NINUCCIA E GLI ANGELI ( V PARTE DEL III CAPITOLO)

Tempo di lettura stimato in circa 35 minuti. Per problemi di spazio word press non mi consente di terminare il capitolo, ma mancano ancora poche rughe, poi anche il III e’ terminato. Buona lettura!

Recitava un’ Ave Maria dopo l’altra in modo meccanico e poco convinta, mentre controllava di continuo l’orologio del corridoio. Alle quattro del mattino circa sarebbe arrivata a Paola, sempre che il treno facesse il suo dovere senza intoppi! Quel bellissimo ROSARIO antico di granate viola scure le faceva ricordare quando nei giorni del Natale andava con Rosina per le stradine di Castrolibero a piedi nudi a chiedere l’elemosina per comprare i dolcetti che tanto piacevano a tutte e due! Era perfettamente sveglia e aveva ben chiara e nitida la scena: Ninni e ROSA con il grembiulino rosso ben stirato, i capelli raccolti con uno spago della fabbrica che serviva per cucire le tomaia. Rosa suonava l’armonica e Ninni ballava con grazia innata. Gli applausi dei passanti fioccavano in un concerto di mani, erano molto conosciute in paese e ricevevano molte monetine che si apprestavano a mettere nelle tasche dei grembiuli. Questi ricordi facevano sorridere Ninuccia e mentre recitava l’ultima decina di Ave Maria, sentì bussare lievemente al vetro della porta del suo scompartimento. Era talmente assorta che non si accorse subito chi era che bussava, pensava fosse il controllore del turno di notte che effettuava il solito giro per accertarsi che tutto andasse per il meglio. Prima di guardare chi fosse sentì dire” Posso entrare, ti disturbo?”la voce conosciuta poche ore fa la fece girare di scatto e rispose” Sì, entra pure, stavo recitando il Rosario, non mi disturbi affatto.” Pronunciò queste parole come fosse la cosa più naturale del mondo, svelando un lato di sé intimo, semplice ed umile e finalmente riuscì a dargli del tu. Gaudenzio dovette abbassare la testa e chinarsi parecchio per entrare nel piccolo abitacolo. ” Sarà alto almeno un metro e novantatre” pensò Ninuccia in quell’ istante, squadrandolo da capo a piedi come se lo vedesse per la prima volta. Con la sua altezza e corporatura occupava tutto il piccolo e stretto scompartimento, era imponente e massiccio sotto a quell’ andatura goffa e triste che certamente mascherava un altro uomo, ben diverso dall’immagine che voleva dare al mondo. Perché voleva mimetizzarsi a quel modo? Perché celare dietro ad una maschera di nullità la sua imponente ed importante figura maschile? Mentre lui si accarezzava la barba per l’ennesima volta, Ninuccia notò anche le mani con dita lunghe e regolari da chirurgo, a parte le unghie che erano sporche di terriccio. Erano in ogni caso mani meravigliose senza alcun segno di vecchiaia sul dorso, senza nodi, senza macchie, mani salde e forti che avrebbero saputo come prenderla e come farla urlare di piacere. Ma non poteva permetterselo, ora non era il tempo per provare nessun tipo di sentimento, nessuna forza andava sprecata, nessun orgasmo voleva provare: solo amore materno e affetto per suo figlio e per le sue gemelle. Ora era il momento di fare solo la mamma. La donna, la femmina che sapeva regalare orgasmi a volte senza essere ricambiata era andata via e non sarebbe ritornata per molto tempo. L’ uomo con la barba folta che di nome faceva Gaudenzio, possedeva di certo anche un cognome. La guardava fissandola, cercando di spogliarla con la sola forza dei suoi magnetici occhi, per carpirne i suoi più reconditi segreti. Bella pretesa per uno sconosciuto! Quando nemmeno il suo analista dopo anni di sedute e colloqui non era ancora riuscito del tutto a svelare il mistero chiamato Ninuccia Ercolano.

