Chiacchiero con lui: un tumore.

Ieri alle quattordici circa esco dalla stanza sterile dove mi hanno praticato la terza peridurale alla schiena per il dolore causato dalle mie ernie e altre paturnie che ospito tra un disco e l’altro. Non c’era quel caldo che temevo altrimenti alle quattordici, a digiuno dal mattino e dopo quella invasiva ma necessaria (forse) pratica, sarei di sicuro svenuta. Invece no: calma piatta, disinteresse anche per la paura, apatia completa e forse per questi motivi non ho praticamente sentito le forate, i liquidi che in genere bruciano come benzina su ferite aperte. Non mi è girata la testa ed il mio medico anestesista, si è dichiarato molto soddisfatto per il mio calmo e tranquillo comportamento. Era la prima volta che mantenevo lucidità e calma, ma più che lucidità ferma la mia era distanza e tasche piene di dolore, di forate, di medicine e dell’eterna domanda alla quale ancora non so dare una risposta. Mi faccio operare o opto per la terapia conservativa? Che poi mi chiedo che cavolo devo conservare, che là dietro è tutto marcio? Devo conservare le ernie sott’ aceto? O l’artrosi in salmì? O forse tenere per la vigilia di Natale la scoliosi mista al limoncino da bere scartando i regali sotto l’albero? Zoppico un poco e con la gamba che tremava ancora causa anestesia, cerco una sedia libera nella saletta d’aspetto. Devo sempre rimanere seduta una mezz’ora circa, prima di andarmene a casa, per controllare che non subentrino i vari effetti collaterali. L’unica dura e scomoda sedia, è una in mezzo a due persone già sedute: una giovane ed obesa ragazza, l’altro un signore al quale non riuscivo sulle prime a dare l’età con uno strano colorito in viso. Direi sul giallo grigio, aria distinta, vestito di blu, con il secchiello da uomo in vita. Mi siedo e già mi manca l’aria: in mezzo a due persone non mi trovo molto bene, tolgo la scarpa e muovo le dita dei piedi che mi formicolano, chiedendo scusa alle due persone del gesto poco nobile. “non ci sono problemi signora, faccia pure!” dice l’uomo con il colorito giallastro. “Mi dovete scusare ma mi hanno appena fatto una peridurale alla schiena e mi sento tutta sottosopra. Piede sinistro che formicola, sapete ho quattro ernie al disco e l’artrosi e la scoliosi ed i dischi schiacciati…” Ed inizio la solita solfa del mio disco logoro e rotto che oramai vomito anch’io. Penso che avrei voglia di farmi una bella scopata, cosa che in cinquantadue anni di vita non ho mai fatto. Ho fatto solo sesso nella mia vita, se c’era amore e se era per tutta la vita! E se poi lui mi sposava o lasciava la fidanzata per me, e se poi era una stronzata e una scopata come spesso accadeva, alla fine lo capivo solo dopo! Beh pazienza! “Quel che è stato è stato”, pensavo, anche che sono mesi che non faccio più l’amore causa questi dolori alla schiena, che guai se mio marito che pesa cento chili circa mi abbraccia mi riduce in polvere, guai se dovessi fare certi movimenti, che sfortuna accidenti! Finirò la mia vita così? Tutti ‘sti pensieri si accavallano nella mia mente, mentre curiosa come sono, fantastiche-avventure-narrate-da-gattolona-pasticciona-150x150mi vien da chiedere all’uomo alla mia sinistra:”Mi scusi signore, anche lei soffre di ernie discali?” Come nulla fosse e con la voce più tranquilla del mondo mi risponde “No signora, io un tumore diffuso in tutte le ossa ed in tutto il corpo. Era partito due anni e mezzo fa, pensi un pò!  due mesi dopo essere andato in pensione,facevo un banale controllo del sangue e me lo diagnosticano…Ora le metastasi mi hanno invaso e ne ho ovunque”. Io e la signorina obesa ci siamo guardate senza parlare, ho tirato fuori la bottiglietta d’acqua dalla mia borsa, poi ho detto “No, è ancora presto per bere, potrei rimettere. Aspetto ancora un pochino”. Il signore di 64 anni, continuava a parlare sereno, calmo, rassegnato e con voce dolce e bassa e ci spiegava del perché era lì, cioè per farsi fare dal mio medico la terapia del dolore. “Quando mi fanno male le ossa, piango signora..?.”Fabiana, rispondo prontamente vergognandomi delle mie misere ernie. Piango e urlo dal male, io non ho mai pianto in vita mia Fabiana. Faccio anche la chemio e la radio terapia…Lo interruppi, sfiorandogli appena un braccio con le mie dita, come avessi paura di poter venire contagiata dal cancro. Come se il cancro fosse un’influenza che si attacca se starnutisci troppo vicino ad un’altra persona! ”Ma lei ha guidato da solo o si è fatto accompagnare?”