NINUCCIA E GLI ANGELI ( III PARTE DEL TERZO CAPITOLO)

Ieri era il santo Patrono di Reggio Emilia, San Prospero, ed io come consuetudine da decenni inizio gli addobbi natalizi. Ed inizio dal mio regno, la cucina!

OGGI PROSEGUIAMO CON LA TERZA PARTE DEL TERZO CAPITOLO. SI ENTRA NEL VIVO DELLA STORIA CHE RACCOMANDO SEMPRE DI LEGGERE IN FILA PER NON ACCAVALLARE GLI AVVENIMENTI ED I CONTINUI FLASH BACK. POI A VS INSINDACABILE GIUDIZIO MI DIRETE COSA NE PENSATE. LETTURA STIMATA IN CIRCA 18 MINUTI.

Ad un certo punto si sentì bussare alla porta, era Martino il garzone del macellaio che portava la cesta del ghiaccio. Rosina la prese in un secondo chiudendosi velocemente la porta alle spalle, mise subito il ghiaccio sulla natura sanguinante di Ninuccia, cercando di alleviarle il dolore e di fermare il fiume rosso che per ora non accennava a diminuire il suo corso.

Le mise tutto il ghiaccio della cesta cercando di tenerlo fermo con le ultime pezze insanguinate, altrimenti scivolava via. Piano piano, adagio adagio, il fiume diminuì d’intensita’ ed anche il dolore pareva calmarsi. NINUCCIA sfinita e madida di sudore dalla testa ai piedi, con i lunghissimi capelli attaccati alla schiena ed al viso, sembrava trasfigurata. Aveva perso i suoi meravigliosi connotati ed anche Rosina si spavento’ nel vederla così. In quel momento non era più una bambina di tredici anni che avrebbe dovuto giocare con le bambole e fare l’altalena, ma era divenuta in poche ore una donna anziana privata in un attimo del suo amore più grande: suo figlio appena dato alla luce. Chiese a Rosina un bicchiere d’acqua e la prego’ di metterci dentro un cubetto di ghiaccio. Mentre Angelica continuava a soppesare il bambino e rigirare la lama del coltello nel fuoco, due occhi neri la fissavano muti e seri dal finestrino della camera che per la concitazione e la fretta, aveva dimenticato aperto. La voce e la sagoma alta e nera urlò “ma che fate donna Angelica? Vi ordino di posare immediatamente il coltello, in nome di Dio, ve lo ordino!” A questa voce famigliare, Angelica si scosse e un tremito la pervase tutta. Lasciò cadere a terra il coltellaccio e disse” sì, metto subito giù il coltello, non temete, non lo toccò il bambino. Ora entrate pure don Gaudenzio, è nato mio nipote il figlio di Ninuccia, dovrei essere molto felice ma non è così…Non ce l’avrei fatta comunque ad ucciderlo, non ne sarei stata capace. Io non so che cosa mi ha preso, non mi capacito di ciò che stavo per fare: non sono un’assassina!”. Porgendogli con dolcezza e un filo d’umanita’ il bambino ancora sporco e coperto con lo straccio per il lavabo, disse ” Ecco, prendetelo Voi, non sapremmo come fare, cosa dire ai paesani. È vostro Don Gaudenzio, fatene ciò che è meglio per lui. Io non lo posso tenere in casa mia. Peserà almeno quattro chilogrammi e mezzo, chi lo adotterà avrà una buona sovvenzione dal Comune se deciderà di tenerlo. Don Gaudenzio lo prese immediatamente in braccio prima che l’altra cambiasse idea e guardò la creatura con occhi buoni e benevoli. Lo benedisse subito facendogli il segno della croce sulla fronte e se lo strinse forte al petto. Don Gaudenzio uomo prima che prete, era anch’egli padre e divenne d’improvviso tenero ed affettuoso come solo un papà saprebbe fare. Lo avvolse in una coperta scura per far si’ che non si vedesse il sangue e uscì da quella casa del demonio con l’angelo biondo in braccio. Uscì dal retro, da una porticina di servizio e fortunatamente non fu visto da nessuno. Prima di andarsene da via dei Tigli n. 8, fece in tempo a sussurrare all’orecchio di Angelica parole che tagliavano più del coltello che avrebbe dovuto usare. ” Non crediate che sia finita qui, appena avrò sistemato il bambino mi occuperò anche di voi. Mi dovrete dire tutto per filo e per segno, dovrete spiegarmi perché lo volevate uccidere e se non sarà una risposta esauriente e credibile, in quel momento sarà la Madonna a dover fermare le mie mani, perché io non mi fermerò”. Per fortuna Martino e gli altri vicini di casa erano tutti sul fronte della casa con altro ghiaccio, nessuno pero’ riuscì a vedere nulla. In ogni caso le urla ed i rumori che quel mattino provenivano da via dei Tigli n. 8 erano rumori ed urla che nessuno a Castrolibero avrebbe dimenticato facilmente. Di sicuro la faccenda dei tre denti marci non aveva convinto Martino che continuava a portare altro ghiaccio e si domandava come mai Ninuccia che era la sua migliore amica, non gli aveva mai parlato di questa faccenda. La versione raccontata da Angelica non lo convinceva per niente e decise che avrebbe indagato piu’ TARDI. Ora non aveva tempo: doveva aiutare Ninni.