Gaudenzio aveva il potere di farla sentire nuda come un verme, pur con la sua finta goffaggine la faceva sentire a disagio ogni qualvolta le si avvicinava. ” Come faccio a mascherarli tutti questi segreti, sono troppi e troppo pesanti da portare, solo Rosina e Dio lo sanno! Gaudenzio non capirebbe mai il perché di tutte queste bugie perciò mi devo rassegnare e metterci una pietra sopra e una volta arrivati a Castrolibero spero di non incontrarlo mai più”. Il nome di quest’uomo, i modi di fare e l’imponente figura per un attimo le sembrarono famigliari ed ebbe un flash davanti agli occhi. Era come se rivedesse Don Alessio Gaudenzi, il parroco di quando lei era piccina.. Aveva persino il tic nervoso di toccarsi la barba in continuazione, da sinistra a destra e non viceversa. ” che stranezza, si grattano la barba nello stesso identico modo…Ma sarà solo una coincidenza.” Poi invece pensò che la stanchezza le stava giocando dei brutti scherzi. Lui non accennava a smettere di guardarla con introspezione, di botto lei gli chiese” Ma tu ce l’hai un cognome? O sei Gaudenzio e basta?” ” E tu ce l’hai un cognome o sei Dora e basta?” Rispose prontamente lui. Stabilirono di comune accordo che per ora erano semplicemente Dora e Gaudenzio, una donna ed un uomo. ” sono venuto a chiederti se hai freddo ai piedi e se vuoi un altro paio di calze di lana mie, ne ho nel mio sacco di pesantissime. Inoltre volevo accertarmi se stai bene e se hai fame e a ricordarti che tra un po’ dobbiamo scendere. Pensavo ti fossi addormentata di nuovo e pensavo che dovresti scendere come me a Paola. O hai cambiato idea?” Ninuccia era molto sorpresa per tutte le attenzioni che quest ‘uomo così cupo e originale le riservava, perciò rispose con tutta tranquillita” Io sto bene e non ho freddo per ora. Non mi sono addormentata però sono felice che tu sia venuto a chiedermi come sto. Quanti anni hai Gaudenzio? Chiese in un sussurro?” Lui rispose tranquillo ” Ne ho cinquantacinque, perché fa differenza che io ne abbia settanta, venti o cinquantacinque?” ” No, non fa differenza, io ne ho quasi sessanta, così non me lo devi chiedere tra cinque minuti e siamo pari. Tu mi dici qualcosa di te ed io ti dico qualcosa di me, sei d’accordo? ” Gaudenzio scosse la testa e le rispose ” Questo è un gioco che non mi piace, io ti dico quello che mi pare e anche tu farai lo stesso, mica siamo in debito l’uno nei confronti dell’altra! Io ti ho solo aiutata a salire su questo dannato treno e ti ho procurato un paio di scarpe, ti ho allungato le gambe per farti riposare meglio: non mi devi proprio nulla. ” Perché dannato? Non sei sereno? Sono io che ti sto procurando ansia e rabbia per chiamare dannato un mezzo che in fin dei conti ti sta riportando a casa? ” purtroppo la parola casa se casa si può chiamare per me significa ” famiglia” perciò il treno è dannato. E così dicendo si alzò dallo scomparto e se ne andò. Ninuccia ancora una volta rimase sbalordita ed incredula davanti all’atteggiamento di quest’uomo così lontano dal suo mondo ma che inspiegabilmente sentiva vicino come non le accadeva da troppo tempo. A Dora e basta poteva anche andare bene a Ninuccia Ercolano no, mai più sarebbe andato bene uno così. Queste due ore e mezzo trascorsero molto in fretta e si ritrovò con le espadrillas ai piedi sfilacciate e senza suola. I suoi piedi erano diventati un pezzo di ghiaccio, nonostante le varie paia di calze sovrapposte: quattro paia per la precisione! La valigia di cartone nella mano scarlatta le pesava come un macigno in quella stazione di Paola, da sola, spaurita e gelata, alle 4.15 del mattino. Sebbene fosse ora assonnata e molto stanca lesse il tabellone: il primo regionale per Cosenza arrivava alle 6.30, quindi mancavano ancora due ore e quindici minuti di freddo e solitudine. DI Gaudenzio nessuna traccia, di Ninuccia nemmeno l’ombra, mentre Dora batteva forte i piedi per il freddo. Decise di sdraiarsi in una panchina della saletta d’attesa della Stazione, almeno era al chiuso.

