Corteggiatori si nasce, lettera D come Dandy

DamerinoC1.gif

 

D come dandy o damerino oppure, confidenzialmente “dindirindindino”. A Reggio Emilia e dintorni, lo chiamano appiccicandogli il nome di “DINEIN” se è di bassa statura, “DINETT”, se arriva a malapena al metro e settanta, “DINOUN”, se non entra negli ascensori. Simpatici vezzeggiativi, che lui non ama, essendo molto fine ed altezzoso, ma per consuetudine e per differenziarlo dagli altri corteggiatori per errore, continueremo a chiamarlo così. E’ un uomo, (ci si augura!) singolare e atipico, raro ed introvabile esemplare di corteggiatore perfetto e senza difetto, fermo restando il Capostipite per eccellenza, l‘unico ed il solo, riposto nella teca di cristallo Swarovski al Museo di Topkaki Per le caratteristiche eleganti e sopraffine, in lui intrinseche dalla nascita, risulta molto difficile da gestire, quasi incompatibile con la razza umana femminile, semplice, normale e bonacciona, che vorrebbe andare al sodo in tempi ragionevolmente brevi. Mi spiego meglio: le femmine, desiderano copulare con susseguente procreazione, prima di andare in pensione. Anch’egli però un difettuccio ce l’ha: è una puzza di naftalina e trielina mescolate con una punta di Sassolino, che si diffonde dal naso in poi. E’ bene che le papabili, ma non le papamobili, attenzione, si preparino ad un’impresa titanica o ai tempi nostri “concordianica”, per essere portare da Sua Raffinatezza all’altare maggiore e poi al talamo nuziale. Elle, o esse, insomma le dame, si preparino in casa una grossa scorta di deodoranti per ascelle e intimità varie, di diverse profumazioni: suderanno parecchio e ne abbisogneranno spessissimo! Non credano le amate puritane di essere da Sua Eleganza, corteggiate ed irretite al primo appuntamento. In tutta probabilità, con il caratterino che si ritrova, pretenderà il contrario. Vorrà essere lui essere adulato ed ossequiato dalle prede, che diventeranno, loro malgrado, corteggiatrici, con regole ferree imparate nei college esclusivi di Oxford. Dindirindindino, dal canto suo e dall’alto del suo sguardo di ciglia con mascara in abbondanza, sempre misterioso e sfuggente, farà già la grazia ed il regalo di esistere. Ma vediamo di restare calme e serene, focalizzandoci sulle componenti del suo essere, tenendo bene a mente, che Egli, cioè Sua Eleganza, non nasce nudo e sporco come noi miserrimi, ma esce allo scoperto già lavato, pettinato, vestito di tutto punto e con le scarpe lucidate. Dicendo all’ostetrica, che è appena ritornato da un ballo durato nove mesi e assai movimentato, la poverina incredula ma basita, fa finta di credergli!

violino.gifDa qui in poi, condurrà tutta la sua vita, all’insegna dell’eleganza, della finezza, della perfezione e dell’originalità, non solo nel vestire e nell’abbigliarsi, ma anche nei gusti personali in fatto di scelta delle pulzelle, mature al punto giusto, naturalmente illibate, con tanto di certificato del ginecologo e senza un boccolo fuori posto. Il suo tipo di donna, reincarna alla perfezione il prototipo “Rossella O’Hara”lui naturalmente se la incontrerà, se la svignerà via col vento, pur somigliando a quel manico di scopa con le tarme, di Ashley Wilkes. Per il dispiacere di donne bene in carne, morbide, accoglienti e materne, non corteggerà mai una contadinotta della bassa padana, oppure una preda con davanzale fuori misura. Ricercherà nelle presunte “corteggiande”, una superiorità intellettiva,che Sua Sapienza possiede. Uomo tutto d’un pezzo, soffre per questo spesso di mal di schiena e cervicale, usa incipriarsi il naso, i pochi e cadenti peli che ha sotto alle ascelle e all’interno narici, emulando la sua musa per eccellenza Wanda Osiris. castellodinotte

