Come mettere in scena l’amore.

Facciamo finta di provare a stendere un canovaccio (per usare un termine teatrale) per presentare a noi stessi e ad un pubblico indefinito, la nostra opera migliore. Non possiamo usare l’arte dell’ improvvisazione,  Non c’è copione da studiare,  Non c’è  il gobbo da leggere, non c’è  il regista che ci corregge le scene mal riuscite. I personaggi con i quali metteremo il scena l’amore, a parte noi stessi, non li conosciamo ancora. Brutta faccenda essere all’oscuro  di tutto, vergini dal punto di vista di ciò  che accadrà. Tentiamo con fatica immane di buttare giù  le prime battute ed ecco che all’ improvviso non escono le parole sensate o come le avevamo pensate noi.
Stiamo cambiando il timbro della voce, gli occhi hanno un altro sguardo e perdiamo un poco l’appetito. Inizia quel turbine di cambiamenti e trasformazioni corporali che se vogliamo tradurre in parole molto semplicistiche potremmo chiamarlo” prima fase dell’innamoramento”.

Il copione non ha senso se lo rileggiamo, sentiamo solo una gran confusione e al solo pensare all’altro protagonista della messa in scena, subiamo ed avvertiamo in ogni centimetro della nostra persona pensieri ossessivo compulsivi che vanno in un’unica direzione. Arrivano come tanti tic nervosi o una balbuzie irrefrenabile,  movimenti e trastulli erotici che nascono anche se non cercati. Quello che noi chiamiamo amore quello che vorremmo fare, cioè  conclamare con l’altro è  solo un amplesso amoroso finalizzato a tradurre in gesti e movenze tutta questa inspiegabile ed apparente pazzia. Non ha ragione e non conosce confini o regole,  noi non possiamo fare nulla e soprattutto non possiamo farlo questo indecifrabile amore. Cambiamo lo sguardo, emaniamo feromoni diversi, ci sentiamo spesso eccitati e seno, come grandi labbra o pene, cambiano di colore e di consistenza. Si arriva persino a sentire che perdiamo liquidi senza riuscire a trattenerli, le mani e la bocca sono quasi sempre aperti come aspettassimo che egli,  l’amore si impossessi di noi entrandoci dentro ad ogni poro. Non c’entrano gli hobbies in comune, la stessa religiose,  il colore della pelle o i figli, non c’entrano i soldi  o il prestigio. Quello è  fare altro ed è  lontanissimo dallo tsunami amoroso. Che è  già  presente da sempre che c’è  sempre stato e sempre ci sarà tra le pagine bianche di quel canovaccio.tocca a noi aprirgli le braccia e permettere che egli faccia il proprio lavoro. L’amore non si crea e non si assembla, non si fa e non si compone,  l’amore ti imprigiona dolcemente ma senza via d’uscita. O stai alle sue regole o esci dal gioco, è  lui che ci fa suoi. A suo piacimento e godimento totale e autoritario. Senza chiederci la solita frase sciocca ” vorresti fare l’amore?”

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