Apro o non apro?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’ho immaginato migliaia di volte questo momento, ci ho creduto in ogni istante della mie giornate e non ho mai smesso di sperare. Ho pregato tanto di rivederti e riabbracciarti, non volevo che la nostra storia d’affetto infinito finisse tra urla e parole al vento. Non potevo più essere serena senza la tua grande ma ora fragile presenza, ho parlato di te ai miei cari e a ogni oggetto o angolo della casa che mi ricordava la tua vicinanza. Il cordone ombelicale con te è ancora troppo stretto e quasi mi soffoca: ho due mamme e tu lo sai, anche se non vuoi sentirtelo dire perchè dici che è una responsabilità troppo grande!imieiantenati 015 Non ho mai creduto alle tue parole urlate in attimi di rabbia cieca: tu che non mi vuoi più bene? Tu che non desideri più vedermi? “Finirà anche questo momento” mi sono detta per due mesi, “deve finire e lei capirà che io sono sempre quella che ha desiderato avere come sorellina”.imieiantenati 017non può essere e non sarà mai! Io e te slegate, arrabbiate, cattive l’una con l’altra, io e te che litighiamo per davvero ed in modo pesante in 51 anni di percorso insieme? Abbiamo condiviso genitori, sangue, dna, vita ed errori, lutti e poche gioie, ci siamo sorrette ed aiutate nei momenti più impensabili, ci siamo protette a vicenda per proteggere i nostri cari. Tutto quello che insieme abbiamo fatto non dobbiamo recriminarcelo mai, l’abbiamo fatto perchè volevamo farlo.Punto. Non era mai accaduto, non voglio che riaccada mai più, sei tornata e hai suonato il campanello, con la scusa dei fiori e delle piante da portarmi. te li avevo dati in autunno, stavano per morire e tu con il pollice e le altre dita verdi che ti ritrovi, me li hai fatti rinascere e rifiorire tutti. Ma come fai a far rinascere le piante? Anche se non desideri sentirtelo dire, questa passione e dono che io non ho l’hai ereditato dalla mamma, io le piante al sol guardarle le faccio morire! Se mi insegni e ogni tanto vieni a visitarle, forse questa volta non moriranno. E’ dura, è faticosa la rinascita, niente è più come prima, ma il bene e l’affetto sviscerato che ci legava come fossimo sorelle gemelle è rimasto intatto ed inviolato, da cotanta cattiveria gratuita esterna?loziooresteschianchi 024loziooresteschianchi 025

 

 

 

 

 

mamma Bianca a 16/17 anni, e nel retro di questa foto/tessera la seguente frase per nostro padre che era già in guerra:Impegno d’amicizia, da Fornari Bianca. Mulazzano di Parma. Noi siamo nate da loro e nella foto antecedente ci sono loro nel 1992 che festeggiavano i 50 anni di matrimonio, le Nozze d’oro. Noi le nostre nozze d’oro di sorelle le abbiamo fatte l’anno scorso e nessuna foto lo documenta. recuperiamo quest’estate, che cosa ne dite amata sorella?

Non ci sono più i clitoridi e i peni di una volta? (I Parte)

Dolcissime creature di passaggio, eteree come l’aroma di un buon vino, sconosciute come la sorte ed il futuro, bramate nei sogni e difficilmente raggiungibili, a tutti il mio buon venerdì mattina 27 Marzo 2015. Dita veloci, pensieri intimi e istintivi che fugacemente e quasi di nascosto mi lasciaste forse per sbaglio, un qualche “MI PIACE” qua e là cliccato. Ma che cosa esattamente vi piace? Non comprendo e se non comprendo chiedo e m’informo, come a scuola con i professori, se non capivamo ed eravamo veramente interessati alla lezione domandavamo di rispiegarci quel pezzo che la nostra testa non aveva compreso del tutto. Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Cosa e quali frasi vi hanno colpito? Il fatto che una donna goda così tanto e in molti punti del suo corpo? Che cosa ci è piaciuto di questo passaggio per me importante nella vita della protagonista? Continua a leggere “Non ci sono più i clitoridi e i peni di una volta? (I Parte)”

Buon compleanno a Voi!

