Ripartire da cinquanta.

Questa è la lettera integra ed in originale che ho scritto in Novembre alla direttrice del settimanale “GRAZIA”, signora Silvia Grilli. Ne è nata un’inchiesta che la giornalista Simona Coppa ha costruito con le lettere di altre due donne di 48 e 50 anni. Lo spazio dedicatomi sul giornale, uscito il 24 Dicembre era molto ridotto e a mio modesto parere non ha messo il evidenza il senso della mia lettera. Per questioni di spazio è stata ridotta a circa 300 caratteri, ma ringraziando molto la direttrice Silvia Grilli, non è esattamente ciò che mi aspettavo. ho pensato di pubblicare e l’originale ed in altro post, il trafiletto scritto su “GRAZIA”. Buona lettura a buon 27 dicembre 2014!

Esiste una quantità notevole di donne in Italia e nel mondo che non hanno più il loro posto fisso di lavoro.La motivazione più scontata e plausibile è la nota e grave crisi economica che imperversa in ogni settore merceologico. Ci sono molte donne che hanno perso il lavoro per cessata attività dell’azienda, cioè fallimento della stessa o bancarotta dichiarata.Ci sono donne alle quali sempre per gli stessi motivi di gravissima crisi non viene riconfermato il posto di lavoro a tempo determinato. Vengono scoraggiate, a volte “mobbizzate”.Saranno presto tolti definitivamente, gli incarichi denominati “a progetto”, sarà scoraggiato l’uso dei contratti denominati “di collaborazione o a scadenza”.Può succedere che non vengano reinserite quelle donne, ora mamme, nel posto che occupavano prima del parto al rientro dal loro periodo di maternità. Le ricordo che in Italia, non è ancora diffusa e ben regolamentata la modalità del telelavoro, cioè il lavoro svolto da casa dalla donna e mamma, in fasce d ‘orario a lei più congeniale. Le banche ed altre aziende non favoriscono il part time, costringendo la madre ad usufruire di nonne, baby sitter, strutture di asili e nido, spendendo barche di euro e per conservare il posto di lavoro e per pagare tali sostituti di loro stesse, laddove nonni non ve ne sono più. In molti casi si lavora (lo dico con conoscenza di causa con il primo figlio che ora ha vent’anni) si lavora per girare lo stipendio ad asili o baby sitter. Ci sono alcune aziende che concedono queste tipologie di lavoro, ma è ancora lungi dal divenire un’opportunità certa ed è lontana la visione dello svolgimento del lavoro che non sia dentro i muri dell’azienda stessa. In altri casi viene cambiata loro la mansione, facendole recedere dall’incarico che svolgevano prima della mansione più importante e delicata al mondo: partorire una creatura. Il datore di lavoro, spesso un ente privato o azienda,(rari e sporadici casi avvengono negli enti pubblici) assegnano a queste donne, dopo il rientro un incarico di minore importanza. Ci sono poi le fusioni di banche,(oltre ai fallimenti!) le cessioni di aziende al miglior offerente, la chiusura dei piccoli esercizi commerciali. Con la nascita sempre maggiore ed il proliferare dei grandi centri commerciali ed outlets o catene in franchising, che prendono il posto del piccolo negozio il problema si amplifica e si diffonde a macchia d’olio.