Si adorna con campanellini di bisquit, che nasconde tra le basette o appende alle orecchie, per annunciare il suo arrivo con un lieve tintinnio natalizio. In questo modo, discreto ma deciso, le appetibili ed appetitose damine, potranno avere il tempo di srotolare il tappeto rosso d’ordinanza, di lana mohair, rara fibra ottenuta dalla lavorazione del pelo della capra d’angora. In questo modo, il manichino vestito, camminerà su di esso, ondeggiando, e a tratti, si solleverà da terra, possedendo anche il dono della levitazione. Tra un balzo e un ondeggio, arriverà al cospetto del corpetto con pizzetto della leggiadra creatura. Non appena sarà a distanza di abbraccio, Sua Levissima, con mani scarne e lunghe, le dita con unghie appuntite e dipinte, farà un tentativo di abbracciare colei che ansima. Ma, levitando in continuazione, non vi riuscirà, risulterà sfuggente, viscido come un’anguilla del Po ed anacchiappabile(traduzione: non acchiappabile). Grazie alla levitazione che gli consente di farsi parecchi giretti qua e là, può conversare amabilmente con più di una ragazza per volta, mostrando anche il dono dell’ubiquità. Confonderà le proposte amorose, le dichiarazioni con intenti, questo è certo, sbaglierà i nomi delle pedine, ma per quella sua totale rigidità e fermezza, in tutti i sensi, non è ritenuto adatto alla procreazione. Ebbene sì, mie dolci meringhe, Sua Rigidità, mancherà sempre e con chiunque tenti l’approccio, di un componente essenziale per l’ottima riuscita del connubio carnale atto al proseguo della specie dei Corteggiatori per errore: il raro e oramai introvabile dono della lievitazione naturaleleone

Corteggiatori si nasce, lettera D come dentista.

D come dentista.

Trattasi di uomo, colto,  educato, raffinato, laureato, pulito, conoscitore delle buone e salubri maniere e signore molto distinto. Non necessariamente è ciò che si può definire un gran bell’uomo, bello nel senso estetico, con i canoni classici della bellezza: alto, muscoloso, biondo, occhi azzurri, molti capelli ben curati. Possiamo invece affermare, senza ombra di dubbio, che costui è pulito ed igienizzato dentro e fuori. Prima di presentarsi al primo appuntamento, con la donna che lo ha colpito e che intenderebbe conquistare, esegue una serie di pulizie su se stesso in modo quasi maniacale. Dalla sua assistente di poltrona si fa fare una pulizia per togliere il tartaro in eccesso, anche se l’ha eseguita il giorno prima, chiedendole di insistere molto nelle fenditure dentali sino a farsi sanguinare le gengive, indice, peraltro di buona salute, si diceva un tempo. Poi va dal callista per farsi estirpare eventuali calletti presenti, nei piedi, tra un dito e l’altro o sotto di essi. Per sicurezza e tranquillità, si fa mettere anche “la base”, cioè lo smalto trasparente per uniformare il colore delle unghie. Dopo queste due fondamentali operazioni, si reca dall’estetista, consigliata dall’assistente di poltrona, per l’operazione più dolorosa che esista per un uomo: la depilazione totale in ogni angolo della sua struttura corporale, o corpo se vogliamo abbreviare. Una volta, lavato, lucidato, rapato, cioè privato dei simboli maschili per eccellenza, i peli, detartrizzato, privato dei calli e calletti, prende la sua ventiquattr’ore, dopo averla riempita con alcuni strumenti che un dentista usa di solito nel proprio gabinetto dentistico.dentista