Oggi faccio i miei migliori A U G U R I  di buon compleanno a chi spegne le candeline! Vi mostro le foto dei miei cugini scattate in occasione dei loro compleanni o feste in famiglia.Le  cartoline sono d’epoca ed evocano nascite o compleanni, si spedivano con il francobollo a parenti ed amici. Bambini vestiti a festa, con l’immancabile torta munita di candeline da spegnere,torte041

con l’aiuto di genitori o nonni se per il piccolo la soffiata era troppo faticosa! Candeline rigorosamente rosa per le bimbe ed azzurre per i maschetti, così come i fiocchi che si appendevano (o si appendono ancora?) Davanti alle case e alla stanza della clinica, nella quale la puerpera aveva compiuto il proprio dovere e si era sgravata del peso importante”. Oggigiorno, con le varie e molto diverse tra loro categorie di persone, dovrebbero aggiungere altre tonalità di colore oltre al celeste ed al rosa confetto. Non lo dico con ironia, nessuno ci ha mai pensato: ma se compie gli anni un gay o una lesbica, vorrà la candela che rappresenta il numero dei suoi anni in che colore? Non glielo abbiamo mai domandato, nessuna azienda si è mai premunita di produrre candeline e gadgets per compleanni in altri colori. Sarebbe ora di aggiornarci anche sulla palette dei compleanni! Continua a leggere “Buon compleanno a Voi!”

Ninuccia e le scarpe degli Angeli (IX CAP.)

                                   Ninuccia si sposa.

Compiva ventinove anni Ninuccia quel quattordici Ottobre millenovecentosettantanove ed il ventiquattro ottobre, festa del patrono di Castrolibero si sarebbe sposata con Fornasetti Achille detto il furbo. Sua madre Angelica si era ripresa quasi del tutto dal gravissimo ictus che aveva avuto anni prima. Il linguaggio era tornato abbastanza comprensibile, solo le gambe erano rimaste paralizzate e viveva su una sedia a rotelle.“Sarebbe stato meglio e più salutare il contrario”, diceva Rosina a Ninuccia.”Non continuerebbe a ripetere i suoi sproloqui per tutto il santo giorno! Quella sua linguaccia da vipera continua a fare danni, anche se si è accorciata di parecchio, mentre le gambe non avrebbero parlato!”. “Pazienza, che cosa ci vuoi fare Rosina? E’ andata così, noi non possiamo più intervenire ora. La vita punisce i buoni e premia i cattivi, l’ho sempre detto io ma credo che oramai non le restino più molti anni da vivere” aggiunse Ninuccia, rassegnata al fatto che sua madre fosse una pazza assassina. Quello che aveva fatto non cambiava lo stato attuale delle cose, era avvenuto e basta: nulla e nessuno aveva il potere di cancellare il delitto. Dopo il matrimonio ci inventeremo qualcosa per abbandonare Achille, tanto in Paese lo sanno tutti che beve e quando è sbronzo diventa molesto. I motivi per un buon annullamento con addebito di colpa non glieli leva nessuno. Che ne dici Rosina? Per ora terminiamo di cucire quest’abito bianco proprio adatto a me, che arrivo all’altare ancora illibata!”. Pronunciava queste parole con vergogna mista a cinismo Ninuccia si punse un dito con l’ago e succhiò forte il sangue per non vederlo. Odiava il rosso, odiava il sangue, odiava la lesina e le scarpe nzippate con i guarduncelli. Quel ventiquattro Ottobre del millenovecentosettantanove, la cerimonia nuziale si svolse senza tanti schiamazzi o risate, nella discrezione e nel riserbo più completo. Solo Angelica rideva per essere riuscita a far sposare la figlia. Il ghigno diabolico e spaventoso che aveva sul viso, disegnava una maschera dell’orrore. Questa macabra espressione era dovuta alla vecchia paresi e faceva impressione solo a guardarla. Per questo Ninuccia si scherniva ancora di più, ripetendosi che presto sarebbe arrivato un giorno nel quale anche lei e Rosina avrebbero riso con soddisfazione. Ninuccia era seria e composta, anche se molto dolce nel suo abito corto sino al ginocchio. Era una abito color ecrù, di pizzo macramè con le maniche lunghe ed il mezzo velo, che Rosina le aveva adagiato sulla sommità del capo, le permetteva di lasciare i suoi capelli biondi finalmente liberi sulla schiena. Il suo viso anche se di una dolcezza soave, aveva le mandibole serrate: sembravano scolpite come una roccia di montagna. Nulla sarebbe dovuto trasparire agli occhi degli invitati, solo Rosina era a conoscenza dei fatti e come Ninuccia, non sorrideva affatto. Nove mesi esatti dopo, partoriva le sue gemelle tra dolori insopportabili, dal momento che era stata ricucita nella sua intimità da Angelica, come si cuce la spalla di vacchetta, per far credere al futuro marito che era ancora vergine. Dopo ore e ore di travaglio, solo Greta era riuscita ad uscire, annunciando al mondo fin da subito il proprio caratterino. Celeste invece non voleva saperne di uscire allo scoperto così il medico del paese,il dottor Baroni Attilio, decise di praticare a Ninuccia un taglio cesareo d’urgenza. Celeste era in sofferenza fetale per la mancanza totale di liquido amniotico, inoltre aveva quattro giri di cordone ombelicale attorno al collo. L’intervento riuscì e Ninuccia vide per la prima volta le sue bambine: erano belle come bamboline di porcellana, ma anche in quell’occasione, Ninuccia non riuscì né a ridere di gioia e né a piangere di commozione. Si limitò a dire:”Meno male che sono sane tutte e due!”.Una bionda e l’altra castana di capelli non si potevano di certo confondere. Ninuccia notò che avevano gli occhi azzurri come il suo povero papà. Continua a leggere “Ninuccia e le scarpe degli Angeli (IX CAP.)”

