Ha attaccato!

Dopo tutto siamo ancora in inverno ed in febbraio non ci si dovrebbe stupire se nevica! Come in estate non ci si dovrebbero fare meraviglie se fa molto caldo. Ma noi gridiamo “all’ondata di gelo e freddo eccezionali” e che non veniva tanta neve così sin dal 19..e fischia! Poi diciamo anche che non ci sono più le stagioni al proprio posto. Secondo me sono al posto giusto: caldo in estate e freddo in inverno!

O no?

La neve e una pataglia.

Pare che stavolta attacchi per davvero. Ha iniziato un paio d’ore fa mista ad acqua, lentamente, come una donna che si fa desiderare e mai si concede. Poi ha smesso, inducendomi a pensare che si sarebbe fermata. Il tempo di fare colazione ed ha ripreso il suo amplesso, ordinato, lineare, studiato nei minimi particolari. Una danza preparata da mesi che si sta tramutando in realtà. Dai vetri della mia camera da letto, che oggi non abbandono, mi si presenta uno scenario ancora immaturo, non prodigo di abbondanza di bianco, ma con qualche lieve accumulo di neve sul tetto dei dirimpettai e sulle casette in miniatura.

Non è ancora matura per esplodere virulenta e ricoprire col suo soffice manto ogni forma sbagliata che agli occhi si offre. Ella è vanitosa, succulenta, non si ferma di danzare al ritmo celeste, se non quando lo decide lei. Si presta a pulire i pensieri e toglie le ataviche paure. Ci si prende di lei gioco, giocando con lei, la si succhia avidamente quando le labbra sono arse da un desiderio divenuto oramai incontenibile.

Giornata da trascorrere a letto scrivendo e leggendo, oppure vicino alla stufa, con la pataglia tirata su fino al seno per scaldare le morbide cosce e sentire il caldo anche nel cuore. Un giorno nel quale non mi vestiro’ per uscire, ma rim qui a guardarla scendere, mentre fiocco dopo fiocco si posa languida. Un rituale antico che sa di buono, che evoca mattine con i calzettoni al ginocchio e quelle cosce ora calde, allor gelate! La mia pataglia grida vendetta! Vorrebbe esser tolta per far posto ad indumenti più consoni alla donna che l’indossa. Si accomuna alla veste nevosa che scende e nasconde corpi bistrattati e non più amati, corpi deformi e tetti barcollanti. La tolgo: ho deciso! La butto nella neve e lascio che si uniscano in un amplesso amoroso di pura passione, che durerà il tempo di un orgasmo senza inizio e senza fine, senza orologi a sancire un tempo che non ha ragion di SCORRERE! Cadi o neve vergine e bianca e purifica tutto ciò che ha bisogno di essere risanato, fai strati d’amore e di forza, mescola baci a schiaffi, riunisci i corpi e le menti di chi si è dissolto e slegato dalla ragione vera. In fondo tu sei utile ed arrivi per questo, nevvero?

Se c’è un modo giusto..

Se esiste un modo corretto ed esatto per pregare, io non l’ho ancora imparato. Forse non basta dire le preghiere che ci hanno insegnato, affidandoci con fede ad entità superiori che chiamiamo Gesù, Maria, Santa Rita o Padre Pio. Eppure coloro che hanno per così dire ricevuto grazie, miracoli (parolona da prendere con le pinze), le persone che sono state esaudite nel chiedere qualcosa importante, che metodologie di preghiera hanno usato? Basta entrare in una Chiesa qualsiasi per notare quei quadretti a forma di rombo, con dentro di solito un cuore di metallo o d’argento, chiamati EX VOTO, per accorgerci di quante persone sono state esaudite nelle loro richieste. Non so se siano state “raccomandate” o se Gesù accontenta chi vuole e chi reputa degno di essere accontentato. La risposta sarebbe troppo banale e scontata se così fosse x davvero! Mi chiedo spesso dove sbaglio, se mi rivolgo a loro con superbia e cattiveria, se non sono abbastanza umile mentre chiedo un aiuto o un consiglio, che qui sulla Terra, dai miei simili non riesco ad avere. Mi hanno insegnato il Padre Nostro e L’Ave Maria ben prima delle scuole elementari, a seguire tutte le altre preghiere classiche e conosco le parole del Vangelo che si recitano durante la Santa Messa tutte a memoria. E questo è il modo classico, da bravi scolari e da credenti cattolici che fanno il loro dovere e si rivolgono a Dio, nella maniera convenzionale. Come fosse un po’ una cosa da dover fare ogni giorno, per accontentare la coscienza e dirci che siamo ottimi cristiani perché abbiamo detto le preghiere. Di solito al mattino o alla sera prima di dormire, ci si addormenta con il Rosario in mano, sicuri e convinti di aver fatto il nostro dovere. Poi ci sono gli altri, che invece pregano ogni qualvolta ne sentano la necessità, usando parole semplici e dirette, parole povere dettate dal cuore e dal bisogno, come si parlasse ad un vecchio e caro amico/a, spiegandogli per filo e per segno ciò di cui avremmo bisogno. Monologhi lunghissimi, estenuanti, magari davanti ad immagini religiose o a statue, che ovviamente non rispondono, ma che rimangono ferme ed immobili con la stessa espressione per tutto il tempo delle nostre preghiere. Come delle statue di cera o di gesso per l’appunto! Come farci ascoltare dal Divino e dalla Provvidenza, ammettendo e credendo che ci siano, ma che in quel momento hanno altro da fare e sono molto molto distratti.