Il ragionevole dubbio.

in ogni azione o parola detta C’È sempre il quesito: ma sono io che posso sbagliare o sono gli altri sbagliati? Si é colpevoli o innocenti al di là di ogni ragionevole dubbio? Ricordate che il dubbio esiste sempre, É subdolo, si nasconde dentro le pieghe del nostro corpo ed é lì fatto apposta x ricordarci che possiamo sbagliare. Sempre ed ovunque. Con chiunque e al di là di ogni qualsivoglia ragionevole dubbio.

Ogni.

Ogni momento non è quello buono,

Ogni frutto ha la sua stagione

Ogni attimo e’ unico

Ogni amore ha il suo cammino

Ogni volta che parlo di te gli occhi lacrimano

E ogni volta che ti penso è un giorno in meno di sorrisi.

Ed infine,ogni tanto dovrei lasciarti andare per la tua strada ed io proseguire traballante per la mia.

NON SOLO IL 2 DI NOVEMBRE!

Leggendo l’osservazione scritta dal gentile lettore reggiano, Silvio Prampolini che non ho il piacere di conoscere personalmente,vorrei sottolineare l’importanza, l’affetto, ed i pensieri che ognuno di noi dovrebbe dedicare ogni giorno dell’anno, a coloro che ci hanno amato e che purtroppo non ci sono più.Sono d’accordo nel mantenere puliti e ordinati i luoghi dell’eterno riposo,ma vorrei anche esprimere un parere personale su quanto ho sempre visto e ricordo in questa obbligata ricorrenza del due Novembre. Come mai solo per questa data si vedono sulle fredde e marmoree lapidi, composizioni floreali nuove,coreografiche, quasi nuziali, grottesche, teatrali, imponenti e costose, che in altri periodi dell’anno, forse, non troveremmo mai? Come mai le lapidi vengono lucidate solo qualche giorno prima forsennatamente, quasi fossero argenteria di famiglia da mostrare agli altri? Perché oltre a fare manutenzione ai vialetti dei cimiteri, non facciamo anche su noi stessi un poco di pulizia approfondita, dedicando ai nostri cari almeno un pensiero al giorno?

Lucidando ed addobbando le lapidi vogliamo forse dimostrare alla gente che le guarda,che abbiamo amato in modo smisurato coloro che vi riposano? Provo un senso di disgusto misto a vergogna, quando ripenso a me da bambina che con mamma e papà alle undici circa del mattino, partivamo con la mitica Simca mille per recarci al cimitero il due Novembre. Guai a mancare un anno! Papà ci sarebbe andato anche con la febbre a quarantadue e noi con lui.Mi scorrono davanti agli occhi come in un film, le immagini delle zie, delle cognate dei miei genitori e delle Signore “bene” di Langhirano e dintorni, luoghi dove riposani i miei antenati. Rivedo davanti a me, impacciata bimba, signore adulte, anziane, zie zitelle, cugine mature e più giovani, adornate con la pelliccia d’ordinanza indossata appositamente per l’occasione. Anche se in quel giorno vi fossero stati trenta gradi di temperatura! Le scarpe rigorosamente nuove, possibilmente di pitone, i piedi doloranti con callo in agguato, la borsetta (sempre in parure con le scarpe,guanti in suede, rossetto molto vistoso alle labbra, le capigliature freschissime di parrucchiera. Quasi come andassero ad un matrimonio! Naturalmente sempre con un fazzoletto di pizzo in mano ricamato con l’iniziale del nome, sventolato a mò di bandiera o trofeo. Ma badate bene: non per la lacrima che poteva scendere data la triste occasione, ma per l’evenienza (data la stagione),che uno starnuto potesse rovinare loro il trucco. Ricordo bene anche i mariti o parenti uomini, i loro sbadigli, la voglia che tutto terminasse in fretta x fumarsi una sigaretta! Tutti stretti intorno al mesto o monumentale sasso, a seconda dello stato sociale del defunto. A volte il sepolcro era semi nascosto dentro all’altrettanto scenografica Cappella di Famiglia! Tra una parola e l’altra del Sacerdote, oramai rimbambiti per l’odore acre dell’incenso, aprivano la bocca in enormi e sguaiati sbadigli, pregando che il tutto, benedizione compresa, finisse al più presto, per andare tutti in bar a bersi un cordiale ben caldo! Ricordi amari, tristi, dove le frasi che sentivo erano le solite: “Ciao, come stai? Oramai ci si vede solo ai matrimoni, ai funerali o il due Novembre!”. Io, ingenua ragazzina riponevo il mio triste e misero mazzolino di fiori, sulla tomba della adorata nonnina e me ne scappavo lontano, ripromettendomi che mai e poi mai da grande avrei recitato una simile commedia.Ho mantenuto la promessa:oggi donna adulta e consapevole, memore di quei penosi ricordi, non mi reco più al cimitero nella fatidica data, ma ci vado ogni qualvolta lo desidero, ogni volta che il mio cuore me lo chiede. Così come entro in Chiesa quando ne sento realmente il bisogno e non per consuetudine domenicale, fossero anche le ventitre di sera! Poco mi importa se con me, non ho il cero o i fiori costosi,da mettere accanto alle loro foto. Ho sempre dentro al mio cuore il loro viso, i baci che mi hanno dato, i loro insegnamenti,l’affetto che mi hanno regalato quando erano in vita e tutti i ricordi che a loro mi legano ancora.Questo per tutti i giorni dell’anno.

Risposta del Capocronista Davide Nitrosi.
Non credo che alla fine saremo valutati su come abbiamo ricordato i morti, ma piuttosto su come abbiamo trattato i vivi. Resta il valore della memoria, intesa come proseguimento dell’amore che abbiamo donato ai nostri cari durante i giorni vissuti assieme.“I nostri defunti- diceva Sant’Agostino- non sono degli assenti.Guardano con i loro occhi pieni di luce, nei nostri pieni di lacrime.

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