NINUCCIA E GLI ANGELI( VI ed Ultima parte del I capitolo)

Con ieri credevo fosse finito il primo capitolo. Invece verrà terminato oggi con la sesta es ultima parte. Non so cosa ne pensiate sinora,ma il proseguo sarà esplosivo. Tempo stimato si lettura lenta circa 25 minuti.

“Ci mancava solo che anch-io procurarsi disagio in codesto momento di disperazione assoluta!” Disse Aristide sentendosi colpevole per la caduta evitata. ” Vi ringrazio per l’aiuto e ci prometto che anch’io non racconterò nulla a vostra madre delle parole che avete pronunciato poc’anzi.” Intanto.la.caviglia di Rosina si stava gonfiando a dismisura e l’ematoma che spuntò era grande e violaceo come vino che galleggia solitario in una tinozza. In questa confusione generale,mentre tutti aspettavano il.medico, Ninuccia ancora rintanata nella sua sala.da bagno era impietrita per quello che era a malapena riuscita ad uscire dalle boccucce d’oro delle sue figliole e.per ciò che era accaduto a Rosina sempre per loro causa.Avrebbe voluto urlare forte, l’istinto era quello di distruggere tutto ciò che era in bagno ma la.priorità assoluta era quella di mollare 2 sonori ceffoni alle gemelle. Quelli che non pote’ dare loro quando erano piccole a causa di un padre troppo permissivo che le perdonava sempre qualsiasi marachella loro facessero. In questo modo non le riusci’ di svolgere il proprio ruolo di mamma amorevole ma ferma quando occorreva. ” le avrei dovuto punire con i metodi che tanto decanto nei miei libri, ora è troppo tardi, non ho mai capito il.perché io ne venda così tanti e tantomeno comprendo perché c’era bisogno di un Nobel! Per educare i figli problematici non ci vuole mica un ingegnere spaziale ma coraggio ed inventiva sì. Forse quell’assassina di mia madre queste doti me le.ha trasmesse.”

Era uno dei momenti di pessimismo acuto e Ninuccia in cuor suo lo sapeva. Quello screanzato del suo primo marito nonché padre delle gemelle, quel.tale Fornasetti Achille detto ” il furbo ” era operaio di ultima alla Fabbrica delle Scarpe, ubriacone e giocatore incallito di poker. Se solo l’avesse vista a dare una lieve patacca nel sederino, adesso una delle sue figlie l’avrebbe fatta rinchiudere in un istituto per malati di mente, accusandola di violentarle. Non poteva nemmeno educare le sue figlie, non le era concesso,lavorava sedici ore al.giorno, magra come un uscio di cucina, ma andava avanti dicendosi che prima o poi il destino l”avrebbe.ripagata di tutto e le avrebbe reso in parte, ciò che le aveva tolto. Ma quando avrebbe avuto la forza di lasciarlo?Quando avrebbe ripreso in mano la.sua vita lontano da lui e lontano da una madre psicotica che le diceva sempre ch era una buona a nulla e che non ce l”avrebbe fatta sincero a crescere da sola due figlie così problematiche.. Ninuccia che sapeva non solo cucire tomaie di scarpe ma.aveva il dono della scrittura, ogni notte da quando era una bambina scriveva i suoi appunti. Anche ora quando le gemelle dormivano scriveva sui fogli dei.modelli delle scarpe. Pensava e scriveva forsennatamebte,convintissima che quegli scritti un giorno le.sarebbero serviti. Scriveva sulle.strisce di cuoio che avanzano, sui pannolini di pezza delle bimbe LAVATI e stirati, scriveva ovunque ci fosse una superficie che potesse ospitare le sue parole. Erano gli.unici momenti della giornata nei quali era serena e si sentiva utile ed importante.I suoi scritti terminavano sempre con la frase di rito” affinché nessun bambino nel mondo debba subire violenze, stupri, punizioni corporali o ricatti senza rimanere inerme”. Questa era la dedica finale dei suoi numerosi libri pronti per essere pubblicati, questo era ciò che lei aveva imparato sulla sua pelle a prezzo altissimo di sangue e di morte. Ora desiderava insegnare i comportamenti da tenere per genitori che volevano bene ai.loro figli. Spiegava passo dopo passo con lentezza e precisione a non essere violenti e a non forzarli nei loro processi di crescita. Ogni bambino è diverso dall’altro, non è una gara a chi arriva per primo a togliere il pannolone o a parlare, scriveva con una tale struggente malinconia come solo una mamma vera saprebbe fare. Soprattutto entrava nel cuore degli adulti perché leggendo le sue parole comprendevano quanto questa donna avesse sofferto.Le sue teorie partivano da un presupposto ben preciso: non bisognava mai criticare o sgridare il bambino in modo diretto,per un comportamento.o un’azione all’apparenza sbagliata. Né tantomeno farlo sentire in colpa o umiliarlo davanti ad altre persone.Le critiche mosse ai bambini devono essere costruttive per farli migliorare e mai distruttive, cioè rivolte al soggetto in modo diretto e personale. Il genitore deve capire di criticare il comportamento e l’azione sbagliata, insegnando il comportamento giusto. Mai punire o offendere il bambino in modo diretto ma fargli osservare che quel tal comportamento è errato. Ora rimaneva il passo più importante da compiere: come fare per fare arrivare a Roma o Bologna i suoi testi, in modo tale che fossero presi in considerazione da un editore con le palle? Credeva fortemente che quella di scrittrice sarebbe stata la sua strada futura e con i primi guadagni avrebbe potuto permettersi una vita assai diversa.

