Noi non sposiamo mai il Grande Amore.(I puntata)

Forse stamane mi incespico e non ci salto fuori, ci provo ugualmente! Non è semplice descrivere come noi donne ci prepariamo per il primo appuntamento, non è compito semplice descrivere una maratona di ore ed ore di lavoro per essere corteggiate e catturate dal corteggiator senza macchia e senza paura. Paura di venire incastrato per sempre o finchè dura. Il mio desiderio di oggi è quello di sfidarmi: vediamo che cosa ne salta fuori! Il fatidico, atteso, bramato, strappato,agognato, a volte pagato, sognato primo appuntamento, nel quale pensiamo che se non sarà tutto perfetto, la storia con il partner non decollerà e non prenderà la piega giusta. A mio modesto avviso non è così semplice banalizzare e concentrare il risultato di una liaison futura durante poche ore, magari davanti ad un branzino al sale, non sapendo che alla controparte il pesce procura nausea al sol guardarlo.Noi Donne investiamo troppe energie e forze nella scelta dell’abito giusto ad esempio, passiamo il pomeriggio antecedente l’appuntamento (che di solito si svolge durante una cena)dal parrucchiere, decidendo chissà quali stregonerie potremmo avere in testa, per far colpo sul giovanotto. E qua sbagliamo di brutto: mai sperimentare una ricetta nuova quando si hanno ospiti, idem mai sperimentare un nuovo taglio e colore di capelli al primo appuntamento con un signore che ci intriga particolarmente. Non contente e per niente tranquille, chiamiamo a rapporto le migliori amiche per aiutarci nel maquillage, nella scelta della pochette, che deve fare pendant con i sandali chanel, con la collana a cabochon, con gli orecchini vintage, con il braccialetto torcon (non ho il tasto della c con la cediglia) e l’anello pavé! Guai se tutti gli accessori non fossero nella stessa nuance dell’abito! Il colore dell’abito indossato comanda su tutto l’armamentario indossato, cappello incluso, se decideremo di indossarlo. Vi è inoltre un dolente punto, ancora non ben chiaro, che ci fa dannare l’anima e ci mette k.o., procurandoci un’emicrania a grappolo non indifferente, che potrebbe compromettere il buon esito dell’incontro: le calze.

