Lasciatemi decidere come morire.

Questo deve aver pensato Laura, una giovine ragazza belga di 24 anni mentre faceva la sua scelta mentale ed oggettiva. Laura è un nome di fantasia di una ragazza disagiata, autolesionista con alle spalle uan famiglia disastrata ed un padre alcolista. Ma ella potrebbe benissimo chiamarsi Fabiana o Anna, Guido o Paolo ed è un suo diritto sacrosanto smettere di vivere se la sua qualità di vita non è più tale da essere denominata “vita normale”. Ci sono tanti tipi di vite, tante qualità ma per ognuno di noi questa qualità deve poter essere accettabile, ci deve lasciar respirare e dormire, mangiare e qualche volta ridere. Se vengono a mancare anche questi tratti fondamentali non è più vita, non c’è più via d’uscita e l’unica salvezza è rappresentata dalla morte. Questa ragazza come milioni di persone soffre di una gravissima malattia troppe volte zittita e non nominata, quasi fosse un disonore indossarla! E una volta indossata stiamone pur certi che è difficile separarcene, prima o poi ritorna. Con altri colori, con altre forme, sotto falsi nomi come stress, gastrite cronica, colite nervosa, esaurimento nervoso, ma è sempre lei, la puttana che ben conosco e che se non curata adeguatamente può fare danni irreparabili. Laura ora non ce la fa più ad andare avanti, ha perso ogni scopo di vita, dopo una more lesbico finito ed una grande passione per il teatro. Ha chiesto ed ottenuto l’eutanasia per poter dire fine alla sua vita, solo sua e di nessun altro. Una commissione specializzata di medici ha valutato che la sua richiesta può essere accolta e le daranno la dolce morte non appena possibile. Dovrà attendere ancora, dovrà soffrire ancora ma per poco tempo e raggiungerà così un’altra sua amica che per ragione di patologie mediche/fisiche ha chiesto ed ottenuto anch’ella l’eutanasia. Non c’è bisogno di giudicare o farsene meraviglie se una persona decide per il suicidio oppure per questa forma di morte che io chiamo “non invasiva”, qualora non si abbia il coraggio di togliersela da soli. Non vorrei con questo mio scritto incitare i depressi a togliersi la vita! Io stessa, pur avendoci pensato seriamente molte volte non l’ho mai fatto per mille motivi che non sto qui ad elencare. Ne sono felice, non ne sono felice? Dipende dai momenti e dalle situazioni, certo è che combattere con un mostro che in certi periodi ti mangia pezzo per pezzo è tremendo, è come avere un tumore maligno che non ti dà tregua, anche se i medici non ti hanno dato la data di scadenza, Le pagine dei libri di storia sono pieni zeppi di suicidi, dopo l’uscita de “I dolori del giovane Werther” scritto dal tedesco Johann Wolfgang Goethe, iniziò una catena infine di suicidi a imitazione del protagonista.. Questo non deve accadere, i medici nel prendere una decisione così travagliata e pesante devono avere una buona dose di preparazione medica, scientifica, patologica, seria, fredda e distante,  ma non umana in questo caso. Se si affidassero al cuore e ai sentimenti, non praticherebbero di certo la dolce morte a nessuno di coloro che glielo domandano supplicandoli. La stessa identica cosa succede per i nostri amati animali, cavalli, gatti, cani.. se ci accorgiamo che i nostri amici soffrono smisuratamente per una malattia fisica decidiamo assieme al veterinario di sopprimerli, per evitare che soffrano ancora di più. Se i medici hanno reputato che Laura è pienamente consapevole della sua richiesta e che data la qualità della sua vita, può terminare qua il suo viaggio terreno, devono poter accontentarla e così faranno. A mio modesto avviso si parla troppo poco di depressione, tutte le persone che mi hanno letta in questi tre anni non hanno mai e dico mai commentato o dato un loro parere su questo importante disagio mentale. Quasi come se chi scrive fosse pazza o non nel pieno delle proprie facoltà mentali. Quais come se io parlassi di cose che non esistono anche se in molti fanno finta che non siano vere. Per paura della vergogna, dell’atavica vergogna di essere considerati “pazzi”. ma i cosidetti pazzi purtroppo sono altri e le patologie sono ben altre e ben diverse dalla depressione! Forse in tempi diversi e prima della Legge Basaglia anche noi depressi o ex depressi, saremmo stati chiusi nei manicomi e stiamone pur certi! chi non era pazzo ma abbisognava solo di medicine mirate, lo diventava di certo! Non ho mai potuto scambiare un parere con chi ne soffre o ne ha sofferto, ricordando che purtroppo questa malattia viene trasmessa anche ai figli. Poco, tanto, in che misura non lo sia sa bene ma i nostri figli ne soffriranno. E questa è la cosa che mi strazia di più il cuore, questo è il vero mio dispiacere, questa è la mia lacerazione quotidiana, sapere che i miei figli potrebbero soffrirne. Io so come si sta in certi momenti, so alla perfezione come ci si sente, i pensieri che subentrano, il mondo che ti cade a pezzi davanti, ma ho sempre avuto l’umiltà e la voglia di guarire e mi sono sempre fatta aiutare dagli specialisti con medicine e con i colloqui, fondamentali per stare meglio. Due mie amiche si sono suicidate dopo svariati tentativi andati a vuoto, un mio lontano parente pure, non me ne vergogno ma prego per loro che possano dare a me una speranza e che stiano bene dove si trovano ora. Auguro a Laura di stare meglio e di uscire da quel tunnel nero senza via d’uscita, vorrei tanto ripensasse alla sua decisione, ma non mi sentirei mai di dirle di rinunciarvi se questa è la sua precisa volontà!

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