NINUCCIA E GLI ANGELI: I PARTE DEL TERZO CAPITOLO.

IL TRENO PARTE

Vi consiglio di leggerlo sempre in fila, senza perdere dei pezzetti per la strada. Iniziamo ad entrare nel vivo della storia. Sono ben accetti commenti anche se negativi ma costruttivi al fine di rendere il mio Romanzo ancora piu’ interessante! Tempo di lettura stimato in 20 minuti circa.

Erano le 18.10, quando Ninuccia vestita come una ragazza d’altri tempi mise i piedi dentro ad un taxi. ” Dove andiamo bella signora?” Chiese il taxista con occhio distratto e la sigaretta penzoloni tra le labbra?” “Andiamo alla stazione centrale ed in fretta x favore!” ” Ochei” rispose il taxista, ” e fumi pure se vuole, mi farà compagnia: scusi la domanda ma lei non è….?” ” No, non lo dica nemmeno per scherzo” rispose secca e molto infastidita. E aspiro’ la sua prima boccata di fumo da donna nuova e libera. Fuori il termometro segnava ancora meno sei, si strinse ancora di più nel loden verde e mentre fumava con la valigia sotto alle gambe, guardava fuori dal finestrino semi aperto. Si era ripromessa che non lo avrebbe fatto, che non avrebbe guardato fuori dal finestrino, ma era troppo prepotente la voglia di farlo e non mantenne fede alla promessa. Guardò per l’ultima volta il suo Palazzo, le case, i vialetti, le piante gelate, i percorsi che aveva fatto correndo per decenni e che conosceva a memoria. Sapeva con precisione dove si trovava ogni cartello stradale, ogni buca non riparata, ogni tombino: aveva la mappa mentale di tutti i percorsi che aveva fatto migliaia di volte. Mentre la sigaretta stava terminando, si accorse che il tassista guardava nello specchietto retrovisore con aria curiosa e le chiedeva di continuo ” Ma scusi è lei la dottoressa Ercolano! Sarò anChe analfabeta, ma non sono rimbecillito , lei è proprio lei! ” “Senta se non la smette, io scendo e vado a piedi, tanto manca poco alla stazione, non è vero? Ad occhio e croce se la strada non è troppo ghiacciata e se lei avesse messo le gomme termiche in otto minuti e mezzo ce l’avremmo fatta ad arrivare in stazione!Vorrà dire che a piedi impieghero’ qualche minuto in più “.

” Le gomme termiche ce le ho, sono un tantino logore questo è vero ma non scivolera’ sul ghiaccio, stia serena! Il suo bel culo ridanciano non ne risentirà,lo potrà usare ancora. E comunque ora che guardo meglio non è lei, con questa voce che sembra quella di un CORVO che gracchia, non può essere lei. I suoi modi di fare oltre all’aspetto fisico non sono gentili ed eleganti come quelli della dottoressa Ercolano… Ci assomiglia come viso, ma per il resto…..No, non è proprio lei. Le rarissime volte che è salita su un taxi, mi dicono i miei colleghi che è sempre ELEGANTISSIMA e perfetta in ogni gesto che compie, fosse anche starnutire! A prescindere dall’abbigliamento che non è certo come quello che lei indossa ora, addirittura con la puzza di canfora, cioè sembra una figlia di.. cioè una figlia della figlia dei fiori, anche se un poco attempata! Nemmeno se campasse cento anni potrà essere lei!” E così dicendo sputo’ fuori dal finestrino in segno di disprezzo per quella donna arrogante e maleducata. ” “Finalmente hai capito” disse passando dal lei al tu. Io non sono lei e non vorrei mai esserlo, parola mia! Io mi chiamo Dora.” ” Dora e poi?? ” le chiese l’uomo con occhio sospettoso ed il sopracciglio rialzato a dismisura. ” Dora e basta” rispose Ninuccia scocciata ma tranquilla per non essere stata riconosciuta. Si accese un’ultima sigaretta, felice che quel corto viaggio stesse per terminare e si rimise il loden, annodando bene sciarpa e colbacco di VISONE, logoro quel tanto che bastava per farlo sembrare lapin. Era pronta finalmente per scendere dal taxi e da quell’uomo curioso e puzzolente come la sua vettura. Finalmente intravide la vetrata della Stazione Centrale e poté scendere proprio davanti all’entrata principale dal momento che un po’ per l’orario e un po’ per il freddo non c’erano auto in fila. Il tassista guardando il tassametro sputo’ di nuovo fuori dal finestrino e Ninuccia mentre aprì la portiera con fare appositamente scontroso, gli chiese quanto gli doveva per quel penoso viaggio. ” La prossima volta che fai salire una signora sulla tua carcassa ti consiglio di lavarti bene, altrimenti qui sopra non sale più nessuno!” L’uomo per poco non impreco’ ma stringendo forte le nocche le rispose ” sarebbero stati 50 €, ma data la tua maleducazione ne voglio cento, altrimenti ti investo e con il cavolo che prendi in orario il tuo treno!” Ninuccia a quel punto mise una mano nella tasca interna dei jeans ed estrasse un biglietto da 500 €, lo buttò dentro all’auto dicendo ” tieni il resto e vaffa…..”