Nel divanetto del treno, Dora si girava e si rigirava come un serpente ed iniziò anche a singhiozzare nel sonno, disturbando l’uomo che fissava il pavimento. Non trovava la posizione giusta per dormire, non trovava pace: i fantasmi del passato venivano ancora e sempre a farle visita. Ora più che mai che stava per ritornare sul luogo del delitto. Sudava come una fontana e l’uomo per pietà le asciugo’ la fronte con un fazzoletto di lino con le iniziali ricamate: G.A. Poi cercò di sdraiarla allungandole le gambe e togliendole l’unica scarpa che aveva ai piedi. In questo modo sicuramente più comodo, Ninuccia si agitava meno e riprese il respiro regolare e calmo di chi dormiva all’apparenza beato. Aveva solo qualche leggero tremito e piccole scosse la facevano sobbalzare. L’uomo notava che si stava comunque calmando e che le scendevano grosse lacrime dagli occhi chiusi. Egli pensò ” Ma guarda un po’! Esiste ancora una persona che seppur nel sonno riesce a piangere, beata lei! È una persona veramente fortunata se riesce a piangere, io non riesco da diverso tempo a versare nemmeno una lacrima, anche se lo vorrei tanto!” La squadro’ bene in quell’ istante e si rese conto che non doveva essere una di quelle, ma una donna per bene, anche se l’abbigliamento mescolato con il bianco dei capelli rasati, potevano far pensare a tutt’altro. ” forse è scappata da una casa di cura per malati mentali, i capelli devono averglieli tagliati in clinica” Pensò grattandosi la barba ispida. Poi concluse tra sé e sé che non erano affari suoi e riprese a fissare il pavimento.

Rosina accarezzava la fronte di Ninni che stava calmandosi e beveva acqua di continuo, le aveva tolto i lacci alle braccia, il tappo in bocca non lo aveva più e le disse” appena torna di qua la uccido io! Le pianto lo scalpello di tuo padre nella pancia, che ne dici Ninni?” ” Non ci riusciresti mai da sola, io in queste condizioni non ho nemmeno il fiato per respirare e tu sei troppo piccolina per avere la forza che ha lei. Lascia perdere e preghiamo che finisca tutto in fretta, altro che ucciderla! Qui ci vorrebbe un miracolo! Dimmi piuttosto, dov’è Beniamino? Dove lo ha portato? Sei riuscita a strapparglielo di mano e a darlo a Martino o a Dinetta o a qualcun’altro? Dimmi che sei riuscita a salvarlo, ti supplico Rosina, dimmi che ce l’hai fatta! “

Il viso di Rosina si fece molto serio e si mise una mano sulla bocca mentre si inginocchiava di fronte a Ninuccia e tra mille e mille singhioźzi le disse:” Non ce l’ho fatta, aveva già preparato il coltello arroventato e poi lo ha adagiato nella cassettina delle mele ….e poi qualcuno che non ho fatto in tempo a vedere l’ha portato via già morto. Non c’è più nulla da fare Ninuccia, Beniamino è morto, non esiste più, dobbiamo rassegnarci, dobbiamo dimenticare tutto e scappare via da qui al più presto”. A queste parole pronunciate come una sentenza irrevocabile, Ninuccia iniziò a vederci doppio, triplo, complice anche l’emorragia che aveva avuto e che ancor non era cessata del tutto. La stanza girava vorticosamente e perdendo i sensi cadde all’indietro. In quel momento si aprì la porta ed entrò Angelica con un viso diverso, con in mano ago e filo pronta per ricucire Ninuccia ridandole dignità e verginità secondo la sua mente gravemente ammalata? ” Aiutami ROSA, svelta o uccidero’ anche te! Dobbiamo ricucirla mentre è addormentata così non sentirà dolore.” Mentre lo diceva però le parole si incespicavano nella bocca che perdeva saliva da un angolo e, all’occhio attento di Rosina non sfuggì questo particolare. Angelica in modo strano e scoordinato iniziò a ricucire la fessura tra le gambe di sua figlia, che era ancora più profonda anche per l’episiotomia praticatale in modo brutale per far uscire il bambino che si presentava di un peso notevole. Angelica voleva ridare la verginità alla figlia ma a questa scena così cruenta, Rosina non riuscì a resistere e pure lei svenne sbattendo la testa su una sedia. “Queste due bambine non dovevano subire ciò che ho fatto e portare nei loro cuori una disgrazia del genere. È solo colpa mia e sarò punita per il resto dei miei giorni, lo sento e non mi sbaglio. Ma che cosa ho fatto? Non ricordava più nulla, la sua mente andava per conto proprio e si chiedeva come aveva potuto fare ad uccidere suo nipote e a violentare sua figlia. La figlia innocente, la bimba che suo malgrado aveva subito l’abuso del padrone, come fece con lei quando aveva vent’anni!

