Cibo buttato? No, cibo recuperato!

Il grande evento dell’Expo di Milano, ha come tema principale e comune a tutti gli Stati mondiali che vi hanno partecipato, il cibo. Cibo utilizzato, cibo buttato, sprech ialimentari ,acquisti abnormi, cibo per tutti ma milioni di esseri umani muoiono ancora di fame. Il cibo, fonte primaria di vita assieme all’acqua, questo cibo che ancora fresco ed ottimo da gustare vien buttato nella spazzatura arrecandoci un danno economico ed etico imponente. Si calcola, ma potrebbero essere purtroppo molti di più, che ogni essere umano faccia finire nella pattumiera circa 150 kg. Di alimenti all’anno. Ogni tipo di alimento ancora commestibile, magari cucinato la sera prima o magari ancora imballato nel cellophane viene buttato via. Come ci sentiamo dentro di noi nel momento in cui prendiamo quell’arrosto ancora buono, la pasta condita con il ragù e con estrema disinvoltura la buttiamo nel pattume? Io spero che ognuno si senta male pensando che con i nostri avanzi possono mangiare tante altre persone per giorni interi. Fino a pochi decenni fa il cibo era considerato sacro. Le nostre nonne raccoglievano a fine pasto le briciole di pane rimaste sulla tovaglia e le mettevano in un vaso. Quando ne avevano raccolto una discreta quantità, lo usavano come pangrattato per impanare alcune pietanze. La cucina tradizionale Italiana è sempre stata nota per le strategie anti spreco, per le sue ricette del riciclo alimentare o riutilizzo degli alimenti, insomma per usare un vecchio proverbio si poteva andare ad un pranzo di nozze ove si mangiavano solo fichi secchi! Io stessa pur amando molto cucinare ed inventare piatti nuovi, alla vista di qualcosa che rimane nel frigo il giorno dopo anche se ben incartato e protetto, anche se un ottimo aspetto di freschezza, ho un senso di nausea e disgusto e la prima cosa che mi viene istintivo fare, è quella di buttare il piatto con l’arrosto rimasto. Se a mezzogiorno mi rimane della pastasciutta con il ragù invece di riciclarla, preparando un’ottima pasta al forno, ho l’istinto irrefrenabile di buttarla via. E questa è una cosa sicuramente disdicevole se penso ai milioni di affamati che nel 2015 muoiono ancora per denutrizione o cattiva alimentazione. Non mi fermo a pensare che potrei portare questi piatti e non avanzi, come si usa chiamarli ad un’altra famiglia magari segnalata dalla Parrocchia, che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Per tutto ciò che rimane sulle nsotre tavole  c’è ancora una speranza di vita o un’idea di recupero. Dovremmo imparare a conoscere e lo farò anch’io, Pellegrino Artusi (nato a Forlimpopoli, il 4 Agosto del 1820 e morto a Firenze il 30 marzo 1911, fu scrittore, critico letterario e gastronomo ndr).Nel 1891 pubblicò a sue spese La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, manuale di cucina e raccolta di ricette, frutto della conoscenza acquisita in numerosi di viaggi nel nord e centro Italia e delle sperimentazioni delle ricette stesse, ad opera dei cuochi della sua casa, Francesco Ruffilli e Marietta Sabatini.. Se avessimo guardato meglio mamme. nonne, zie e suocere mentre cucinavano invece di sbuffare contrariate, oggi ne sapremmo molto di più. Personalmente sono stata molto fortunata a gaurdare e ad aiutare sin da bambina la nonna e la mamma, essendo appassionata da sempre di cuina.  La mia mamma conservava addirittura i noccioli di pesche ed albicocche, li triturava molto finemente e poi li metteva nelle torte e nelle marmellate per rafforzare questi due gusti, già di per sé molto dolci ed accattivanti! . Mi rincuoraperò il fatto di aver cambiato negli ultimi tempi le abitudini alimentari ed i relativi acquisti. Se non tutti i mali vengono per nuocere questa crisi abnorme ci insegna a non sprecare più, questo dopo anni di consumismo sfrenato e dissennato. La tradizione anti spreco si sposa oggigiorno con le nuove abitudini alimentari, rispolverando una cucina casalinga nella quale la Dirigente di Famiglia di allora, cioè la progenitrice ossia la casalinga semplice, doveva far quadrare bilanci e costi, mettendo a tavola anche dieci/quindici persone. le famiglie di allora erano molto più numerose di quelle di oggi e le bocche da sfamare erano bocche con molto appetito, trattandosi di uomini che lavoravano moltissime ore in una gioranta, come i contadini che non conoscevano le feste comandate, i sabati e le domeniche. In questo noi oggi siamo ricchi, perchè possiamo osservare i giorni cosidetti di festa e fare uno stacco dal lavoro di almeno 1/2 giorni la settimana. Dobbiamo metterci in testa che la cucina senza gli sprechi non è una cucina fatta di avanzi, di scarti, di bucce, torsoli e foglie di lattuga non immacolate. Leggo che anche il pluri stellato cuoco MASSIMO BOTTURA; all’Expo ha dato dimostrazione delle sue abilità culinarie, utilizzando solo le eccedenze dei cibi degli altri ristoranti! Massimo Bottura è nato a Modena, il 30 settembre 1962, è perciò un cuoco Emiliano. ma soprattutto è un cuoco  Italiano. È chef e proprietario dell’Osteria Francescana, ristorante premiato con tre stelle Michelin a Modena[1], classificatosi secondo ristorante al mondo nella lista “The World’s 50 Best Restaurants Awards 2015.”  Osteria_francescanamassimobottura