Voleva andarsene da Castrolibero per sempre, non ne poteva più di quel posto dove ogni angolo del.paese le ricordava l’orrore e la morte. ” Per andarmene ho bisogno di soldi, molti soldi e se non riesco a pubblicare i miei libri non sarò mai.libera economicamente, solo così potrò rinascere e guardarmi allo specchio senza paura.

.In quell’istante preciso si ricordò di Mafaldo Tirotta, quello che martellava tutto il santo giorno sulle suole, colui che sapeva usare meglio di tutti la tinagliozza. Era una vita che lui la.desiderava fonda quando erano bambini e per Ninuccia si sarebbe buttato nel fuoco pur di piacerle anche solo un briciolo. Ella sapeva bene che lui andava una volta ogni.due mesi a Roma per.portare i resoconti delle vendite e chiedere così i finanziamenti per poter mandare avanti la Fabbrica.Non bastava fermarsi a Cosenza in Regione, bisognava salire più su,da quelli che contavano per davvero ossia gli amici fidati di Mastro Raffaele. In cambio di favori personali dei quali le.tonache nere non potevano fare a meno, erano pronti ad elargire denaro affinché la Fabbrica delle scarpe potesse dare lavoro a tutta Castrolibero. E sapeva bene che nessuno fa niente per niente.Ninuccia pensò che si sarebbe servita di lui per portare i suoi plichi all”Editore Pietro Sangalli, una potenza nel.campo dell’editoria. ” In cambio mi basterà andare a ballare con lui per la festa del Patrono, facendomi vedere ben abbracciata. Così non lo prenderanno più per i fondelli e smetteranno di chiamarlo ” lo storpio” per via di quella gamba più corta. Farò esattamente così, di lui mi fido ciecamente e gli affidero’ i miei tesori.”

