Caffè Lavazza: amore e tradizione.

Il marchio Lavazza è uno dei più prestigiosi al mondo in fatto di caffè. Il suo diciamo “fondatore e capostipite” fu Luigi Lavazza, luigilavazza

nato a Murisengo il 24 Aprile 1859 dove morì il 16 Agosto del 1949.Deve la sua fortuna alla sua intuizione, sconosciuta per quei tempi che riguardava la “torrefazione” e il miscelare diversi tipi di caffè, senza limitarsi a venderne un’unica qualità. Ciò fece decollare l’attività che in breve crebbe e nel novembre del 1927 divenne società per azioni con capitale di 1.500.000 lire. Luigi Lavazza ebbe sette figli: Maria, Mario, Ginetta, Beppe, Amalia, Pericle e Anna Candida. I tre figli continuarono la sua attività a seguito del ritiro del fondatore, nel 1936 nel suo paese natio Murisengo. Arrivando a Torino circa centoventi anni fa, comprò una piccola drogheria nel centro e si mise a tostare e miscelare il caffè. Questo fatto accadeva prima del suo importante viaggio in Brasile durante il quale, osservando attentamente le numerose piantagioni ricchissime di questi prelibati semi, si convinse che quelle zone erano per lui e per il mondo le zone adatte e proficue per il futuro attorno al quale sarebbe ruotata la sua fortuna.piantagionidicaffè

Dopo tre decenni dalla sua intelligente osservazione, la bottega del centro di Torino si trasformò in una grande azienda. Anche l’anno prossimo verrà realizzato un calendario con fotografie di generazioni intere che lavorano nelle piantagioni Colombiane, Peruviane, Brasiliane e Dominicane raccontando il sapere e le tradizioni sul caffè. Queste notizie sono da anni tramandate di padre in figlio, di mamma in figlia. Attraverso le splendide immagini dei dodici mesi dell’anno, il fotografo ANTHONY JOSEPH LAWRENCE,

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ha cercato di rendere omaggio a quei lavoratori che hanno fatto la storia del caffè. Sono tutti immagini di padre e figlio, in effetti il calendario si chiama “From father to son”. 2_jul-1024x768

Il marchio Lavazza è presente e rinomato in tutto il mondo, ora è anche testimonial di un progetto di sostenibilità dell’ambiente chiamato “Tierra!”. Luigi Lavazza ebbe sette figli, ed oggi è Francesca Lavazza quarta generazione di questa lunga dinastia, che si occupa del Corporate Image. E’ lei, donna molto carismatica e molto carina! ad aver collaborato in America Latina, con il fotografo Joey L,. alla realizzazione del calendario presentato il 28 Settembre presso “La cascina Cuccagna” di Milano. Mi stupisce molto, ma mi inorgoglisce altrettanto apprendere che sono moltissime le donne che lavorano nel campo della produzione del caffè e che le loro figure si sono molto evolute nei decenni, sino a farle diventare delle vere e proprie”Manager”. Le donne sono un punto fondamentale per le comunità. Si adoperano con arguzia e spirito di collaborazione per far rispettare le tradizioni e l’economia locale. Anche se facenti parte di una cultura antica ed avendo alle spalle secoli e secoli di tradizioni a volte, dure a morire, sono recettive, pronte ed aperte a nuovi progetti come “Tierra!” Si studiano metodi per fornire alle donne di quei Paesi dei “microcrediti” perché sono loro che hanno in mano l’economia domestica. Questo i Dirigenti uomini ed i Capi delle loro comunità lo hanno capito molto prima di noi, sostenendole nelle loro iniziative. La Casalinga di oggi, figura primaria di grande importanza all’interno dell’azienda di famiglia, che io chiamo simpaticamente “Dirigente di Famiglia”, non riceve nessun sussidio dallo Stato o da altri enti locali. Tutto ciò che fa per i componenti della famiglia non è riconosciuto ancor’oggi, come un’occupazione vera e reale. Non solo non ha sussidi o riconoscimenti, ma nemmeno un misero stipendio. Direi che su questo punto fondamentale siamo rimasti molto indietro, siamo indietro come la coda del maiale, rispetto a popoli considerati erroneamente “più ignoranti e meno evoluti di noi”. Le loro storie di vita sono bellissime ed affascinanti, così come lo saranno le immagini del calendario: sono storie di donne, mogli, mamme e lavoratrici che ottimizzando la qualità del caffè, riescono a migliorare la vita quotidiana, a rendere più belle le loro case, a far costruire scuole e strade. EW_calendar_2016_780x343

Partendo da un anonimo chicco di caffè avviene, grazie anche alle Donne, la trasformazione radicale per Paesi che sotto questo aspetto si stanno evolvendo moltissimo. Mi ha colpito molto leggere di una donna dell’Etiopia, che si chiama ASNAKECH THOMAS. asnakech

