Proviamo a difenderci dall’invidia.

E’ uno dei sentimenti più brutti in assoluto. Genera imbarazzo e dolore sia che  la proviamo per gli altri, sia che la subiamo. Diventiamo oggetto di prese di mira in modo negativo, scherno e siamo additati in modo ossessivo compulsivo. In genere affermiamo di non conoscere questo antipatico stato d’animo, ma sentiamo un frigolio dentro l’anima se vediamo una collega d’ufficio fare carriera al nostro posto, quando abbiamo lavorato sodo per anni affinchè il posto fosse nostro.  Se ella indossa un tailleur all’ultima moda, se si è rifatta le labbra o il seno, che noi vediamo cadenti e sottili su noi stesse, se impariamo che la nostra amica si sposa prima di noi o un nostro amico parla di quel viaggio che volevamo fare da secoli, scattano dentro di noi sentimenti ed emozioni con i quali facciamo molta fatica a rapportarci. E’ la tanto temuta e famigerata punta d’invidia. E’ un sentimento che viene paragonato alla cattiveria e che ci mette davanti alle nostre fragilità interiori e ai nostri limiti umani. Socialmente è inaccettabile pertanto viene taciuto e negato, ma purtroppo questo stato d’animo è provato sulle nostre umane carni. L’invidia bisogna saperla gestire. Esistono dei trucchi suggeriti da psicologi per imparare a governarla, affinché coloro che la provano non passino la vita a “rodersi il fegato” come si suol dire. L’invidia nasce da un confronto con qualcun’ altro che non siamo noi stessi, che possiede qualità o beni materiali, o risorse intellettuali, o partner che anche noi vorremmo avere ma che per qualche strano gioco del destino non abbiamo e forse non avremo mai. Essa con la sua radice cattiva porta a galla insicurezze, ed innesca una serie di emozioni negative come il senso d’inferiorità, l’impotenza di fronte all’altro, la rabbia cieca e l’odio. Per non rimanere invischiati in questa rete di sentimenti dannosi dobbiamo focalizzare le nostre emozioni, dobbiamo ammettere con noi stessi che essendo umani, sì, in questo caso siamo anche invidiosi. Usiamo anche noi il confronto come occasione per dimostrare le nostre risorse e ciò che abbiamo appreso con il tempo, imparando a nostra volta dagli invidiati gli atteggiamenti migliori e i modi di comportamento che vorremmo fossero i nostri. Se ci circondiamo di persone positive, serene, appagate e tranquille, che noi reputiamo un modello al quale ispirarci, possiamo senz’altro attingere mettendo da parte l’invidia. Cambiamo così il nostro pensiero, desideriamo ascoltare  ed imparare, non invidiare e magari “stramaledire” colui che possiede una villa con quattro piscine e noi siamo in 50 metri quadrati con mutuo trentennale da pagare. Non fermiamoci a quei pensieri del tipo:per lei è stato facile! “E ti credo gliel’hanno pagata gli suoceri o i genitori!”. Proviamo invece a chiederci  se ella è felice in quella villa e se anche lei, ci invidia proprio perché abbiamo quel piccolo e delizioso nido, dentro al quale abitiamo con il nostro compagno e siamo felici con lui. Lei dopo tutto, anche se abita in tale mole di metri quadrati li odia, perché si è separata da poco ed il marito è scappato con la sua migliore amica. Non fermiamoci mai alle apparenze: l’invidia spesso è fuorviante e ci porta a credere che la realtà sia solo una: quella del nostro punto di vista. La facciata esteriore in genere è solo ciò che l’essere umano fa trasparire, come noi stessi facciamo con loro. Se ci riflettiamo sul serio, tantissime volte alla classica e banale domanda”Come va? Come stai? “ rispondiamo che stiamo benissimo, che tutto va a meraviglia anche se abbiamo appena litigato con nostro marito, anche se non riusciamo a pagare le bollette di casa, anche se abbiamo scoperto che nostra figlia bigia la scuola, ed abbiamo perso da un mese il nostro posto di lavoro. Torna in ballo l’arte squallida del mentire, aggiunta all’ingrediente ed al fattore delimitante “invidia”. E’ un mix esplosivo! Quello che noi conosciamo delle altre persone è solo una minima parte e non possiamo trarre delle conclusioni per cui catalogare lei fortunata, io sfigata. Dietro a quella casa con quattro piscine c’è solitudine, sofferenza, pianti, impotenza e tanta rabbia. La nostra amica immaginaria, che prendo come esempio, ma che potrebbe essere benissimo nostra zia, nostro cugino o la vicina di casa, se ha tutti quei soldi e quelle ville,  di primo acchito sembra più fortunata di noi e più agiata economicamente. Può essere in realtà  una persona molto sola, triste, depressa e senza scopi veri nella vita, che a causa di questi forti vincoli farà molta fatica a crearsi una propria identità ed una propria autonomia economica, fisica ed emotiva. Anzi! Noi stessi siamo da lei invidiati per quel poco che possediamo essendocelo guadagnato con le nostre sole forze. Quindi non è tutto oro ciò che luccica, non dobbiamo dimenticarcelo mai. Un altro espediente per vincere l’invidia è quello di partecipare alle gioie degli altri, condividerle, essere felici per loro e magari pensare: se potrò, un giorno anch’io raggiungerò quel tal risultato. Ora ci lavoro su e cerco di capire in tutta serenità come ha fatto Tizia a divenire così…che so, magra e tonica! Nessuno di noi è Superman o Wonder Woman, non dobbiamo confrontarci con nessun super eroe, ma con una persona che ha le nostre stesse potenzialità. Lei forse le ha messe a frutto prima di me, ma ciò non toglie che anche io posso imparare! Mi congratulerò con sincerità e con sorriso con lei, per aver raggiunto il risultato che bramava da molto tempo. Così non metterò tra di noi la barriera dolorosa dell’invidia ma ci avvicineremo e ci sosterremo a vicenda, qualora anch’io volessi raggiungere il suo stesso risultato.In questo percorso per guarire o stare lontano definitivamente dalle invidie, occorre la ferrea volontà di mettersi in gioco nelle relazioni sociali, così come dobbiamo prenderci cura del nostro corpo ed amarlo molto. L’invidia è una vera ferita che sanguina, è un taglio della pelle e provoca dolore fisico. Concludo riportando un trafiletto su quanto emerso da uno studio eseguito dall’Istituto nazionale di scienze radiologiche di Inage -Ku  in Giappone, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista SCIENCE: Attraverso tecniche di IMAGING, i ricercatori nipponici hanno scoperto che i circuiti neuronali sono gli stessi che si attivano quando ci facciamo male. Forse l’invidia serviva ai nostri avi per stare alla larga dagli estranei e rafforzare l’attaccamento al proprio clan. Era uno stimolo per la sopravvivenza dell’individuo che così era più protetto e di conseguenza positiva lo era anche il gruppo stesso. Oggigiorno non è più così, ma se viviamo male, soffrendo di questo sentimento “rancido” proveremo ugualmente due tipi di dolore: fisico e psichico. Il mio povero papà era solito ripetere una frase” Meglio essere invidiati che invidiare”: Oggi, non sono più d’accordo con queste sue parole, si sta male in due, in due si soffre, chi invidia forse maggiormente, ma anche l’invidiato speciale soffre parecchio.lelucidimattinaalleotto 018