Il club degli SFIGATI D’AUTORE.

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Comprendo solo da ieri mattina il significato di quel vecchio detto”mi hai fatto venire l’orticaria” riferito a persone, cose, situazioni o comportamenti altamente spiacevoli e fastidiosi che il soggetto colpito non riesce a tollerare,provocandogli un disagio ed un fastidio continuo ed antipatico. Il fastidio può divenire talvolta così prepotente che verrebbe la voglia di “cambiare pelle” per usare un altro detto che trova ragion d’esistere in questo caso. A me personalmente con queste punture che mi ritrovo che assomigliano a invasioni barbariche di  vespe velenose o di zanzare tigre comparse anzi tempo, è venuta anche voglia di dare un paio di sonori ceffoni con annessi calci nel sedere, a quella sfiga che ancora non mi molla dall’inizio dell’anno! Ricapitoliamo: in gennaio la famosa maga gattolona pasticciona, aveva predetto un inizio d’anno sfigato sulla base di quel virus intestinale della figlia.(Vedi post dal titolo: CHE LA SFIGA SIA CON ME!” Non si sbagliò poi molto. Da lì in poi una serie di malattie non invalidanti ma molto “rompenti”non mi ha ancora abbandonata. Che fare in questi casi? Chiamare il parroco che venga a benedire la casa, infestata da qualche demone che si fa beffe di me? Non me la sento perché il nuovo parroco si chiama Don Giovanni e dovrebbe usare tutta l’acqua santa destinata anche alle altre famiglie. Inoltre non vorrei mi portasse anche dell’altro, oltre all’acqua santa. Vado a Lourdes o a Fatima, con un viaggio organizzato per “sfigati doc”? Mi faccio calare nelle vasche in immersione subacquea e rimango sott’acqua per tre giorni? Non so nemmeno nuotare, ma potrebbe essere un’idea: o la va, cioè guarisco e torno come nuova, o tiro le cuoia e buonanotte ai suonatori, chi s’è visto s’è visto! Di solito non dico parolacce ma oggi mi sentirei di divenire un camionista di quelli con la pancia, pelati, alitosi, rutto e scoreggioni liberi!. Una sottospecie di scaricatore di porto che sputa per terra e dice improperi a destra e a manca, ma non mi riconoscerei più e la corte chiuderebbe i marmi per vergogna. Devo inghiottire e sopportare stoicamente, mentre faccio nove/dieci docce quasi fredde al giorno sperando in un sollievo momentaneo del prurito. Docce che mi faranno tornare il blocco al collo da cui tutto partì? Insomma gente ho  prurito, ho dei pacchetti di ponfi, sono nervosa e agitata, mi sento come una tigre in gabbia che vorrebbe balzare fuori, sbranando la rete”  Ma perchè a me? Questi bozzoli vanno dalla base del collo alle spalle e deturpano pure una parte ancora intonsa e conservata ad hoc: il decolletè. Mi mancava un’orticaria nella mia vita e mi chiedevo quando me ne sarebbe arrivata una, ma sino a ieri niente, l’ho chiesta tanto supplicando la sorte, ma nulla. La mia amica sfiga per sempre invece mi ha voluta accontentare e me ne ha mandata una che a prima vista, pareva il fuoco di Sant’Antonio! La causa? Sono state le iniezioni di antidolorifico e antiinfiammatorio per curare l’artrosi cervicale, con blocco al braccio. Perché mi chiedo mi è venuto un attacco così grosso di artrosi con formicolio al dito mignolo, parestesie al braccio e quella corsa al Pronto Soccorso durante la quale mi hanno attaccato una flebo da mezzo litro di quel maledetto T……? Continua a leggere “Il club degli SFIGATI D’AUTORE.”