Ella è stata invitata l’anno scorso dal Presidente Obama e consorte alla casa Bianca per una cena: ha rifiutato perché doveva raccogliere il suo caffè! Spiegava che si auspica di morire mentre annaffia la sua piantagione, nella quale sono coltivate 34 tipi di diverse piante di caffè!! Questa grande donna, minuscola di corporatura ma con un’ energia vitale enorme, vive per le sue piantagioni e tutti i suoi giorni sono legati al caffè. Tra l’altro l’Etiopia è proprio la terra d’origine del caffè, nella fattispecie la regione di Kafa, patrimonio dell’Unesco. E’ l’unica regione dove il caffè cresce spontaneamente e viene tutt’oggi coltivato con metodologie manuali. Oggi le figure dei contadini e dei coltivatori hanno molte più prospettive e avendo studiato per anni i mezzi tecnologici, le coltivazioni, e come trarre il meglio da quei preziosi semi, vorrebbero creare una loro linea di caffè. Rimane pur sempre un prodotto molto complesso e difficile da coltivare, ma ciò non impedisce di dare lavoro a tutta la fascia equatoriale nel Sud del mondo, dal Sud America all’India, dall’Indonesia all’Africa. Vi lavorano intere famiglie: padre, madre, figli e figlie, zii, nonni e cugini e si tramandano le loro conoscenze e tutto ciò che acquisiscono di moderno e tecnologico, anno dopo anno, giorno dopo giorno. Francesca Lavazza spiega che il progetto “Tierra!” attivo dall’anno 2002 vede coinvolti Colombia, Honduras, Perù, India, Africa e Vietnam. Questo progetto ha contribuito moltissimo all’emancipazione dei contadini dell’America Latina: alcuni di loro faranno così parte del calendario Lavazza 2016. Quest’anno verrà il Sud America, visto che il Brasile è il primo produttore mondiale di caffè e nelle cui zone è in corso un progetto di scolarizzazione per i bambini. In Perù fa sapere Francesca che hanno già aperto diverse scuole, ed in Colombia hanno costruito molte nuove abitazioni. Con questi progetti ed iniziative la Lavazza ha voluto mettere le comunità locali, in grado di ricevere la certificazione sul loro prodotto da parte dell’organizzazione RAINFOREST ALLIANCE. Non è semplice ricevere tale attestato! I parametri sono molto severi e prevedono miglioramenti agricoli di un certo tipo, sempre nel rispetto assoluto delle risorse e dell’ambiente, per poter migliorare le coltivazioni. Se quei Paesi riusciranno ad ottenere la certificazione sul caffè, potranno venderlo ad un prezzo più elevato perché la qualità che otterranno sarà di molto maggiore al normale standard. Si prefiggono di ottenere un impatto ambientale ridotto al minimo per non danneggiare ulteriormente il pianeta Terra, questo sarà reso possibile solo grazie alla volontà e all’apprendimento delle famiglie che lavorano le piantagioni. Queste spiegazioni che fornisce Francesca Lavazza durante una sua intervista, mi fanno pensare alle migliaia di migliaia di profughi che stanno invadendo prepotentemente ed incessantemente il nostro ed altri Paesi. I motivi dolorosi e delicati li conosciamo tutti, perciò non entro nel complesso motivo dei perché. Mi limito ad osservare che se diamo del cibo ad un povero per un giorno questi si sfamerà per la giornata, ma se andiamo nel suo paese e gli insegniamo a coltivare la Terra e come vaccinare le intere popolazioni, se i potenti della Terra lo mettono in grado di provvedere a se stesso ed alla sua famiglia, ed alle generazioni che da lui nasceranno, questi avrà un’ esistenza più che decorosa e sarà con gli anni ed il tempo, sfamato e di sana costituzione. Occorre tempo, danaro e tanta lungimiranza e volontà. La ditta Lavazza da anni collabora anche con  “Slow Food”, ed ha partecipato alla realizzazione di diecimila (10.000!) orti in Africa. Mi pare che siano iniziative queste volte non solo a produrre cibo per i popoli, quindi all’offrire loro uno strumento per la sopravvivenza, ma si va ben oltre. In questo modo si istruiscono i popoli e si rivaluta ampiamente la figura del contadino che sgobba, curvo sotto cinquanta gradi all’ombr, per tutta la vita. Si potrebbero in questo modo avviare processi di commercio e a tale scopo, a Milano dal 3 al 6 ottobre arriveranno circa 2500 giovani contadini da tutto il mondo. Perché? Unendo i presidi Slow Food con le comunità dei produttori di caffè presenteranno “Terra Madre Giovani”. In questo modo si potrà cominciare a ragionare seriamente sul futuro dei contadini e dell’agricoltura, che è sempre stata alla base della nostra sopravvivenza. Se siamo arrivati fino a qui e ne stiamo parlando significa che prima di noi, qualcun,o forse un poco più volonteroso ed intelligente di altri ha tenuto la schiena piegata per tutta una vita. A prescindere dalle stagioni e dalle condizioni di salute. Questi sono passi in avanti da gigante! Adoro il caffè, credo si sia capito, ma da oggi imparando queste nozioni per me nuove, lo amo maggiormente e riconosco onore al merito a tutte quelle persone che stanno in una piantagione per una vita intera. Il mestiere che fu dei miei genitori e di tanti altri nostri progenitori è un mestiere faticoso ma nobile, l’unico in grado alla fine della fiera di sfamarci sul serio! E su questo punto credo siamo tutti d’accordo! O no?

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