma credo in tutta onestà, tutti troppo veri. Vorrei, ma lo dico con il cuore in mano, che qualcuno mi dicesse il contrario e che mi sono sbagliata su un punto. Su uno soltanto, e badate bene che ne ho toccati tanti! Alla luce di stamattina, dopo averlo letto e riletto a mente lucida, direi che la fotografia degli Italiani, cioè anche di me stessa, era quella. Riconosco che la foto è in bianco e nero, ho messo in risalto di più il nero, tralasciando il bianco, ma ce n’è ancora ed i colori. Sono addolorata, voi no? Sono bombardata ovunque io vada, ovunque ascolti, ovunque mi giri da notizie una più drammatica e nefasta dell’altra, vorrei sentire più notizie confortanti, mi farebbero stare più leggera. Poi va da sé che abbiamo ancora tanto da salvare, ma se non c’è il coraggio di proporre, di parlare, se tutti ci nascondiamo dietro a un dito, come le salviamo queste nostre eccellenze e bellezze Italiane? Fa male ammettere che siamo sporcaccioni e maleducati, cominciamo a pulire invece di sentirci punti sul vivo! Di strategie e di regole ne abbiamo a bizzeffe, ce le hanno insegnate i nostri genitori e i nostri bravi insegnanti,forse alzando la voce ed il tono, qualche volta. Non dico sia vincente la modalità della voce grossa, ma porca miseria! Siamo arrivati ad un tale punto di non ritorno che se non ci spieghiamo bene su che cosa vogliamo fare, almeno tra di noi, chi per noi lo farà? Parole semplici e chiare, voglia immensa di ricostruire partendo dall’educazione e dal buon senso usando criterio, anche per chi, per decenni non lo usato. Ripeto e ne sono fiera, che non faccio di tutte le erbe un fascio, questa è uan regola per me basilare! Se gli altri si son comportati per lunghi anni copiandosi a vicenda,stando nella media, facendoci arrivare sino qui, noi vediamo di non farlo più. Usciamo da questa media e da questa spirale pericolosa, perbacco! Se dobbiamo usare una ruspata vocale, per farci sentire bene e diamogliela sta bennata! Mio cognato, diceva sempre “medico pietoso fa piaga cancrenosa”.

patume ovunque

Sono stanca, esausta, incredula ed inerme, da sola non posso far nulla! Sono come un cagnolino di media taglai che abbaia abbaia, ma poi alla fine non morde, mi sento svuotata nell’imtimo e in banca, sono decisa a non continuare a pagare anche per chi ha sempre fatto il furbo,sono demoralizzata per ciò che vedo e vivo sulla mia pelle. Mi chiedo se lo vedo solo io tutto sto sfacelo, o se mi sono fatta uno spinello in sogno! Io che ammazzerei con le mie mani gli spacciatori e i narcotrafficanti, ma ne parliamo un’altra volta. Queste immagini che mi scorrono troppo veloci come fotogrammi di un film dell’orrore,non le vedo a puntate come uno sceneggiato, non me le somministrano un pezzettino alla volta, no me le fanno ingoiare tutte insieme. ogni giorno da anni e sono bocconi amari. Non ho il tempo per realizzare che sta succedendo tutto insieme. Questo non è un film, se questo è il risultato, a me non aggrada per niente e desidero un finale diverso. Ci credo ancora di poterlo avere, sarò una credulona sciocca e vecchia, ma ci spero ancora in un bel “The end”, che per significa “Ricominciare daccapo”. Ruspa o cucchiaino d’argento.