Dato che a quell’ora la saletta era semi deserta pensò che non avrebbe dato fastidio a nessuno se avesse allungato le gambe per riposare. Ora non c’era Gaudenzio a sistemarla e non sarebbe venuto a svegliarla, perciò avrebbe dovuto puntare la sveglia del cellulare che teneva ben nascosto dentro ai pantaloni. Non lo aveva ancora gettato via, doveva almeno arrivare a Castrolibero, poi si sarebbe liberata degli ULTIMI euro da 500 e del cellulare, ma ora no. Chissà perché ma Gaudenzio era sparito nel nulla, forse se ne era andato via piedi per non vederla più. Era completamente uscito dalla sua vita e dai suoi pensieri finalmente, in modo che potesse portare a termine il suo compito senza distrazioni stupide ed inutili. Mise la suoneria del cellulare per le 5.50 del mattino e cercò di addormentarsi con la valigia addosso come una coperta, per sentire meno freddo. Sistemo’ in seno il cellulare in modo da udirlo vibrare non appena avesse iniziato e poi chiuse gli occhi. I giorni alla fabbrica delle scarpe erano sempre più lunghi, il lavoro scarseggiava e Mastro Raffaele era diventato ancora più cattivo ed insopportabile. Dell’accaduto a Ninuccia non ne parlava mai, come non fosse mai successo, imprecava solo contro la madre che causa malattia gravissima, non si presentava più al lavoro. Ogni giorno chiedeva a Ninuccia” Ma tua madre come sta? Non si riprenderà mai più? Non è in grado nemmeno di tenere in mano una tinagliozza? “

” Mia madre ringraziando Dio, non potrà più muoversi dal letto, al massimo se ce la mettiamo io e Rosina, sta in poltrona, legata tutto il giorno in modo che non si faccia altro male. Ha la bava alla bocca e la pezza in mezzo alle gambe come un bambino piccolo. Se con me non ci fosse Rosina ad accudirla nemmeno io verrei più dentro a questo mattatoio, ma per mangiare e darne anche a lei devo continuare a vedere la vostra faccia da bastardo! Da quando mio papà pover’anima! È morto non sappiamo più come fare x tirare avanti e credo di fare il mio dovere per tutta la famiglia, che ora è composta solo da me e da Rosina. Il cane legato alla sedia non c’entra nulla con me, questo voi lo sapete molto bene”. ” potresti avere molti più soldi se solo tu lo volessi, potrei farti diventare ricca, la più ricca del paese,” disse Mastro Raffaele, scostandole una ciocca di boccoli biondi che era sfuggita al foulard nero che portava sempre sul capo. ” Se solo provate a toccarmi anche con un’unghia vi uccido” Ninuccia non era più la bimba di tredici anni che aveva subito due abusi, ma era diventata una donna forte e robusta, Aveva sempre un martelĺo nascosto sotto alle nere vesti che gli puntò dritto alla tempia. Lui alla vista del martello indietreggio’ subito. ” Stavo scherzando, continua a cucire, dobbiamo terminare dieci paia di rivali entro stasera. Sono per i figli e la moglie del Sindaco, lavora e taci.” Imprecando ancora uscì dalla fabbrica per riprendersi dalla minaccia di morte, sicuro che se lui l’avesse sfiorata lei lo avrebbe fatto senza remora alcuna. In quel preciso istante arrivò Rosina con il cestino di vimini per il pranzo: era quasi l’ora della piccola pausa della quale poteva usufruire per mettere qualcosa sotto ai denti e dentro allo stomaco. Appena scesa dalla bicicletta Rosina corse dentro e abbraccio’ l’amica che prontamente le chiese” come va? Ti ha lasciata in pace stamane? ” “guarda ti dico che stamane ho avuto il mio bel da fare con Angelica, non ne voleva sapere di stare legata. Ha starnazzato e grugnito più del solito e stranamente chiedeva o meglio, mi faceva capire che voleva te e non me. ” Lascia stare questo discorso Rosina, non mi importa nulla di lei, l’ictus e le paresi sono stati eventi importanti e i danni fisici e neurologici che ha riportato credo che non la facciano ragionare sul chi vuole accanto a sé. Secondo il mio modesto parere non vede nemmeno chi c’è accanto a lei, non sa più chi è e che cosa sta a fare dentro quella stamberga. Ha avuto quello che si meritava: una lenta ed insopportabile agonia prima della morte. “Ma potrebbe campare ancora molti anni prima di tirare le cuoia, è tenace e l’appetito non le manca. A furia di stare immobile e di non lavorare più è diventata grassa come un