Nonna Ione a Rivalta. 

 

Corvini Ione ved. Fornari, trascorse gli ultimi anni della sua vita a casa mia a Rivalta, in via Sant’Ambrogio numero uno. Nelle lunghe sere invernali, dopo cena la nonna lavorava a maglia e confezionava calzettoni, sciarpe, berretti e maglioni per noi tutti. Oppure rammendava con precisione altrettante calze, abiti da lavoro di papà e mamma, cuciva i miei grembiuli scolastici, confezionava maglioncini deliziosi per mio nipote Giuseppe,  nonostante non avesse più la vista in un occhio. Quello destro credo di ricordare, per colpa di un’improvvisa trombosi. Ero molto piccola all’epoca, può darsi che i miei ricordi siano un tantino imprecisi per quanto riguarda piccoli particolari, ma la mia memoria ed il mio affetto per questa persona dolcissima è ancora molto forte, nonostante quest’anno il quindici Agosto siano stati trentanove anni, da quando è scomparsa. In età da pensione, assieme ai suoi quattro figli,  prese la decisione di trascorrere la vecchiaia a casa nostra, scegliendo percio’ di venire da sua figlia Bianca, mia madre, ed io ne fui felicissima. Dei quattro figli non vi nascondo che Bianca era quella alla quale era maggiormente affezionata, senza nulla togliere agli altri. Di conseguenza amava in modo particolare le sue figlie, Fabiana e Giuliana. Per me bambina di sette/ otto anni, fu un avvenimento speciale poter accogliere una nonna in casa, l’unica nonna conosciuta. Immaginavo di poter giocare con lei, di farmi raccontare le favole, di andare a raccogliere le viole nei campi e di fare tutte quelle cose che una dolce nonna fa con i nipoti. Cose e giochi che di solito allora come oggi, i genitori non hanno nè tempo e nè voglia di fare, dando la colpa ad impieghi troppo pressanti o ad attività lavorative che li portano fuori casa tutto il giorno. Va da sè che quando alla sera alle diciannove/venti circa un genitore ritorna a casa, è stanco e presumibilmente non ha voglia di giocare con i figli e nè tantomeno di inventarsi favole da raccontare. Tutt’al più legge qualche pagine di un libro già inventato da altri, sbagliando pagina e camuffando le parole per far prima, visto che cade dal sonno addosso al bambino. Ma il bambino furbo ed intelligente, corregge il genitore ogni sera, dal momento che conosce il libro a memoria. Il bimbo gli dice che non era arrivato a pagina xy, e sottolinea deluso, che le parole non sono esatte. Invece un nonno ha la pazienza e la voglia d’inventare e creare nuove storie, inedite e mai ascoltate dai nipotini, storie magari vere e di vita vissuta che fanno emozionare e stupire i nipoti. Nonna Ione era una di queste nonne dolci e speciali, che sapeva rendere una “fola” qualsiasi, una storia affascinante e sino alla puntata dopo, non si aveva pace e nè sonno per sapere che fine aveva fatto “quel bambino birichino e svogliato, di nome Giuliano”…. Quando la decisione di venire ad abitare a Rivalta, fu presa, tutta la famiglia si preparo’ per riceverla. A quei tempi abitavano con noi a Rivalta, anche mia sorella Giuliana, mio cognato e mio nipote. Le camere della nostra casa erano soltanto due e noi diventavamo sette, percio’ i miei genitori misero una brandina nel “salotto” buono, vuotarono alcuni cassetti ed ante del mobile e quella, d’ora in poi sarebbe diventata la camera da letto della nonna. Per lo meno sino a qualche anno dopo, quando mia sorella e famiglia decisero di traslocare. Nelle lunghe e fredde sere d’inverno, sedevo sui suoi piedi spesso gelati, per riscaldarglieli e lei, sferruzzando con grazia e velocita’ mi raccontava la sua infanzia. Ero incantata e rapita dalle sue dolci e rassicuranti parole, mi sentivo anch’io dentro alla  favola della sua vita, perché ella aveva la capacità naturale di raccontare anche episodi brutti e dolorosi come fossero semplici intoppi risolvibili.  Usava sempre il tono della voce basso e modulato e mai una volta rimasi spaventata o intristita  dai suoi racconti, a volte veramente molto tristi. (Continua con i ricordi di nonna Ione..)

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