Sapere, conoscere, essere informati,capire e diffondere allunga la vita.(parte seconda)

ospedalesantamarianuova

 

 

Dai quarantacinque anni sino ai settantaquattro all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia è possibile partecipare ad un programma chiamato”Screening gratuito per la diagnosi precoce del tumore alla mammella”. Le donne dai 45 anni sino ai 49 se vorranno, potranno usufruire di questo servizio che il SSR dell’Emilia Romagna mette a disposizione. Dai 50 anni ai 74 anni, invece si verrà invitate ogni due anni, dal momento che le statistiche dicono che dopo i 50 anni, ci si può ammalare di meno di questa terribile malattia. Al seno, specifichiamo, lo dicono le statistiche specifichiamo, ma le statistiche non sono la Bibbia o la Costituzione. A Reggio Emilia veniamo invitate allo screening gratuito anche per il pap test, ogni uno, due ,tre anni, dipende dall’età che abbiamo e man mano che gli anni passano dovrebbe abbassarsi il rischio di ammalarci. Dovrebbe e si suppone. Il fatto importante è che il pap test, comunemente chiamato “striscio” è uno strumento valido ed efficace per il controllo e la prevenzione del tumore al collo dell’utero. Non so come funziona nelle altre città Italiane ed Europee, non so se questi screening completamente gratuiti esistono:ci terrei molto a saperlo. Mi era stato sempre detto di alternare alla mammografia, la visita manuale al seno con relativa ecografia. L’ alternanza di questi due esami dovrebbe rivelare per tempo se ci sono noduli in vista. Se non rivelasse un nodulo maligno la mammografia, ci arriva la visita senologica con l’ecografia. Insomma il bastardo non dovrebbe scappare con questi due controlli incrociati. Sino all’anno duemilatredici, potevo farmi visitare da una senologa molto brava (alcune donne direbbero di no, ma il parere relativo ad un medico è sempre diverso a seconda dei risultati che l’ammalato ottiene), però a pagamento, cioè in modo privato, cioè a 150,00 euro la visita. L’anno scorso non ho effettuato la visita ma solo la mammografia, risultata negativa. Quest’anno mi sono chiesta perché continuare a spendere una cifra così alta, che sommata a tutte le altre visite e medicine a pagamento che io e la mia famiglia dobbiamo sostenere, mi fa ottenere una somma tale per la quale, chiedere un finanziamento bancario? Scherzi a parte, ho cominciato da sola ad investigare per trovare una stradina che potesse condurmi ad effettuare la visita senologica pagando solo l’obolo del ticket. Chiedo al mio medico di famiglia il quale mi risponde con certezza, che, per le donne oltre i cinquant’anni non c’è strada e non c’è ticket: si deve andare a pagamento. Sento altre donne, i loro pareri, come si sono comportate, che percorsi hanno sostenuto e le mie poche e ben confuse idee, si sono aggrovigliate ancora di più. Chiamo il centro senologico non fidandomi più di nessun parere, per sapere direttamente da loro come fare per accedere alle loro visite gratuite, se ne ho il diritto o al massimo come devo fare per poter pagare solo il ticket. Mi viene spiegato da una gentile infermiera in un’ora di telefonata, che posso accedere a quello che loro chiamano”COLLOQUIO PER CONSULENZA GENETICA” solo se in famiglia, da parte di padre o di madre, ho avuto due casi (due) di tumore alla mammella. Con due punti hai il bonus per accedere al colloquio con un oncologo. Se non ci sono questi due casi di ammalate (povere antenate!) niente colloquio per consulenza genetica gratuito. Attenzione! Care amiche! Ho detto solo colloquio e non visita con ecografia, quella da raggiungere è ancora lontana! Un lungo colloquio, cioè un’anamnesi accurata e dettagliata per provare a stabilire, secondo i loro programmi, che percentuale ho di ammalarmi di cancro alla mammella. Era arrivato così anche il momento “storico” di tutta la faccenda: ricostruire i due alberi genealogici della mia famiglia, scrivendo: nomi, cognomi, date di nascita, date di morte, figli, cugini e cugine e soprattutto, di che cosa sono morti. A quel punto mi sono lievemente incavolata: i miei avi soprattutto quelli paterni, vi ricordo che con mio padre erano dieci tra fratelli e sorelli, più tre deceduti piccoli…I nonni paterni e materni