Nasce così una sorta di “punizione”, per quelle donne che lavoravano prima nel piccolo esercizio, che chiudendo i battenti giocoforza, fa di loro persone disoccupate. Questo avviene spesso ad un’età non più giovanissima, penalizzante per una nuova riassunzione, demotivante perché dopo anni di professionalità ed onorato lavoro, ci si ritrova a casa, senza stipendio e non certo pronte per quell’età da pensionate, che forse, se continueremo così non arriverà mai. Queste donne, nostre sorelle in Eva, si ritrovano a dover fare una scelta, dall’oggi al domani diametralmente opposta al loro modo di pensare e di lavorare. Ci sono molte aziende di eccellente qualità Italiana che vengono oggi acquistate da colossi a livello mondiale, snaturandole per certi aspetti, togliendo loro quel valore aggiunto del Made in Italy che posseggono. Motivo per cui molte donne, spose e mamme, decidono di spontaneamente di rassegnare le dimissioni per non trasferirsi lontano dalla famiglia. Io non appartengo a nessuna di queste casistiche, ma appartengo ad un tipo di donna, che nel lontano 2009 ha dovuto, rassegnare le dimissioni da un posto di lavoro sicuro, ben retribuito, nel quale, nel mio piccolo dopo 17 anni di onorato servizio avevo avuto anche una piccola promozione. Sono ragioniera, ed ero capo cassiere in un istituto bancario della mia città (Reggio Emilia); svolgevo un part time con due soli rientri settimanali, uno stipendio molto alto, diversi premi aziendali e svariate agevolazioni che ora non sto ad elencare. Avrei avuto tutti i più buoni motivi del mondo per finire i miei anni in quella banca, divenire parte dell’arredamento, finché pensione o finestre aperte per il pre pensionamento, non mi avessero invitata a togliermi dai piedi, per far posto ai giovani neo assunti. Invece la vita, ci si è messa di mezzo ancora una volta: le vicissitudini famigliari di quegli anni erano talmente complicate e gravi, che dopo un periodo sabbatico di un anno, (ovviamente non retribuito), per evitare una seconda separazione e salvare la mia famiglia, ho dovuto rassegnare le mie dimissioni. Gentile Direttrice e gentili suoi collaboratori, vi ricordo che tra il 2008 ed il 2009 iniziava quella crisi economica di cui sopra, la più grave e vasta che stiamo vivendo dai tempi del dopoguerra ad oggi. Ora lei cara Silvia, penserà forse grattandosi in testa, che sono stata piuttosto sfortunata, per usare un eufemismo. Ero una di quelle fortunate donne che poteva godere di un ruolo mai declassato, super retribuito e sempre mantenuto anche al rientro delle due maternità. Ho dovuto fare una scelta di vita radicale e mi è costata l’anima. Solo in tempi recenti me ne sono resa conto, i motivi sono mille, ma ci sono arrivata solo un anno fa ad avere un crollo psicologico e fisico per non essere più al mio “posto di combattimento”. Ero una brava ed onesta cassiera di banca, svelta, ligia al dovere, riverita e rispettata da tutti.Ho dato l’anima per il mio lavoro e dico con fierezza! L’ho svolto con serietà ed abnegazione sino a quando, mi accorsi che non potevo più dare ciò di cui ero capace. Io, non sono una di quelle persone che vanno al lavoro per scaldare la sedia e portare a casa lo stipendio a fine mese, anche se con il senno di oggi, affermo che l’avere uno stipendio certo e sicuro8e che stipendio!) non è cosa trascurabile! Cara Direttrice Silvia Grilli, come me donna e donna molto intelligente e pratica, non vorrei annoiarla o intristirla, ma sono costretta a continuare la mia storia, altrimenti non saprà mai com’è andata a finire!

Ho una passione sviscerata per la scrittura da sempre e provai a scrivere un paio di libri, per vedere se potevo avere una chance, nel poter pubblicare un libro. Ho sbattuto il muso nel complicato, difficile e sfavorevole mondo dell’editoria, in un grave momento di crisi anche per gli editori più in gamba.Sono a completo sfavore dell’editoria a pagamento e quindi per il primo libro, mi affidai ad un editoruncolo da strapazzo, che mi preparò un prodotto di pessima qualità. Le pagine si scollavano dal fianco del libro e se ne volavano via così come erano state scritte. Volevo devolvere il ricavato ai terremotati di Reggiolo,(prov.di Reggio Emilia),miei vicini di casa, che avevano subito quel terribile sisma del Maggio 2012. Feci una gran brutta figura nel non poter mantenere l’impegno preso con loro, ma ovviamente ne vendetti solo poche copie, dato lo stato “volante” delle pagine. La vergogna fu terribile, per me donna di una parola sola, educata dai miei genitori al rispetto, all’educazione ed al mantenimento degli impegni presi! Pubblicai poi un secondo libro, una favola per bambini, con l’aiuto gratuito di una piccola stamperia/tipografia di Reggio Emilia. Tale tipografia collaborò al mio progetto stampando mille copie della mia fiaba in modo gratuito.Devolsi con grande gioia, tutto il mio guadagno ad un’associazione di Reggio Emilia,(onlus) che si occupa di esaudire i desideri di un gruppo di bambini ammalati di tumori, leucemie e malattie molto rare.Per quel progetto, andato a buon fine fui molto felice e sentii che avevo fatto qualcosa di buono per chi soffre, per chi forse, non aveva più chances di vita.Sono stata felice di aver potuto contribuire, anche se in minima parte, alla realizzazione di qualche desiderio che quei piccoli ammalati hanno. Con il terzo romanzo ho avuto solo proposte scandalose, cioè pubblicazioni a pagamento che conservo nei miei archivi a testimonianza di come gira il mondo, quel mondo e con il senno di oggi ed i miei 50 anni, le dico con fierezza, che mi tengo il mio manoscritto in un cassetto. Mio marito tecnico informatico e programmatore eccelso mi aprì nell’agosto 2012 un blog, imparai ad usarlo e da lì in poi scoprii un mondo nuovo, virtuale, che non mi appaga se non in minima parte. Tenga conto che ci sono milioni di blog, siti, spazi virtuali, linee dedicate, chat, salotti, in Italia e nel mondo ed io sono solo una formichina in quel gigantesco e spaventoso mondo. Arriva la parte finale e con essa, la domanda che nasce spontanea: ma lei Fabiana, a cinquant’anni suonati in Giugno, che cosa fa ora per vivere? Come sopperisce a quei 1500,00 euro più altre mensilità e benefit che introitava sino all’anno 2008? E’ cambiato il suo stile di vita? Sono cambiate le sue priorità e le sue aspettative? E’ felice della scelta fatta? Le risposte a queste e ad altre domande che vorrei tanto lei mi facesse, ora non le ho pronte perché mi scendono le lacrime. Se me le farà e non ci conto molto, mi preparerò a risponderle. E’ difficilissimo ripartire a cinquant’anni, con uno stipendio solo in casa, due figli, il costo della vita altissimo e sempre in crescita, anche con mille accortezze e risparmiando ovunque è durissima non avere debiti ed arrivare a fine mese con dignità ed onore. Mettere via degli euro in banca, oggi come oggi è impensabile, è un cane che si morsica la coda: più si cerca di trovare stratagemmi per risparmiare, più nasce una tassa nuova o lievita una bolletta da pagare. Come si fa ad avere un piccolo gruzzolo per i figli, se desiderassero andare all’Università, se si vorranno sposare e metter su casa, se un lutto colpirà la mia famiglia, se una malattia improvvisa e grave mi costerà decine di migliaia di euro per salvarmi? E’ triste, è demoralizzante, è svilente non essere più “qualcuno” perché tutti pensano che non hai un cavolo da fare dalla mattina alla sera. “Beata te Fabiana, che non lavori più ed hai tutto il tempo che vuoi!”.