maiale pronto per essere macellato. ” Ninuccia la guardò con aria severa pregandola di non parlare più di sua madre quando veniva a portare il pranzo. ” Parliamo di noi due e del nostro futuro prossimo che sarà molto vicino, te lo assicuro!” E così dicendo iniziarono a mangiare gli squisiti panini al formaggio di pecora che Rosina sapeva preparare con quel poco che avevano in casa. Ridevano e parlavano del ballo che ci sarebbe stato la domenica seguente, cioè il 24 ottobre, festa del patrono di Castrolibero. Si sarebbe festeggiato San Raffaele Arcangelo, che malauguratamente per il santo aveva lo stesso nome del bastardo. O meglio per così dire, il bastardo portava lo stesso nome di un Santo e questo a Ninuccia proprio non andava giù. ” A proposito..” disse Rosina che si era fatta rossa sulle guance” lo sai chi ti voleva portare il pranzo oggi? Tu non lo immagini nemmeno! Te lo voleva portare Fornasetti, te lo ricordi il figlio della Iones?” ” Chi?” Chiese Ninuccia mentre scoppiò a ridere di gusto ed una briciola di pane finì diritta in un occhio di Rosina! ” Fornasetti Achille detto il furbo? Ma non era quello che era andato su al nord a cercare fortuna?” Rosina rispose ” Non te lo avevo detto, ma è tornato la settimana scorsa. Non l’hai sentito tossire per tutto il paese e soprattutto al bar davanti ai cordiali che si fa ogni giorno ad ogni ora? ” Ninuccia era sbigottita dalla notizia e ascoltò attentamente Rosina che proseguiva felice nel raccontare le ultime notizie. ” Al nord più che trovare fortuna ha trovato solo delle brutte malattie dato il clima caldo umido che si ritrovano! È dovuto ritornare qua a casa gracile com’è, al nostro caldo insopportabile ma secco e mai umido! La Iones lo ha riaccolto, così gli si sono asciugati tutti i focolai che aveva nella schiena e aggiungo, che non si sono asciugati solo quelli!” ” spiegati meglio ROSA!” ” A furia di bere e di giocare a carte gli si è asciugato anche il portafoglio con i risparmi che gli aveva dato sua madre, ora dovrà supplicare mastro Raffaele di riprenderlo alla fabbrica se vuole mangiare!” ” E non solo bere! Disse Ninuccia ridacchiando di gusto! ” E così voleva portarmelo lui il pranzo, perché non glielo hai permesso Rosina? Mi piacerebbe rivederlo e capire se è rimasto quel bel ragazzo che era una volta! Anche se oggi a 30 anni presumo che sia un poco cambiato! Come noi due non ti pare?” Finirono i loro panini e fecero appena in tempo a trangugiare un sorso di limonata fresca, che il padrone con uno schioccare di dita ordinava agli operai di tornare al lavoro e così si abbracciarono e Rosina salendo in bici tornò a casa. Ninuccia riprese a lavorare alla sua postazione, oggi era lei alla macchina Landus per cucire le suole alle tomaia. Doveva stare particolarmente attenta perché la Landus era costata un patrimonio al padrone, l’aveva acquistata in America con le sovvenzioni delle tonache nere ed era una delle più sofisticate per l’epoca, perciò niente pensieri o distrazioni. Mentre con il suo piede velocissimo nel muovere la pedivella della macchina lavorava, riusciva con gli occhi e con la mente ad osservare che tutti gli attrezzi fossero al proprio posto, nelle loro cassette numerate da lei con il gessetto bianco. Nemmeno una simice doveva essere fuori posto. In questo era maniacale, precisa e con una memoria di ferro. Mastro Raffaele sapeva che su di lei poteva contare sempre, in ogni minuto aveva sotto controllo la situazione, conosceva la giacenza dei bottoni rapidi e quanti ne doveva ordinare il lunedì successivo. Era lei che con la sua professionalità e padronanza assoluta avrebbe potuto dirigere benissimo la Fabbrica delle Scarpe e senz’altro le avrebbe reso molti più soldi di quanti Don Raffaele riuscisse a metterne da parte. Su questo aspetto ogni santo del paradiso poteva scommetterci: Ninuccia Ercolano era nata per dirigere con forza e passione qualsiasi attività, ce l’aveva nelle vene e nella pancia l’astuta intelligenza per comandare con giudizio e arguzia qualsiasi essere femminile o maschile. Aveva il dono raro che le donne in genere non possiedono: quello di non conoscere invidie, gelosie o rivalità se qualche altra femmina era più bella e brava di