..e m’incammino verso la sera.

Anche stamane ho sentito il trillo antipatico della sveglia che mi chiede di alzarmi dal mio caldo e sicuro giaciglio. Sembra quell’antipatico alzabandiera mattutino dei soldati che, immersi nel loro profondio sonno, contornato da sogni caldi devono alzarsi sicuramente controvoglia,  per compiere il loro dovere. Mi lavo la faccia distrattamente e conto i segni del viso: ogni giorno un angolino nuovo spunta e fa capolino, per ricordarmi che non è ancora finita. Mi vesto già stanca, con qualcosa che mi capita tra le mani e che ho ammonticchiato sui manubri della cyclette, qualsiasi straccio va bene, purchè mi ricopra tutta dalla testa ai piedi e non mostri più nulla di me. In cucina preparo le tre colazioni che da anni non sono più quattro e penso a quale dei miei errori devo espiare. Quale, tra tutte le colpe che ho e le brutture che ho commesso, è quella per la quale sono stata punita? Poi accendo il televisore per non ascoltarlo, cerco il mio yogurt di soia ed è finito, ripiego su un cibo che non fa per me. Forse questa è la vita di tutti noi? Forse questo è il percorso che devo compiere senza nulla potere? Questo è ciò che è stato deciso e pensato per questo misero corpo vuoto d’amore e pieno di cose inutili? E’ tutto qui, questo espiare e correre verso il nulla già promesso da altri? E’ questo il percorso irto di lame taglienti ed infuocate per trascinare le gambe e riempireun poco  lo stomaco? Questo è il senso vero della vita? Tutti parlano di zone oscure dalle quali non riescono ad uscire, tutti cercano pace e serenità, tutti ambiscono ad avere un punto dove raccogliersi e sentirsi protetti dall’inutile e dal superfluo, che da fatuo com’è si trasforma in danno perenne. Vogliamo l’amore con la a maiuscola e quando abbiam ola grande fortuna di averlo davanti non ci piace più, vogliamo fama e notorietà, danaro e lustro e non sappiamo gestirlo. Nel momento in cui veniamo notati si innesca un senso d’inadeguatezza profondo, una gara tra noi e noi che porta al soffocamento del nostro essere più raccolto ed intimo. Sento la voce di mia figlia, i passi di mio marito che rimbombano asimettrici sulle scale, vorrei risentire il brontolare lento ed inesorabile di mio figlio ed i suoi lamenti su tutto, e ridere del suo carattere così particolare. Ora  che  non sono più completa come essere, ma formata da tanti piccoli pezzi male assemblati, ora che dovrei e potrei dare il meglio come sempre ho fatto, sento che il meglio è il peggio di ciò che posso presentare al pubblico pagante. E comprendo mio padre stanco e mia madre distrutta e capisco i loro lamenti e le loro litigate giuste, giuste per come erano loro a quei tempi che sicuramente erano migliori nella fatica e nel sudore dei miei tempi. Sento il mio essere già stanco e desideroso di ritornare a letto, mi guardo intorno ed è un attimo..la casa è vuota, le tazze sporche, il lavandino colmo e un pezzo di pane scongelato da giorni che devo deciderm ia buttare via. Intorno a me solo il solito quadro che potrebbe essere meraviglioso se guardato con gli occhi dell’amore, mi tocco le guance e le labbra, mi morsico quelle inferiori, schiocco le dita, accarezzo i capelli, e pigio queste anonime e silenziose lettere dell’alfabeto, pur squillanti nel loro ritmico danzare a mio piacimento. Saranno poi felici di essere usate senza mai proferir diniego? Avranno di già trovato pace e serenità, o eseguono rassegnate ciò per cui sono state create e inventate da un uomo che non ne ha mai abbastanza? Solo il ronzare tranquillo di qualche ape che tenta di entrare dalle fessure delle zanzariere mi riporta alla realtà quotidiana, guardo l’orologio a fiori sul muro di cucina, vedo i miei inutili piatti appesi e mi accorgo che è già sera e non ho  ancora tolto quelle tazze dal secchiaio….

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