Le mettiamo oppure no? Inguainiamo le gambe dentro a quel voile di seta color carne o le lasciamo al naturale? Se abbiamo fatto in tempo ad andare anche dall’estetista per fare la ceretta alle gambe, all’inguine, alle ascelle, togliere i baffetti, i “peli matti” sulle guance, ridefinire il contorno ciglia, usare il decespugliatore per le braccia se necessitano, potremmo anche lasciarle in vista. Ma solo se l’estetista ha fatto un buon lavoro e sono lisce come il sederino di un bebé. Se rimane tempo dopo esserci recate, dal parrucchiere, dal sarto, dal callista e dal cappellaio matto. Si tenga presente di scartare in partenza i collant color “testa di moro” o “topo muschiato”, le calze a rete, che fanno molto signorina da circo, trasmettono polvere e aria trasandata e non sono adatti ad un primo appuntamento, sono antiquati e sembreremmo buttate lì per caso. Evitiamo gambaletti anti amplesso, elastici alti in vita, che lasciano il segno su quel rotolino di troppo, fermano la circolazione sanguigna e disegnano sul girovita un’opera di urbanizzazione primaria. Opteremo invece per la gamba sterile quindi e sceglieremo un’ autoreggente, solo se siamo sicure che la carne non fuoriuscirà dai lati e non possediamo le culottes de cheval! Nel qual caso, ricorriamo all’indumento salvalaserata, quel pezzo intimo che non può mancare nel 2014! Quel pezzo di stoffa che ci toglie d’impaccio e, nel caso la serata abbia un risvolto dopo cena positivo, lascerà il cavaliere a bocca aperta, per il lavoro immane dello sganciamento dei gancetti, senza correre il rischio che un gancio di ferro possa arrivargli in un occhio alla velocità di un razzo! Mah sì ragazze, avete indovinato: si tratta della guêpière, amata da tutte ma purtroppo indossata troppo poco e da poche di noi. Con la guêpière si sta tranquille, ne acquistiamo una di una taglia in più e pazienza se impieghiamo un’ora ad appendere quelle striscioline di tessuto ai gancetti appositi! Una volta terminata la battaglia per il look esterno, dobbiamo fare meditazione trascendentale per placare l’ansia interna e le mille domande che ci baleneranno per la mente. “Dove mi porterà? Che tipo di cena avrà scelto per far colpo su di me? Mi porterà dei fiori o una scatola di baci Perugina? Andremo al lago o al Mc Donald? Nel qual caso ho scelto un abbigliamento non adatto e scapperebbe subito, senza nemmeno pagare il conto! Sarà come me lo immaginavo? Sarà in possesso di quei requisiti tanto difficili quanto rari, che ho sempre cercato in un uomo?” E via con mille e mille quesiti che avranno l’inevitabile conseguenza di farci arrivare stravolte al primo appuntamento. Ecco perché sotto sotto alla guêpière, coviamo il ragionevole dubbio che potremmo giocarci tutto al primo incontro. Ma come andrà a finire? Nel prossimo capitolo, vedremo se saremo sopravvissuti: noi e loro. Con la consapevolezza, che noi donne di ieri, oggi e domani il grande e plateale amore non lo sposeremo mai e poi mai. Statene certe! Il perché ve lo spiego nella seconda puntata.

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5 Comments

  1. Ma una volta provare ad indossare la prima cosa che capita fra le mani?
    Oddio ho detto un sacrilegio? 😛
    Sai, magari siccome l’abito non fa il monaco, si potrebbe riuscire a sposare il grande amore.
    Paradosso?
    Tentar non nuoce 🙂

    C.

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  2. Ciao Cris! Che bello rileggerti! Effettivamente siamo un “tantino molto” dolcemente complicate. Come diceva la Mannoia in quella bella canzone! Apriamo l’armadio e di fronte a eserciti di vestiti e scarpe, diciamo “Oddio! Non ho niente da mettermi!”. Ti chiedo se hai letto anche il mio post, proprio dal titolo “Quando l’abito non fa il monaco”…E forse, potremmo riuscirci a sposare il Grande Amore. Ma per saperlo dovrai attendere la prossima puntata!

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    1. Non l’ho letto, però l’ho trovato proprio ora e lo leggerò più tardi. Devo rifinire una cassettiera in stile provenzale e consegnarla al committente 🙂

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      1. Buongiorno Cris! Sei in piedi da quell’ora, c’ero anch’io ma stavo preparando la colazione per tutti e la merenda per mia figlia che ha nove anni. ora mi concedo una mezz’oretta circa di computer, poi vado a svolgere anch’io le mie incombenze di lavoro. Lavori il legno quindi? E’ uno dei mestieri che apprezzo di più in assoluto! Consente di utilizzare ancora le mani per forgiare le forme più disparate, crearle, restaurarle e modificarle a nostro piacimento. Lo stile provenzale è molto gentile, “Frou Frou” e sbarazzino, assieme alla profumata violetta e lavanda che veste le loro distese immense di prati e campi. Allora a più tardi, dopo il monaco e la cassettiera! Buon lavoro e buon caffè! Fabiana.

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  3. Yes, lavoro il legno. Adoro i materiali di recupero ma va bene qualsiasi legno. Ho imparato da mio nonno, lui era intagliatore e mi è rimasto dentro. Nonostante abbia fatto tutt’altri studi (sempre inerenti alla natura) è questo che amo fare.

    Ti ringrazio per il “buon caffè” ma io colaziono con la spremuta di arancia 😀

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