Fai bei sogni.

Ho visto e ascoltato Massimo Gramellini ospito fisso della trasmissione “Che tempo che fa” su RAI3 la domenica sera. Non lo conoscevo, anche se è un noto e stimato Vicedirettore del quotidiano “La Stampa”. Ha pubblicato altri libri con l’editore Longanesi, oltre a questo che ho preso in prestito in Biblioteca. Devo dire che come uomo e giornalista non mi trasmetteva particolari emozioni e nemmeno mi suscitava il desiderio di conoscerlo più a fondo. Anzi! Il suo viso, lo sguardo, la mimica facciale poco espressiva, quella vena di tristezza che emana da ogni suo movimento me lo facevano risultare non simpatico. Pur riconoscendogli l pregio di saper leggere bene i brani che spesso legge in pubblico. Ora comprendo il perché di quella vena di tristezza ancora presente nei suoi occhi. “Fai bei sogni” è un gran bel libro, di facile lettura, scorre via liscio come l’olio e si legge volendo, in un paio di sere. E’ una storia autobiografica che riguarda la morte improvvisa dell’amata mamma Giuseppina Pastore, quando lui, figlio unico aveva nove anni. Il racconto scritto con una penna semplice, autentica e senza troppi fronzoli e giri di parole, non costringe il lettore a piangere per questo evento di per sé molto doloroso. Massimo racconta come ha fatto a superare il trauma della perdita, trauma vinto solo con la stesura del romanzo, spiega come ha trascorso l’infanzia ed i mezzi che un bambino ha usato pur di sopravvivere a quel dolore così intenso. Si circonda di amici immaginari dando loro un nome ed un carattere, parla del difficile rapporto con il padre che ho dovuto crescerlo da solo e delle figure femminili che lo hanno circondato. Dal libro trapela che egli era un bambino a mio avviso molto intelligente che è ricorso a parecchi stratagemmi pur di nascondersi l’amara verità sulla morte della madre. Verità sempre sospettata ma scacciata con veemenza per la paura di distruggere il mito della madre che lo aveva abbandonato per sempre. Ci conduce pagina dopo pagina alla comprensione di come abbia fatto per superare il dolore e come oggi, sia un uomo maturo e forte che ama ancora la vita. Mi ha colpito moltissimo il linguaggio semplice, pulito la facilità con la quale il libro si fa leggere, e mi ha tenuta con il fiato sospeso sino alla fine, quando “Madrina”, la migliore amica della madre si decide a raccontargli la verità Quella verità che tutti quanti per quarant’anni circa gl iavevano taciuto, costruendo attorno a lui una cortina di ferro per proteggere “il bambin”. Gramellini nasce a Torino, e non diventerà avvocato come la madre sognava, si sposa due volte e che io sappia non ha figli. Ve lo consiglio di cuore: è uno dei libri più belli e sciolti che io abbia mai letto.

In questo torrido venerdì 3 luglio 2015 auguro a me stessa e a tutti voi,  di fare ogni notte bei sogni che si possano anche tramutare in realtà!330px-Massimo_Gramellini_-_Festivaletteratura_2012_-_1

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