Corteggiatori per sbaglio o per fortuna? Lettera G.

orchidea lilla 003

Saluto tutti augurandovi un buon mercoledì sera! Vi ricordate che
avevamo iniziato il discorso sul nostro esemplare di Corteggiatore,
estinto per cause naturali relative all’età, acciacchi dovuti alle mille e mille peripezie compiute per catturare o cacciare
le prede? Siamo arrivati dunque al fatidico punto della questione: il
punto G, esemplare anch’egli mummificato, dimenticato chissà dove,
o trasformatosi nel tempo, in altri punti nevralgici e trafficati,
non privi di segnaletiche urbane difficoltose da comprendere. Che bei
tempi! quando millenni fa, l’homo era molto habilis nel procacciarsi
il cibo per il proprio sostentamento, ed era naturale per lui
procacciarsi anche le prede per il proprio godimento personale,
finalizzato al proseguo della specie. Per divenire quindi homo
erectus, doveva prima passare dallo stadio di homo sapiens, e
studiare bene “il caso preda “ del momento. Egli, solo e ignudo,
senza possedere ville d’effetto, privo di auto rampanti, senza casse
(di soldi) ma anche senza tasse, odorante esclusivamente di mascuolo
selvatico, doveva usare la mente e l’ingegno, per riuscire nella
conquista, diventando alla bisogna homo super sapiens sapiens, quando
la conquista era particolarmente difficile. Ma i tempi son cambiati,
le caverne sono sparite oppure abitate da animaletti simpatici,
l’uomo viaggia su quattro ruote d’autore e vive in dimore riscaldate.
Vi è l’imbarazzo della scelta su quale dama conquistare e portare
all’altare, l’homo e la donnas vanno al supermercato a procacciarsi
il cibo, approfittano, causa le accise e le accuse di mora, dei “tre
per due”, combinano casini umani indecifrabili! L’homo non è quasi
più homo, la donna ha perso le caratteristiche femminili e possiede
un miscuglio strano di addendi, attaccati al corpo in ordine sparso.
Se cambiamo l’ordine degli addendi di una donna, oggigiorno il
risultato cambia e ella ha stravolto le naturali leggi della
matematica. Io, vecchio mammut in perfetto stato di conservazione,
non ancora esposta al Museo delle Creature strane ed inconsuete,
abitudinaria allo spasimo, conservatrice delle origini, attaccata
alle mie storie primordiali e, ai dinosauri, ho creato nella mia
mente, tante possibili sfumature di come potrebbe essere il
Corteggiatore da evitare, se esistesse ancora, ai giorni nostri.

G come gianduiotto.

Viene chiamato dagli amici più intimi Gianduia, per
abbreviarne il nome. Il primo esemplare del quale vi sono ancora
resti conservati in teche di cristallo, nacque a Borgo san Donato in
provincia di Torino. La mamma, cioè la futura suocera della dama
corteggiate e prescelta, lo aveva creato impastando alacremente
cacao, burro di cacao e zucchero con una potente cannella di legno. Le venne la brillante idea, (tipico

atteggiamento delle suocere), di aggiungere all’impasto tante nocciole
sminuzzate, fatte arrivare appositamente dalle Langhe. Figurarsi il
fastidio del Gianduiotto baby, con tutte quelle nocciole infilate in
ogni cavità corporale! Il figlio, umile e remissivo non poté
sottrarsi a questo trattamento assai cruento e odiò le nocciole per
i secoli a venire. Lo battezzarono in piazza, in occasione del
carnevale del 1865 al cospetto di tutti. Nacque cosìla famosa maschera di Gianduia, noto personaggio dispensatore di bontà. Il “battezzo” si tenne, sotto gli sguardi bramosi delle dame del paese, che con la goccia di saliva alla bocca,
volevano gustarselo subito tutto in un boccone. Quest’uomo, basso e
largo, carnagione color cioccolatino, tozzo e senza piedi, ha una corporatura a forma di barchetta rovesciata, prende i Natali da una nobile famiglia
la Caffarel sita in Piemonte. Nacquero in seguito altri esemplari di
Gianduiotto, sfornati da diverse famiglie dolci e prelibate come la
Peyrano, la Perugina, la famiglia Novi e Venchi. Il soggetto oggetto, delle nostre brame è persona dolce e morbida, anche se tutto d’un pezzo, si scioglie in bocca dopo pochi attimi dalla presa della cannibale di turno, portandola alla tentazione di staccarne un pezzo con i denti e inghiottirlo. I suddetti passaggi, servono per verificarne la dolcezza, la cottura e la consistenza, al fine di una
lunga e stabile relazione amorosa. Questo tipo di Corteggiatore, è
molto ricercato ed ambito, per la sua dolcezza ed il tipo di abbigliamento assai ricercato, con il quale si presenta agli appuntamenti galanti. Le ragazze di buona famiglia, conoscendolo ed assaggiandolo meglio, hanno adottato una condotta in verità poco seria, che mal si confà a chi, tra loro, brama la fede al dito. Si comportano come le mantidi religiose: in pratica lo divorano con
voluttà, durante, o subito dopo l’accoppiamento, lasciando solo
l’involucro esterno. Poi dopo l’efferato delitto, non sazia e nemmeno
appagata, la mantide ne assaggia un altro per poi eliminarlo, un
altro ed un altro, dando vita alla strage dei Gianduiotti. Questa
femmina, sprudentata ma prudente, a volte si fa aiutare dalle amiche,
chiedendo loro di fare l’assaggio per prime. Il nostro signore gentile, elemento dolce, marroncino e piacente, veste sempre con abiti dorati o argentati,
confezionati con la carta lucida. Per dirla tutta egli vi è avvolto
completamente dalla testa ai piedi, non lasciando intravedere nulla
del proprio contenuto intimo. Le papabili lo spogliano con unghie
affilate, scartandolo come si fa con un cioccolatino, danno
un’occhiata sommaria senza andare troppo per il sottile ed iniziano
quella danza del ventre ingrossato che ben conosciamo. Mi rimane un
quesito al quale non riesco a rispondere: ma il ventre è ingrossato
per gravidanza in corso, o per la quantità spropositata del dolce
uomo inghiottito? gianduiotti

Il Gianduiotto più grande ed alto del mondo fu partorito da mamma Novi, per essere esposto a Torino durante la manifestazione Eurochocolate del 2001: misurava 2 metri di altezza per 4 metri di lunghezza, per 1 metro di circonferenza, con un peso di quaranta quintali, frutto di 150 ore di travaglio da parte della partoriente. Vi ricordo che tale Corteggiatore andò in sposo ad una schiera di donne, che se lo divisero, in parti uguali da buone ed eque sorelle.

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