Conclusioni finali e saluti. (Perché l’ho scritto.)

Carissimi amici vicini e lontani, se siete anche voi come me sopravvissuti fin qui, se non avete avuto cali di pressione o giramenti di paggetti per quanto vi siete voluti leggere, ho stimato che abbiate ancora dieci minuti di pazienza per ultimare la lettura.
Metto il timer, tolgo calze, scarpe, maschera, trucco e parrucco, abito della festa e mi confesso.Sono arrivata ad un punto della mia vita, strano per certi aspetti e per molte cosette che non sono più al loro posto.Ma se non volevo farla finita qui e proseguire quindi nel gioco a scacchi della vita, ho dovuto impegnarmi seriamente in un racconto che reputo importante e non scontato.Non ho voluto raccontare banalità da donnetta in crisi, non mi sono dilungata sull’adolescenza snervante dei figli, non mi voglio nemmeno preoccupare della prova costume, che sembra contenere ancora bene le mie rotondeggianti forme.
Sarò veloce nel confessarvi che tra una corsa all’Oratorio, un articolo scritto sul Resto del Carlino, un travestimento per i bambini della Scuola Materna, mi sono dovuta fermare di botto quel famoso giorno del ventuno marzo, per evitare un attacco di cuore.E dove sono andata a posarmi? Non avevo alcun dubbio: sul mio water personale, con il mio nome bene scandito, a scanso di altri sederotti che non siano il mio, ridanciano e di compagnia. Dopo diverso tempo, attonita e sbigottita dalle urla dei miei figli, che reclamavano giustamente il pasto, mi è venuta la folgorazione.

Folgorazione che mi ha folgorata subito di botto perchè bocciata senza nemmeno una riunione di famiglai e senza nemmeno metterla ai voti.Pareri contrari: marito, figli,conoscenti, zia materna, mamma, cognato, cugini primi,amici/e che mi guardavano con aria di compatimento, pensando senz’altro: poverina non ce l’ha fatta con le altre porcherie che ha scritto, ora ci prova con un libro di umorismo! Facciamola contenta e sorridiamole, assicurandola che lo compreremo senza ombra di dubbio. L’unica a scompisciarsi dalle risa, quando le accennavo a qualche stralcio del libro, è stata mia sorella, l’unica che mi spronava e mi diceva “Vai avanti, falla tutta la tua scrittura, non ti fermare”. Fosse stato per gli altri, i letterati veri, i sapienti, i “saponi”, simpaticamente parlando, non sarei qua a raccontarvelo e voi non lo avreste visto sotto un’altra ottica.Dovevo perciò rassegnarmi, ritornare a fare la torta di mele e le tagliatelle con il ragù alla Fabiana? O sfornare stampi su stampi di pizza per tutta Reggio Emilia?
Ma dato che io “non dormo da piedi”, come diceva il mio povero papà, vecchio ma saggio contadino, ma dormo diritta con la testa sul cuscino, ho fatto finta di niente, comunicando che rinunciavo all’idea della stesura. C’è persino stata una persona che è arrivata a dire che se qualche buon’anima avesse avuto il coraggio di pubblicarmi, allora voleva dire che l’editoria italiana era proprio arrivata alla frutta.
“Candita o essiccata?” Chiedo io!Fosse solo l’Editoria che è arrivata alla frutta allora sarei più tranquilla.
Con il benestare di tutti e l’approvazione della famiglia, finsi di strappare gli scritti.Mai bugia fu più plateale, io che rinuncio a qualcosa che ho già nella mia mente?Io che non porto a termine un progetto nel quale credo e nel quale, fino a che non l’ho raggiunto non ho pace?Non è mai successo e non succederà mai.Ed eccomi qua alla fine del viaggio, adagiata comodamente sul mio amato water.
Egli è meglio di un letto a tre piazze, più comodo di una poltrona, più accattivante di un quarantenne in spider con il pizzetto fresco e profumato e la polo azzurra.Avevo voglia di risate, di freschezza e di allegria, si avvicina il mio compleanno e mi sono voluta regalare una valigia leggera. Vorrei trasmettervela tutta questa allegria, contagiarvi con le risate che spero avrete fatto di gusto!Quello che mi sento dentro ora è un’esplosione di colori e di paillettes che mi si attaccano ovunque.Non mi importa se qualcuno mi detesta, guardo oltre.Non mi interessano quei due tre chili di simpatica ciccia contornata da qualche buchino di cellulite, spero che il governo non mi tolga anche questi! Ora vorrei soltanto che Voi foste qua con me, a fare un girotondo a piedi nudi intorno ad un fuoco. E sul fuoco che arde di passione, stanno grigliandosi le braciole tenere di maiale che io amo, mentre tu con la chitarra suoni le canzoni dei Pooh e mi abbracci la schiena. Mi verso un bicchiere di prosecco ghiacciato come piace a me, aspetto di assaporare quei teneri ma croccanti spiedini, poi ti bacio con la bocca che sa di cibo e di te. Ora sì, che ho i miei adorati e mai vissuti sedici anni e li festeggio con voi a cantare e a ballare, naturalmente abbracciata al mio water.Parere Ferrarotti Franco

Alla prossima!

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