Si reca all’appuntamento, suona il campanello della donzelletta, che tutta felice , incredula e sculettante, per aver trovato un laureato in igiene dentale, apre la porta. E chi si trova davanti? Il dottor Jekyll in persona. Togliendosi il cappotto, invece di ammirare un completo maschile gessato sul grigio tortorella, con camicia bianca recante il logo della loggia dei dentisti, indossa un camice bianco allacciato dietro, come fosse nel suo gabinetto. Nel togliersi il Borsalino originale e non la volgare imitazione, che aveva in principio colpito molto la ragazza, ella, stupita ma non stupida, vede che indossa la mascherina igienica con elastici, gli occhiali anti spruzzo di saliva e sotto un paio di guanti in daino, i guanti in plastica usa e getta. lei rimane paralizzata e lui imperterrito prosegue nella svestizione:  sotto quel bel paio di  stivali Ralph Lauren  che cosa ci saranno mai? Due calli rimasti in bella vista? Un’unghia incarnita che sbuca da un calzino? Una puzza di creolina che usa per disinfettare la biancheria? Nulla di tutto ciò. Due paia di ghette e calzari da ospedale, color verde sala operatoria. A questo, punto la ragazza, vacilla, si spaventa e gli domanda un bicchiere d’acqua, lui prima di dargliela le sorride, con ghigno a 48 denti bianchissimi, che più bianchi non si può, frutto di una sbiancatura con acido muriatico, la fa accomodare in poltrona e apre la famosa valigetta. Lei, trema, ma lui dopo averle fatto una carezza, le mette il classico tovagliolo con pinzette e le dice di aprire “forte forte” la bocca. Lei esegue, mentre una lacrima le scende sul viso e lascia una scia di fondotinta sino alle ghette di lui. Orrore allo stato puro, ora non esita più, le fa un’analisi spietata delle gengive, dei denti, delle mandibole e con una pila potente a luce bianca, controlla se per caso in bocca ha carie, denti fasulli, capsule, ponti di Calatrava o denti d’oro, ben sapendo che l’oro in questi giorni sta oscillando leggermente verso il basso. Si sofferma soprattutto sulle gengive, come si fa quando si desidera acquistare un cavallo: la gengiva non mente, se è sana il cavallo, in questo caso la puledra, si può conquistare. Il momento è imbarazzante e pericoloso assai, qua occorre prendere una decisione rapida ed indolore: quando il dentista, estrae dalla valigetta la siringa per farle pure l’anestesia, la signorina, che si suppone rimarrà tale ancora per tanto tempo, si toglie il bavagliolo, si alza dalla poltrona e strappandogli con i denti, (tutti originali e tutti sani) il grembiule e la mascherina, gli sussurra: dolcezza, saltiamo i preliminari e andiamo al dunque!gif_animate_epifania_02

Il gatto cicciotto.

il mio giardino 005

gatto grassoccio e guardingo, guarda gemendo la gitana giocherellona e gaudente. Gira giusto e gira il gioco,giggioneggia gattescamente e grossolano gode di un gelato. Si nasconde dietro al ramo, si ninnola e nannola con le nuvole e nanesco nuota nella nanna e intanto narra la ninna nanna. Che gatto cicciotto il gatto pasquale, pasquale di fatto ma di nome gioviale. E’ vanitoso, spiritoso, grasso e bello, poi a me fa sempre l’occhiello. Se scatto le foto rimane al suo posto, se lo chiamo coi baci mi fa fusa rapaci. M’incanta, mi rapisce e gioiesce superbo di tutto quel pelo ne fa un fascio liberto. Se mangia da solo poi passo e lo consolo, se dorme sul tetto non vuol nessuno, il duchetto! Tanti auguri sinceri anche a lui, che di risate e pelo piena ne fui!

 

 

il mio giardino 006

 

Oggi penitenza.

Cuore porta zollette di zucchero, Royal Albert, serie Old Country Rose. Accanto un tappo a cupola per barattolo porta pasta, nel caso ne aveste rotto uno!
Cuore porta zollette di zucchero, Royal Albert, serie Old Country Rose. Accanto un tappo a cupola per barattolo porta pasta, nel caso ne aveste rotto uno!

Sono già colazionata, incremata, pettinata boccolosa e vado a vestirmi in tema giardinaggio e pulizie. Mi accingo a cominciare le tanto decantate pulizie pasquali. La voglia non c’è, il sole m’indurrebbe in tentazione di camminare tutto il giorno, ma da una qualche parte devo pur fare ammenda. Comincio con il bagno del primo piano, quello che doveva essere destinato agli ospiti,  del quale invece Alice Aurora si è impossessata con furore. Poi documenterò con le fotografie lo splendore e l’igiene che spero di ottenere. Mi prefiggo una stanza per volta, i piani della mia casa sono 4, e forse ne avrò sino al 25 Aprile! Ma non dispero, uan stanza alla volta con pause in giardino, al sole a togliere le erbacce e a sentire il primo spiraglio di sole sulal pelle. Vado ad iniziare, ma vi tengo d’occhio per  saluti e idee su come comincerete voi il vostro sabato Pasquale! pasqua_000021vetri rosa sposa 010bouquetrosa2

fiori-rosa_N1

Dov’è la santa Pasqua?