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15 comments

    • La penso come te e come il mio povero papà, ma ti assicuro che anche chi è invidiato bene non sta. Io sul lavoro per questa invidia nei miei confronti che spesso usciva, son ostata anche oggetto di mobbing da parte di un capoufficio. Donna naturalmente e purtroppo! Il che non fa onore alla mia categoria.

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  1. Bellissimo post cara Fabiana, ma sai io ho mai nutrito l’invidità verso nulla e niente… secondo me essere inviditiosa ti porta anche il disquilibrio.. io evito in gernerle tutto quello che mi stressa o turba la mia vita serena… 😉

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  2. L’invidia spesso è un rifugio dietro il quale si nascondono le proprie incapacità. Allora quello che gli altri “possiedono” ci sembra sempre meglio del nostro ed ovviamente è sempre immeritato. L’erba del vicino è sempre più verde per certe persone! L’invidia non è però da confondere con una doverosa aspirazione di giustizia sociale. Se si constata che questa società permette squilibri per cui 62 persone posseggono la ricchezza di metà popolazione del pianeta, non possiamo chiamarla invidia… per chiarire: io non invidio quello che ha la villa con piscina etc se l’ha guadagnata onestamente. Altrimenti non lo invidio, lo odio. L’odio è sano.

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    • La febbre non la vuole di certo nessuno, però l’influenza viene a parecchi. Io dico che sta male l’ammalato e l’untore che lo fa ammalare. Comunque io ho provato a scrivere qualche piccolo accorgimento di sano buon senso che dovremmo applicare tutti, quando ci accorgiamo che ci sta arrivando “Qualche linea di febbre”!. Spero arrivino ancora impressioni, il tema si presta molto al dialogo ed al confronto. Un abbraccio!

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  3. L’invidia e’ come una malattia, fa male a chi ne soffre e allontana tutti gli altri, pensare che dalle persone migliori di noi si possono trarre solo dei vantaggi se si usa un po’ d’ intelligenza, un abbraccio cara Fabiana, buona serata, ❤

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