lei. Anzi! Sarebbe stata orgogliosa e felice di avere nella sua squadra donne al suo pari e le avrebbe senz’altro promosse a ruoli importanti se le avessero dimostrato di avere un bel paio di palle oltre che di tette! Onore al merito, meritocrazia sempre e comunque a donne, uomini, bambini, non faceva differenza né il colore della pelle, né il ceto sociale, né la condizione fisica. Per Ninuccia chi valeva doveva essere premiato come le aveva insegnato il buon Sangalli prima di passare a miglior vita. Ninuccia sapeva sempre ed in ogni momento se qualche materiale scarseggiava, eppure era una donna, una donna che aveva sofferto ma che ora non avrebbe mai più pianto a causa di nessun uomo. La produzione sfornava scarpe molto economiche perché i soldi erano pochi, gli Scarpari tentavano di fare del loro meglio per ottenere calzature decenti ma invano. Non potevano permettersi di usare pellami morbidi di prima scelta, tant’è che Ninuccia nutriva seri dubbi se la Fabbrica avesse avuto lunga vita! Le scarpe o meglio i contenitori per i piedi come li chiamava lei, erano note a tutti come “Le scarpe nzippate con i guarduncelli” nel loro dialetto di Castrolibero. Scarpe dunque di modestissima qualità, non adatte a persone raffinate e di buon gusto. A Fornasetti Achille avrebbe pensato più tardi, ora doveva pedalare sulla Landus. Era ancora assorta nei suoi pensieri e si rivedeva pedalare quando all’improvviso si sentì tirare un braccio con fare discreto che la fece svegliare di soprassalto. ” Guarda che tra poco arriva il regionale per Cosenza, te lo sei forse dimenticata? Non vuoi più andare laggiù? ” Ninuccia si stropiccio’ bene gli occhi per mettere a fuoco chi era che la strattonava così forte, ed in pochi istanti realizzò che era Gaudenzio. Questo le provocò subito un nodo allo stomaco ed il suo comportamento la infastidi’ non poco. ” “Senti, chi ti ha autorizzato a strapazzarmi così? Non sono mica una bambina, lo so benissimo che il regionale è alle 6.30 e so che non aspetterà certo me! E poi tu da dove sei sbucato fuori? Credevo ti fossi avviato a piedi per Cosenza, così avresti fatto un poco di ginnastica.” Sapeva di essere stata cinica e sarcastica visto che prima l’aveva lasciata sola e con una paura addosso tremenda, ed ora voleva fargliela pagare. ” In effetti avevo voglia di sgranchirmi le gambe e dato che le toilette sono munite di doccia, ne ho approfittato per farmene una come si deve” ora che era completamente sveglia, notò che aveva un aspetto più curato si era fatto anche la barba e tagliato i capelli quel tanto che bastava per farle battere forte il cuore. Odorava di sapone di Marsiglia e le venne in mente subito Rosina e il grande lavatoio in pietra che avevano in cortile. Si era persino cambiato i pantaloni e lei per un attimo pensò che l’avesse fatto per rendersi presentabile ai suoi occhi. ” Ti piaccio di più così Dora? Sono più adatto a una come te che lavora in un night? ” Quasi urlò nel pronunciare queste parole e una vena gli era spuntata nel collo facendolo muovere in maniera cadenzata. Era una grossa vena blu scura, la si poteva vedere chiaramente perché lì, in quel preciso punto non cresceva più barba. ” O per te rimarrò sempre quel pezzente che per vivere deve svuotare i cassonetti dell’immondizia?” Gaudenzio pronunciò queste parole con rabbia e determinazione, il suo viso si stava trasformando in un viso autentico e fortemente mascolino, rude ed elegante allo stesso tempo. Da vero uomo perbene e non certo da pezzente. Ninuccia intravedeva in lui un grosso ostacolo al ritrovamento di Beniamino e decise seppure a malincuore di interrompere con lui ogni sorta di rapporto, anche di pura e semplice conversazione. Troppo rischioso innamorarsi ora, troppo tardi per lei, doveva assolutamente calmarsi e ritrovare la sua fermezza mentale pensando agli anni trascorsi senza suo figlio che lei pensava vivo. Doveva avere 46 anni oggi Beniamino, probabilmente era già padre o forse anche nonno, ma in ogni modo niente e nessuno doveva impedirle di conoscerlo prima che fosse troppo tardi! Gli anni trascorsi senza di lui erano stati infiniti, non li avrebbe mai recuperati ma voleva trascorrere Gli ULTIMI che le rimanevano con lui e con le