pasqua_000021Non la sento nel cuore e nella fede religiosa che credevo di avere. Troppo spesso mi perdo e con me anche il credere a qualcuno di superiore che possa sostenerci nei momenti più dolorosi. Ho la riprova ogni giorno che vacillo, ogni qualvolta sento alla tv di massacri e di guerre, di strupri e di omicidi. Ed in quei momenti mi arrabbio molto con Lui o con la madre, che povera ragazzina! forse, anzi sicuramente, fu messa incinta e poi abbandonata da un mariuolo, all’età di 13? 14? 15 anni Forse? Rendo merito a quel sant’uomo di quel tale Giuseppe, molto più anziano di Lei, che sposò quindi una ragazza madre e si fece carico del bambino. E lo crebbe con amore e nel timor di Dio, anche se si continua a dire dopo 2016 anni, che Dio o Gesù o il Signore era proprio Lui. Vacillo e soffro per questo, perchè quando credevo nei miracoli e nell’aldilà tutto era molto più semplice e mi dicevo”se prego con fermezza e con tenacia, poi sarà esaudita”. ma oggi non ci credo, non in questi primi mesi del 2016, mi rimane un dubbio solo su Padre Pio che guardo con forza, sfidando i suoi occhi nella foto che tengo nella mia camera. Perchè penso che Padre Pio mi ascolti e che Dio non esiste? Togliersi dalla pelle la fede, il credere, lo sperare per un cristiano cattolico è una cosa molto brutta che arreca dolore e mette il corpo alla prova, rimangono solo brandelli di ossa e di vene, che non stanno insieme. manca il collante se manca la mia fede e tutto mi diventa insopportabile da portare: tanti macigni che ho sulla schiena e sassi a punta dentro lo stomaco. Ma dove sono tutti quanti quando le bombe esplodono? Che i preti e gli altri falsoni non mi vengano a dire che se credo, credo anche che siamo noi i fautori di ciò che succede e noi e solo noi, abbiamo il libero arbitrio su ciò che vogliamo o non vogliamo fare. Ma Lui, non era morto la notte scorsa per salvare l’umanità? Beh,ragazzi non lo ha fatto, ha mentito per bacco! E se mente Lui, noi siamo dentro alla cacca più cacca che c’è. Ed io non tengo più tra le mani i miei Rosari che mia madre mi ha sempre regalato con amore e fede. E mi chiedo come fa Bianca a pregare tante ore al giorno e a dirci che Lui le sorride benevolo? Sì, lo so bene!  ce l’hanno spiegato i medici che sono alcuni tipi di medicine che le fanno vedere e sentire cose non reali, ma mamma Bianca ci crede fermamente e per questo motivo affronta la sua vecchiaia ed il suo tumore con pace, con serenità sempre con il sorriso sul volto. Mai una volta in 12 anni che è in casa di riposo ha mostrato malinconia o ha chiesto di voler ritornare a casa sua. Ieri sera non sono andata ad assistere alla lavanda dei piedi in Chiesa, stasera non vado alla Messa, nemmeno domani andrò all’adorazione del Santissimo. Non mi sto certo comportando da vera Cristiana, ma perdonami chiunque tu sia, non ci riesco. Quando cado e piango sino a strapparmi i capelli, dove sei? Quando i miei figli hanno bisogno di Te, ti volti? Oppure pensi che io abbia già ricevuto a sufficienza? E’ molto brutto perdere la fede, è come perdere la speranza di guarire da un brutto ed incurabile male, rimane poco al quale aggrapparsi. E’ un vuoto lacerante, sordo ma presente, avverto la pienezza di un vuoto incolmabile che i nquesti giorni di Pasqua mi sovrastano. Non so se augurarmi di ritrovarla, e se la ritrovo a che prezzo ritornerà? santa-pasqua-glitter-a001

Scorre lento.