Ninuccia stava per rimettere ancora, le sembrava che il soffitto con il lampadario le cadessero addosso, voleva tagliarsi le vene, strapparsi i capelli cortissimi, ma la voce piangente e dolorante che doveva avere la povera Rosina la fecero desistere da questi insani propositi. Mentre si lavava il.viso con l’acqua gelida si diede un pizzicotto sul braccio così forte che si provoco’ una minuscola fuoriuscita di sangue.” Devo stare tranquilla e buona, non devo cedere proprio ora che sto per.partire, ho il treno tra poche ore..Dio fa che io non mi senta male,inizierei a gridare e le ragazze capirebbero che sono in casa e non mi lascerebbero più partire. Anzi forse proporrebbero al dottor Baroni di farmi ricoverare in clinica e magari sedarmi,come voleva fare lei. Se poi mi vedono con questi capelli non so cosa potrebbero pensare io, io ora…io…” Non riuscì a finire il suo pensiero quando si accorse che una quantità modesta di sangue ora usciva dal braccio. Ninuccia aveva una pelle così delicata che anche un bacio dato con troppo impeto le avrebbe fatto venire come minimo un livido. Mentre cercava di tamponare la ferita con una salvietta di lino bianca, le tornò subito alla mente un altro sangue, ben più copioso di questo, che nessuna salvietta pote’ fermare. Quel sangue che le sporco’ il.corpo e l’anima, che la fece precipitare negli abissi dell’inferno. Quel sangue che non andò mai più via dalla sua mente.” Non vorrai tenerlo con te?,Hai solo tredici anni, non penserai che io ti permetta di tenerlo, questo diavolo che hai nella pancia! È il frutto della tua stupidità e di tutti gli uomini che sono porci per natura, ma io ti aiuterò a farlo morire così non dovrai avere vergogna della gente per il resto dei tuoi anni. Forse al paese riusciremo a trovare un brav’uomo che ti prenda in sposa se giocherai bene le tue carte. Ti aiuterò io a trovarlo, tu dovrai solo accettare ed ubbidirmi in tutto e per tutto e non dovrai mai provare a fare qualcosa di diverso da ciò che ti ordinerò. Mentre Ninuccia cercava di calmare la madre, il bambino scalpitava felice dentro al suo grembo e ad ogni calcio che le dava,lei si carezzava la pancia e gli cantava una canzoncina. Il bimbo in questo modo si fermava e si riaddormentava” sereno e ridente” pensava Ninuccia con i suoi tredici anni! “Mamma ti supplico fammelo tenere, non mi interessa se e’ stato il padrone a violentarmi,non lo racconterò mai a nessuno, te lo giuro sulla tomba di nonna Divina.Ma ti supplico lasciamelo tenere. Non ti ho mai chiesto nulla, non ho nemmeno un bambola di stracci per giocare,ma questo è il.mio bambino, è mio lo vuoi capire?Non puoi togliermelo! Lo crescero’da sola, poi non appena riacquistero’ le forze verrò con te alla Fabbrica e lavorerò anche 12 ore al giorno, non mi spaventa il.lavoro ma ti supplico: lasciami mio figlio.” Povera Ninuccia! Quante lacrime aveva versato ma non ci fu nulla da fare: l’errore non si sarebbe ripetuto. Il bambino verrà ucciso non appena nascerà” questa era la sentenza di Angelica Rizzo nonna assassina del nascituro. Questo ella aveva deciso ed il delitto si sarebbe compiuto tra poco dato che il termine dei nove mesi stava per scadere. Doveva solo trovare una levatrice che l’aiutasse a farlo nascere…” NO no no,cosa dico? Troppo pericoloso,Mi potrebbe ricattare o denunciare, non posso permettermi un simile errore. Ci aiuterà Rosina, la.sguattera e se dovesse parlare le strapperò la lingua con la tinagliozza di tuo.padre Biagio. E se vorrà parlare o scrivere le taglierò anche le.falangi delle dita della mano sinistra, lasciando intatta la destra così potrà continuare a lavorare per noi.

