La fotografia.

C’era una volta una dolce e triste bambolina di sei anni che appariva in una vecchia fotografia in bianco e nero, era il millenovecentocinquantadue. Aveva uno sguardo cosi serio e profondo, da fare invidia a qualunque laureato o sapiente che io possa avere mai conosciuto nei miei trent’anni di vita. L’aveva pettinata la sua mamma, fiera e robusta contadina dell’Emilia.shirleytemple Aveva usato un ferro da camino scaldato sul fuoco. Le aveva anche bruciato un’orecchia per farle quei meravigliosi boccoli che le incorniciavano il visino mesto e triste, senza nemmeno l’ombra di un sorriso. La bimba indossava un abitino che pareva fatto su misura per lei da una grande sartoria di Reggio Emilia.bimbabambolaInvece glielo aveva confezionato Bianca nelle ore notturne, rubandole al riposo dopo una giornata di duro lavoro nei campi. Era un abitino estivo,con le maniche a sbuffo. La stoffa era tela da paracadute,una seta molto grossa e robusta che Bianca aveva portato da Langhirano quattro anni prima. Le era stata regalata da un partigiano quando, alla fine della seconda guerra mondiale le donne facevano a gara per accaparrarsi quei preziosi ritagli di stoffa. Allora la triste bambina aveva solo due anni, ma la Bianca con la solita pazienza e abile maestria,l’aveva allungata con la stoffa rimasta,le aveva cucito il corpetto applicandole nel retro dell’abitino un grande ed inamidato fiocco. Com’era graziosa la bimba seduta sul seggiolino, nello studio fotografico di Artioli! Il vestitino l’aveva sfoggiato in quell’occasione, per fare la classica foto ricordo. Anche se la Bianca le aveva ordinato di sorridere, lei non vi riusci’.Le labbra non si schiudevano, gli occhi non le si illuminavano, nemmeno se la Bianca insisteva: aveva sempre lo sguardo triste e spaurito, come se pensasse ai suoi pochi anni già trascorsi e nello stesso tempo presagisse quelli futuri.

Sembrava lo sapesse perfettamente ciò che l’aspettava, pareva avesse già indovinato il suo futuro.Come ricordava perfettamente ciò che era successo al povero Fofè il suo gattino adorato e amato, morto e sepolto da lei con tutti gli onori, come si conviene ad ogni gatto o essere umano che si ama e si rispetta quando è in vita. Era la sua unica compagnia,l’unico essere umano al quale lei poteva parlare senza essere sgridata. Lo portava nel suo letto su’ nella buia e triste soffitta, lo copriva con il piumino, gli dava persino il borotalco! Tutto questo a dispetto della Bianca, che urlava e non voleva, ma lei lo faceva ugualmente curandolo con molto amore.Potevano quegli occhi tristi e svegli, già sapere quanto dolore e lacrime,sarebbero arrivati molti anni più tardi? Quando lei già sposa e madre di un bambino, avrebbe portato dentro di sé un dolore cosi’ profondo da segnarla per tutta la vita? Così come non dimenticherà mai la lama di quel coltello che affondo’ per ben sette volte, nelle carni di suo padre in quella calda ed afosa notte d’estate. Aveva solo sei anni la dolce creatura e, la paura folle di quel terribile spettacolo di sangue e urla di morte, la segnerà per sempre. Ti voglio un bene immenso, non dimenticarlo mai! Mi viene da piangere ancora oggi se ripenso a ciò che ti è successo.Povero piccolo pulcino, tata adorata, meno male che allora non ti rendesti conto del perchè di tutto quel sangue.Poteva la bimba della fotografia, essere cosi’ intelligente e sapere di quel lontano lutto piccino, di quelle malattie da dover superare, della paura incontrollabile e mai superata, di quell’ombra nera che la potesse rapire per sempre, in un gelido giorno d’inverno? La cosa certa e ben sicura era che la bimba doveva stare zitta anche dopo la fotografia. Non poteva permettersi il lusso di ridere e scherzare troppo, non doveva fare molto rumore:in casa c’erano già rumore e schiamazzi. Per questo la bimba dimostrava un’ordine e una disciplina militareschi, che l’accompagneranno sempre nella vita, soprattutto nella sua professione. Aveva già nella sua mente ben chiaro sin dal primo giorno d’asilo, che cosa voleva fare da grande:”la maestra dei bambini,ma di quelli molto grandi” diceva. E lo avrebbe fatto, con serietà, onestà profonda e assoluta dedizione.La bambina pero’,mentre il fotografo scattava le fotografie, avrebbe potuto anche solo per un attimo accennare un sorriso, lui l’avrebbe colto e sarebbe rimasto impresso per sempre sulla carta, forse l’unico sorriso delle sue foto da bambina.Se lei avesse pensato al suo futuro vicino ad un uomo buono e generoso, nato apposta per lei tanti anni prima, per donarle in futuro tutti quei giocattoli che mai aveva posseduto, che l’avrebbe ricoperta d’ attenzioni e carezze materne e paterne, quelle che lei non conosceva .Forse se avesse immaginato suo figlio, cosi piccolo e tenero appena nato.loSe avesse immaginato che dopo Fofè,sarebbe arrivata una sorellina alla quale poter parlare e dare tutto il borotalco che voleva,
solo allora forse i suoi grandi e seri occhi avrebbero sorriso e il fotografo avrebbe potuto fotografare la bambina con i boccoli più perfetti che si erano mai visti, ed il vestitino da principessa,cucito con quella povera stoffa da paracadute. Ma questa è un’altra storia, ed io non avrei scritto le poche ma vere righe della sua vita, parlando di lei, di Fofè, che non è certo un’errore di ortografia ma il vero nome di un gatto e della Bianca che non era la sarta del paese, ma la nostra forte, onesta, robusta, anche se in passato, distratta mamma.gattobabbonatale