E’ una febbre continua che mai si attenua, un malessere in sottofondo che mai accenna ad andarsene via.Passano gli anni, i giorni e le notti, ma i pensieri girano ancora come fosse ieri. Il mio cervello pensa ed elabora ed i respiri ed i battiti del cuore impazzano e tornano indietro. Il corpo non ritorna più indietro invece, è solo la mente che gioca con i ricordi e li rende vivi e reali anche se è solo elucubrazione machiavellica della mia mente. Però io li sento quei baci, m’accorgo che la saliva scorre all’interno della mia bocca, io le avverto le mani che mi accarezzano le guance e la fronte. Avverto il bacio sul naso, le tue unghie discrete nella mia schiena., sento il tuo prepotente sesso che non chiede permesso e scorre veloce e poi lento, poi accellera e poi prende fiato sino a farmi quasi svenire. Non ne posso più di questo lacerante condurre la  vita, di questo strapparmi dalla pelle la sensazione che tu sei vivo e sei qui che mi chiami perchè, stravolto e senza coscienza mi brami e senza di me non vivi più. Io spero che tu te ne vada, che tu muoia definitivamente e per sempre, non ti voglio attaccato a me, non ti sopporto dentro alla testa e sotto al seno, vai via per sempre. Sono secoli che te lo domando: se non ti posso avere allora vattene per sempre.

Era rosa anche la patente!

 patentediguida

Non mi sembra vero che siano già passati trent’anni da quell’esame di pratica sostenuto con grandissima paura,  il 18 febbraio 1984! Leggo bene con gli occhiali il pezzo di stoffa, lo rileggo ancora e non mi sto sbagliando! All’autoscuola “Pezzi” di Reggio Emilia me l’hanno lasciata tenere come ricordo! Ora con la nuova legge non la ritirano più e oltre a questo rettangolo di tela robustissima color rosa, mi hanno lasciato in mano e nel cuore anche tanti giorni di esistenza felice. La giro tra le mani, l’annuso, la guardo, la tocco, cerco nelle sue pieghe qualcosa che mi è sfuggito di mente, la osservo con gli occhi del passato e tante, troppe  sensazioni mi ritornano a galla. Intanto il papà m’iscrisse a scuola guida nell’inverno seguente la maturità, non durante l’anno scolastico come fecero i miei compagni di classe. Quindi ancora una volta partii svantaggiata rispetto agli altri, che già sapevano guidare e andavano a ballare al sabato sera o alla domenica pomeriggio,  autonomi senza la vergogna dei genitori che li accompagnavano! Il pezzo di stoffa rosa tra le mie mani misura aperto cm. 22 x 10, chiuso e ripiegato su se stesso misura 7,3 cm x 10 cm. Se lo apro e lo distendo per bene sulla mia scrivania lo scopro a tre facciate: nella prima c’è la fotografia di una Fabiana appena diciottenne, con il taglio di capelli alla Sue Ellen Ewing (nata Shepard ) della serie Dallas, che tanto andava di moda a quei tempi! Nella facciata di mezzo i primi tre cambi di indirizzo e residenza, indice di altrettanti traslochi e, nell’ultima la tipologia dei veicoli che posso guidare: veicoli di tipo A, cioè i motoveicoli di peso a vuoto fino a quattro quintali. Veicoli di tipo B, cioè motoveicoli di peso a vuoto superiore a quattro quintali, gli autoveicoli per trasporto promiscuo, gli autocarri e autoveicoli uso speciale o trasporti specifici di peso a pieno carico fino a 35 quintali, ed infine le autovetture. Non sarei mai stata in grado penso, di guidare qualcos’altro che non fosse la mia Simca 1000, divenuta in seguito la mitica Simca 1100 GLS (gran lusso sfrenato dicevo io…)ed il mio motorino Ciao di colore bianco! Se giro la mia patente, sì perché anche se è scaduta da pochi giorni, ed ora posseggo la nuova, questa è e resterà per sempre la mia unica e sola patente.   Vedo una facciata piena zeppa di marche da bollo: una appiccicata sull’altra. La prima era forse da quindicimila lire, ne scorgo alcune da diciottomila lire e le ultime da settantamila lire! Poi non ricordo bene come fu, ma fu che le marche da bollo non si misero più e si pagava dal tabacchino la tassa annuale. Leggo altri cambi di residenza, altri traslochi, altre famiglie nuove, due mariti, due figli, altri pezzi di vita rotti ed in frantumi… C’è un altro rinnovo: nel 1994 fino al 2004, anno in cui ero incinta di Alice Aurora e mi presentai alla visita medica  con un pancione tipo mongolfiera. Dopo pochi giorni avrei partorito e stavo veramente per scoppiare o per volare in aria dalla felicità! Uno dei rari momenti della mia vita dove sono stata felicissima, come forse non mai! Conto i cambi di residenza: sono sei, più i tre rinnovi, non vi è più alcun dubbio! Sono proprio trascorsi trent’anni da quel mattino di nebbia, nel quale senza carta d’identità mi presentai all’esame. Per la grossa agitazione la scordai a casa e l’ingegnere esaminatore mi avrebbe anche potuta non accettare, facendomi rimandare ancora la prova! Per fortuna l’ingegner “De Chiara” leggo la sua firma sulla mia foto tessera a colori, fatta nelle macchinette automatiche per spendere poche lire, fu magnanimo con me.  Mi perdonò e capì il mio stato d’animo di ragazzina impaurita e molto emotiva! Guidai su una Fiat Ritmo bianca: io e il mio istruttore di scuola guida davanti, l’ingegnere dietro a darmi i comandi e fu una delle guide peggiori di tutta la mia carriera di guidatrice. Avevo il ragionevole sospetto che sarei stata bocciata, tremavo come una foglia e non ne combinavo una giusta. Poi la salvezza: mi fece fare come ultima prova,  anche una di quelle manovre pazzesche, cioè il parcheggio all’indietro sulla destra della carreggiata. Magicamente quello non lo sbagliai e dal momento che era considerata una delle manovre più “impestate” per l’epoca e pochi ragazzi riuscivano ad effettuarla venendo così bocciati, io riuscii a superare anche quell’esame che la vita mi mise davanti. A quale prezzo di tensione e di agitazione me lo ricordo ancora oggi, toccando il pezzo di stoffa rosa, ma comunque ce la feci! Vi confesso solo ora che invece, per quanto concerne l’esame di teoria, dovetti sostenerlo due volte, perché la prima volta non avevo studiato a sufficienza! Mio padre e mia madre mi minacciarono (e sono sicura che l’avrebbero fatto!) di ritirarmi dall’autoscuola Pezzi, così mi misi a studiare con buona volontà il libro dei segnali e della meccanica dell’auto: a distanza di due mesi ridiedi l’esame con ottimi risultati! Costava tanto in fatto di soldi, seguire le lezioni di pratica e di teoria, non tutti se lo potevano permettere, ma il grande desiderio d’indipendenza e di essere autonoma, mi consentì di prendere la patente, preceduta dal mitico “foglio rosa” per poter circolare nell’auto di papà, la famosa Simca 1100 alimentata con, non ci crederete mai….  la benzina agricola che metteva nel trattore per risparmiare le lire!

