Giochi ed attività ludiche.

Dai un gomitolo di lana ad un bambino e te lo trasforma in un castello con un principe ed una principessa! Questa è una delle frasi che ho sentito pronunciare maggiormente da nonna Ione. Lei che di giocattoli da piccina non ne ha mai  posseduti, aveva inventato bambole di paglia e stracci per le figlie femmine, dipingendo occhi e bocca  con pezzi di carbonella. Per i due maschi, con qualche residuo di pentole rotte e pezzi di ferro, nonna costruiva carri con i buoi e  carrarmati. I chiodi arrugginiti avvolti nella stoppa diventavano soldatini per i combattimenti. Le sedie accavallate l’una sull’altra si trasformavano in fortezza da espugnare ed i piu’ fortunati possedevano anche una palla di cartaccia mista a stracci. Sino a qualche decennio fa, il giocattolo inteso come oggetto per far divertire e trascorrere il tempo libero, era patrimonio di bambini benestanti che potevano permettersi il lusso di giocare con bambole di bachelite, le antesignane della plastixa o automobiline in latta. Oltre a tricicli, piccoli carretti, cerchi di legno rotanti e i primi trenini. Questa doverosa premessa per raccontare che anch’io pur non essendo nata nei primi anni del Novecento, non sono stata una bambina con la camera piena zeppa di giocattoli. I miei genitori non concepivano l’idea giusta o sbagliata che fosse, di dover spendere dei soldi per comprare giocattoli che di lì a poco, non avrei più guardato. Erano invece favorevoli ai disegni fatti su qualsiasi foglio di carta, con pastelli a cera e matite colorate e ogni tanto mio papà mi comperava qualche libro di favole. Ma erano occasioni rare che si contavano sulla punta delle dita. Nella mia infanzia credo di aver posseduto tre bambole. La prima mi fu regalata da mia sorella quando andai in ospedale. La chiamai Elisabetta, era bionda non molto alta e con una vestina rosa. Poi fu il momento della prima Barbie, quella più economica da mille lire: indossava un costume olimpionico celeste ed aveva le gambe rigide non pieghevoli. Il regalo non mi diede alcuna soddisfazione e fu una delusione gigante perché le mie amiche avevano le Barbie da cinquemila lire, con le gambe pieghevoli e diversi abiti intercambiabili. Questo regalo coincise, mese più mese meno, con l’arrivo della nonna a Rivalta, per trascorrere con noi gli ultimi anni della sua vita. La gioia per il suo arrivo e trasferimento a casa nostra,  fu tale che per un lasso di tempo ragionevolmente lungo, dimenticai i giocattoli e le bambole.  Non la conoscevo ancora bene: in fondo avevo solo dieci anni! L’avevo vista poche volte, ma di lei avevo sentito parlare  in continuazione dalla mia famiglia e da coloro che la conoscevano,  sempre e comunque in modo positivo e solare. Sentivo di lei solo parole  buone e di elogio e di come aveva condotto la sua vita da bambina figlia di N.N. Non avevo vissuto episodi legati alla nonna in modo particolare, non avevo mai giocato con lei o trascorso vacanze. Al contrario di mia sorella che di anni ne aveva ventotto e le occasioni per frequentarla erano state numerose e molto più approfondite delle mie. Dal momento in cui scese dalla Cinquecento color crema di mia zia Bruna, mi abbraccio’ con tenerezza ed affetto, ma con altrettante misura e dignità. Mi ricordo benissimo il suo tailleur color marrone scuro, la camicetta che indossava con il fiocco davanti, le scarpe basse e comode. I capelli bianchi e lucenti, erano raccolti in una crocchia e quel profumo di saponetta Palmolive che aveva sulle sue morbide  guance. La saponetta Palmolive ed il borotalco Roberts, erano gli unici vezzi cosmetici che usava Ho ancora nelle narici il senso di sicurezza e di candore che il suo viso mi trasmise e da quell’abbraccio caldo ed educato, capii anch’io che la nonna doveva essere una persona speciale e che con lei avrei fatto molti giochi. Una vera nonna con la enne maiuscola, dotata di di pazienza, di dolcezza, di buone maniere e di molta esperienza anche in fatto di bambini. Aveva cresciuto i suoi quattro figli e aveva svolto il lavoro di baby sitter per molti altri bambini, accudendoli in maniera esemplare per diversi anni. Essendo una donna molto calma e riflessiva, nei momenti in cui mi vedeva nervosa o annoiata, oppure rabbuiata perché la mamma, cioe’ sua figlia mi aveva sgridata, mi proponeva svaghi alternativi che si inventava senza difficoltà. Andavamo spesso a raccogliere le viole in primavera nel grande parco dell’avvocato Falcetti.  La nonna sapeva creare mazzolini stupendi di viole che, una volta legati con il filo della spagnoletta bianca mettevamo sul tavolo di cucina oppure sul comò della nostra camera da letto. Anche con gli altri fiori che raccoglievano nei campi, sapeva creare bouquet di fiori da fare invidia ad un fiorista creativo di oggi. Andavamo insieme nel frutteto a raccogliere la frutta matura e usava cesti e cestini di vimini adatti per ogni tipologia.
 Con lei vicina che mi spiegava passo dopo passo come trascorrere ore liete senza giocattoli, mi sembrava di essere in un’altra dimensione dove non c’era cattiveria o paura. Il suono della sua voce così basso e dolce mi portò un giorno a prendere il mangianastri e ad intervistarla per riascoltare la sua voce ogni qualvolta mi fosse mancata. Tenni la preziosa cassetta per molti anni poi, una volta sposata la persi durante il trasloco e quello fu un enorme dispiacere per me.


 Nonna Ione sapeva benissimo che a me piaceva molto giocare alla parrucchiera. Perciò per farmi contenta mi permetteva ogni tanto di lavarle i suoi lunghissimi capelli: per me era una gioia enorme e cercavo di farlo al meglio come una vera professionista. Per quanto riguarda i giocattoli mi regalo’ soltanto una bambola nel periodo in cui abitò con noi. Era  rossa di capelli, molto grossa ed ingombrante e nemmeno troppo bella. Con mia nonna vicina quell’unico giocattolo bastò e non ne chiesi altri. (Continua)

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14 commenti

  1. Che dolcezza infinita scoprire quanto amore possa regalare una famiglia….
    Leggendo cio che scrivi dei giochi penso possa essere confermato il detto “si stava meglio quando si stava peggio”, ora c’è tanto, troppo e non si comprende più il sapore delle piccole conquiste, abbiamo perso il senso dell’ apprezzare ciò che abbiamo…

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    • Sì è una nuvola soffice di zucchero filato ritornare indietro ai tempi dei miei pochi anni vissuti con nonna Ione.Mi ha spesso accompagnata negli a venire con i suoi esempi di saggezza e di calma. Mi divertivo veramente tanto con lei, senza l’ausilio di giocattoli strani e a questo punto, veramente inutili.

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