Era rosa anche la patente!

 patentediguida

Non mi sembra vero che siano già passati trent’anni da quell’esame di pratica sostenuto con grandissima paura,  il 18 febbraio 1984! Leggo bene con gli occhiali il pezzo di stoffa, lo rileggo ancora e non mi sto sbagliando! All’autoscuola “Pezzi” di Reggio Emilia me l’hanno lasciata tenere come ricordo! Ora con la nuova legge non la ritirano più e oltre a questo rettangolo di tela robustissima color rosa, mi hanno lasciato in mano e nel cuore anche tanti giorni di esistenza felice. La giro tra le mani, l’annuso, la guardo, la tocco, cerco nelle sue pieghe qualcosa che mi è sfuggito di mente, la osservo con gli occhi del passato e tante, troppe  sensazioni mi ritornano a galla. Intanto il papà m’iscrisse a scuola guida nell’inverno seguente la maturità, non durante l’anno scolastico come fecero i miei compagni di classe. Quindi ancora una volta partii svantaggiata rispetto agli altri, che già sapevano guidare e andavano a ballare al sabato sera o alla domenica pomeriggio,  autonomi senza la vergogna dei genitori che li accompagnavano! Il pezzo di stoffa rosa tra le mie mani misura aperto cm. 22 x 10, chiuso e ripiegato su se stesso misura 7,3 cm x 10 cm. Se lo apro e lo distendo per bene sulla mia scrivania lo scopro a tre facciate: nella prima c’è la fotografia di una Fabiana appena diciottenne, con il taglio di capelli alla Sue Ellen Ewing (nata Shepard ) della serie Dallas, che tanto andava di moda a quei tempi! Nella facciata di mezzo i primi tre cambi di indirizzo e residenza, indice di altrettanti traslochi e, nell’ultima la tipologia dei veicoli che posso guidare: veicoli di tipo A, cioè i motoveicoli di peso a vuoto fino a quattro quintali. Veicoli di tipo B, cioè motoveicoli di peso a vuoto superiore a quattro quintali, gli autoveicoli per trasporto promiscuo, gli autocarri e autoveicoli uso speciale o trasporti specifici di peso a pieno carico fino a 35 quintali, ed infine le autovetture. Non sarei mai stata in grado penso, di guidare qualcos’altro che non fosse la mia Simca 1000, divenuta in seguito la mitica Simca 1100 GLS (gran lusso sfrenato dicevo io…)ed il mio motorino Ciao di colore bianco! Se giro la mia patente, sì perché anche se è scaduta da pochi giorni, ed ora posseggo la nuova, questa è e resterà per sempre la mia unica e sola patente.   Vedo una facciata piena zeppa di marche da bollo: una appiccicata sull’altra. La prima era forse da quindicimila lire, ne scorgo alcune da diciottomila lire e le ultime da settantamila lire! Poi non ricordo bene come fu, ma fu che le marche da bollo non si misero più e si pagava dal tabacchino la tassa annuale. Leggo altri cambi di residenza, altri traslochi, altre famiglie nuove, due mariti, due figli, altri pezzi di vita rotti ed in frantumi… C’è un altro rinnovo: nel 1994 fino al 2004, anno in cui ero incinta di Alice Aurora e mi presentai alla visita medica  con un pancione tipo mongolfiera. Dopo pochi giorni avrei partorito e stavo veramente per scoppiare o per volare in aria dalla felicità! Uno dei rari momenti della mia vita dove sono stata felicissima, come forse non mai! Conto i cambi di residenza: sono sei, più i tre rinnovi, non vi è più alcun dubbio! Sono proprio trascorsi trent’anni da quel mattino di nebbia, nel quale senza carta d’identità mi presentai all’esame. Per la grossa agitazione la scordai a casa e l’ingegnere esaminatore mi avrebbe anche potuta non accettare, facendomi rimandare ancora la prova! Per fortuna l’ingegner “De Chiara” leggo la sua firma sulla mia foto tessera a colori, fatta nelle macchinette automatiche per spendere poche lire, fu magnanimo con me.  Mi perdonò e capì il mio stato d’animo di ragazzina impaurita e molto emotiva! Guidai su una Fiat Ritmo bianca: io e il mio istruttore di scuola guida davanti, l’ingegnere dietro a darmi i comandi e fu una delle guide peggiori di tutta la mia carriera di guidatrice. Avevo il ragionevole sospetto che sarei stata bocciata, tremavo come una foglia e non ne combinavo una giusta. Poi la salvezza: mi fece fare come ultima prova,  anche una di quelle manovre pazzesche, cioè il parcheggio all’indietro sulla destra della carreggiata. Magicamente quello non lo sbagliai e dal momento che era considerata una delle manovre più “impestate” per l’epoca e pochi ragazzi riuscivano ad effettuarla venendo così bocciati, io riuscii a superare anche quell’esame che la vita mi mise davanti. A quale prezzo di tensione e di agitazione me lo ricordo ancora oggi, toccando il pezzo di stoffa rosa, ma comunque ce la feci! Vi confesso solo ora che invece, per quanto concerne l’esame di teoria, dovetti sostenerlo due volte, perché la prima volta non avevo studiato a sufficienza! Mio padre e mia madre mi minacciarono (e sono sicura che l’avrebbero fatto!) di ritirarmi dall’autoscuola Pezzi, così mi misi a studiare con buona volontà il libro dei segnali e della meccanica dell’auto: a distanza di due mesi ridiedi l’esame con ottimi risultati! Costava tanto in fatto di soldi, seguire le lezioni di pratica e di teoria, non tutti se lo potevano permettere, ma il grande desiderio d’indipendenza e di essere autonoma, mi consentì di prendere la patente, preceduta dal mitico “foglio rosa” per poter circolare nell’auto di papà, la famosa Simca 1100 alimentata con, non ci crederete mai….  la benzina agricola che metteva nel trattore per risparmiare le lire!

