Nonna Ione e il Natale.

Un’immagine simbolo di Ione Corvini che all’età di 70 anni circa faceva ancora la baby sitter quindi era ancora perfettamente in grado di lavorare e crescere una piccola creatura! Quando il bimbo divenne grande e lei se ne andò tutta la famiglia pianse molto perché andava via una fata, un angelo, una persona straordinaria!

Questa mattina non riesco a cominciare con Ninuccia ma sento prepotente il bisogno di parlare di lei. Che fosse una donna e una nonna fuori dai canoni classici l”ho già detto mille volte, ma nonna Ione sebbene figlia di NN andava ben oltre l’immaginario. Prendiamo come esempio questo periodo dell’anno dove noi tutti, COVID O NON COVID sembriamo dei pazzi alla ricerca dell’addobbo più bello ed originale, noi che compriamo i regali alla sera della vigilia lamentandoci delle code nei negozi, noi che aumentiamo di 3 kg per preparazione di cibi talmente calorici che poi ci vogliono 6 mesi x smaltirli! Noi che senza movida e senza l’aperitivo siamo disposti ad andare a San Marino pur di farcelo! Una generazione di incoscienti e debosciati aggiungo io e direbbe nonna! Ione Corvini non era abbiente come sappiamo, rimasta vedova a 32 età con 4 figli da sfamare doveva veramente mettere insieme il pranzo con la cena, andando di notte in giro x trovare i ricci, catturarli con guantoni e dopo averli fatti bollire x togliere gli aculei, li cucinava arrosto! Oppure catturava le rane da friggere ed i piccioni x fare il brodo da dare ai suoi bambini piccoli tra i quali mia madre. Non si lamentava mai, non si sentiva mai dalla sua bocca la parola” stanca” oppure ” non ce la faccio più “. Chi l’ha conosciuta meglio di me, ( v. Mia sorella Giuliana) ha detto che nonna aveva anche il dono del timido sorriso e ad ogni avversità che la vita le presentava, lei reagiva con un sorriso. Raramente si arrabbiava e se lo faceva era una rabbia dolce, morbida, una delusione nei confronti di chi la stava ferendo in quel momento. Mai urla o strepiti ma sempre parole costruttive e alla fine perdono per tutti! PERDONO! Quella parolina che noi esseri poco umani, degli anni 2000 abbiamo perso per la strada. Voi lo sapete ancora che cosa significa perdonare? Lei sì, perdonava ed andava avanti!

Torniamo al natale, avendo 4 bimbi piccoli voleva in un certo qual modo mettere nella sua umilissima dimora un simbolo di questo Bimbo che nasceva la notte del 24 dicembre, dicono. Si recava notte fonda nel bosco a sradicare con la sola forza delle sue braccia un piccolo pino che poi avrebbe ripiantato e coglieva un mastello pieno di muschio vero ai primi segni di luce mattutina. Raccoglieva quelle tenere zolle di muschio con la terra attaccata stando bene attenta di non fare troppo male alla natura, quel muschio verde alto e soffice con una coperta di rugiada sopra e con tanti piccoli animaletti che avrebbero fatto parte del piccolo presepe. Un muschio che raccoglieva anche il mio amato papà Antonio x farmi fare un presepe il più realistico possibile! Altro che il muschio finto e puzzolente di plastica di oggigiorno! Occorreva andare vicino ai fossati o sulle rive dei torrenti per trovare quello più morbido e verde smeraldo! Arrivava quindi il momento di addobbare alberello e animare il presepio. Le coccinelle ( portafortuna diceva!) le lasciava tutte, le piccolissime chiocciole pure, qualche piccola lumaca la lasciava e le grandi servivano per la cena della vigilia.

Veniamo ai personaggi principali: li confezionava lei cucendo a mano con ago e filo dei rimasugli di abiti vecchi e logori, usava fili di lana, tappi delle bottiglie,fili sottili di ferro per fare i pastori e dal parroco un paio di pecorelle in coccio se le faceva prestare in cambio di servigi in chiesa. La neve? Una spolverata di borotalco che tanto amava, ma solo una spolverata perché doveva centellinarlo era la neve che mescolava ad un pizzico di preziosa farina! Le montagne, i dirupi, i torrenti e i ponticelli fatti con pigne con foglie, con rami di alberi, con tappi di sughero, sassolini di varie forme….una piccola e sbeccata ciotola piena d’acqua con dentro palline di pane vecchio erano il cibo per le ochette…

Insomma ad oggi si chiamerebbe ” riciclo creativo” lei perciò è stata un precursore e si ingegnava! Quanto avrei voluto vederlo ed ammirarlo quel piccolo capolavoro eseguito a mano! Sarei rimasta piacevolmente colpita dalla fantasia e dalla grazia di nonna e un paio di lacrime sarebbero sicuramente scese!A proposito anche la parola “ingegno” è caduta in disuso! Alla fine degli addobbi mancava la stella cometa che faceva disegnare a Bianca, la figlia maggiore( mia madre) che frequentando la prima elementare e avendo il dono del saper disegnare divinamente, sapeva come farla! Ecco fatto albero e presepe e Nonna Ione era fiera di averlo fatto x i suoi bimbi! Ma mancano i regali? Come si fa??

A quelli ci pensavano gli abitanti del paese x sdebitarsi con lei, che aiutava tutti nel momento del bisogno in ogni maniera possibile! Chi portava due caramelle, chi un mandarino, chi una piccola torta, oppure i più ricchi 4 libricini di scuola x i bambini! Era una donna straordinaria, umile, dolce, affettuosa, equilibrata….e non finirei più di decantarla. Lei era così: una donna abbandonata da una mamma probabilmente giovanissima, che per una qualche strana ragione non poté tenere con sé ma il buon Dio in compenso l’aveva dotata di altre peculiarità che nella vita sono risultate per lei indispensabili. Mi manchi nonnina, manchi tanto anche a Giuliana. Parlerò ancora di te molto presto. Ti voglio un mare di bene e tu per me sei ancora viva qui con noi che sferruzzi a maglia l’ennesimo golfino

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Nonna Ione vedova giovanissima a 32 anni. Il viso triste ma x abbigliamento e capelli sembrava molto più anziana.
NONNO ALDO FORNARI MORTO A 31 DI TIFO E NONNA IONE CORVINI A 32 APPENA RIMASTA VEDOVA.

Autore: Fabiana

Sono nata il 6/6/64. tutto il resto é noia, mi trovi su SHPOCK, su VINTED, SUBITO.IT. SE HAI BISOGNO CHIAMAMI X COSE SERIE al 3204380039!

2 pensieri riguardo “Nonna Ione e il Natale.”

  1. La prima foto la ricordo…nel acconto che hai fatto tempo fa.
    Una donna forte ed eclettica.
    Mia mamma faceva delle stelle all’uncinetto quando i maglioni erano da buttare, ricavava la lana e creava. E li appendevano alle finestre.

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