Vizi, vezzi e virtu’.

Non si può dire di lei che fosse una donna con tante pretese, come del resto non ricordo che seguisse le mode e che volesse somigliare o scimmiottare  qualche attrice della televisione. Anche se indubbiamente e senza voler essere di parte se lo poteva permettere benissimo! Con il fisico ed il viso che si ritrovava, quei capelli lunghi neri lucidi, Corvini, per l’appunto e quei suoi modi eleganti avrebbe fatto mangiare la polvere  a qualche attricetta del varietà, che per campare doveva mostrare le gambe e non solo.wp-image-1440009986jpg.jpeg

Avendo molta dimestichezza con i lavori manuali sapeva confezionarsi da sola alcuni capi di vestiario, sempre modesti e semplici come linee, con le sue doti di sarta allungava o stringeva a seconda delle necessità.  Con le arti da magliaia sferruzzava per sè stessa e per noi nipoti, con le mani e la creatività aveva imparato a cucinare ricci arrosto e a friggere le bucce di patate ai tempi delle guerre, ma..c’erano alcuni ma, sui quali lei non transigeva. I miei ricordi in questo capitolo di oggi sono molto forti e nitidi e non ho dimenticato le sue grandi passioni, che oggigiorno sono abitudini normali, ma che venivano da lei considerati “vizi”. Non so come aveva fatto ad innamorarsene, ma adorava il caffè, abitudine o vizio o passione, che ha tramandato anche a me e a mia sorella. Non mancava mai di preparare la moka al mattino dopo colazione con arte e maestria, delicatezza e sobrietà, stando ben attenta a non rovesciare la preziosa polvere sul fornello o sul tavolo di formica da cucina. Lo versava per sè e per mio papà, mamma avendo problemi di stomaco lo prendeva con il latte. Ne preparava ancora un’altra moka dopo pranzo e quello se lo gustava in modo paradisiaco. Poi si metteva a lavare i piatti con piacere ed enorme soddisfazione per aver bevuto il liquido dolceamaro tanto bramato. Se mi accostavo a lei per slacciarle il grembiule, ed era un classico vizio che avevo per giocare con lei, sentivo che emanava un profumo di caffè squisito, anche se non sentivo la voglia o il desiderio di provare a berne un sorso. Ero piccola,  non me lo avrebbero permesso e poi ero interessata a ben altro in quegli anni! Per l’epoca nella quale è nata, perchè oramai di epoca si tratta, era abituata a lavarsi molto e a tenersi in ordine corporalmente. Da ragazza faceva il bagno nel grande mastello in lamiera zincata o smaltata bianca, usando sapone di Marsiglia e borotalco Roberts per togliere quel poco di umidità che le rimaneva sulla pelle.  Vezzo che ha sempre mantenuto, lavandosi in tempi più recenti nella vasca di casa nostra o nelle vasche delle case presso le quali prestava servizio. Aveva la grande fortuna di non avere un sudore acido, pertanto non necessitava di alcun deodorante per ascelle! Sudava molto, lavorando alacremente ed incessantemente, soprattutto d’estate ma con grande stupore io e mamma Bianca, notavamo che non emetteva alcun odore sgradevole. Questa è una grossa fortuna per una donna che aveva comunque più di settant’anni ed era ovviamente in menopausa avanzata. Come cosmetici non solo non ne usava, ma guardava in modo stupito le donne che si mettevano eye liner e ombretto sugli occhi, fondotinta e cipria in viso, rossetti vistosi sulla labbra. Credo di ricordare che l’unico filo di rossetto le sia stato imposto il giorno del matrimonio di mia sorella, cosa che accettò di malavoglia, ma per non farci un torto lo accettò! Diceva che le donne così truccate, parevano pagliacci da circo e che sicuramente si sarebbe rovinata loro la pelle, cosa peraltro verissima in chi ha abusato in gioventù di trucchi molto pesanti.Non aveva, rughe, (la foto in alto la ritrae a più di 72 anni….) non conosceva la cellulite e nonostante le cinque gravidanze, non aveva smagliature. Il seno tonico ed alto, non richiedeva uso di creme o push up come si farebbe ai giorni nostri, insomma mia nonna era veramente una gran belal donna! Come dicevo se i suoi unici cosmetici erano la saponetta Palmolive, il borotalco Roberts ed il sapone di Marsiglia per lavarsi i capelli, nei cassetti del suo comò amava tenere dei rametti di lavanda per profumare la biancheria. Usava prepararne dei sacchettini di cotone bianco che metteva anche nel como’ di mamma e papà, e vi confesso che non era un profumo che gradivo molto: era troppo persistente. Ancor oggi non rientra nei miei aromi preferiti, così come non sopporto l’odore della canfora che usava in grande quantità per non far sì che nei capi invernali venissero le tanto temute tarme. Aveva le sue idee e le sue abitudini reiterate nel tempo, era certa che funzionassero e anche a Rivalta continuava con questi piccoli ed innocui vizi. Quando usciva di casa, anche semplicemente per andare a far la spesa o a Messa, usava mettere in bocca una caramella di menta di quelle lunghe e dure classiche, che oggi si vendono a peso. Desiderava lasciare un buon ricordo di sè alle persone con le quali conversava, voleva trasmettere odore di pulito e di buono, profumo di sicurezza e di semplicità. E riusciva bene nell’intento senza forzarsi o fingere. Non ricordo di averla mai vista alterata o arrabbiata e se lo era, lo teneva per sè e non voleva trasmettere il suo malumore a noi, non era giusto diceva sempre.  Teneva una scorta di caramelle Sperlari ben fornita dentro il famoso comò  nell’angolo sinistro del primo cassetto.  Se una persona voleva farle un regalo gradito le portava un sacchetto di caramelle di menta e lei ne era molto felice! Portando per tutta la sua media vita i capelli molto lunghi, di giorno come ho raccontato aveva una crocchia in testa, fermata con forcine in osso. Prima si faceva una grossa treccia poi arrotolandola su sè stessa, metteva molte di queste forcine incastrate tra loro. Alla sera toglieva le forcine ed andava a letto solo con la treccia: in quel momento mentre era in bagno per fare le sue abluzioni serali giungeva il momento esatto per nascondergliele. Mi divertivo a metterle in posti improbabili per me, ma che sarebbero stati di facile scoperta per lei, dicendole che non ne sapevo nulla. Lei, innocente e semplice come una bimba, mi credeva o fingeva per farmi divertire, perchè non conosceva la menzogna e le bugie. Non raccontandone mai non pensava forse che nemmeno gl ialtri potessero raccontarne, o per lo meno non una bimba piccola. Poi, vedendo che si rattristava moltissimo, le andavo a prendere e le chiedevo scusa, lei mi perdonava sempre abbracciandomi con affetto. Un altro oggetto al quale era legatissima era un ombrellino in seta color biscotto, con il manico in avorio arrotondato.ombrellini

Non so chi glielo avesse regalato, non sono nemmeno ben sicura che potesse riparare dalla pioggia, fatto sta che Ione era molto legata a questo pezzo che oggi definirei antico. Forse una delle famiglie benestanti presso le quali ha lavorato, deve averglielo regalato per qualche Natale. Era molto bello e raffinato, quando lo teneva in mano sembrava proprio una nobil donna, a conferma ancora una volta che doveva essere figlia di persone aristocratiche. Quando glielo nascondevo quasi piangeva, ma capendo che ci teneva oltre misura, non lo feci che pochissime volte. Ciao nonna, alla prossima puntata. (continua) ombrellinopanna

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