Nonsoloarrosto.

Non amo molto gli arrosti in generale, non amo servirli e nè prepararli, ma lo faccio perchè sono molto graditi ai miei famigliari soprattutto a mio marito, legato alle tradizioni e agli arrosti fantastici e spaziali di mia suocera! Per coerenza non mi piace nemmeno più mangiarli, ma se ne vedo uno che si discosta per sapore e per presentazione dai soliti noti, allora una fettina la mangio! Legata agli arrosti classici vi è tutta una varietà  di carni lavorate a lungo come i brasati, le carni allo spiedo, gli arrosti cotti al forno o in padella, oppure il poco noto (da noi..) TANDOORI,ossia un alimento spennellato con chili e poi cotto in un forno a carbonella, secondo una tipica ricetta dell’India settentrionale L’etimologia della parola ARROSTO significa: tecnica di cottura con esposizione diretta a una fonte di calore. In particolare, carne cucinata in questo modo, o anche in tegame prima rosolata e poi cotta a lungo con aggiunta di poco liquido: arrosto di pesce, di verdure, di maiale o arrosto ben cotto. Si può usare nel detto comuneessere tutto fumo e niente arrosto, molto fumo e poco arrosto, più fumo che arrosto, si dice di persona o cosa che nonostante l’apparenza conclude o vale poco. Gli arrosti, al pari di tortelli, cappelletti, risotti, coniglio alla cacciatora, cannelloni ripieni, zuppe inglesi e tiramisù, mi ricordano le feste comandate di tanti anni fa. Quelle interminabili domeniche che iniziavano alle 6.00 del mattino con il rito dell’apparecchiatura e la lucidatura, (con l’alito di mamma o papà) dei bicchieri di cristallo di famiglia, tirati fuori dalla credenza del salotto per l’occasione. Si estraeva dal controbuffet, il servizio da caffè serviziomammaBianca

che durante l’anno non si poteva nemmeno guardare! 20160614_183228.jpg

La tovaglia bianca del corredo di mamma, in fiandra, linda di bucato fatto a mano e sbiancata con la cenere,si mettevano  le lenzuola pulite nel letto ed il copriletto rosa “della domenica” con l’immancabile bambola sul letto, a gambe aperte e vestitito lungo, vinta alla fiera del paese!

bambolasullettoIl rito dell’arrosto mi ricorda mia madre ed il metterlo “in concia” la sera prima verso mezzanotte, perche’ sino a quell’ora doveva accudire gli animali ed i cristiani. Ci sono io piccola,  che la voglio guardare e ancora non vado a letto senza lei,  ed osservo i movimenti precisi e diretti, li imparo e li avrò impressi nella mente per sempre. Quella sua stanchezza cronica, ma quella forza infinita di fare tutto, di non tralasciare nulla anche se era notte fonda, quell’ostinazione e cocciutaggine di volercela fare ad ogni costo. Oggi si direbbe che mamma Bianca era una donna multitasking, con la differenza che lei non si lamentava mai: erano i suoi occhi e le occhiaie a parlare al suo posto. Ho davanti agli occhi la sua aria stanchissima, i capelli arruffati e le occhiaie scure, mentre con la mezzaluna sbeccata da una parte, tritava con vigore rosmarino, aglio, scalogno, carote, prezzemolo, basilico, e forse anche salvia….se ci penso bene e  chiudo gli occhi mi sovviene il profumo di essa. E quel trito, magicamente a poco a poco diveniva una polvere finissima, che nemmeno con il robot di oggi si riuscirebbe ad ottenere! Poi con abile maestria lo cospargeva sul pezzo di carne ancora immacolato, lo strofinava energicamente con le mani, lo impregnava da ogni lato ed in ultimo aggiungeva olio, aceto del nostro vino, sale grosso, pepe e lo forava delicatamente per fargli penetrare quella concia maestosa in ogni dove. Infine, si toglieva il sudore dalla fronte con un lembo del grembiule, se lo slacciava, mi prendeva in braccio e andavamo su per le scale di graniglia a dormire. Io dormivo con lei o con mia sorella Giuliana, mai da sola, sino a ventidue anni. img-20160612-wa0000.jpgQualche volta usava anche l’alloro o i chiodi di garofano, noce moscata o altre diavolerie che puzzavano, “droghe” si chiamavano allora che ovviamente si acquistavano in “drogheria”. Che nulla avevano a  che vedere ,con il termine droghe che intendiamo oggigiorno. Quelle spezie così forti e decise, non piacevano a nessuno, specialmente a papà Antonio, che non ne sopportava nemmeno l’aroma. Ma lei si ostinava a dire che per quel determinato tipo di arrosto occorrevano i chiodi di garofano e quindi si faceva così punto e basta.  (fine prima puntata)cropped-20160428_092821.jpg

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5 commenti

  1. Emozionante il tuo racconto, momenti di vita che hanno un fascino incredibile oggi che invece tutto si fa di fretta, che si prediligono le ricette veloci e c’è meno metodo e ci sentiamo un po’ più vuote… Ricordare i gesti e le parole di mamme e nonne può essere la strada giusta in questo caso 🙂

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