Ninuccia e le scarpe degli Angeli (VI Cap:Un lungo viaggio)

proseguo nel pubblicare il mio amatissimo Romanzo, dal titolo NINUCCIA E LE SCARPE DEGLI ANGELI. Ancora non trapela nulla di come evolverà la storia, ci vuole molta molta pazienza. nel frattempo sono graditi e preziosi i suggerimenti e le idee che vorrete esprimere a questo sito: http://www.con-fine.com/home/la-storia-di-ninuccia/

Ed ora via al sesto capitolo dal titolo: Un lungo viaggio. Buona e serena lettura a tutti i miei amici/e!

Stiamo per arrivare a Napoli, si svegli signora!” Una voce maschile con tono molto basso le parlava, scuotendola per svegliarla. Nonostante l’uomo le tirasse un braccio Ninuccia non voleva saperne di svegliarsi, ma lui tirava forte e lei a fatica aprì gli occhi e disse: ”Dove si trova Beniamino?”. “Signora la prego si deve svegliare, tra pochi minuti dobbiamo scendere. Siamo quasi arrivati a Napoli, mi ha chiesto di chiamarla e io l’ho fatto.” D’improvviso Ninuccia ritornò presente a se stessa e dandosi un grosso schiaffo sul viso, si svegliò del tutto.“La ringrazio signore, spero di non averle arrecato disturbo signor..? Signor?” Cercando di conoscere il suo nome. “Mi chiamo Gaudenzio, se le interessa, ma non credo. Si è agitata parecchio nel sonno e lei come si chiama?” “Dora” rispose sistemandosi il cappotto e preparandosi per uscire dallo scompartimento del treno. Dopo pochi minuti Dora e Gaudenzio, udirono il fischio del Capotreno che annunciava la fermata di Napoli,si misero in fila con gli altri, scendendo rapidamente gli scalini. Si salutarono con una vigorosa stretta di mano che a Dora provocò un brivido di piacere strano e sconosciuto. Le venne spontaneo chiedergli dove era diretto, non riuscendo a nascondere per quell’uomo una sorta di curiosità morbosa. Anche se la sua razionalità ed intelligenza le impedivano di provare anche solo a sperare che lui fosse Beniamino.“Prenderò tra un’ora un altro Eurostar per Paola, ma non credo che le interessi più di tanto. Ci impiegherò circa due ore e mezzo, se non ci sono intoppi e se “il treno farà il suo dovere”, come lei ha detto qualche ora fa. E’ contenta di saperlo?” Alle parole dell’uomo Ninuccia sobbalzò e per tutta risposta gli chiese” Se non sono troppo indiscreta dopo, dove è diretto? Non dico che stiamo per diventare amici, ma compagni di treno sì! Anch’io prendo per Paola e le dico anche che poi, proseguirò per Cosenza. E da lì, non so come ma devo arrivare a Castrolibero: lo conosce quel paesino?”Parlò in tutta fretta, senza dare il tempo all’altro di replicare, come volesse fare una sorta di confessione spontanea facendo sapere a lui per primo, che stava tornando a casa. Gaudenzio si accese una sigaretta mentre si toccava i capelli e la barba, segnale di profondo disagio e di imbarazzo. Dopo qualche minuto, le disse”Tra tutti i miliardi di persone e di destinazioni che ci sono nel mondo, purtroppo anch’io faccio lo stesso tragitto: devo andare a Castrolibero, accidenti! dove peraltro abito. Ora è contenta di saperlo?” L’uomo che amava fissare il pavimento, glielo comunicò con la consueta voce stanca e molto bassa. “Una signora come lei, che cavolo ci va a fare in un Paese come quello? Laggiù non c’è nemmeno un night o una balera, ma solo puzza e rottami lasciati per ogni vicolo o stradina. Perché è di una balera vero, che lei abbisogna per campare? Una come lei dovrebbe ritornare a Bologna subito e rientrare nel luogo da dove è scappata. E poi scusi alla sua rispettabile età, che lavoro pretende di fare laggiù? Ma quanti anni ha? Forse nella trattoria di Martino, avranno bisogno di una lavapiatti..”D’improvviso sembrava che a Gaudenzio fosse arrivata un’insolita e convulsa voglia di chiacchierare, che non gli era familiare per niente. Un timido sorriso si affacciava sulla sua bocca, carnosa e ben disegnata anche se con labbra molto screpolate e denti non immacolati, per le troppe sigarette fumate. “Avrebbe bisogno di una ripulita accurata, di quelle che solo Rosina sa fare oppure di un miracolo, per meglio dire! Inoltre dovrebbe passare dal mio dentista e Fernando potrebbe fare un ottimo lavoro su quella foresta incolta di barba e capelli. Non dovrebbe però tagliare molto!” Disse tra sé e sé, scrutandolo in ogni angolazione della testa, “Di certo non gli occorre lo scalpo così come ho dovuto fare io”. Lui non si deve nascondere da nessuno e quest’aria un po’ selvaggia e rude gli appartiene: non gli va tolta. Sotto la barba e i capelli in disordine, secondo me si nasconde un viso che toglie il fiato, quei visi che mi facevano impazzire un tempo. Aristide potrebbe insegnargli le buone maniere, ed io mi lascerei sicuramente ricrescere i miei capelli, li ritingerei di biondo, facendo i colpi di sole e proverei per lui ad essere ancora una donna, o forse quella ragazza che non sono mai stata.” Questi pensieri civettuoli, invadevano la già confusa testa di Ninuccia e per un attimo le avevano fatto dimenticare i motivi che la portavano a Castrolibero. Continua a leggere “Ninuccia e le scarpe degli Angeli (VI Cap:Un lungo viaggio)”