Voleva essere sicurissima che non gli rimanesse nemmeno un piccolo dubbio che lui l’avesse riconosciuta. Ma lei da questo preciso momento non era più lei, diventava Dora. Dora e basta. Lui le urlò di fermarsi per prendere il resto, ma lei era già scomparsa con la sua valigia nella sala d’attesa della Stazione. Fece appena in tempo ad andare allo sportello per prendere il biglietto dalle mani di un’impiegata distratta che ripeteva come un giradischi rotto, la solita frase di rito. Voleva viaggiare in seconda classe, su questo non vi erano dubbi. ” Il suo treno è in partenza tra 5 minuti sul binario numero otto, poi lo dovrà cambiare a Roma, poi dovrà cambiare a Napoli, ma si sbrighi” le disse l’impiegata o lo perderà per davvero!” ” No, non lo perderò stia tranquilla” le disse mentre pagava il biglietto. ” Prenda il resto signora” le urlò l’impiegata…” Lo tenga lei signorina, non voglio perdere il treno, ho già perso troppe persone nella mia vita!” Il capo stazione fischio’ , il capo treno fischio’ di nuovo alzando la paletta, le porte si chiusero e una fumata nera si alzò dal treno Bologna-Roma. Dora riuscì a malapena ad acchiapparlo al volo perdendo una Clark mentre si avvinghiava alla scaletta. Rimase impigliata tra le porte a soffietto quando si sentì tirare dentro da una mano possente per non ricadere all’indietro. Non fece in tempo a girarsi per ringraziare la persona che l’aveva aiutata a salire, che questa era già sparita dentro ad uno scompartimento scalcinato di quel treno, confondendosi fra le nuvole di fumo negli stretti e traballanti corridoi. Si appoggiò per un istante alla parete per riprendere fiato, si tolse il colbacco, il cappotto, la sciarpa ed i guanti, ma si accorse che le mancava una scarpa. “Acciderbola, come faccio ora con questo freddo, ma dov’è andata la mia scarpa? Ora guardo nella valigia se ne ho altre di scorta che senz’altro Rosina avrà messo! Almeno per le scarpe, problemi non ne dovrei avere!” Cercando di non dare troppo nell’occhio visto che zoppicava per la mancanza della scarpa, dovette percorrere quasi tutta la lunghezza dei corridoi per trovare un posto libero. Per un attimo pensò alle comodità delle sue auto, ai suoi amici autisti con i quali durante i lunghi tragitti per lavoro si facevano delle chiacchierate e risate interminabili. Anche se era un mezzo di trasporto comodo, l’Eurostar non era di certo una delle sue Rolls Royce! E non era nemmeno la spider nera che usava se con Rosina decidevano di trascorrere un week end al mare da sole, senza uomini, per ridere ed abbronzata in tutta tranquillità. Senza cellulari che squillavano di continuo e senza