Mi fanno male queste parole, sono dure e cattive e vorrei gridare al mondo che cerco ogni giorno di reinventarmi e di impostare la mia vita in modo completamente diverso da come era iniziata. Ora mi dedico a fare mercatini dell’usato e del vintage, in quelle occasioni nelle quali i privati cittadini possono partecipare. Avevo collezionato in passato una quantità spropositata di oggetti vintage ed antichi, ed ora, mi privo di una grande parte di essi, per aiutare la mia famiglia. Non me ne vergogno affatto, cerco di vendere le mie cose in modo dignitoso, lo faccio con passione, amando molto il vintage! Tengo da parte di tutto anche oggetti banali e di uso quotidiano che servono ad altre persone per il riciclo creativo, dalle nostre parti praticato molto soprattutto nelle scuole e negli asili.Dalle cialde del caffè già bevuto, ai cartoni di plastica, i barattoli di vetro, le biro usate, i contenitori grigi per le uova, gli abiti dismessi dei miei figli che vendo a un euro l’uno, le scarpe, i miei vecchi abiti, le pentole, i contenitori di plastica, i coperchi dei vasetti. Le donen che non lavorano fuori casa e non hanno più uno stipendio fisso e sicuro,hanno bisogno di risparmiare,di essere oculate ed attente, comprano oramai quasi esclusivamente cose usate anche se in buon stato. Insomma sono diventata, una specie di “pozzo dei desideri”: da me si trova di tutto! Poi vendo anche oggetti molto costosi e per veri collezionisti del vintage e del modernariato! Provai qualche anno fa, a propormi per nuove mansioni di lavoro anche non attinenti la mia professione, ma la risposta è sempre quella:lei è troppo vecchia per iniziare a lavorare ed è troppo giovane per andare in pensione. Non possiamo assumerla perchè ha superato i 35 anni, noi azienda non abbiamo poi gli oneri deducibili, dobbiamo avere immagini di donne giovani ed ancora attraenti e presentabili da un punto di vista formale ed estetico, poi sa signora, sì insomma ecco lei non è che non abbia professionalità ed esperienza, forse ne ha troppa ed il suo stipendio sarebbe certamente troppo alto per noi e bla bla bla…. Poi ci sono gli studi di settore e sa, lei, insomma ecco….provi a far domanda per andare a pulire i gabinetti pubblici! Forse lì non c’è limite d’età per l’assunzione! Che vergogna per la mia persona e per tutte quelle donne come me, che si sentono rispondere quotidianamente in questo modo! Che umiliazione Direttore! Non mi hanno nemmeno mai presa in considerazione,in nessun settore: sarà la troppa esperienza messa da parte? Sarà l’età non più giovane, ma ancora giovanile! Sarà che se assumono me, dopo 24 anni di lavoro tra Max Mara e Banca Popolare di Verona e Novara devono darmi uno stipendio pari a due giovani ventenni neo assunti? Non mi sento troppo vecchia per fare la nonna, ma non sono nemmeno giovane per essere assunta! Tutti i miei 24 anni di lavoro non mi sono quindi serviti a nulla? La mia professionalità acquisita negli anni di lavoro ora mi serve più ed ho sprecato solo anni di lavoro, nei quali se andavo a battere sui viali forse guadagnavo di più? Ma vado avanti ugualmente, diritta e fiera, orgogliosa di rispondere a quei pochi followers (si dice così?) che mi scrivono sul blog, felice se posso ancora andare a fare la spesa e non lascio conti in sospeso da pagare, contenta e serena se posso pagare tutte le bollette della casa e fare ancora qualche piccola vacanza. Orgolgliosa di far indossare a mia figlia piccola gli abiti dismessi della cugina. Sorridente se vedo qualcuno per Reggio Emilia, che ancora mi saluta e mi riconosce come la “Cassiera”. Termino qui Direttore, dicendole con il cuore in mano che nel 2009 dovetti fare una scelta: la scelta fu, quella di provare a salvare la mia famiglia, anche se il prezzo da pagare fu molto alto. E oggi, 6 Novembre 2014, continua ad esserlo. Grazie per avermi (spero) letta.Cordiali saluti a lei e a tutto il suo staff.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

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