Il concetto di viaggio (parte seconda)

Oggi W P ha deciso di fare i dispetti e mi ha tagliato buona parte del post scritto. Ora cerco di riscriverlo così come lo avevo pensato e preparato. Vogliate scusarmi!    

Ci si doveva però accontentare di viaggiare accanto a piccioni,galline, maiali, tacchini e conigli, con tutto ciò che essi producevano. Oppure ci si accucciava in mezzo a sacchi di iuta pieni di frumento ed orzo, schiacciando magari un pisolino nel lungo e dissestato percorso. I viaggi e gli spostamenti del tempo che fu dipendevano quindi da molti fattori, che non erano molto graditi alla mia nonna. Il dover dipendere da altri, da orari approssimativi e da tragitti spesso improvvisati non facevano per lei. Conscia della propria forza fisica e della grossa relizienza innata, amava usare sovente un mezzo di circolazione veloce, scattante, tonico ed economico. Le sue lunghe e belle gambe. Abituata ad accorrere subito ove ve n’era bisogno, avvezza ad accudire animali, cristiani, partorienti ed esseri umani in agonia, nonna fece delle sue gambe uno dei suoi tesori più preziosi. Un dono lasciatole in eredità da coloro che non l’avevano riconosciuta come figlia naturale ma che senza saperlo, l’avevano dotata anche di questa caratteristica: la velocità mista alla non stanchezza fisica. Non vorrei che chi mi legge, pensasse che ciò che scrivo sia frutto di fantasia o esagerazione per il grandissimo affetto che nutrivo e che sento ancor ‘oggi per l’unica dei quattro nonni, conosciuta ed amata profondamente. Era una donna umile, semplice, genuina ed onesta ma dotata di peculiarità sconosciute ai figli e ai nipoti.Non mi stanco di ripetere che l’eleganza e la nobilta’ che trapelavano da ogni suo gesto, erano spontanee e naturali. Così come la sua ingenuità nel trattare i pochi affari economici con i quali si è dovuta scontrare nel corso della sua esistenza. Tutti noi ricordiamo benissimo quando in estate durante gli anni cinquanta, veniva ad aiutare i miei genitori nel duro lavoro nei campi e nell’accudimento degli animali.Partiva di notte da Rivalta di Parma, ed attraversando di corsa boschi e campi al buio, arrivava a Rivalta di Reggio Emilia nel fare del giorno. Una volta arrivata nei pressi di casa dei miei genitori prendeva fiato e percorreva l’ultimo chilometro lentamente. In lontananza il clacson della corriera che arrivava consolante, alla quale lei, puntualmente faceva “marameo”. E all’autista ancora assonnato diceva tra sé e sé “ciao nini’, io son gia’qui.

 

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