qualcuno attorno che le spiasse. Solo Aristide Paolini, per loro due, Ari, poteva andare con loro a rilassarsi. Aristide, uomo tutto d’un pezzo, era il fidatissimo maggiordomo del defunto Cav. Sangalli, nonché responsabile di tutta la manutenzione ordinaria e straordinaria del Palazzo, delle case, delle auto e ultimamente anche del castello di South Staffordshire che Ninuccia aveva acquistato molti anni prima, investendoci buona parte dei proventi del decimo libro per bambini. Aristide le diceva scherzosamente che quei ” sassi” D’EPOCA avrebbero avuto bisogno di una massiccia ristrutturazione non solo storica ma anche umana. Con tutte le beghe dei permessi da richiedere ai beni culturali, la lingua inglese che mal si addiceva al carattere dolce ma schivo di Aristide, non fu uno scherzo occuparsi di tutto da quando era al servizio dei coniugi Sangalli. Ma ne andava orgoglioso, dopo diversi anni di duro lavoro e di voli da Bologna all’Inghilterra , ora il Castello ” Harri’s & Friends” splendeva di luce inglese mista a quella emiliana. Ogni arredo era stato restaurato e altri ne furono acquistati con qualche tocco di ruspante arredo Bolognese. Come le grandi madie per fare il pane in casa, sistemate nelle enormi cucine del Castello o certi Rolini ( tavolini molto preziosi di Rolo prov. Di Reggio Emilia ndr) trovati nei mercatini dell’antiquariato nelle zone reggiane e parmensi per i quali Rosina e Ninuccia impazzivano! Poi la mente freno’ di colpo questi dolci e piacevoli RICORDI e, dandosi della stupida per l’ennesima volta si disse che aveva uno scopo ben preciso. Non era su quel treno per una gita premio e lo sapeva bene, quindi niente rimpianti o RICORDI tanto meno di tipo lussuoso. Finalmente dopo aver trovato un posticino libero in una carrozza, stremata ed assonnata chiese ad un uomo sulla cinquantina se poteva accomodarsi. L’uomo aveva gli occhi bassi e fissava il linoleum del pavimento con fare inebetito. Visto che non le rispondeva si schiari’ la voce e rifece la domanda” Scusi signore, è libero quel posto? Vorrei sedermi per cortesia, sono stanca morta”. Lui scocciato per essere stato disturbato, rispose con un filo di cortesia, ma solo un filo” Se proprio deve si sieda, ma se ne stia zitta e non mi arrechi disturbo in nessun modo”. Pensando che era la giornata mondiale ” del maleducato” sfinita per tutti gli avvenimenti del giorno, si sedette, mise la valigia nel porta oggetti, raggomitolo’ il loden e la sciarpa a mo’ di CUSCINO e appoggiandoli sotto alla testa cercò subito il sonno. Fece appena in tempo a dare un’occhiata sommaria a quell’uomo dall’aria distinta ma trasandato, con la barba incolta ed i capelli arruffati e sporchi. Sembrava una via di mezzo tra un barbone ed un nobile” che stranezza….” pensò. Prima di chiudere definitivamente gli occhi gli chiese con gentilezza se poteva svegliarla quando arrivavano a Napoli, cioè tra circa quattro ore. Non gli avrebbe domandato niente altro e si addormento’. L’uomo che fissava il pavimento, rispose con occhi e mente distanti” se proprio devo lo faro’, visto che scendo anche io a Napoli”e riprese a fissare il linoleum con aria assente. Dora finalmente si addormento’. Ninuccia per adesso non c’era più, Dora era viva, Beniamino pure secondo lei e con questi pensieri se ne andò nel mondo dei sogni.

Continuerò ben presto il proseguo del terzo capitolo. Peccato che le uniche persone che mi scrivevano non si facciano più vive! Boh, avranno i loro motivi, io abbraccio comunque tutti e vi mando un mondo d’amore.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

2 pensieri riguardo “NINUCCIA E GLI ANGELI: I PARTE DEL TERZO CAPITOLO.”

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