Corteggiatori si nasce : lettere C1 e C2.


C come cantastorie.

Il soggetto in questione, è uno dei più antichi e popolari corteggiatori della storia. Va a caccia ovunque, soffermandosi soprattutto nelle piazze
dei paesi, dove con gli strumenti musicali a sua disposizione, canta, suona e balla, raccontando a tutti le storie che ha vissuto e quelle che vorrebbe avere. Si presenta a noi, spavaldo e impomatato di lucido da scarpe su quei tre peli in croce, che di solito porta sulla calotta polare. Di media o bassa statura, sedere basso e passo, gambe con la merlite acute, calza scarpe con le stringhe, ove al loro interno ha infilato dei rialzi per sembrare più alto. In genere indossa baffi lunghi arrotolati su se stessi, cura molto questo particolare, tingendoli con lo stesso colore di quei famosi tre peli. Quando suona la fisarmonica, strumento ingombrante tende a sudare parecchio e, chiedendo il permesso alla dama sognante, toglie la camicia, rimanendo con la maglietta della salute, che però non gli impedisce di mostrare alla folla, la folta ma incolta, coperta di peli sul torace e sulla schiena, che cerca di estirpare con il decespugliatore, facendoseli rasare dal suo migliore amico, che a sua volta è calvo totalmente. Non possedendo caratteristiche fisiche
sexy ed audaci, cerca di ingannarci, come può, usando questi
mezzucci, però facilmente individuabili all’occhio, degli occhi
esperti ed avvenuti di una donzella furbetta. Da qui, l’appellativo
“Cantastorie” o “raccontabugie” e se vogliamo rimanere in
tema di dialetto Reggiano, lo chiameremo “Cuntabali”. Se desidera
far colpo subito o mai più, adotta ancora ai giorni nostri, l’antico
stratagemma insegnato dal ruspante, ma oramai imbalsamato, Bobby
Solo, dal defunto Little Tony, dallo straniero Elvis Presley, del
quale cerca anche di imitare il noto movimento del bacino, ottenendo
solo un blocco alla schiena totale alla colonna vertebrale. Quale
stratagemma vi chiederete? Ricordate la prima bottiglietta in vetro
di coca cola, a forma allungata e tondeggiante? elvispresley