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6 comments

  1. Io la patente l’ho presa nel 1995, marzo, il giorno dopo il funerale di mio nonno che, con mia nonna, me l’aveva regalata. Era il loro regalo per il diploma.
    L’ho rinnovata a maggio… eggià, esame fatto a marzo, patente arrivata a maggio 1995… in quei due mesi ti davano un “foglio di via” con lo stesso nome di quello degli immigrati clandestini… con cui non si è mai capito se si poteva guidare o no. Io ho guidato fin dal primo giorno, da sola nella trafficatissima Milano all’ora di punta.

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      • Non mi ricordo… ho il flash di un foglio bianco con scritto qualcosa tipo “ha superato l’esame di guida in data odierna” timbro e firma.
        L’incosciente è stato mio padre che mi ha lasciato l’auto e mi ha detto: “stasera alle 18 vienimi a prendere a lavoro”. Io avevo 19 anni, la patente da 8 ore e giravo da sola in viale Monza… sono sicura che tutti i clacson fossero per me, ma li ignoravo.

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      • Beata incoscienza e splendida anche se immatura gioventù! Però il tuo papà non è stato imprudente, conosceva bene la figlia e sapeva che ce l’avresti fatta. Forse i clacson era no un pò per tutti gli automobilisti dato l’orario in Milano. Anche a Reggio Emilia c’è la clacsonite acuta ma è uan questione anche di maleducazione. Non si può nemmeno avere il tempo di innestare la marcia che dietro ti suonano..per fortuna che se ci sono i vigili ora danno la multa a questi suonatori per caso! Dove trascorrerai la Pasqua?

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  2. Ammirevole il tuo simpaticissimo modo di raccontare, di renderci partecipi delle tua disavventure alle prese con pezzo di stoffa color rosa senza il quale tutti dovremmo muoverci con i mezzi pubblici. Una noia treni, e bus! Ciao Fabiana. a presto,

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