Ti costruirò la pace con le mie mani amore mio.

Dolce tesoro che uscendo dal mio ventre mi rendesti la persona più felice della terra, lascia che io possa ancora poggiare le mie braccia e la mia testa sulla tua, come quando eri piccolo e amorevole come un tenero raccolto di giugno. Triste ma consapevole figlio mio, sei la mia riserva di forza che a volte non trovo più, se tu respiri io vivo, se tu soffri io muoio. Ma quando tu arrivi, metto la maschera e fingo una forza sovrumana che non ho, ma al sol vederti mi si spalanca il mondo intero.Smette lo stanco cuore di battere regolare, il respiro si fa veloce ed affannoso perchè vorrebbe guarirti da tutti i mali del mondo e farmene io carico. Non so dov’è che riesco a contenere tutto questo gran bene e l’amore materno che provo per te. Sei uomo oramai, ma devi ancora crescere e fortificarti, il tralcio di vite non è ancora maturo per dare un ottimo vino, su quel viso ancora bambino porti i segni di un passato e di un presente che ancora ti fa male.Fu mia e solo mia la colpa? Io non devo piangere, io devo essere forte, io devo trovare la ricetta, io devo essere una roccia scavata nella montagna per tutti e due. Non ti lascio da solo a crescere, non ti offro a questa vigliacca vita che ancora ti fa male. Mi strapperò l’anima ma cercherò di guarirti, prima te l’ho giurato a qualsiasi costo ti aiuto, anche se dovessi morire io stessa. Ti ho detto e promesso che metterò una pentola sul fuoco, ci butterò dentro farina e acqua, sale e volontà,, mescolerò tutto con la forza e l’amore, che solo una mamma può avere. Poi quando è cotto l’impasto gl idarò la forma della serenità e della pace, te l’appoggerò sullo stomaco e nelle mani, e farò in modo che ti entri sino al cuore. Ora, chi mi legge capirà che dopo un sorriso o una gioia improvvisa, arrivano dolori e lacrime e no nsi può mai stare contenti nemmeno per un giorno intero. Non io per lo meno. Ma voi, vivi o morti che siate,statemi vicini, mandatemi quella tenacia che mi occorre per scacciare le lacrime e l’angoscia che poc’anzi ho represso, regalatemi una spalla ed un abbraccio che porterò a mio figlio. Se solo avessi per cinque minuti la bacchetta magica, te la poserei sui tuoi occhi azzurri,caro amore mio, se avessi il libretto della magia andrei alla lettera S come serenità. Ma non ho niente di tutto ciò, io non sono niente, sono solo una mamma che soffre ma non molla, crollerò dopo lo so con certezza ma ora non è il momento.

