Nonna Ione. Senza esse.

Ione cresceva in un ambiente contadino  dove la stalla, il fienile,il pollaio,la gabbia dei conigli,lo  stallino per il cavallo e il sottoscala per il maiale, nonché la piccionaia nella soffitta,erano un corpo unico con la cucina e le due camere da letto. Persone e animali vivevano in un contesto di famigliarità e di mutuo aiuto dalla nascita alla morte. Parole come: lavoro minorile vietato,dieta calorica, pet teraphy,bocconcini per cani e gatti,spreco di cibo, elettricità,automobili,ogm, antibiotici e mille altre che non citerò,all’inizio del secolo scorso, non erano ancora state inventate. La bimba dormiva in un lettone con materassi di foglie di granoturco e cuscini di fieno, assieme alle tre sorelle: due a capo e due ai piedi del letto. Le bimbe erano spesso ammalate, soprattutto nei lunghi e gelidi inverni; Ione non si prendeva nemmeno un raffreddore, nemmeno le tipiche malattie dell’infanzia che ora vengono prevenute con le vaccinazioni. Era dotata di una robustezza fisica unica,il suo patrimonio, l’unico patrimonio che possedeva e che la rendeva libera,erano, oltre alla forza fisica,una salute di ferro, un coraggio sconfinato, un ottimismo incrollabile e una generosità senza limiti. Il padre la chiamava ” Ciccio” perché aveva tutte le caratteristiche che solo un maschio veramente superlativo, poteva possedere. Aveva appreso tutti i mestieri della campagna, quelli che ora va di moda pallidamente riproporre nelle sagre paesane. É un’offesa e una beffa proporli e cercare di lucrare su queste messe in scena, senza far capire lo sforzo e il sudore e le difficoltà di quei tempi. Ione andava a mietere con il falcetto,quello del vecchio simbolo falce e martello, falciava l’erba con la falce,proprio quella che simboleggia la morte. Arrotava la lama con il martello sopra un ferro apposito, guidava i buoi quando c’era da seminare o da arare il campo, a volte tre paia di buoi contemporaneamente, mungeva le mucche e puliva le stalle,caricava erba e fieno sul carro e molto altro ancora. D’inverno poi, filava la lana con il filarino,dopo la tosatura di una pecora, imparava a cucire e cucinare e persino un poco a leggere e scrivere. Nonostante fosse trattata e considerata come un uomo,a 18 anni ebbe il suo primo mestruo: era diventata una giovane donna alta e armoniosa,con una lucida treccia di folti capelli neri. Mi raccontava che alla domenica la sua mamma,mentre pettinava le sue sorelle,si chiedeva il perché di tanta bellezza e tante doti avesse questa trovatella. Mentre la pettinava, lo faceva con rabbia e sgarbo fino a farla piangere dai colpi di spazzola dati come se dovesse spazzolare un cavallo.( continueranno i capitoli sui ricordi di Nonna Ione, scritti da Fabiana e Giuliana Schianchi in un libro.

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