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8 comments

  1. Grazie cara Bea! Stanotte da noi è arrivata ancora santa Lucia e non si è dimenticata di Alice Aurora. Dopo la delusione di aver scoperto che Babbo Natale non esiste, almeno la Santa l’abbiamo salvata anche per quest’anno! Tu come stai? Non ti leggo più, ti immagino talmente presa dalle tue attività che non riesci più a leggere! Ti leggo invece ogni tanto su altri salotti, mi fa piacere: Sono molto presa anch’io con le mie nuove attività ed il tempo non basta mai! Buon sabato e buona domenica. Fabiana.

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    • Langhirano di Parma è un noto paese conosciuto in tutto il mondo assieme alle sue zone limitrofe come Torrechiara, Felino, Colorno, Sala Baganza, Lesignano de Bagni (paese natio di mia mamma..), Berceto, Corniglio, produce un ottimo crudo, uno squisito culatello, la coppa, il salame di Felino(PR), i ciccioli, la sopressata, i cotechini ed altre prelibatezze derivanti dal maiale. Ebbene, i miei genitori abitavano a “CASE SCHIANCHI”, il quartier generale dei miei avi, che possedevano molti ettari di terreno, ma nel periodo della seconda guerra mondiali vi era molta carestia per tutti. I Tedeschi saccheggiavano soprattutto le fattorie dove sapevano di poter trovare cibo e buon vino, stalle per dormire e anche donne per soddisfare alla bisogna i loro più reconditi istinti sessuali. Mia madre, donna Bianca, voleva cucire degli abitini a mia sorella Giuliana, in quanto la tela da paracadute è uan delle più robuste che esistano. Ne raccolse un quantitativo notevole, era bianca melange e la fece dipingere da una pittrice sua amica. Poi la mise in un cassetto e quando fu a Reggio Emilia, le cucì quest’abitino del quale parlo. Raccolse quindi nei campi di Langhirano, come molte altre donne facevano, i resti dei paracadute lanciati dagli americani. Poi portò la stoffa a reggio Emilia, dove si erano trasferiti nel lontano 1948 e ne fece un meraviglioso abitino. Era necessario per farle fare le foto ricordo nello studio fotografico di Reggio Emilia, come si usava allora. Se riuscirò a scansionare la foto, la pubblicherò, previo il benestare di mia sorella, che nella foto era meravigliosa, al pari o forse più di Shirley Temple. Giuliana nella foto doveva avere sei anni, ma al contrario della bimba/attrice era molto seria e triste, per i motivi che ho spiegato. Grazie!

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  2. Ciao Susanna! E’ tanto tempo che non ci sentiamo, ma sono presa su molti fronti, non ultimo questi periodi stressanti di festività natalizie, che si trasformano in “tour de force”, perdendo il senso vero del Natale. Ho fatto anche la fiera a Reggio Emilia, se hai letto il mio blog ultimamente e ho lavorato 3 giorni pieni: 1 giorno per allestire, due giorni a dodici ore al giorno di freddo e di poche vendite. L’ultima serata, abbiamo infine disallestito il mio spazio che era veramente enorme. Mi mancano i tuoi commenti, speriamo di ridarci tutti una regolata di serenità e di calma per poter assaporare momenti di amicizia sempre più rari ed introvabili. Ti offro un caffè ed un pezzo di torta all’ananas e noci che ho fatto ieri, l’accetti? Oltre ad un abbraccio forte forte!

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