Oggi è il mio giorno fortunato!

oggi è una di quelle giornate dove non so perchè tutto stia accadendo così in fretta. Non mi capacito della velocità con la quale gli eventi si susseguono l’un l’altro. Ne sono felice e stupita. Ho visto molti apprezzamenti per alcuni miei articoli e sono incredula. Do ufficialmente il benvenuto ad una persona che non avevo mai visto prima nei vari siti e salotti. Mi chiedo ma quanti siamo in questo scampolo d’Italia? Mi chiedo chi sono tutti questi Angeli spuntati da chissà quale paradiso che vengono a dirmi “Mi piace”? In ordine temporale do ufficialmente il benvenuto a Corte a questa visione paradisiaca, a questo D’Artagnan d’altri tempi, questo  signore che si chiama Angelo, di nome e non di fatto, dato lo sguardo assassino da dirottatore di treni a vapore! Lo spazio del bel tenebroso è:

https://angelo712.wordpress.com.

angelo712Ragazze e amiche, donne e fringuelle, mogli e fidanzate se avete cuore e arterie a posto potete guardare il viso altrimenti meglio che cambiate post! Stiamo attente alle coronarie, alla nostra/mia età è pericoloso prima di cena avere simili visioni…. Stamattina Roberto Emanuelli ed ora questo Gianni spuntato da un cielo di Marzo piovoso ma foriero di buone notizie, che sta portando buoni frutti? Io sono impacciata, non trovo le parole (forse non ci crede nessuno…)personalmente non so bene cosa dirti, come presentarmi e con quale vestito accoglierti! immagine-028.jpgtroverò forse domani le parole  giuste da usare per dirti che mi fa molto piacere che tu sia qui! Ed ora, o il blocco al collo guarisce o mi portano al P.S. in barella con le flebo attaccatte dappertutto! mammamia che giornata! Scherzi a parte, ben arrivato caro Angelo del cielo, e grazie di cuore per tutti i complimenti ai miei articoli. Spero di leggerti ancora. oggetti da vendere 055Fabiana.

Benvenuto a Emanuelli Robby!