sono nati tutti alla fine dell’ottocento, gl izii e le zie pura, li ho frequentati solo quando ero piccola e loro molto anziani. Ora per parte di papà sono tutti defunti, tranne la sorella della mia mamma alla quale non ho il coraggio di chiedere se ha mai avuto tumori al seno…Ho in vita ancora qualche cugina ottantenne, che io non frequento più da molti anni. Ci si incontrava gli anni passati solo ai matrimoni ed ai funerali, oramai non si sposa più nessuno ed io non vado ai funerali dei parenti che praticamente non conosco. Andrò al mio per forza di cose, ho assistito a quello del mio amato papà  e della mia cara nonnina, stop.Per ricostruire tutta la genealogia non mi sono potuta avvalere della consulenza di mia sorella, ancora vivente e settantenne, si è rifiutata di ripercorrere l’iter delle morti e delle malattie dei nostri antenati, è  un suo diritto farlo dal momento che è vedova da poco e non senza dolore acuto. Non mi sembrava il caso di telefonare ai cugini superstiti, o ai loro figli o figlie o nipoti, perchè presumo che qualcuno, data l’età, sia un tantino rimbambito per sapere se la loro mamma, cioè la sorella del mio povero papà aveva avuto un tumore al seno o alle ovaie e come è stata l’evoluzione di questi. Avrebbero pensato a “scherzi a parte” e mi avrebbero giustamente chiuso il telefono in faccia! Quindi, niente telefonate, strada chiusa anche in quel caso,. ma con uno sforzo di memoria titanico ho ricostruito gli alberi e le relative foglie morte. Senza date di nascita e di morte, solo sparuti nomi e cognomi su di un foglio di carta, nominativi che sono carne della mia carne, sono pezzi di me dei quali purtroppo so pochissimo e non so certo di malattie così importanti e per quei tempi molto riservate. Di certo solo un punto: la mia mamma ebbe un nodulo maligno circa una trentina d’anni fa, fu operata un paio di volte, ma fortunatamente guarì in tempo. Nel preparare l’albero genealogico del mio papà scrissi che una prozia doveva aver avuto un tumore al seno, ma scrissi anche che non ricordavo l’anno della morte e se la causa del decesso fu proprio il brutto male. Una mezza verità, dal momento che si vociferava in famiglia che quella pro zia, molto probabilmente aveva avuto questo tipo di male che ai quei tempi non era di certo curabile e si diceva anche che ella, ne morì in pochissimo tempo. Fatto sta che arriva il giorno del Colloquio per consulenza genetica al centro senologico. Mi riceve l’oncologo che legge i miei alberi genealogici, notando che possiedo solo un punto certo per tumore al seno, appartenente alla mia mamma. Per la prozia non fa punto e quindi a quel punto ,avrebbe anche potuto mandarmi via e non farmi la consulenza. Ma siamo in Italia, e bontà sua abbiamo proseguito nel colloquio infinito, inserendo le risposte dentro al computer. Alla fine, il mio profilo data l’età, il peso, l’altezza, la menopausa, il fatto che io assuma la TOS., il fatto che ho assunto la pillola anticoncezionale solo per pochissimi giorni nella mia vita, i due parti cesarei e bla bla bla, mi sono aggiudicata un punteggio “DUE” di rischio tumore. Che in parole povere, ma molto terra a terra, significa che sono a rischio moderato. Fine del colloquio, niente ticket, niente visita ed ecografia, saluti e baci all’oncologo. Tutto qua, dopo una settimana trascorsa a guardare le fotografie antiche della mia famiglia, per ricordare nomi, gradi di parentela e malattie? Non contenta, domando come accedere ora alla visita vera e propria, quella con palpazione dei seni e relativa ecografia, la visita durante la quale ti insegnano come fare per auto visitarti e consigliano di farlo una volta al mese. Il medico mi risponde che dato il rischio due, cioè moderatamente alto, non si può più fare nulla, solo rivolgersi ad un senologo privato, spendendo i famosi 150/160 euro. Punto e fine della storia, lei ha superato i 50, non è più nella fascia altissima di rischio, quindi non ha più il diritto di fare una visita senologica con il SSN, quindi ci salutiamo qua Signora Schianchi. Mi alzo dalla sedia, ma lui mi trattiene per un braccio e mi sussurra all’orecchio”..a meno che…”

(continua la storia reale!)

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