Reggio Emilia vi apre il suo “CORE”.

 

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(Chi non è seriamente interessato a leggere con calma e senza fretta, il seguente articolo è pregato di cambiare pagina e leggere altre cose più frizzanti. Tempo stimato di lettura circa 8 minuti)

Reggio Emilia vi apre il suo “CORE”.

Una delle esperienze più toccanti ed emozionanti della mia vita, dal punto di vista personale ed umano in modo generale, l’ho potuta vivere sabato sera grazie alle insistenze di mia figlia. Avevamo da poco terminato di seguire sulla nostra televisione locale, Tele Reggio, i discorsi d’ inaugurazione ed i tagli del nastro, da parte delle cariche più alte della nostra città. Per ultimo ha parlato in modo coerente, esaustivo, ed umano il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, 20160611_161320.jpg

onorandoci della sua presenza qui a Reggio Emilia! 20160611_183646.jpg per aprire le porte di una struttura che io definisco meravigliosamente umana ed accogliente. Ho sentito il discorso del nostro Sindaco, del nostro Presidente della Regione, del nostro Vescovo, della Direttrice della struttura, di alcune donne ammalate di tumore, dei medici e di alcuni degli infermieri/e professionali che lavorano già nel vecchio reparto di Oncologia ed Ematologia.20160611_183451.jpg

Gli “open day” per visitare i locali del “CORE” sono stati un giorno e mezzo di festeggiamenti: sabato pomeriggio e ieri domenica 12 Giugno tutto il giorno. Pensavo in tutta sincerità di non riuscire nemmeno ad avvicinarmi ai numerosi parcheggi del nostro ospedale Santa Maria Nuova, dato il massiccio ed imponente servizio d’ordine impegnato per l’incolumità e del Presidente Renzi in primis e delle altre alte cariche presenti. Invece, come spiegava Stefania Bondavalli (giornalista di Tele Reggio ndr) alle 18 circa un aereo aspettava Matteo a Parma per riportarlo a Roma. Dato il mio problema alla schiena avrei fatto molta fatica a parcheggiare lontano, ed invece alle 18.30 circa tutti i divieti erano stati tolti e siamo potuti agevolmente entrare nei locali. All’ingresso odore di nuovo di calce e cemento sparsi sicuramente con tenacia e forza di volontà. 20160611_185337.jpg

La struttura si è subito presentata a noi visitatori con caratteristiche di lineare ed essenziale eleganza, umanità e cuore ovunque senza trascurare le regole della domotica e della modernità più avanzata in fatto di tecniche elettriche ed elettroniche.20160611_192434.jpg

Vi erano dottoresse ed operatrici sanitarie specializzate a disposizione per farci conoscere e visitare i quattro piani che compongono l’ampia e soleggiata struttura del CORE. Chi ha progettato questo luogo ha pensato come prima cosa alla luce, sentiero dell’anima e faro conduttore della nostra esistenza. Senza luce andremmo a sbattere ovunque e non ci ritroveremmo più nel nostro habitat naturale. 20160611_191115.jpg20160611_193925.jpg

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Perciò fari enormi sempre accesi, giorno e notte, ampie vetrate luminosissime che mostrano all’ammalato un panorama cittadino e collinare che lui ben conosce, con una prospettiva d’occhio che può arrivare sino al nostro primo Appennino. Gli ammalati potranno in totale libertà decidere se e quando spegnere la luce all’interno delle loro colorate stanze o se tenerla accesa come compagnia e guida, anche tutta la notte. Soprattutto nelle lunghissime nottate invernali, quando sembra che la luce ed il sole non vogliano mai nascere. Ogni stanza ha il nome di un fiore, è dipinta con il suo colore ed ha appesa a muro una riproduzione che la rappresenta.20160611_192448.jpg

Oltre al televisore in ogni stanza, vi è la linea adsl, il telefono e poltrona/chaise longue colorata come il muro, morbida e molto confortevole per permettere al famigliare di assistere il proprio caro, riposando anche di notte se necessario. Quello che mi ha emozionata e commossa maggiormente è proprio l’umanità e l’amore che trapela da ogni centimetro della nuova struttura, nella quale ancora non ci sono gli ammalati che verranno traslocati da luglio in poi assieme alle strumentazioni e agli apparecchi che servono loro. Va da sé che non si è potuto traslocare nessuno strumento medico perché attaccato e necessario per la vita dei pazienti. Ho visto stanze a due porte, per i trapiantati di midollo osseo ad esempio, conseguenza dei tumori leucemici e del sangue. La dottoressa ci ha spiegato che essi sono a difesa immunitaria sotto zero dopo un simile trapianto, quindi devono necessariamente evitare ogni tipo di carica batterica. Nei primi giorni dopo il trapianto potranno ricevere la visita di un paziente adeguatamente vestito per pochi minuti, le ampie vetrate non si potranno aprire per la carica microbica dell’aria che entrerebbe. Anche il personale sanitario entrerà pochissimo, monitorando il paziente 24 ore su 24, tramite schermi televisivi enormi. Ogni persona che entra può danneggiare l’operato portando microbi che egli non potrebbe fronteggiare, dato che dopo un trapianto come dicevo poc’anzi si è nudi e scoperti da difese. Che emozione nel visitare quei reparti, immacolati 20160611_185407.jpg