Ciao Roberto e ben arrivato a Corte Schianchi! Sei il cinquantesimo amico che entra a far parte del mio spazio virtuale per amici solidi e sinceri. Ora sei uno di noi, ti trovi a Palazzo degli Amici, a Casa Fabiana, nel salotto buono restaurato:essendo Mi fai sentire ancora giovane e mi fai ritornare alla mente quando mi mettevo in testa di conquistare qualche “baldo giovinotto”. Mi susciti la competizione con altre donne, ma che stranezza primaverile! Non mi ricordo niente di te! Ne l’età e nè la provenienza, ma non sono dati importanti. E’ da tanto tempo che non ci “annusiamo” come due gatti, non ci scriviamo sui rispettivi spazi e non ci leggiamo. Devi sapere caro Roberto che  questa è una Corte un pò spartana, dove non facciamo caso se rompiamo un marmo di Carrara o se qualcuno distratto arriva di corsa e sbriciola un vaso del 1500 di Limoges! Poi sopraggiunge qualcun’altra/o che con gioia, sostituisce il pezzo mancante, con uno di minor pregio estetico ma di maggior valore umano. Speravo di averti tra i miei conoscenti, per leggere le tue impressioni su ciò che tento, con fatica enorme, ma con tanta passione, di esprimere. Mi piace come scrivi, mi piace ciò che senti, mi piaci tu con quel sorriso finto/sornione da “gattone randagio”  che non vuole andare a scuola di buone maniere gattesche. Ma tra gatti e gattolone pasticcione, ci sarà feeling? Io credo tu possa trasmettermi  idee per confrontarmi con la mia persona, che ha veramente bisogno di una sferzata e di una scossa elettrica di buonumore per provare a fare quella famosa competizione e maratona! Da che cosa lo deduco che mi sento in sintonia con te? Con te che non conosco, che potresti essere benissimo un’altra donna, che dietro a quella foto ci potrebbe essere il figlio di Roberto e tu avere in realtà 99 anni?  Non conosco nemmeno la tua voce, non conosco il carattere e non so quali sono le tue aspettative in questa vita fatta di tante schifezze inutili. Non importa, mi devo far bastare ciò che ho, come faccio di solito con gli altri amici e devo basarmi sui pochi ma utili dati che ho a disposizione se voglio continuare ad avere una corrispondenza epistolare e puramente platonica (nel senso letterario della parola..)con ciascuno di Voi!A questo punto della dichiarazione di benvenuto penserai che ieri sera ho bevuto tre bottiglie di vino.Non è così: sono quasi astemia ed inoltre, causa blocco collo/cervicale/ braccio, mi fanno delle iniezioni di un fortissimo antidolorifico perciò se bevessi anche solo una goccia di vino, credo che finirei in uno stato confusionale ancora più elaborato di quello che provo in questi giorni con questo dolore atroce che non ne vuole sapere di andarsene via. Non sono maga o veggente, non sono ancora (credo) rimbambita per l’età che peraltro e nonostante i malanni fisici mi rifiuto di avere! Ho spesso delle intuizioni e delle sensazioni che con il tempo e gli anni si sono affinate: me le tengo ben strette. Con quella faccia un pò così, quell’espressione un pò colà, acchiapperai parecchie femmine ingenue e frizzantine desiderose di renderti meno randagio! Mi piace il tuo giusto menefreghismo e sincerità che metti nei tuoi interessanti articoli. Sei ancora per me un groviglio colorato di mistero e fantasia, così come sono io per te, ma ti potrai sbizzarrire nel leggere ciò che ti sei perso dentro ai meandri di questi cassetti! Le tue vibrisse ti guideranno come una bussola e di sicuro non sbaglierai tragitto! Hai a tua disposizione elfi e maghi, Angeli e Putti d’oro, streghe e scarpette ricamate, se vuoi leggere i miei papiri ti puoi perdere dentro più di seicentotrenta scritti. Chiudi gli occhi, metti il dito su una categoria a caso e prova a vedere ciò che esce da questi cassetti di marmo e pietre prezione. C’è dentro tanto di Fabiana, ma non tutto: il meglio deve ancora arrivare! Buon mattino! Grazie e a presto….

Ninuccia e le scarpe degli Angeli: V Cap.(Parte il treno).

Parte il treno:(Quinto capitolo)

http://www.con-fine.com/home/la-storia-di-ninuccia/

Erano le diciotto e trenta, quando Ninuccia vestita come una ragazza ma con i capelli cortissimi e bianchi mise i piedi nel taxi.“Dove andiamo bella signora?”Chiese il tassista con occhio distratto e la sigaretta  penzoloni tra le labbra spenta”.“Andiamo alla Stazione Centrale, in fretta per favore!” “Ochei” rispose il tassista, “Se vuole fumi pure mi farà compagnia. Poi scrutandola dallo specchietto retrovisore, le chiese a bruciapelo:” Scusi la domanda, ma lei non è la dot..“No!” rispose secca, “Non lo dica nemmeno per scherzo, io non sono quella là” E aspirò ad occhi chiusi la sua prima boccata di fumo da donna nuova e libera. Fuori il termometro segnava ancora meno sei, si strinse nel loden verde e mise le gambe sopra la valigia, guardando fuori dal finestrino semi aperto. Si era ripromessa che non lo avrebbe fatto, che non avrebbe guardato fuori dal finestrino, ma non mantenne fede alla promessa. Guardò per l’ultima volta il suo Palazzo, le case, i vialetti, le piante gelate, i bambini, i percorsi che aveva fatto per decenni e che conosceva a memoria. Via via che il taxi procedeva divenivano sempre più piccini, alla fine erano ridotti a dei puntini adimensionali. Sapeva con precisione assoluta, dove si trovava ogni cartello stradale, ogni buca, ogni tombino, avendo percorso migliaia di volte Bologna a piedi per mantenere la linea e per scacciare la depressione. Mentre la sigaretta stava terminando, si accorse che il tassista guardava in continuazione dallo specchietto retrovisore con aria di curiosità e le richiese con fare più deciso:”Ma scusi è proprio lei: lei è la dottoressa Ercolani, sarò anche un tassista e basta, ma non sono rimbecillito, lei è lei!” “Senta, se non la smette, io scendo e vado a piedi, tanto manca poco alla stazione, non è vero?”. Continua a leggere “Ninuccia e le scarpe degli Angeli: V Cap.(Parte il treno).”