 

 

 

 

Scrivendo questo articolo, studiato sul giornalino relativo alle COOP NORD EST consumatori dell’Emilia Romagna e Lombardia , scopro una figura a me non nota, ma che ora desidero imparare a conoscere per bene. Si tratta di un gruppo di cuoche e cuochi, che si sono prefissati di custodire e tramandare le nostre tradizioni culinarie Italiane. Si chiamano “LE CESARINE”, nascono come associazione “Home Food Le Cesarine” nel 2004, con con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, in collaborazione con l’Università di Bologna. Lo scopo e gli obiettivi sono quelli di salvaguardare e promuovere i cibi buttati, maltrattati o dimenticati. Erano naturalmente anch’esse presenti all’Expo, cercando antiche e sopite tradizioni culinarie. Esistono oggi oltre 400 Cesarini (e Cesarini!) , che ospitano a casa loro dalle 2 alle 24/30 persone, di cui l’80% circa sono stranieri. La fondatrice di questo interessante gruppo si chiama Egeria di Nallo,egeriadinallo

docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna, nonché antropologa. Ma come funziona quest’Associazione? Le Cesarine vengono  avvertite per tempo dell’arrivo degli ospiti, che pagheranno il pranzo o la cena all’Associazione, la quale poi provvederà a rimborsare le nostre deliziose cuoche. La casa di una Cesarina non è un ristorante o una trattoria, ma fa parte di un progetto culturale e gastronomico esteso su tutto il territorio Italiano. Chi sono dunque i depositari dell’antico sapere della nostra cucina? Ma le famiglie stesse Italiane!! Non c’è un menù preciso ma un percorso di conoscenza personale della tal pietanza o della tal altra. Il cibo tipico di una zona è fortemente caratterizzato dall’appartenenza territoriale della pietanza stessa. Non riusciremo mai a mangiare un buon erbazzone fuori Modena, o sarà impossibile gustarsi dei tortelli verdi conditi del balsamico di Modena a Civitavecchia. Li sapranno certamente cucinare, ma metteranno il loro tocco regionale e non saranno più quei tortelli che mangiamo solo e solamente a Reggio Emilia, Parma, Modena….Perché hanno adottato questo buffo e simaptico nome invece di chiamarsi che so “Le Terese o le Marie?”.Vuole essere un omaggio a tutte le zie, le nonne, le cuoche dai nomi antiche e oramai desueti, un po’ come dire la Marietta, celebre cuoca di Pellegrino Artusi.

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