Il magico potere di un libro.

Mi ero prefissata di leggere durante l’estate almeno tre libri. Ho portato a termine l’impegno preso con me stessa leggendone sino ad oggi due, per il terzo ho ancora tempo e l’estate non è terminata. Il primo mi ha coinvolta molto. Bramavo per  trovare  5 minuti per leggerlo, intrufolandomi con prepotenza dentro il racconto. Mi ha fatto desiderare da subito di sapere come andava a finire. S’intitola” l’amico di famiglia”. Scritto da Irwin Shaw, edito da Bompiani, I edizione settembre 1982. In sintesi è la storia di un uomo ricchissimo, un avvocato americano, immanicato con le forme di potere più disparate e di come, per un piccolo debito di riconoscenza abbia rivoluzionato la vita di cinque persone. Russell Hazen entrerà una sera nella quieta e monotona famiglia Strand, per non uscirvi più sino alla fine del romanzo. Purtroppo il mondo dorato e fatato di Hazen, non è fatto solo di soldi, ville, piscine e servitori al suo cospetto. Quell’uomo dai modi gentili ed eleganti, circondato da perfezione e lussi, abituato ad essere obbedito,
Nasconde segreti ed intrighi indicibili che faranno mutare i comportamenti e le tranquille abitudini della famiglia Strand. Non aggiungo altro per non rovinare la lettura a chi tra voi desidera leggerlo.

  ( La punta del campanile della Chiesa, la punta di un tetto, l’angolo di un terrazzo, una parabola disturbatrice)

Il secondo libro affrontato,  era da molto tempo che ambivo leggerlo ma per un motivo o per l’altro ne rimandavo di continuo la lettura. È come se sentissi dentro di me che avrebbe cambiato il mio modo di vedere le cose e avrebbe modificato in breve il mio pensiero su cose, luoghi e persone. E così lo tenevo a debita distanza per non dovere  fare i conti con un problema reiterato nel tempo. Conoscendomi piuttosto bene temo molto i cambiamenti, le situazioni nuove, i luoghi nuovi o qualsiasi situazione che a priori non conosco. Per poi innamorarmene perdutamente una volta conosciuta e provata. Così è stato per il libro: rimandato, temuto, guardato a distanza ma con desiderio di averlo, nelle librerie quando uscì.  Mai acquistato o preso in prestito in biblioteca. È stata mia figlia che in luglio ha deciso di prenderlo in Biblioteca a Castelnovo né Monti.   Se l’è letto con calma e continuità, assieme ad altri tre libri consigliati dalla Scuola. Ogni tanto estasiata e felice, ci raccontava piccoli aneddoti e curiosità che imparava  dal libro, sorridendo vispa e contenta più che mai per insegnare qualcosa di nuovo a noi due antiquati genitori.

La mia curiosità oramai era alle stelle! Di nascosto, prendevo il libro e ne leggevo qualche riga avidamente chiudendomi anche in bagno. Confesso che il paragone con Guglielmo da Baskerville, interpretato da Sean Connery nel famoso film” il nome della rosa” è inevitabile. Io, ladra di un libro che legge una bimba, che trova nelle parole scritte ciò che cerca da sempre e che sapeva di poterlo trovare. Ma mai avrei pensato di trovarlo in un libro, scritto in modo esemplare e semplice, spiegato così bene da far risultare il metodo adottato il più naturale del mondo. Marie Kondo, autrice del libro “Il magico potere del riordino” ha riunito in un unico scritto il metodo per riordinare la casa ed i suoi ambienti, buttando nella spazzatura ciò che non fa più al caso nostro e al contempo non ci fa più battere il cuore. L’arte zen di riordinare, buttando e non barattando o riciclando,  è quello che cercavo da tempo. Per una collezionista e venditrice di cose vintage da decenni, non è facile o scontato buttare nel pattume ciò che non serve più, che non si vende nemmeno a regalarlo, oppure che non sappiamo più nemmeno di possedere.

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