Le paure e sofferenze di un ventenne.

Mi sento di ripubblicarla, l’ho riletta ed era piena di errori grammaticali. L’ho ripulita ed il mio brutto vizio di andare i nsuper fretta a scrivere spero di perderlo!

Non ci siamo visti tu ed io per quasi tutta l’estate, non mi hai mai telefonato e ne sei venuto a trovarmi in montagna. Nemmeno per un paio d’ore ti ho visto, quando sentivo la tua voce era per sbaglio, perchè decidevi di non chiudermi il telefono in faccia. Ti ho mandato mille messaggi, tanto lo so che li leggi, poi ti giri silenzioso dall’altra parte e fai un bell’ “elimina”. E’ difficile per me starti lontano, è doloroso non averti più qua, in casa con me, che rompi le palle a tutti, fai le cinque di mattina e io ti devo, anzi ti voglio pelare ancora la mela. Hai le sembianze da uomo maturo, vissuto, quel poco di barba incolta che ti ricopre lo scarno viso ti fa apparire più adulto, anzi! io ti vedo come un bambino vecchio, che ha dovuto nuotare in oceani cattivi e prepotenti, ti vedo con l’occhio di chi ti conosce, credo, meglio di chiunque altro e sa che cosa insieme abbiamo passato. Ma anche il tempo è passato ed io non voglio rendermene conto: sei un uomo che sta faticosamente cercando la sua strada ed il suo futuro.Io mi sento come una fidanzata respinta sono qua che aspetto sempre da te un cenno d’affetto, una telefonata, un abbraccio. Oggi ho cucinato per te, ero felicissima nel farlo! Era tanto tempo che non volevi più nulla da me, nemmeno il regalo del tuo compleanno ti avevo ancora dato! Sei stato duro, palluto e tosto quando ieri l’altro mi hai fatto il discorso sulla casa e sull’università! Mi hai mandato in crisi, mi sono detta che ho sbagliato tutto negli ultimi tre anni, ti ho trascurato e non ti ho seguito nel modo giusto, ma non ho forze spesso e mi abbatto facilmente. Ma quanto amore materno provo per te accidenti? Quanto affetto, quanti ricordi con te, quanti altri ne vorrei, quante lacrime mi scendono se penso a com’è andata la mia e la tua vita dopo la separazione da tuo padre, dopo la nascita di tua sorella, dopo essermi per così dire “rifatta una vita”!: Rifatta un cazzo di niente! Senza te qua con noi, per me è un dolore lacerante e continuo:come mi avessero amputato gli arti, ma tutti e quattro però, non solo uno! Anche se abiti con tuo padre a tre km di distanza da me. Se non ti sento almeno un giorno sì e l’altro pure mi viene la nausea, il vomito, il panico, le gambe mi tremano e penso le cose più orribili.Come faccio Riccardo ad aiutarti a costruire il futuro che desideri? Come faccio a vederti sorridere di più, a vedere che sei ottimista e ci credi nel domani? Perché hai ereditato la vena di tristezza e di paura del futuro che non è la mia? Perché noi genitori trasmettiamo con i geni e con il dna i lati peggiori, i difetti più marcati e non trasmettiamo solo il positivo ed il bello che possediamo? Io, gemelli, pazza e istrionica come sono, cerco sempre una scappatoia, cado mille volte in un giorno poi mi rialzo e ricomincio forsennatamente ad andare avanti e a prendere per il sedere questa puttana di vita. E’ un round complicato, ma io stronza come so essere con chi voglio, sono un kamikaze e per te, vado avanti. Sei sempre stato la mia ragione di vita, ora lo siete tu e tua sorella. Ma quando capisco che devo lasciarti in pace ed essere felice che non hai mai imbroccato strade pericolose, che non sei entrato in brutti giri, che non hai vizi o malattie importanti? Devo ringraziare Dio per questo, ma non mi basta, non mi basta il fatto di saperti volonteroso: non accetterò mai che ho dovuto scegliere. Poi la vita ci ha giocato dei brutti tiri, a te e a me. Ma questo non c’entra con il tuo carattere, non c’entra con l’affetto, perché lo sento che mi vuoi ancora un mondo di bene, i tuoi occhi ed il tuoi silenzi parlano per te. Non volevo darti i dispiaceri che ancora hai, i traumi che hai provato anche per colpa mia. Belle frasi dirai tu! Che genitore è quello che desidera ardentemente far soffrire deliberatamente un figlio? Non è colpa tua se sei nato da un rapporto sbagliato, ma assieme a tua sorella sei tutto ciò che di bello ed importante ho fatto nei miei odiosi cinquant’anni di vita! Sei il mio sole ed il mio “paciocchino” forever. Oggi mi hai permesso di abbracciarti e di darti un bacino su quei tre peli che hai in viso, sono più bassa di te e mi sono dovuta alzare in punta di piedi per arrivare alla tua guancia. Con i soldi del regalo dei tuoi vent’anni, che oramai è consuetudine che io ti dia in una busta chiusa, perché non posso certo regalarti i Lego o comperarti una maglia che non ti piacerebbe, ti ho chiesto di comperarti un paio di scarpe nuove. Non posso vederti con le scarpe logore, e tu da piccolino volevi sempre quelle da ginnastica della Geox! Sei andato a casa con le borse termiche piene di pietanze calde, che ho preparato con tutto il mio ingegno e amore, cantando e fischiando in cucina come non facevo da mesi e spero che quando tu le assaggerai, possa sentire il bene e l’affetto che provo per te. Spero che trapelino e che ti arrivino diritti al cuore, visto che hai dubitato ancora una volta, che io ti abbia escluso dalla mia vita. Non è mai successo, non succederà mai, anche se abitiamo a tre chilometri l’uno dall’altra. Tu sei tu, sei il mio bambino uomo, sei la persona che ho desiderato per anni e non rimanevo incinta, sei quanto di più bello una mamma possa desiderare. Non me ne frega un cavolo se qualcuno è ancora di parere contrario, se qualcuno dubita ancora che tu diventerai una brava persona e un bravo papà, si sbaglia di grosso! Io non gli credo, non sento nel cuore le cattiverie che devo udire spesso, lo so che sarà difficile, hai un carattere duro e non ascolti nessuno, ma ce la farai, dovessi farmi amputare anche altre cose oltre agli arti. Non scherzo! Io vado avanti, cucino di nascosto e ti aiuto dove posso, non ignoro le tue paure e le tue insicurezze, che madre sarei? Non ti volto le spalle, tu stai maturando e io credo in te, parlami ancora con schiettezza e sincerità come di solito fai, rispondi al telefono se ti chiamo. Non portarmi rancore o ostilità, se io non ti sento o non ti vedo sto male e mi manca l’aria. se poi hai il cellulare spento e in quell’istante passa un’ambulanza, aiuto! Apriti o cielo! Di tutta Reggio Emilia e dintorni penso sempre che sei tu ad aver fatto un incidente. Grazie per avermi permesso di baciarti e di abbracciarti, grazie perché hai accettato ciò che ho cucinato, grazie, perché esisti e ci sei e finché avrò fiato e forze ti starò accanto, ma ti prego di farti trovare sempre, quando ti cerco. Solo questo ti chiedo: la tua mamma.

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4 commenti

  1. Ciao Bea! E’ sempre bello leggerti, è come tornare a casa dopo un lungo viaggio e trovi il tuo porto sicuro. Sono mamma dentro, non mi sento una Madre, sono nata mamma. Non lo sapevo tanti anni fa che la mia missione principale era questa. ne sono felicissima, ti mando un grande abbraccio! Stai proseguendo la lettura della terapia per la tristezza??

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