Rosina bianca come un cencio e piccola come una matita disse con un filo di voce” non ce ne sarà bisogno padrona Angelica, ho troppo bisogno di un letto e di cibo e voi siete l’unica in paese che aiuta una bastarda come me. Non vi tradiro’ e non rivelerò ad anima viva nulla di ciò che faremo. Ninuccia e Rosina nin viste da Angelica, si abbracciarono strettissime e si punsero le dita con la lesina intrecciando il loro sangue, e diventando così sorelle per la vita e oltre. Angelica fece un grosso respiro di sollievo: la vergogna sarebbe rimasta in casa, in via dei Tigli n.8,la bambina sarebbe tornata vergine ed il frutto del.peccato ucciso. Un piano perfetto! Accucciata in un angolino del.suo bagno,tremava ma si concentrò sul presente: oramai il passato era andato via e con esso il suo adorato bambino. Sentendo suonare il campanello tese meglio l’orecchio infilando.quasi nella toppa della serratura per udire meglio le parole che venivano dette.” Eh già Rosina, questa volta l’ha proprio fatta grossa. A prima vista questa caviglia non è solo slogata è anche rotta. Ne avrà per almeno sei mesi tastandola ancora, provocandole un urlo di dolore lancinante. Comunque l’esito preciso lo avremo solo.dopo aver fatto le.lastre naturalmente in ospedale. Pronunciata l”amara sentenza medica, Greta e Celeste fingendosi molto dispiaciute cercarono di alleviare i dolori acuti di Rosa arrivando persino a darle dei bacetti sulle guance, trattenendo a stento qualche risatina sarcastica.” Andiamo.noi a prepararti la valigia per l’ospedale, così quando arriva l’ambulanza sei pronta per toglierti dai..per andare subito in ospedale” la.corresse prontamente Celeste.” A prescindere dal fatto che io non vado da quei macellai dell”ospedale Sant’ Antonio ma vado solo nella clinica di vostra madre, voi due non azzardatevi ad andare mdare nella mia camera da letto a toccare le.mie cose!.dovrei fare benedire la stanza con tutto ciò che contiene! Aristide si gentile te ne prego, pensaci tu.” Non temere Rosina, vado immediatamente e voi signorine siate cortesi e andate in cucina a preparare un buon espresso per il caro.dottor Baroni!” ” Lo accetto con molto piacere, poi preparato dalle vostre manine chissà come diventerà buono! Se penso che vi ho fatto nascere io e sono già trascorsi quasi trent’anni, mi chiedo come faccia il tempo a volare così.Quelli a Castrolibero etano altri tempi , non c’era l’anestesia epidurale ed il dolore vostra madre lo ha sentito tutto considerando anche il fatto.che una di.voi due stava per morire. Non ricordo bene quale di voi due però, non è che mi potreste

aiutare a ricordare?” Le gemelle stavano per scoppiare a ridere e si diressero in velocità in cucina. Baroni si accomodò su uno.dei divani e si accese un sigaro avendo l’accortezza di aprire una finestra, ben sapendo che Ninuccia odiava l’odore del.sigaro al pari di quello della tomaia delle scarpe. Odiava il sigaro,le scarpe la fabbrica e tutto ciò che gli ricordava lui” Mastro Raffaele Quadri” il padrone di tutto Castrolibero. Il.padrone della vita di Ninuccia e delle sue tenere carni. Mentre tutti erano indaffarati per la dipartita di Rosina, Ninuccia tolse finalmente l’orecchio dalla toppa e con raziocinio cominciò seriamente a pensare alle prossime ore.

Tra meno di dodici ore aveva il treno che l’avrebbe riportata a Castrolibero. Su Rosina non poteva più contare per gli ultimi preparativi, su Aristide nemmeno

Forse non avrebbe nemmeno potuto salutarla: era qui chiusa in bagno da ore ormai e si auspicava che l’ambulanza arrivasse al più presto per poter finalmente uscire dal bagno. ” Proprio adesso che mi stavi aiutando a separarmi da te e da tutto questo mondo che ho creato con te sempre vicina, proprio ora quelle due dovevano farti cadere? In un attimo le arrivo’ addosso una forza incredibile, quella forza che le serviva per cercare e trovare suo figlio.” Se sarà necessario mi farò violentare ancora, mi farò strappare il cuore, mangerò l’erba dei campi come da bambina e rinneghero’tutto ciò che possiedo, ma devo trovarlo, non me lo ha ucciso! Il mio cuore di mamma me lo dice da ben 46 anni? Beniamino non è morto ma è vivo e mi aspetta io lo so con certezza e chi può dirlo meglio di una mamma se il proprio figlio è vivo o è morto? Non appena ebbe terminato anche l’ultimo di questi pensieri un silenzio inusuale si impadroni’ della casa, nessun rumore vi era più tra le mura di Palazzo Sangali. Solo allora Ninuccia uscì dal bagno.

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Pubblicato da Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, sul blog e al 3204380039! Chiama

2 pensieri riguardo “NINUCCIA E GLI ANGELI( VI ed Ultima parte del I capitolo)

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