Orbene, il Cuntabali, sempre aiutato dall’amico un po’ sfigato, se la fa posizionare di traverso, dentro agli slip, per non far scoprire l’inganno.

E qui ci racconta un’altra delle sue storie. In genere spalanchiamo gli occhi, che rimangono per ore incollate all’attrezzatura, ma se per puro
caso, vogliamo toccare con mano il prodotto da acquistare, scopriamo
l’inganno e ci adiriamo non poco,. Diventiamo delle iene, per la
rabbia di essere state ingannante, siamo anche capaci di dare due
schiaffi al fetente, in piazza, davanti a tutti. Qui ragazze mie
dobbiamo fare una scelta: o crediamo al voluminoso disturbo che ha in
mezzo alle gambe, oppure abbiamo un ragionevole dubbio su cotanta
misura e decidiamo di dare una fugace ma rivelatrice toccatina, con
la scusa di indicargli che ha “la bottega aperta”. E qui ci
giochiamo il futuro: se tocchiamo, lui potrebbe pensare che non siamo
più illibate, oppure facciamo finta di credere e comperiamo Arrigoni
a scatola chiusa. Poi non venitemi a dire, che siete state ingannate
e volete restituire l’acquisto al mittente: donna avvisata…Il
nostro corteggiatore, di solito in tenerissima età, ha seguito corsi
di musica, ha imparato i gorgheggi ed i solfeggi, gira sempre con
una chitarra al collo, un oboe, una fisarmonica, oppure un violino .
E’ capace di serenate spacca timpani pur di conquistarci, sa fare
sviolinate come nessuno, ce le canta e ce le suona perbene, non
risparmiandoci nemmeno un do di petto. Se proprio se la vede molto
brutta e teme di perderci, gioca l’ultima carta: si mette in
ginocchio, toglie camicia e cravatta, mostrandoci il tappeto d’erba,
si stacca i tre peli sulla calotta, butta all’aria le scarpe con il
riempitivo e….ci invita a bere con lui quella Coca Cola nella
bottiglietta che si è sfilato, tirando finalmente un respiro di
sollievo!

.. e poi non venitemi a dire che io non ve l’avevo detto! Meditate amiche mie, meditate.

 

Dove ci troviamo?

Anche questa volta sei arrivata

in un attimo eri sparita ed ora sei qui!

primavera2016
Guardati bene, hai la gonna stropicciata

ed i capelli arruffati, non ti sei messa il rossetto ma solo i tacchi alti.

Mi fai arrabbiare perchè hai un anno di più: dove ci troviamo

domani? Andiamo al solito ristorante in riva al mare

per assaporarci meglio?

E poi? Quando penso di rimanere con te

indispettita, mi giri la schiena e dici che non hai più tempo.

Ti colori di rosa e d’azzurro, fai le bizze come me

fai girare i cuori e stravolgi gli amori,

sposti le carte e bari sempre al gioco!

E poi che cosa t’inventi di nuovo stavolta?

Chiami i tuoi amici ed inizi a fare confusione,

tu vuoi il vento, la pioggia, l’umidità ed infine

chiami il sole che ti asciughi da tutti i tuoi capricci.

Io non ti credo più: duri lo spazio di pochi giorni

e te ne vai in vacanza con altri amici, ed io?

Io mi guardo allo specchio e mi cambio d’abito,

non faccio in tempo a togliermi il maglione

che già me lo fai rimettere. Dove vuoi che andiamo

a ballare quest’anno? Scegli tu amica mia Primavera,

so già che mi concederai

solo qualche passo di danza,

accennata per farmi contenta.

Ma quest’anno non mi basta, ti chiedo di più e

se tu non mi accontenti, io vado via e cancello il tuo nome

dal mio calendario.