sue figlie, null’altro le importava ora. Per l’amore c’era ancora tempo, c’era la prossima vita nella quale lei credeva fortemente e in quella vita si sarebbe ripresa tutto l’amore che le spettava. Cercò un modo il più sgarbato possibile per scacciare Gaudenzio e gli rispose” ora io di te non ho più bisogno, ti pregherei di farti da parte e di lasciarmi proseguire il mio viaggio in santa pace, da sola. In fin dei conti io e te non ci conosciamo a sufficienza per.. ” Mentre terminava con ansia e fiato corto la frase , una suoneria iniziò a trillare: erano le 5.50 del mattino e lei cercò di fermarla subito ma non vi riuscì. Questo suono fu udito chiaramente anche da Gaudenzio. Mentre cercava disperatamente di zittirla, fingeva di sistemarsi la maglietta simulando una donna che cerca di allacciare il reggiseno. Ma con tutte quelle manovre, riusci’ solo a far scivolare fuori dal reggiseno il cellulare! Gaudenzio lo guardò girandolo come avesse visto un mostro, Ninuccia cercò di buttarlo lontano da lei, ma lui le fermo il piede e lo prese subito in mano, chiedendole serio” E questo da dove sbuca? A cosa ti serve? Devi prenotare un ristorante o sono i tuoi clienti affezionati clienti che ti chiamano? Non ti lasciano in pace nemmeno in vacanza? ” Disse queste parole con grande disappunto e molto sarcasmo, sempre tenendo ben stretto il telefonino in una mano mentre con l’altra si grattava la barba. Ninuccia a questo punto della conversazione non ci vide più dalla rabbia e gli mollo’ in pieno viso un ceffone,così sonoro che gli fece cadere a terra l’oggetto del diverbio. Non si aspettava di certo una simile reazione da parte di Dora, ma nemmeno Ninuccia si aspettava di compiere un gesto così istintivo ed inusuale per lei. Nemmeno alle figlie aveva mai potuto mollare un ceffone, figurarsi ad un uomo estraneo! ” Scusami non volevo farlo, non è da me! Ma per il solo fatto che non voglio più aver nulla a che fare con te, non e’corretto darmi della prostituta. Per quanto tu mi conosca io potrei essere una suora, cosa ne sai tu di me che mi conosci solo da pochissime ore? Cosa sai tu della mia vita ed io cosa ne so della tua? ” Gaudenzio colpito nel vivo abbassò gli occhi fissando il pavimento della saletta d’aspetto e riuscì solo a prenderle la mano e a dirle” Perdonami, io non so e non conosco nulla di Dora, so solo che sta andando a Castrolibero come me e che ha sessant’anni quasi! Inoltre so che è salita a Bologna alla Stazione Centrale, inoltre, capisco che mi piace moltissimo. Di te, quella vera che non è Dora sicuramente non so nulla per il momento.” Così dicendo lanciò il cellulare il più lontano possibile da loro, stramaledicendo ancora il treno.” Io insegno a suonare il pianoforte ai bambini del paese, quelli che hanno tutte e due le mani. Agli altri bambini non vedenti insegno invece a cantare, a chi invece ha solo una manina insegno a suonare la chitarra con la mano e con i piedi. Sono i nostro Angeli, quelli che hanno subito queste gravi amputazioni causa la pandemia di asiacella, quando le loro madri erano incinta. Ah, dimenticavo che a tempo perso svuoto i cassonetti della spazzatura e raccolgo le cose più impensate che qualche persona distratta ci butta dentro, così tanto per aggiungerle alle mie collezioni. Ti basta di me questo Dora?” Ninuccia dovette accendersi una sigaretta, diede un’occhiata veloce al grande orologio della Stazione e disse con voce rauca e gracchiante” per ora mi basta, andiamo a prendere il regionale per Cosenza o lo perderemo. ” Erano le 6.30 precise di quel mattino del 16 Gennaio quando un uomo ed una donna presero quel treno, si sedettero in due scompartimenti diversi, ma le loro menti erano vicine per uno strano gioco del destino. Lei era molto nervosa: fra trenta minuti sarebbero scesi e avrebbero preso un ultimo mezzo per Castrolibero, non sarebbe stato l’ennesimo treno ma un pullman o un taxi o qualcosa del genere. La preoccupazione di respirare ancora l’aria che respirava Gaudenzio, il pensiero di arrivare dove lei doveva arrivare la turbava a tal punto che dovette prendere una compressa per calmarsi.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

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