.Chiedo con aria finto calma, come se parlassimo del meteo e dell’Italia che fa schifo o di Roma mafia/capitale!  “Guido sempre da solo quando sto abbastanza bene, non voglio disturbare nessuno e tanto meno mia moglie che lavora ancora, anche se ha la 104 che le dà diritto a 3 giorni al mese per assistermi.” Era un fiume in piena, ma una piena dolce, una lenta nenia che non fa danni, io non sentivo più nulla, solo l’odore della morte attaccata a questo gentile e calmo uomo. Lo avvertivo nella sua pelle oramai glabra, nei suoi pochi e fini capelli, nelle braccia prive anch’esse di peli, negli occhi lontani e vitrei, ma era straordinariamente calmo. Sembrava uno studente che sta facendo l’università e deve superare la prova più importante: la tesi di laurea.Un odore di ospedale misto a qualcosa d’inspiegabile, qualcosa che è già putrido, come un corpo sepolto da anni. Ma così non è: lui è ancora vivo e spera di farcela, anche se sa che non ce la farà. Quando non fa chemio o ha i dolori lancinanti, bada alla sua nipotina di tre anni, e questa cosa lo aiuta molto psicologicamente. Io mi sono alzata e mi girava la testa: il digiuno, la sete, i liquidi della peridurale che iniziavano a spandersi per il mio corpo, quell’uomo già segnato con una x mi davano un senso di malore. Per fortuna che è uscito il mio medico e mi ha detto”Signora Schianchi, può andare a casa”. Mi sono abbandonata al braccio di mio marito e zoppicando, mi sono incamminata verso l’ascensore. Ho saluto l’uomo giallo in viso, la ragazza che era lì per ernie cervicali ed ho guardato un’ultima volta quel viso disteso ma stretto nella morsa delle metastasi del cancro. Credo di avergli chiesto “Viene sabato all’inaugurazione del Core?” “Sì certo se non sarò sommerso da tutta quella folla ,visto che ci sarà Renzi ad inaugurarlo!”( il nuovo Centro oncologico ed ematologico dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, progetto strategico per la sanita’ locale che riunira’ in un’unica sede le funzioni di ricerca e di assistenza oncologica di alta specialita’.). E’ da ieri che penso e ripneso che ho chiacchierato con un cancro alle ossa che si è impossessato di un uomo qualunque, un brav’uomo che aspettava forse solo di andare in pensione per godersi la famiglia e la sua nipotina. Non siamo ancora riusciti a sconfiggerlo, non ce l’abbiamo ancora fatta a vincere sul mostro, forse era meglio farsi meno domande in passato e viverla con più leggerezza. Ma io quell’odore ben preciso che tante volte ho sentito sui miei cari, non lo dimenticherò facilmente.

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16 comments

  1. purtroppo è triste, molto triste, ma io so e sono fiduciosa che per il Signore nostro le lacrime sono preziosissime, nemmeno una lacrima andrà sprecata, nemmeno la più piccola, persino quelle degli animali, che piangono come tutti noi, esse hanno un grande valore e di certo saranno lautamente remunerate, credeteci tutti, perché E’ così. grazie fede

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  2. lezione di vita. Inutile arrabbiarsi, inutile combattere contro qualcosa che non si può battere al momento. Né calma rassegnazione ma lucida consapevolezza del proprio stato. Dicamo voglia di vivere normalmente compatibilmente al suo stato.

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