concepiti e costruiti con l’occhio vigile per permettere a proprio agior il paziente e non farlo sentire un numero. Le stanze ora sono vuote ma accoglieranno tra poco i nostri ammalati, quanta umanità e dolcezza nel sentire le parole di chi li accudirà e li sosterrà anche psicologicamente durante quel viaggio doloroso e pieno d’ incognite. Chissà! Forse un giorno potrei aver bisogno anch’io di quelle stanze così complesse come caratteristiche eppur così semplici ed accoglienti! Ora so che ci sono, che esistono, so che sono state costruite e realizzate dalla tenacia e dalla volontà della comunità Reggiana. Mi sento rincuorata, tranquillizzata e fiduciosa, sarei ospitata e curata nel reparto più bello e moderno di tutto il nostro Ospedale. Pur sapendo coscientemente che lì dentro non si fanno nascere i bambini, ma con le cure e con la preziosa ricerca scientifica si prova a far morire il male. La struttura “CORE” è costata complessivamente circa 29 milioni di euro, ma mi sento di dire che non è finita qui. Senz’altro ulteriori perfezionamenti dovranno essere messi a punto e la direttrice assieme all’equipe confida certamente nel cuore di tutti noi. Abbiamo potuto ammirare le numerosissime opere donate da  artisti Reggiani e non Reggiani, 20160611_184801.jpg20160611_192542.jpg

che sono andate ad abbellire i vari reparti e le zone di passaggio. Nella grande hall oltre al bancone d’accoglienza color beige chiaro, si possono notare sui muri i nomi e cognomi delle persone o ditte che hanno fatto una donazione per costruire il nuovo reparto. Ogni donatore è contrassegnato da un numero che ritroviamo nel pavimento dentro ad una foglia. Tantissime foglie hanno formato l’albero che vorrà ridare speranza e vita, a chi oramai alla vita vi è legato con un sottile filo. Abbiamo sconfitto tanti tipi di tumore, ma la lotta è ancora impari, il cancro si crede superiore, per questo i nostri ricercatori stanno studiando giorno e notte per sconfiggere altre categorie spietate che ad oggi, non lasciano scampo. Alle 19.30 concludeva il primo giorno di “open day” un concerto al pianoforte offerto ai visitatori, ma io per stanchezza e dolore alla schiena ho preferito ritornarmene a casa. Ho vissuto un’esperienza commovente, toccante, unica ed ho capito che quando si tratta di cosa seria il Reggiano forse ex Partigiano? E l’Italiano in generale il cuore lo apre e lo mette a disposizione dei suoi fratelli meno fortunati di lui. Tornerò in quei locali quando ci saranno ospitati gli ammalati, andrò a far loro visita, previa autorizzazione dei medici e converseremo insieme del grande mistero intrinseco nella nascita, nella vita, nella morte. Forse attingerò io da loro, forse a loro qualcosa darò di mio, facendo loro capire che non sono diversi da me perché ammalati, anzi! Loro stanno combattendo la loro battaglia per vincerla, io stupidamente e scioccamente per molto meno troppo spesso, butto le armi e non voglio più combattere.

Vi chiedo scusa per le immagini significative,sfondoblogconlerose ma non certo di qualità per due motivi: primo perché scattate con il cellulare, secondo perché mentre scattavo avevo quasi sempre le lacrime agli occhi. Troppi ricordi ancori vivi nella mia mente….Credo che in questo tema che ho cercato di affrontare con il rispetto e la dignità che merita, non sia la qualità di una fotografia a fare la differenza tra un post ed un articolo scritto con semplicità e umanità. Credo che sia l’argomento stesso il protagonista dei miei ricordi recenti, il fatto delle foto mi è servito solo come accompagnamento alle mie parole, non curandomi del fatto che siano tecnicamente fatte male)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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