Era lui il verme da eliminare dalla faccia della terra, non mio nipote, quell’angelo biondo che ho massacrato. Dio non mi perdonerà mai, come potrebbe? Non ho scuse e non vi è penitenza adeguata per ciò che ho commesso: Dio ti supplico fammi morire adesso, non indugiare oltre, dammi la giusta punizione che mi merito.”

Terminò di ricucire Ninuccia al rallentatore come faceva in fabbrica con le scarpe, tagliava e cuciva il filo, poi faceva i nodi fini fini: doveva sembrare ancora illibata quando il suo futuro marito l’avrebbe chiesta in sposa. Si accorse che faticava a scandire le sillabe perché d’improvviso la sua bocca scappò via da un lato del viso fermandosi esattamente sul lato opposto. Ora la saliva le scendeva copiosa dalla bocca e non riusciva a capacitarsi di ciò che le stava succedendo. Il suo viso ora sembrava una maschera diabolica ed era serrato in un ghigno orribile. Anche il suo braccio sinistro era penzoloni ma immobile, se ne accorse perché le cadde di mano all’improvviso la suglia con il filo e le forbici. Cercò di aprire la porta di casa con l’altro braccio per chiamare aiuto ma non vi riuscì: le uscivano solo dei suoni gutturali incomprensibili e nel frattempo sia Rosina sia Ninuccia stavano riprendendo conoscenza.

” Stiamo per arrivare a Napoli, si deve svegliare donna, ora ha riposato abbastanza”. Una voce maschile molto bassa tirava il braccio di Ninuccia che non voleva saperne di svegliarsi, ma lui tirava forte e lei a fatica aprì gli occhi e disse” Dov’è Beniamino?”.

“Si svegli signora, qui non c’è nessun Beniamino, tra pochi minuti dobbiamo scendere, siamo quasi arrivati a Napoli: mi ha chiesto lei di chiamarla ed io l’ho fatto”. D’improvviso Ninuccia ritornò presente a se stessa e, dandosi un grosso schiaffo sul viso, si svegliò del tutto. ” La ringrazio signore, spero di non averle arrecato troppo disturbo signor? Signor?…” cercando di scoprire il suo nome.” Mi chiamo Gaudenzio, se le interessa, ma non credo. E comunque si è agitata parecchio nel sonno: mi sono permesso di sdraiarla per farla riposare meglio. E lei come si chiama? ” ” Mi chiamo Dora” rispose sistemandosi il cappotto e preparandosi per scendere dal treno. Dopo pochi minuti Dora e Gaudenzio al fischio del capotreno che annunciava la fermata di Napoli, si misero in fila con gli altri passeggeri e scesero rapidamente gli scalini. Si salutarono con una vigorosa stretta di mano che a Ninuccia provocò un brivido di piacere strano ed inconsueto. Le venne spontaneo chiedergli dov’era diretto ora, non riuscendo a nascondere per quell’uomo una sorta di curiosità morbosa. La sua razionalità ed intelligenza le impedivano di provare anche solo a sperare che lui fosse….” Prenderò tra un’ora un altro Eurostar per Paola( CS) ma non credo che le interessi più di tanto. Ci impiegherà circa due ore e mezza se non ci sono intoppi e se il treno farà il suo dovere come ha detto lei qualche ora fa. Contenta di saperlo?”

Vi lascio la mia dolce buona serata sperando di avere CATTURATO la VOSTRA attenzione. Se COSÌ non fosse pazienza! Non si può piacere a tutti anche se le invidie e le gelosie sono palpabili. Vi amo lo stesso!

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

4 pensieri riguardo “NINUCCIA E GLI ANGELI ( III PARTE DEL TERZO CAPITOLO)”

    1. Anche io mentre lo riscrivo a distanza di molti anni piango ancora. È un bel segno perché significa che la storia ci prende molto, altrimenti faremmo uno sbadiglio. Non saranno sempre pianti te lo assicuro! Se ti chiedo se finora ti piace tu cosa mi rispondi? Lacrime a parte!

      Piace a 1 persona

      1. Mi piace fabiana, lo soffro ma è una storia che sa tanto di verità.
        Ho sentito parlare da una mia zia di pratiche assurde di inizio del ‘900. Certo qui c’è molto di forte che mi auguro sia anche fantasia della tua penna.

        "Mi piace"

      2. Sì è puro frutto della mia fantasia mescolato con la storia vera degli scarpari di Castrolibero. Non so come mai anni fa mi uscì un romanzo così articolato che ancora oggi mi fa piangere e soffrire. Ma proseguendo ci saranno momenti di gioia intensa. Solo alla fine ovviamente sapremo se Beniamino è vivo o morto. Una buona notte. A domani per una nuova puntata

        "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: